In un giorno il mondo ha cambiato il modo di comunicare

Un giorno il mondo è cambiato: questo è il primo ricordo che la maggior parte della popolazione mondiale ha dell’11 settembre 2001.
Non esiste attività che quel giorno abbia potuto distogliere qualsiasi essere umano da quello che stava accadendo al World Trade Center di NYC: l’attacco alle Torri Gemelle simbolo incontrastato del mondo dell’economia e oggi insanabile assenza nel landscape newyorkese.

Non è cinismo quello che mi spinge a soffermarmi sul potere della comunicazione che questo evento ha avuto e sul numero elevatissimo di strumenti, canali e fonti a cui si è attinto per raccontarlo.

Il motivo per cui ha destato tanto interesse in termini politici ed economici è noto a tutti, quello che invece, a distanza di quasi 20 anni, mi fa riflettere è che l’11 settembre ha cambiato il modo di comunicare una certa tipologia di eventi.

Documentari, speciali, dirette, interviste…l’archivio di informazioni è di una ricchezza senza precedenti,ma quello che davvero mi ha fatto pensare è il modo in cui ne parla lo scrittore Don Delillo nel suo romanzo “L’uomo che cade”, edito Einaudi a distanza di 7 anni dall’attacco.

I trascorsi giornalistici dello scrittore sicuramente lo aiutano a leggere, e a raccontare, l’accaduto distinguendo e soppesando attentamente ogni elemento. Lui alterna il prima al durante, i personaggi vivono l’accaduto, pensano a delle cose, vivono la reazione e il delirio delle persone intorno. La narrativa assume una potenza incredibile perché deve assolvere al ruolo di raccontare un fenomeno che ha sconvolto l’umanità per le sue peculiarità, ma anche per come è stato raccontato da giornalisti e testimoni.
Delillo esplora un aspetto che ha avuto un ruolo predominante nella comunicazione che ha gravitato intorno a questo evento: il racconto del privato, del prima della tragedia, della normalità di individui che una mattina vanno a lavoro e vengono letteralmente rapiti dalla morte.

L’11 settembre ha cambiato il modo di pensare il futuro e la progettualità e, cambiando la forma del pensiero, ha inevitabilmente cambiato anche la forma della comunicazione: nei talk show, nelle interviste, nelle conversazioni intellettuali o meno.

Ecco i 3 elementi distintivi del cambiamento che l’11 settembre 2001 ha agito sul modo di comunicare:

  • La narrazione degli eventi dedica uno spazio maggiore al racconto intimista, gli aspetti privati delle persone coinvolte hanno un ruolo determinante nella trasmissione delle informazioni relative all’accaduto.
  • La comunicazione diventa inclusiva: chiunque racconti l’evento è dentro, inevitabilmente. Nella comunicazione dell’accaduto e delle disastrose conseguenze che ha avuto, manca una prospettiva esterna: tutti ci stavano dentro. In nessuna zona del pianeta si è parlato dell’accaduto riferendosi a un “loro”, ma sempre più e in ogni dove in qualche modo ha prevalso il “noi”.
  • Ci si apre a una comunicazione della fragilità e della paura. Il modo di comunicare l’evento dell’11 settembre ha restituito l’elemento della fragilità a un occidente percepito come inscalfibile e ha aperto le porte dell’informazione anche a chi fino a quel momento non si era posto troppe domande: è stato come se un gigante avesse preso sulle ginocchia ogni adulto del mondo e gli avesse detto “la storia, la politica, l’economia possono entrare da un momento all’altro nella tua casa e portarti via tutto”.

Questo il pensiero per questa giornata scalfita nella mente di tutti: un giorno il mondo è cambiato…e con esso il modo di raccontare.

Il veglione…di settembre!

C’è chi sostiene che l’inizio dell’anno debba essere festeggiato a settembre…considerando tutto quello che ognuno di noi è chiamato a muovere dopo la fine dell’estate, direi che quest’affermazione davvero non fa una piega.

Si ricomincia: questa è la parola d’ordine.
Cosa, come, dove, quando è poi nell’esperienza di ciascuno, ma quello che davvero accomuna tutti è la necessità di alzare il culo (ops) dalle sdraio e immergersi in una nuova stagione tutta da costruire.

Da anni sostengo la motivazione come valore alla base di molte azioni, fondamentale per intraprendere percorsi e attività.

Tutti i miei percorsi per te sono pronti, ho tutto quello che ti serve per le tue performance in pubblico: strumenti, strategie, tips, conoscenze per una corretta lettura dei contesti e dei tuoi interlocutori.
Hai tutto a disposizione per far decollare le tue performance comunicative: niente più titubanze, intoppi, perdite di tempo e soprattutto niente più buchi nell’acqua: è arrivato il momento del successo!

La domanda che ti faccio è semplice: tu sei pronto?
Essere pronti non si traduce nel volerlo e basta, è un processo strutturato anche questo, quindi il mio primo intervento per te dopo l’estate comincia adesso dandoti gli strumenti per prepararti all’apprendimento e alla messa in pratica delle competenze che ti consentiranno di arrivare spedito ai tuoi obiettivi.

Devi, e dico devi:

· avere assoluta consapevolezza di voler diventare speaker eccellente e di avere le abilità per poterlo essere concretamente;
· maturare la convinzione che l’abilità di parlare in pubblico non è qualcosa di irraggiungibile o metafisico, ma una competenza che si può acquisire raggiungendo un’adeguata preparazione seguendo regole e passaggi ben definiti;
· pensare in termini positivi il tuo obiettivo, visualizzando il momento in cui esporrai un discorso in pubblico come un momento positivo, immaginando di avere successo come abile oratore nella professione e nel privato;
· dedicarti all’esercizio: l’abilità comunicativa va allenata, seguendo percorsi precisi di studio e di applicazioni pratiche per affinare le capacità e avvicinarci all’eccellenza;
· sfruttare tutte le occasioni per fare pratica in materia di Public Speaking, sia buttandoti in situazioni che lo richiedono, mettendo alla prova la tua abilità, sia osservando gli altri e catturando spunti utili.

Non finisce qui, per il momento ti faccio fare un giro panoramico di quello che ti aspetta, clicca qui!

Benvenuto in questo settembre ricco di opportunità!

Ospite a casa! Le giuste regole!

Da cosa nasce l’esigenza di fare una riflessione sul rapporto che intercorre tra il valore dell’ospitalità e il modo poi di comunicarlo?

Calma! Te lo racconto subito.
Mentre mi godo la decompressione di agosto non perdo occasione per tenere allenate le mie abilità di osservatore e, sarà deformazione professionale accanita, mi ritrovo ad analizzare le situazioni osservandone gli aspetti di comunicazione.
Vado dritto al punto perché la questione è davvero singolare: nel caso in cui si ospita qualcuno in casa propria, o in cui si è ospite, come viene gestito questo rapporto in termini di comunicazione?

Questo pensiero nasce dall’esperienza di una mia amica che, a dire il vero, al ritorno dalla vacanza non è ancora in grado di dire se si è trattato di una disavventura oppure no.

Giulia non aveva organizzato granché per le sue vacanze quest’anno, fresca di divorzio, desiderosa di riposo, riceve per ferragosto l’invito da parte di alcuni amici a trascorrere qualche giorno al mare presso la loro casa in Montenegro. Giulia entusiasta accetta l’invito, organizza la sua partenza, ma arrivata lì, pur conoscendo le persone che le avevano spontaneamente offerto l’alloggio, si è sentita fortemente in imbarazzo perché non riusciva a comunicare in maniera “sana” con questi amici.

Fatte salve le differenze culturali che vanno sempre messe in preventivo anche senza uscire dai confini nazionali, può capitare che il modo diverso di percepire e di trasmettere il valore dell’ospitalità possa creare situazioni davvero poco piacevoli.
Il rapporto di ospitalità nasce da un presupposto: c’è qualcuno che accoglie in casa propria qualcun altro, questo implica posizioni non allineate a prescindere dalla vicinanza affettiva tra le persone coinvolte.
Alcuni manifestano freddezza non mettendo a proprio agio l’ospite, altri sono invadenti e gli organizzano la vita, altri ancora lo travolgono con le proprie attività…alt!
Facciamo ordine!
Proviamo a buttare giù un vademecum dell’ospitalità che possa in qualche modo fungere da “regolatore” nelle dinamiche comunicative inserite in questo contesto.
Prendi nota:

  • L’ospite non è un prigioniero, e quest’ultimo, dal canto suo, deve sentirsi libero di far presente la necessità di non allinearsi necessariamente a tutte le proposte degli ospitanti. Con i dovuti modi e usando #semprelaparolagiusta
  • L’ospite non è un soprammobile: non puoi pretendere nemmeno che una persona alloggi a casa tua e stia fermo lì ad aspettare i tuoi tempi e le tue necessità per svolgere qualunque tipo di attività. Accoglienza ok, ma anche libertà di lasciarlo organizzare attività in autonomia mentre tu sei impegnato in altro!
  • L’ospite non è il tuo baby sitter: ebbene sì ho sentito anche questa! La persona ospitata troverà sicuramente il modo di manifestare la sua gratitudine, ma non diventando un dipendente al vostro servizio.
  • L’ospitalità non è dovuta e non sei in hotel: questa è per gli ospitati! Non sei in albergo: ripaga l’ospitalità, ci sono tanti modi, trovane uno e soprattutto contribuisci in termini di pulizia alla gestione degli spazi che occupi.
  • Chi ti ospita ha il piacere di stare anche un po’ con te: ok che non si debba passare le vacanze in simbiosi, ma si dà per scontato che se ti invitano è anche per il piacere di condividere esperienze, quindi non fare l’opportunista e approfitta di questo tempo per curare i rapporti di amicizia.

Insomma si fa presto a dire ospitalità!
Come vedi, è tutto un gioco di equilibri, come del resto molte situazioni comunicative lo sono!
Quindi vedi di prepararti al meglio e vieni ad approfondire qui!

Decidi e avrai successo!

Decidere è una delle capacità fondamentali delle persone di successo!

Se mi segui sui social sai già che amo condividere considerazioni e pensieri capaci di cogliere la profondità di molte esperienze che la maggior parte delle persone ha vissuto o si appresta a vivere.
Oggi, sotto il sole cocente di un agosto bello deciso, voglio invitarti a soffermarti su una delle azioni più complicate da intraprendere per molte persone: prendere una decisione.

Non lo faccio per appesantire le tue giornate di vacanza, anzi, l’obiettivo è proprio quello di fornirti uno spunto di riflessione per affrontare al meglio quello che per molti professionisti, e non solo, è un momento di grande riflessione: settembre.
Le attività ripartono, i tuoi studi ricominciano, i tuoi figli riprendono ad andare a scuola…nuove scelte da compiere, nuove spese da affrontare, nuove sfide da accettare con entusiasmo, impegno e preparazione per arrivare al tuo obiettivo nel più breve tempo possibile attraverso l’investimento delle risorse che sceglierai di mettere in campo.
Ecco il passo che ti invito a leggere:

Che tu lo voglia o no: “Prima o poi devi prendere delle decisioni, altrimenti altri lo faranno per te.” Saresti contento di questo?

Immagina di trovarti davanti ad un cartello stradale e di non essere ancora sicuro, quale sia la giusta strada da prendere. A questo punto, raccogli tutti i dati, valutali bene e deciditi! Comunque tu abbia deciso, tutte le strade portano alla destinazione. Una di queste potrà risultare forse più accidentata delle altre, su questa strada però raccoglierai ulteriori esperienze, che saranno utili per il tuo viaggio. Perché le esperienze sono il tesoro delle persone di successo!

Chi non sa decidere, rimane davanti al cartello stradale e là si trova ancor oggi… Il mondo appartiene ai decisi e non certo agli indecisi! Promessa: “La prossima volta, al ristorante decido entra 30 secondi quello che voglio mangiare!”

Forse non c’è bisogno di aggiungere altro, ma ti chiedo di dedicare questi giorni meno concitati (o almeno lo spero per te) a ripercorrere le conseguenze che hai dovuto pagare per non aver preso una decisione nella vita, per essere scappato di fronte alla possibilità di escludere una cosa per sposarne un’altra, di correre il rischio di sbagliare per poi farti logorare dal pentimento.
Di pensare invece ai frutti positivi delle tue decisioni, con i tempi e le modalità che ti sei dato, ma che hai scelto tu, con le tue idee, con i tuoi sentimenti, proiettando davanti a te il tuo più grande desiderio di quel momento.

Il mio augurio per te di questa settimana è questo, ti auguro di imparare a decidere per la tua felicità e il successo dei tuoi progetti privati e professionali!

Sempre la parola giusta e…Personalità!

Io sono fatto così!
Non ci posso fare niente! Questa è la mia personalità!

ESATTO e deve essere espressa quando parli in pubblico. Scopri perché e come motivo voglio attirare la tua attenzione su un aspetto sicuramento meno tecnico di quelli che generalmente condivido, ma fondamentale per la tua performance in pubblico perché si tratta di una di quelle cose che ti appartiene in modo intrinseco, su cui puoi lavorare sicuramente e che porti sempre con te, ti precede e ti insegue: sto parlando della Personalità!

L’obiettivo dello speaker, oltre naturalmente a quello di trasmettere efficacemente i contenuti che espone, è quello di risultare brillante in una performance davanti ai propri interlocutori.

Quindi adesso ti chiedo di concedermi questi preziosi momenti della tua attenzione per ragionare insieme su quali sono dunque i fondamentali requisiti affinché tu riesca a risultare brillante agli occhi del tuo pubblico

Eccoli:
· Personalità
· Humor
· Entusiasmo

Per poter contare sulla personalità durante un discorso in pubblico è in primo luogo fondamentale averne consapevolezza e sapere su quali aspetti del nostro carattere possiamo investire. E’ importante esprimersi davanti al pubblico con naturalezza e disinvoltura come se ti trovassi in un ambiente a te familiare, questo rende più efficace l’esposizione dei contenuti in quanto si superano eventuali barriere tra lo speaker e l’uditorio.
La distanza tra lo speaker e il pubblico può rappresentare un serio ostacolo alla riuscita dell’esposizione in quanto rende poco partecipativo il pubblico e di conseguenza poco vivace l’intera situazione.

Anche lo humor è un aspetto che può fare la differenza nella relazione con l’uditorio se utilizzato con moderazione e solo quando si è sicuri di averlo!

Suggerimenti:

· Ricorri all’umorismo solo se è un aspetto che ti appartiene davvero, se non fa per te meglio evitare e puntare su altri aspetti del tuo carattere;
· Utilizza il tuo humor in maniera spontanea se e quando le situazioni ne creino l’opportunità;
· Se il programma da presentare prevede un aneddoto umoristico è fondamentale che questo sia collocato all’interno di un contesto logico per rafforzarne il messaggio;
· Evitare di inaugurare la presentazione con una battuta umoristica, è importante che l’incipit si concentri sull’obiettivo.
Nella fase di apertura il pubblico potrebbe non essere pronto, tieni sempre ben presente che nei primi secondi l’uditorio si sta costruendo un’idea di te, è in quel momento che stiamo definendo la nostra credibilità professionale e l’atmosfera non è ancora così disinibita da poter coinvolgere il pubblico con battute.

L’entusiasmo è uno strumento con un potenziale molto decisivo: è l’autentica forza della comunicazione. L’entusiasmo è la capacità di trasmettere ai tuo interlocutori la convinzione in ciò che stai comunicando. L’entusiasmo è ricco di energia che, declinandosi in gesti, toni di voce, contatto visivo, conferisce una forza incredibile al messaggio e si trasforma in energia mentale.
L’entusiasmo può essere ad una sola condizione: che realmente crediamo in ciò che stiamo facendo, questo è l’unico requisito richiesto per realizzarne l’efficacia.

Adesso che ti ho dato qualche spunto per riflettere sul tuo carattere, fai un salto qui per vedere cosa ti aspetta se vuoi che le tue performance nella Comunicazione siano eccellenti!

Le 10 cose da non far dire alla tua bocca

Mentre ripercorro un articolo di Forbes di qualche tempo fa sulle cose da non far dire al tuo corpo, rifletto su quella che da sempre è la mia linea d’azione e che è all’origine dell’hashtag #semprelaparolagiusta … e mi rendo conto che sarebbe davvero il caso di fare un decalogo delle cose da non far dire alla nostra bocca per rendere più efficace la nostra comunicazione.

Prendi nota perché qui si entra nel merito dei tuoi discorsi!
10 cose da non far dire…alla tua bocca!

  1. Non esprimerti a suon di negatività! Per quanto possa essere giusta la causa, non è mai una buona idea trasmettere all’interlocutore un messaggio utilizzando toni, parole, atteggiamenti che richiamino la negatività.
  2. Conta le volte in cui citi te stesso! Hai mai notato quante volte dici la parola “io” all’interno di una conversazione? Per descrivere il tuo stato d’animo, per mettere in luce i tuoi meriti, per raccontare esperienze che reputi fondamentali da raccontare? Ricorda che in ogni persona c’è un “io” e l’interlocutore potrebbe essere infastidito, o anche offeso, da un eccesso di egocentrismo a scapito del confronto con l’altro.
  3. Chiudi la bocca ogni tanto! Metti in atto uno dei più preziosi strumenti di comunicazione: l’ascolto. Entra in empatia con l’altro, con un pubblico, con chi ti sta davanti. Solo concedendoti momenti di ascolto attivo potrai davvero intraprendere una conversazione alla pari ed efficace in termini di Comunicazione!
  4. Non avere fretta di nominare i tuoi difetti! Proprio così. Non si tratta di nascondere o omettere, si tratta semplicemente di concentrarsi sulle proprie virtù per comunicare il meglio di sé agli altri, sia attraverso le parole che attraverso i comportamenti.
  5. Non tirare in ballo persone che non sono presenti e non possono difendersi né produrre argomentazioni. Ci sarà un momento per offrire loro la possibilità di spiegarsi.
  6. Non nasconderti dietro la comunicazione scritta per dare sfogo all’orco che c’è in te! Questo fenomeno ha preso piede in particolare con l’avvento dei social, dove tutti, anche gli insospettabili, si sono sentiti investiti del potere di esprimersi su tutto sentendosi protetti da un’esposizione meno diretta (ma molto più massiva ahiloro!)
  7. Non parlare male degli altri per supportare le tue tesi. Se le tue argomentazioni sono convincenti, i contenuti validi e le tue capacità oratorie eccellenti, non hai bisogno di servirti delle debolezze dei tuoi competitor, in qualunque ambito.
  8. Non perdere mai di vista il contesto. Affinché tutto ciò che dici sia congruo, coerente e funzionale chiediti sempre se è in una giusta relazione con il contesto. Il significato delle parole, dei toni, dei movimenti ha ragione d’essere se legato al contesto.
  9. Non esagerare con le citazioni! Dai mettici qualcosa di tuo! Poi se un personaggio autorevole ci ha già messo lo zampino tanto meglio, ma non puoi tenere un discorso saltando da una citazione all’altra!
  10. Rispetta sempre, attraverso le parole, chi hai di fronte. Non sai chi sia, che storia abbia, cosa stia provando in quel momento. Sai solo che è lì per te, davanti a te e ti sta ascoltando: preoccupati sempre che le parole che usi non siano offensive nei confronti di nessuno.

Hai preso nota di tutto?
Sei pronto per fare un giro in un mondo più vasto?
Non posso svelarti tutti i segreti della Comunicazione se non sai usare #semprelaparolagiusta!

Corri a leggere qui!

La riprova sociale di Robert Cialdini nelle dinamiche social

La riprova sociale è uno dei valori su cui principalmente si basano le dinamiche social e consiste nello scoprire cosa gli altri considerano giusto/cool/ adatto, per aderire a una sorta di consenso generale che genera approvazione, riconoscimento, appartenenza.

Sulla base di questo principio sono cresciuti in particolare alcuni canali social come Facebook e a seguire Instagram, contenitori di immagini e parole capaci di orientare il sentire comune al punto da influenzare alcuni processi decisionali.

Le novità introdotte da Instagram, e non ancora visibili da tutti, vanno a minare il potere di questo principio in quanto gli utenti non potranno vedere il numero dei like che il post seguito ha ricevuto stravolgendo totalmente quello che fino a oggi è stato un potente strumento di condizionamento del consenso.

Cosa pensano gli altri dell’influencer che seguo?
E l’influencer stesso da chi si fa guidare?

Decade così, o si indebolisce molto, in un giorno come tanti, l’applicazione del principio di riprova sociale su Instagram, il social che per eccellenza ha fornito terreno fertile a tutti coloro che desideravano lanciare tendenze, nuovi mood, community. Lo faranno ancora, ma verranno valutati secondo la coscienza dei singoli.

Instagram si svincola dalla rete dei condizionamenti e inaugura un nuovo modello conversazionale one to one in cui l’operato di altri si affievolisce sempre di più.

In attesa di conoscere tutti i dettagli delle Armi della Persuasione di Cialdini è bene che tu abbia un’idea mooooolto chiara di cosa significhi comunicare in funzione degli ambienti e delle situazioni.

La scorsa settimana ti ho anticipato gli importanti cambiamenti che investiranno il regno di Instagram ( se hai perso l’articolo devi assolutamente correre a leggerlo qui) modificando in maniera sostanziale il ruolo dei follower nella costruzione della brand reputation degli influencer.

Ho avuto così modo di anticiparti uno dei più importanti elaborati di Robert Cialdini “Le armi della Persuasione” all’interno del quale è riportata una della tematiche centrali sulle quali è costruito gran parte del motore dei social network: la riprova sociale.

Partiamo dall’inizio.
Robert Cialdini è uno psicologo particolarmente interessato allo studio del processo di Persuasione.

Dopo aver maturato una lunga esperienza nel mondo della vendita, mettendo se stesso per primo al centro di uno studio, ha eleborato un modello secondo il quale è possibile raggruppare tutte le tecniche persuasive in 6 categorie di partenza:

  • Reciprocità
  • Impegno e Coerenza
  • Riprova sociale
  • Simpatia e bellezza
  • Autorità
  • Scarsità

A questa si aggiunge anche il principio del contrasto anche se negli ultimi anni è stato messo in un piano secondario rispetto ai precedenti .

Nelle prossime occasioni andremo ad analizzare le 5 categorie restanti, perché oggi voglio parlarti della terza: la riprova sociale.

Ti aspetto qui!

Instagram sovverte le regole della persuasione

Ma allora le teorie elaborate da Robert Cialdini ne “Le armi della Persuasione” come si collocano in questo imminente (non ancora speriementato da tutti gli account a seconda degli aggiornamenti) stravolgimento di Instagram?

Alt! Procediamo con calma. Partiamo dall’antefatto, escludiamo facili deduzioni e poi vengo al dunque!

Da qualche giorno gli utenti di Instagram si sono accorti che i likes alle proprie foto non sono visibili agli altri frequentatori della piattaforma ma solo a se stessi.

Inizialmente in molti hanno creduto che si trattasse di un problema tecnico, per poi apprendere che si tratta di una specifica scelta con tanto di motivazione a carico.
Sembra infatti che il social network popolato dalle foto e dagli hashtag degli utenti di tutto il mondo abbia deciso di concentrarsi sulla qualità dei contenuti, o meglio, sull’intento da parte degli utenti di condividere contenuti di valore senza essere offuscati dall’ebbrezza del desiderio di ottenere più like.
Caos totale tra i cacciatori di like ai quali al momento viene meno la certezza del metro di misurazione per eccellenza: il consenso, o meno, dei follower della propria pagina.

La prima domanda che ci si è posti è stata: e gli influencer?
Come si fa da adesso in poi a capire se sono fighi?

Il metro di valutazione, nonché di misurazione, diventa dunque invisibile?
Eh no, il punto è proprio questo: l’utente sa quanti like ha ricevuto, sono gli altri utenti a non saperlo.
Come si traduce questo processo sul piano della Comunicazione?
Cosa accade a livello tecnico?
A risultare alterato non è tanto l’assetto tecnico della comunicazione quanto piuttosto le ripercussioni sociali che derivano da questo cambiamento.

Partiamo da un elemento strutturale: il Feedback degli utenti. C’è sempre, ma non è più condivisibile nella misura in cui non è più visibile: questo incide profondamente su quello che Robert Cialdini definisce “Il principio della riprova sociale”.

Quali sono le conseguenze di questa rivoluzione per niente silenziosa (nulla fa più rumore di ciò che scompare)?

Volendo analizzare il processo prendendo in esame il ruolo giocato dal feedback, la mia analisi può tranquillamente limitarsi a 4 punti:

  • Il feedback si libera del condizionamento degli altri: il like espresso, pubblicato, è un fatto privato. Rientra in un conversazione tra chi posta e chi apprezza.
  • Il feedback è il risultato di un’analisi più attenta e veritiera dei contenuti: quel post non ti piace perché piace a chi reputi figo, quel post ti piace e basta.
  • Il feedback non è più un elemento di appartenenza: non metti il like perché la tua community ideale o desiderata lo fa e dunque tu ne sei parte attraverso una condivisione di idee.
  • Il feedback amplifica la responsabilità del singolo utente: non ci sono altri like ad avallare il tuo, sei tu che scegli di essere da una parte dove forse approderanno altri tuoi simili o dove forse sarai solo senza che tu lo sappia.

Veniamo al dunque quindi: quale aspetto colpisce maggiormente gli influencer, e in generale i leoni da tastiera e da scatto fotografico, del social network?

Torniamo a Cialdini: nel suo libro “Le armi della persuasione” analizza le 7 armi della Persuasione una delle quali è proprio la riprova sociale secondo cui l’individuo tende a fare quello che maggiormente è approvato, condiviso, applicato dalla comunità a cui apparteniamo.

Hai mai notato che in un ambiente molto pulito nessuno si sognerebbe mai di buttare una briciola a terra? Questo è un esempio basilare del principio.

Finora la massa di like trascinava con sè quasi in automatico il consenso di altri, senza eccessivi momenti di analisi o riflessione. Adesso non è visibile la direzione della corrente, pertanto si naviga secondo la propria personale analisi, secondo i propri parametri e gusti.

Questa rivoluzione del like dunque rappresenta davvero un ostacolo per gli influencer?
Io non ne sarei così sicuro!

Vuoi capire meglio di cosa sto parlando?
Fai un salto qui!

I grandi discorsi della storia: Isabella Baumfree

Il processo abolizionista americano ha una sua eroina: Isabella Baumfree.
Nata nel 1797, aveva 12 fratelli, veniva da una famiglia di schiavi, più volte venduta da padrone a padrone.
Conosciuta come Sojourner Truth sceglie queste parole come incipit della sua biografia:

“Non sono scappata via perché pensavo fosse una cosa sbagliata, ma ho scelto di andarmene perché credevo assolutamente giusto farlo”.

Dopo una vita di atroci sofferenze, fatta di separazione da fratelli e figli che ha visto venduti a diversi, sempre crudeli, acquirenti, la Baumfree riesce a fuggire dalla schiavitù diventando una figura importantissima per l’abolizionismo americano.

Nel 1826 quando il vento stava già cambiando e qualcuno iniziava a mettere in discussione la schiavitù, Isabella prese la coraggiosa decisione di fuggire portando con sé una delle figlie. Venne aiutata dai coniugi Van Wagener fino al 1827 anno dell’Atto di Emancipazione dello stato di New York.

Con l’aiuto dei Van Wagener riuscì a portare a processo l’ex padrone, che aveva venduto suo figlio diventando così la prima donna nera a vincere una causa contro un bianco. Nel 1843 cambiò il suo nome in Sojourner Truth e iniziò a viaggiare per gli Stati Uniti portando la sua testimonianza per la tutela dei diritti delle donne.

Perché ho voluto raccontarti questa storia?
Intanto perché a me ha fatto venire i brividi e poi perché, come sempre, mi piace condividere con chi mi segue ogni aspetto degli approfondimenti a cui mi dedico per la Comunicazione e qui voglio riportarti il discorso che Isabella tenne nel maggio 1851 al Convegno per i diritti delle donne dell’Ohio di Akron, diventato poi noto come Ain’t I a Woman (Non sono forse una donna?).

Ecco le sue parole:

Bene, ragazzi, c’è un tale fermento che qualcosa scappa fuori per forza. Credo che a furia di dare addosso ai negri del Sud e alle donne del Nord, tutti in cerca di diritti, gli uomini bianchi saranno presto nei guai. Ma di cosa si sta parlando qui?

Quell’uomo sta dicendo che le donne hanno bisogno di essere aiutate a salire su delle carrozze per trovare un posto sicuro dove vivere. Non mi ha aiutata mai nessuno a salire su una carrozza e nessuno mi ha mai offerto un posto speciale. Non sono forse una donna? Guardatemi. Guardate le mie braccia! Ho lavorato nelle piantagioni e ho coltivato i campi mettendo il fieno nei fienili e nessun uomo mi ha mai aiutata! E non sono una donna? Potevo lavorare e mangiare quanto un uomo, quando potevo , e non sono una donna? Ho dato alla luce tredici bambini e visto la maggior parte di loro essere venduti come schiavi e quando piansi la morte di mia madre nessuno mi ha ascoltato a parte Gesù. E non sono una donna?

E poi hanno iniziato a parlare di questa cosa che hanno nella loro testa. Come la chiamano? Intelletto. Beh dolcezze… E cosa c’entra questo con i diritti delle donne e delle persone nere? […]

Quell’uomo dice che le donne non possono avere gli stessi diritti degli uomini perché Cristo non era una donna! E da dove viene il tuo Cristo? Da Dio e da una donna! L’uomo non ha nulla a che fare con Lui.

Se la prima donna che Dio creò fu capace di ribaltare il mondo, allora tutte queste donne dovrebbero essere in grado di capovolgerlo ancora! E ora che lo stanno chiedendo, gli uomini faranno meglio a permetterglielo.

Grazie per avermi ascoltata, ora la vecchia Sojourner non ha più niente da dire.

Non è un discorso strutturato, è figlio di una donna semplice che si pone delle domande in funzione del fardello che ha portato sulle spalle, eppure è di una potenza incredibile perché riesce a mettere a nudo la forza della violenza esercitata, dei soprusi ripetuti, ma anche delle voglia di parlarne affiché il mondo sappia e non ripeta.
L’elemento vigente del discorso è la domanda, che trascina l’uditorio con una potenza incredibile verso la riflessione, la rabbia, la disapprovazione razionale. Non è troppo evocativo, né emotivo, ma nonostante sia così asciutto ha il potere di smuovere le coscienze di ciascuno.
Sojourner Truth morì il 26 novembre 1883.

Mi fa piacere che tu mi abbia accompagnato in questo approfondimento e ti invito a fare un salto qui per capire come funziona il mondo della Comunicazione e perché è importante capire il lavoro di chi è venuto prima di noi nella storia.

Domenica al corso non c’eri? Un piccolo assaggio dei contenuti

Lo scorso fine settimana si è svolto il corso I’m Comunicazione, molti di voi non hanno potuto partecipare e così, a fronte di tutte le mail e messaggi che mi avete mandato, ho deciso di dare qui un piccolo assaggio degli argomenti che ho trattato.
Per conoscere i passaggi di questo mondo complesso che è la Comunicazione, è necessario studiarne i processi fondamentali perché tutto parte da lì.
Cominciamo dunque ad analizzare i pilastri della Comunicazione, ovvero gli assiomi.

In questa fase, attraverso la conoscenza degli assiomi della comunicazione, ci soffermeremo in particolare sugli aspetti relazionali presenti in un processo comunicativo.

Ogni persona che vuole migliorare le sue abilità non può prescindere dalla consapevolezza che esiste sempre un emittente ed un ricevente, e che la responsabilità della comunicazione è sempre insita nell’emittente.

Ciò che può permettere all’emittente di migliorare drasticamente e in modo significativo è sviluppare e affinare la sua abilità di ascolto. Quando si parla di ascolto non s’intende l’ abilità nel sentire le informazioni ma nel percepire i bisogni ed esigenze del proprio interlocutore sia esso singolo o facente parte di un pubblico.

Una volta prestata la giusta attenzione a questo aspetto è necessario dedicare tempo per scegliere il miglior canale comunicativo e poter rendere il discorso qualcosa di uniforme imparando ad utilizzare il livello verbale, para verbale, non verbale in modo omogeneo.
Ora, per poter entrare nel merito degli assiomi della comunicazione è necessario introdurre un importante fenomeno: la capacità di influenza reciproca tra l’emittente e il ricevente.

All’interno di uno scambio comunicativo interpersonale gli interlocutori si influenzano a vicenda all’interno di un determinato contesto. Ogni volta che l’emittente invia un messaggio al destinatario e viceversa, si verifica contemporaneamente un processo di influenza reciproca in grado di incidere sull’efficacia della comunicazione avvenuta. Nella comunicazione interpersonale, inoltre, l’efficacia dello scambio sarà maggiore nel momento in cui l’emittente porrà continuamente attenzione al contesto di appartenenza.

Affinché la comunicazione sia efficace è importante che l’emittente presti molta attenzione al contesto in cui avviene per poter scegliere la terminologia più adeguata. Allo stesso tempo il destinatario deve preoccuparsi di conoscere sempre quale sia il contesto relativo alla comunicazione avvenuta.

Primo assioma: non si può non comunicare. Qualsiasi comportamento, azione, che si manifesti attraverso le parole o il silenzio ha un valore comunicativo, poiché influenza gli altri che sono sollecitati a reagire. anche quando non parli stai comunicando qualcosa: che non vuoi parlare .

Secondo assioma: la mappa non é il territorio ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione. Ogni atto comunicativo non si limita a trasmettere un’informazione, ma determina un comportamento.

Terzo assioma: la comunicazione é il suo risultato
la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti. I nostri scambi comunicativi non sono casuali ma sono legati da una sequenza ininterrotta, sono organizzati come se seguissero una punteggiatura. Osservando la conversazione tra due agenti comunicanti, si può identificare la sequenza di chi parla e di chi risponde, si può definire ciò che è la causa di un comportamento e ciò che è l’effetto. I modi di punteggiare una sequenza sono soggettivi e possono generare dei conflitti di relazione difficilmente superabili.

Stay tuned per il prossimo post e nel frattempo corri a studiare qui!