Relazioni e produttività: come gestire questo binomio nel tuo business

Che relazioni e produttività negli ambienti professionali siano legati direi che ormai non c’è alcun dubbio.
Nel post sulle relazioni al lavoro abbiamo già condiviso una riflessione che ti consiglio di ripercorrere.
Che si tratti di attività svolte in presenza o in smart working ormai fa poca di differenza: è comunque necessario entrare in relazione con altri componenti del team, e per far sì che questo team sia produttivo è fondamentale che le relazioni siano ben gestite👍
Un ambiente di lavoro – fisico o virtuale – dove vige un’atmosfera poco serena è destinato a riscontrare delle falle nei risultati delle attività che possono gravemente compromettere il business.

Non te lo puoi permettere
Nessuno può.
Prima di entrare nel fantastico mondo delle cose che funzionano ti offro una veloce e sintetica panoramica di quello che accade quando le coso non funzionano, in questo caso quando non intercorrono buone relazioni tra colleghi di lavoro o tra un leader e il suo team.Ecco le aree principalmente danneggiate da relazioni mal gestite:Motivazione: in funzione del livello di malumore la motivazione subisce degli indebolimenti difficili da recuperare. Le persone investono meno nelle attività che svolgono, perché credono meno nel progetto. I motivi potrebbero essere molteplici: si sentono sottostimate, avvertono competizione, subiscono mobbing in casi estremi.Pianificazione: se c’è da gestire discordia e disaccordo la pianificazione delle attività rischia di saltare perché va dedicato del tempo alla gestione dei conflitti, all’appianamento delle divergenze, al contenimento dei danni causati dal fatto che i componenti del team non lavorano bene insieme. Ne bastano due per alterare gli equilibri di tutto il team.

Credibilità: quando i conflitti al lavoro sfuggono veramente di mano – e ahimè non è un caso così raro – il rischio più alto è che l’eco dei dissapori arrivi fino al cliente il quale percepisce l’assenza di solidità. In cosa si traduce? In mancanza di credibilità=perdita del cliente

Cosa hai visto fin qui?
Il buio.
La fine.


Ora illuminiamo il tunnel, perché agendo con competenza e visione si possono evitare il più possibile situazioni di questo tipo.
Ti dico subito come.🔴  Anche quando una relazione professionale prende una brutta piega l’impegno è quello di concentrarsi sugli aspetti positivi di quella persona e far leva su quelli.🔴  Riconosci i meriti degli altri. Fa bene a tutti, semplicemente. Una referenza su LinkedIn, un apprezzamento motivato, una segnalazione. Sono passaggi che hanno il potere di trasformare le relazioni professionali in qualcosa di veramente proficuo per il tuo business.

🔴  Costruisci le tue relazioni per gradi. Concentrati sui tuoi più prossimi partner professionali, nell’ordine:

  • Il tuo capo, il tuo team leader
  • Gli altri componenti del tuo team
  • Le persone su cui ricadono in modo diretto le tue attività, i clienti ad esempio.

Inizia ad applicare queste vere e proprie procedure e, trattandosi di rapporti umani in primo luogo, fai leva sullo strumento più importante: una comunicazione aperta

Sai che sei nel regno dello scibile sulla Comunicazione Efficace qui, hai a disposizione una Public Communication University, pensa un po’.

Direi di non perdere tempo, inizia subito a lavorare sulle tue modalità comunicative, prendi spunto da questi contenuti!

Vuoi l’attenzione del tuo pubblico? Ho 8 incipit di successo per te! – Parte 2

L’attenzione del pubblico è il premio finale, l’indicatore di successo di un discorso ben riuscito.

Nel post della scorsa settimana ti ho introdotto i primi 4 incipit di successo, adesso ne arrivano altri 4 pronti per rendere il tuo discorso efficace e soprattutto proficuo.

Prima di entrare nel merito – e nella pratica –  dei nuovi incipit è bene ricordare cosa accade quando esordisci con un “buongiorno, oggi parleremo di …

Potrebbe accadere che alcuni dei tuoi interlocutori si chiedano quanto tempo stiano dedicando a un’attività che si preannuncia noiosa, a quel punto potrebbero giungere alla conclusione che quel tempo lo stiano perdendo.

Questo non va bene!

Se l’evento poi non fosse gratuito emergerebbe una seconda variabile di malcontento: il denaro.

Quanti soldi ho buttato per venirmi ad annoiare?

Il tuo discorso potrebbe essere ricco di spunti interessanti e di contenuti brillanti, ma se le persone lasciano la stanza prima che ci arrivi è un bel guaio, un grande danno per te e per i tuoi affari direi piuttosto.

Quindi dopo aver ripassato i primi 4 possibili incipit, andiamo con il secondo gruppo.

🔴  5 – La previsione: “questo è quello che di qui a pochi mesi si verificherà“. Anche qui, uno sguardo sul futuro, il sentore di un cambiamento, non possono che attirare l’attenzione di chi è in ascolto.

🔴  6 – L’aneddoto: “sto per raccontarvi come ho fatto a perdere il lavoro“. L’efficacia di una storia non ha eguali: dettagli irresistibili conquistano l’ascolto e l’attenzione del pubblico che vuole sapere le dinamiche e soprattutto l’esito.

🔴  7 – L’esperienza: “il mio più grande successo nel corso di un progetto è stato … ” qui arriva l’implicita promessa di suggerire una strategia che salvaguardi dall’errore e conduca a una soluzione di successo. Impossibile non ascoltare.

🔴  8 – L’allerta: “ecco i più evidenti segnali di pericolo a cui devi prestare attenzione per …” Come puoi non essere interessato a qualcuno che ti sta dicendo come riconoscere e proteggerti da un pericolo?

Ora scegli il tuo incipit e mettiti subito alla prova, coinvolgi i tuoi interlocutori e poi racconta la tua esperienza nei commenti.

Ora che il tuo bagaglio è più ricco leggi anche la scheda del corso “Come costruire un discorso efficace” per avere più chiara la struttura del discorso e consultarmi se hai bisogno di approfondire o di essere supportato nel tuo discorso.

 

 

Il successo del tuo discorso è già nell’incipit – parte 1

Per garantire il successo del tuo discorso l’incipit è fondamentale.
 
Non è necessario arrivare nel pieno del corpo o lavorare a un finale d’effetto. 

Questo va fatto indubbiamente, ma prima devi sincerarti di non commettere l’errore irreparabile di trascurare l’incipit pensando di poterlo poi recuperare.

Come inizi il tuo discorso?
Ma è ovvio:

“Buongiorno a tutti. Grazie per essere venuto alla mia presentazione. L’argomento di oggi …”

SBAGLIATO


Ti invito a chiudere gli occhi e a immaginare di essere proprio lì, in aula, o davanti alla webcam … al posto del tuo interlocutore.

Cosa noti di poco interessante?
Il tuo discorso parte male, è noioso, prevedibile, non richiama l’attenzione in alcun modo.
Non oso immaginare quello che può accadere se in aggiunta a questo incipit parte lo slide show senza fine!Scherzi a parte, il rischio di perdere l’attenzione degli interlocutori è elevatissimo
 

A prescindere dal personale livello di motivazione di ciascuno, iniziare un discorso in modo poco accattivante disperde l’attenzione dell’uditorio che a breve inizia a chiedersi quale sia il motivo della sua presenza lì, del tempo che invano ti sta dedicando e come potrà avere seguito una performance iniziata così.

Per evitare di incappare nel pericolo dell’incipit killer, ho preparato i primi 4 degli 8 infallibili incipit per il tuo discorso per conquistare da subito l’attenzione del tuo pubblico.

 

1 – La promessa: “sto per svelarti qualcosa che nessuno ha mai osato dirti“. Perché mai dovrebbe funzionare questa formula? Perché è una promessa, un impegno che lo speaker prende con il pubblico per catturare il suo interesse, e ci riesce.

2 – Il sondaggio: “a chi tra i presenti interessa…”
Funziona perché il pubblico viene coinvolto e invitato a fare una riflessione su se stesso, sui suoi gusti. Inevitabilmente l’interlocutore attiva la sua attenzione verso chi parla.

3 – L’introspezione: “ti sei mai chiesto perché?” Qui si va oltre il sondaggio e l’interlocutore viene inviato a porsi una domanda e sollecitare delle riflessioni in merito alla sua esperienza, ai suoi dubbi. Questo incipit è particolarmente efficace quando si vuole creare empatia con il pubblico.

4 – La provocazione: “adesso ti spiego perché agendo in questo modo stai sprecando il tuo tempo“. Nessuno può sentirsi esonerato dal chiedersi se sia finito nell’errore di aver buttato il proprio tempo in un’attività poco proficua o addirittura inutile.

Inizia ad applicare uno dei 4 incipit infallibili e racconta la tua esperienza nei commenti!

Stay tuned per gli altri 4 imperdibili incipit del prossimo post!

 

 

Chi trova un amico migliora le sue prestazioni … e i suoi profitti!

È risaputo: chi trova un amico migliora le sue prestazioni!

L’amicizia è un valore importante che aggiunge significato alla vita di ognuno, questo fortunatamente non vale solo nella vita privata o sociale, ma anche nel contesto professionale. 

Le dinamiche relazionali in ambito professionale sono state oggetto di studi e ricerche che hanno dimostrato che avere un buon rapporto con  collaboratori, o colleghi, migliora notevolmente anche le prestazioni professionali, facendo incrementare gli affari o comunque aumentando i profitti rispetto ad ambienti in cui non vige un buon rapporto tra i componenti del team.

Il primo aspetto su cui incide il buon rapporto con i colleghi o clienti è il coinvolgimento, sembra infatti che la serenità di un clima lavorativo aumenti di 7 volte il livello di coinvolgimento nelle attività. Non è necessario che si tratti di un’amicizia intensa anche nel privato, ciò che fa la differenza è il livello di rispetto e complicità che si crea al lavoro. 

Avere buoni rapporti con le persone con cui si lavora è importante, allo stesso modo è fondamentale trovare un modo per aprire un dialogo con i colleghi con cui non si va d’accordo e trovare il modo di lavorare in modo proficuo anche con loro.

L’uomo è un animale sociale, come ci insegna Aristotele, e, se consideriamo che trascorre più di un terzo della sua vita impegnato in attività professionali, è importante che si adoperi per creare un clima che renda quel tempo di condivisione di idee e progetti piacevole, sia esso in presenza che a distanza, perché, ti ricordo, anche la distanza è fatta di relazioni.

🔴  Un ambiente di lavoro dove ci si senta a proprio agio nel fare proposte, condividere idee, valutare soluzioni e definire obiettivi, diventa anche uno spazio stimolante dove crescere in termini di competenze, prestazioni e dunque anche di fatturato.Il gioco di squadra si basa su una solida collaborazione tra persone che si stimano e riconoscono il valore del contributo degli altri, questo è imprescindibile per abbracciare il cambiamento e innovare.

🔴  Quando la squadra funziona ogni singolo componente cresce e vede i propri profitti a loro volta aumentare.

Un’altra positiva conseguenza dell’avere buoni rapporti con i colleghi è la libertà di potersi dedicare alla qualità dei progetti perché il tempo e le energie non sono risucchiati da conflitti o climi negativi. Questo offre ad ogni professionista opportunità che diversamente potrebbero sfuggirgli.

Ora che abbiamo fatto il punto sugli esiti positivi, è lecito chiedersi: come significa avere un buon rapporto?

🔴  Un buon rapporto di lavoro richiede fiducia, rispetto, consapevolezza di sé, inclusione e comunicazione aperta. 

Ognuno di questi valori merita di essere esplorato e definito:

Fiducia: quando ti fidi dei membri del tuo team, puoi parlare apertamente aprendoti al confronto.

Rispetto: le persone che lavorano insieme valorizzano il contributo reciproco e trovano soluzioni basate su intuizioni, saggezza e creatività collettive.

Consapevolezza di sé: questo significa assumersi la responsabilità delle proprie parole e azioni e non lasciare che le proprie emozioni negative abbiano ripercussioni o possano influenzare gli altri.

Inclusione: non limitarsi ad accettare persone e opinioni diverse, ma accoglierle! Ogni contributo può essere di grande valore per il tuo processo decisionale.

Comunicazione aperta: tutte le buone relazioni dipendono da una comunicazione aperta e onesta. Che tu stia inviando e-mail o messaggi istantanei, o incontrando dal vivo una persona o facendo una videochiamata, più efficacemente comunichi con le persone intorno a te, meglio ti connetterai.

Adesso abbiamo analizzato le componenti di un rapporto di amicizia che funzioni nel lavoro, nel prossimo post analizzeremo il processo di costruzione di questo rapporto passo dopo passo.

Stay tuned!

Se non conosci il contesto il feedback non è efficace

Se non conosci il contesto del tuo interlocutore è molto difficile che il tuo feedback sia efficace.
Per fare in modo che lo sia è fondamentale dispensare ogni singolo elemento con tatto.
Nel post della scorsa settimana (leggi qui se lo hai perso) ti ho illustrato la gestione di un processo di feedback negativo, chiamando in causa gli strumenti messi a disposizione dall’intelligenza emotiva.
Il tatto è un canale molto importante perché la ricezione del messaggio si trasformi in volontà di cambiamento.
Definizione: il tatto è la capacità di dire la verità in una modalità che considera i sentimenti e le reazioni degli altri, è un canale adatto alla comunicazione di informazioni delicate e poco piacevoli.
Comprende la premura, la lealtà, la cortesia.
Al di là degli onorabili valori che in esso sono contenuti, il tatto rende possibile una comunicazione che offre molti vantaggi. La cultura di appartenenza però ha un grandissimo potere di influenza sul concetto di tatto e il modo in cui può essere percepito.
Ci sono contesti in cui un approccio può sembrare costruttivo ed altri in cui il medesimo approccio può essere percepito come indice di debolezza e scarsa leadership.
Ci sono 2 regole da non trascurare mai quando si deve restituire un feedback, anche positivo:
🔴  Quando restituisci un feedback assicurati di conoscere il contesto di appartenenza dei tuoi interlocutori.
🔴  Mantieni alto il tuo livello di assertività. In questo modo non rischi di essere eccessivamente premuroso nei confronti del tuo interlocutore e del suo contesto culturale di appartenenza.

Laddove il tatto non sia una caratteristica spiccata e innata è possibile allenarlo e svilupparlo attraverso la messa in atto di alcune strategie, quali:

  1. Creal’ambiente giusto per poter entrare davvero in connessione con le persone ed entrare in empatia.
  2. Sii affidabile agli occhi di chi ti ascolta. Fondamentale in questo caso è far capire la sincerità delle proprie intenzioni e del proprio approccio costruttivo.
  3. Valuta il momento in base alle condizioni della persona a cui devi dare il feedback. Ha appena ricevuto una brutta notizia? Sei a conoscenza del fatto che sta attraversando un momento delicato? Aspetta. Datti anche tu un po’ di tempo per entrare in empatia con lei.
  4. Seleziona molto bene le parole da usare: efficaci, lineari, inequivocabili e dirette.
  5. Cura molto anche la tua comunicazione non verbale, il tuo linguaggio del corpo. Guarda la persona negli occhi, non essere chiuso nei suoi confronti, gestisci la prossemica e non puntare i piedi in direzione della porta come se non vedessi l’ora di uscire.
  6. Non far prevalere l’emotività. Restituire un feedback negativo può essere difficile anche per te, quindi bada a non far prevalere l’emotività e sii tecnico nel riscontro. Prenditi una pausa per respirare, per riflettere sugli errori che hai fatto l’ultima volta o su quelli che commetti le volte in cui fai prevalere le emozioni.

Al lavoro!

Devi dare un feedback negativo e non sai come fare? La risposta è nella tua intelligenza emotiva.

Devi dare un feedback negativo per una presentazione, un discorso o una performance?
Usa tatto e intelligenza emotiva. 😊
Non c’è una formula standard da applicare, di sicuro però è necessario intervenire con delicatezza se si vuole ottenere una reazione costruttiva da parte della persona a cui è stata rivolta la valutazione.

Immagina di aver appena ascoltato un componente del tuo team esporre una presentazione che tu valuti poco efficace dal punto di vista della Comunicazione. 🧐Potrebbero essere molteplici i motivi:

  • Potresti averlo trovato impreparato, o non sufficientemente competente, sui contenuti trattati.
  • Potresti aver notato un atteggiamento di chiusura verso gli interlocutori.
  • Potresti aver trovato approssimativo il modo in cui ha organizzato gli argomenti.
  • Potrebbe non esserti piaciuta la performance nell’insieme per una piccola percentuale di ognuna delle mancanze sopra elencate.

Fin qui ci siamo.
Come comunicare un feedback di questo tipo a una persona che magari non si è resa conto degli aspetti deboli della propria performance?

Come smontare la sua presentazione senza offendere la sua professionalità o, ancor peggio, la sua persona?Il modo di accogliere un feedback è estremamente soggettivo, partendo da questo presupposto è necessario proporsi con una modalità che tenga conto delle emozioni dell’interlocutore, mettendo in primo piano il rispetto nei suoi confronti e il tatto nei confronti della nota negativa da esprimere, ancor più se non ne ha consapevolezza.

In particolare una situazione di questo tipo richiede tatto che è una delle componenti più importanti dell’intelligenza emotiva.
Avere tatto significa essere in grado di dire la verità – quella che non piace – in una modalità che tiene in gran conto i sentimenti e le possibili reazioni dell’interlocutore. 

È un elemento che ti consente di restituire feedback difficili.
Il tatto, la sensibilità, la discrezione, il rispetto, la premura, sono tutti valori da allenare per poter sviluppare un’efficace intelligenza emotiva.

Lavorare su stessi nell’ottica di sviluppare questi valori si traduce nella capacità di riuscire a comunicare in una modalità costruttiva che trasformi il feedback in uno strumento di crescita e non di conflitto.

Quali sono i vantaggi di una Comunicazione Efficace nel caso di feedback negativo?

– Si acquisisce credibilità per la propria onestà e presa di responsabilità nel comunicare qualcosa di spiacevole
– Si offre uno strumento di miglioramento
– Si mantengono le relazioni e se ne costruiscono di nuove
– Si fanno valere le sempre ben accette regole del rispetto e della buona educazione

Affinché questo si verifichi è necessario che siano saldi 3 requisiti:

  1. Che il feedback sia oggettivo, tecnico, e non sia legato alle aspettative personali o alle preferenze – altrettanto soggettive – di chi valuta.
  2. Che il feedback sia rivolto al modo di gestire le performance e mai al professionista – tantomeno alla persona – .
  3. Che sia esplicitato tutto ciò che va migliorato in funzione dell’obiettivo in modo che risultino inequivocabili gli elementi su cui lavorare.

Tutte le componenti dell’intelligenza emotiva sinora citate – tatto, rispetto, educazione, responsabilità, trasparenza – sono sì universalmente riconosciute come valori positivi, tuttavia ogni componente di questa grande teca che è l’intelligenza emotiva è fortemente influenzato dalla cultura di appartenenza, dal contesto di azione.

E qui mi fermo perché ne parleremo la prossima settimana!

Cosa rende un professionista virtuoso ? … Una bella litigata con mia madre!

“… E… ma quello è un lavoro prestigioso …”
Così è iniziata la litigata con mia madre.Da sapere :
Mia madre si è fatta da sola (self made woman)
Mia nonna, la madre di mia madre, fin da quando ero piccolo mi ha sempre detto “studia così fai un lavoro di prestigio… come lavorare in banca o il prete”.
A 19 anni ero fuori di casa.
A 20 consegnavo volantini in strada.Ora puoi leggere:È finita l’era in cui “Il lavoro nobilita l’uomo”.
Molte persone pensavano, ed alcune lo pensano ancora, che sia il lavoro a nobilitare l’uomo.
La verità è che siamo nell’epoca in cui è l’uomo a rendere nobile un lavoro.

(NB. “Il lavoro nobilita l’uomo” è una delle frasi più celebri dell’antichità, tanto che molti ne attribuiscono la paternità – non è certo però che sia così – nientemeno che a Charles Darwin).

Come ben ci insegna il mondo della parola e ogni studio sulle tematiche di Comunicazione, molto spesso i proverbi sono strettamente legati ai contesti in cui si verificano determinate situazioni o semplicemente all’epoca storica.

Ciò che può aver avuto un immenso valore in un determinato periodo, può averlo perso in un altro. Ciò che rende virtuoso l’agire umano può avere accezioni di significato diverse in funzione dei valori vigenti nel tempo e nel luogo in cui si verificano i suoi comportamenti.La vita di moltissimi individui è scandita da un timing professionale, in cui si diventa più o meno importanti – più o meno fighi – a seconda o del tipo di lavoro o del tipo di livello di carriera ottenuto.😕

Da sapere :
Credo che mia mamma lo pensi ancora

Il valore del lavoro in questo modo sale in proporzione al riconoscimento del proprio ruolo professionale, che arriva a sovrapporsi alla perfezione al ruolo sociale.
Sei un figo se fai un lavoro figo.

Ok.

Qual è un lavoro figo?
O, per essere più formali, quali sono le caratteristiche affinché un impiego possa definirsi prestigioso o meno?

È più prestigioso avere un impiego da operatore ecologico o dirigere un’azienda?

Eccoti qua, sei giunto alla domanda provocatoria, la cui risposta rischia di sembrare ovvia e invece ovvia non è.

Perché?

🔴 Perché il mondo è cambiato e oggi non è più cosa fai a renderti un professionista virtuoso, ma come lo fai, il livello di responsabilità che investi in ogni decisione presa, il senso di rispetto che preserva gli altri, quelli che dovranno subire le conseguenze delle tue azioni. 🔝

Ho conosciuto persone che svolgevano lavori riconosciuti socialmente come di gran prestigio così accecate dal loro ruolo e dall’ansia del risultato che avevano davvero perso il senso della dignità del lavoro.

Così come ho conosciuto persone alle prese con lavori ufficialmente più umili essere serene rispetto all’aver agito in una modalità che rendesse più facile, più sicura, più serena, anche per poco, la vita di qualcun altro.
Ci sono professionisti con carriere impeccabili a livello di curriculum che vengono smontate nel tempo di un’indagine a seguito della quale magari si viene anche radiati.Bisogna uscire dallo schematismo tradizionale che vuole ancora che ci siano lavori di prestigio e lavori umili.
Ci sono senz’altro lavori più vicini alle proprie inclinazioni, persone più fortunate di altre, persone che si impegnano più di altre per avere ciò che meritano, persone che non riescono nonostante il loro impegno.
Il puzzle ha una composizione molto variegata e l’attuale mercato ci permette di ribaltare il proverbio.

È l’uomo che nobilita il lavoro e che meriterebbe di guadagnare in modo direttamente proporzionale al livello di responsabilità che mette in quel che fa. E se consideriamo meglio il livello di responsabilità di un lavoro, allora quanto più alta sarà la responsabilità, tanto più alto dovrebbe essere il guadagno, o quanto meno il riconoscimento sociale.

Un esempio per tutti ?L’insegnante.
E qui mi taccio.

Comunicazione Sincrona vs Asincrona: la sfida con due vincitori

Comunicazione Sincrona vs Asincrona: si è trattato davvero di una sfida?
Nei due post precedenti
ti ho esposto le caratteristiche di 2 modelli comunicativi molto diversi utilizzati in particolare nella gestione della attività lavorative.
Alla fine di questo approfondimento poteva apparire chiaro quanto i vantaggi di un modello comunicativo asincrono lo rendessero di gran lunga più produttivo dell’altro, in primo luogo perché capace di mantenere alto il livello di attenzione, in quanto più snello dal punto di vista di possibili distrazioni, in secondo luogo perché assolutamente più in linea con la gestione di un’attività in smartworking che richiede una diversa pianificazione del lavoro che punti sulla qualità dei contenuti nella comunicazione.
Non è che i contenuti non siano importanti nel modello Sincrono, ma è chiaro che velocità richiesta da questo modello spesso non contempla tempi di riflessione particolarmente lunghi.
Alla fine di questo confronto, applicando le nozione apprese al tuo contesto professionale, avrai sicuramente compreso quale sia il modello prevalente nella tua azienda e quali siano eventualmente le azioni per cambiarlo.
Ma la conclusione sorprendente è che questa sfida non conosce un vincitore assoluto, quanto piuttosto 2 vincitori che vanno premiati in momenti diversi, a seconda dei contesti, soprattutto se alternati.
Ebbene sì, c’è bisogno di entrambi!
La variabile che ha messo in discussione l’assoluta validità di un modello a scapito di un altro è l’elemento umano, questo in due diverse accezioni:
  • Le persone sono diverse e hanno inclinazioni e modalità di comunicazioni diverse
  • Il rischio di una prevalenza di modello asincrono è che si perda il contatto umano, il valore della relazione.
Per evitare di ignorare questo aspetto fondamentale e sottovalutarne le conseguenze ti indico una serie di suggerimenti volti a mantenere vivo il rapporto umano tra i componenti di un team quando si rischia che un modello di Comunicazione Asincrona possa allontanare le persone:
– fissare un incontro periodico tra team e supervisore per discutere i progetti, condividere idee, rivedere gli obiettivi.
– organizzare delle occasioni di incontro tra tutti i componenti di un team, magari in outdoor, in cui possano lavorare in un contesto nuovo e tutti insieme, dove si condividono anche momenti relazionali importanti e il mentore può aiutare le persone nuove a integrarsi con gli altri.
– finanziare un ambiente di lavoro – ad esempio un co – working – dove le persone possano recarsi per non lavorare necessariamente tutti i giorni da casa e avere l’occasione di incontrare colleghi.
In generale questi sono i 5 casi in cui ti consiglio di prediligere un modello sincrono:
  1. Vuoi costruire un rapporto con le persone (ad esempio, un incontro individuale o di gruppo).
  2. È necessario fornire un feedback critico o discutere altri argomenti sensibili.
  3. Hai molte incognite e vuoi fare un brainstorming di idee e soluzioni diverse.
  4. Ci sono molte variabili in movimento e si desidera portare rapidamente tutti sulla stessa pagina, ad esempio tramite una riunione di avvio del progetto.
  5. Si verifica una crisi che richiede un’attenzione immediata, ad esempio un server si blocca. Usa Telegram con le notifiche sempre attive solo per comunicazioni di emergenza.
Al di fuori di questo casi la Comunicazione Asincrona è sinonimo di produttività: la comunicazione sincrona deve essere l’eccezione, non la regola!

Tutti i segreti della Comunicazione Asincrona per il successo delle tue performance!

Il successo delle tue performance è fortemente legato a 2 fattori imprescindibili: il tempo e il risultato.
Il primo non puoi permetterti di perderlo il secondo deve rispondere a standard definiti, al di sotto dei quali può considerarsi scarso o nullo.
Nella nostra analisi sulla Comunicazione Sincrona (non perdere il post se la scorsa settimana ti è sfuggito) abbiamo visto ad uno ad uno gli svantaggi di una modalità comunicativa che incide molto sull’organizzazione non solo delle attività
professionali, ma spesso dell’intero spazio della giornata, invadendo anche la sfera privata.
Questo non deve accadere.
Per questo oggi voglio svelarti tutti i segreti di un modello di Comunicazione più snello: quello asincrono.
Molte aziende stanno comprendendo il valore di questo modello misurando in primo luogo i vantaggi riscontrati dai dipendenti dopo aver dato loro una maggiore autonomia nella gestione della Comunicazione nel team.

Partiamo!

  • I collaboratori sono più felici, e anche più produttivi – non a caso – se non ci sono orari di lavoro rigidi o comunque impostati. Possono decidere in autonomia come impostare le proprie giornate non solo in base alle proprie necessità logistiche ma anche al proprio bioritmo. Figli da seguire? Traffico da evitare? Primo mattino da dedicare alla meditazione o alla ginnastica per cominciare al meglio la giornata? Con un modello Asincrono è possibile. Inoltre questa modalità comunicativa tiene conto dei momenti più produttivi a livello individuale che sono diversi per ciascuno. Hai presente quelle persone che rendono di più studiando di notte? E invece quelli che vanno come treni dalle 5 del mattino alle 12? Ecco questo si intende per bioritmo. Ognuno conosce i propri tempi di lavoro e i momenti di massimo rendimento.
  • Il livello di comunicazione asincrona prevede una minor velocità, a vantaggio della qualità della Comunicazione. Quando non si ha la necessità di rispondere all’istante si evitano con maggiore facilità le risposte istintive e si punta su quelle più ragionate. Inoltre il risultato è vantaggioso anche in termini di completezza delle informazioni – risposte, in quanto si risponde quando si è pronti e spesso quando si ha una visione complessiva della situazione. Avere il tempo di riflettere è il giusto preludio a risposte efficaci.
  • L’assenza di contemporaneità – o quasi – porta a una migliore pianificazione delle attività, che, a sua volta, è all’origine di condizioni di lavoro meno stressanti. Quando non ci sono le cosiddette richieste Asap – as soon as possible – (ovvero ora!) è possibile una pianificazione avanzata perché le persone possono contare su un maggior carico di attenzione e concentrazione. La qualità del lavoro risulta essere notevolmente superiore.
  • Le full immersion sono indisturbate a vantaggio del rendimento. Il lavoro può essere svolto con maggiore intensità e meno superficialità perché non si è guidati dalla necessità di rispondere in fretta a mille urgenze. Si può tornare al lusso di controllare i messaggi in 1-3 volte al giorno invece che passare continuamente da un messaggio all’altro.
  • Uguaglianza nel fuso orario: la comunicazione tra collaboratori divisi dai confini nazionali con fuso orario diventa più facile ed equa nella misura in cui nessuno è in svantaggio informativo rispetto ad altri.

Insomma non hai dubbi su quale sia il modello di comunicazione più efficace adesso!

E invece no!
Conserva ancora qualche dubbio perché non è come pensi, non tutto almeno!
Ma anche qui appuntamento al prossimo post per completare l’approfondimento su Comunicazione Sincrona e Asincrona.
Colpo di scena, preparati!

Produci di più da remoto? Merito della Comunicazione Asincrona

Produci di più da remoto?
Allora sei al centro del dibattito più acceso del momento!
Ti chiedi come mai a questo punto della vita professionale scopri di rendere molto – più di prima – nella tua attività, senza recarti in ufficio?
È tempo di parlare della Comunicazione Asincrona.
Un’importante percentuale delle professioni del presente richiede competenze e strumenti a cui attingere senza l’obbligo della presenza fissa nell’ambiente fisico di lavoro.
I trascorsi mesi di smartworking – homeworking in questo caso – hanno contributo ad aprire gli occhi su tutta una serie di elementi a vantaggio del lavoro in formula smart, ma ancora non ho sentito il giusto merito riconosciuto allo strumento che maggiormente ha reso possibile tutto questo: la Comunicazione Asincrona.
Tra i vantaggi dello smartworking sono stati annoverati il risparmio economico per gli spostamenti e i pasti fuori casa, l’evitamento dello stress del pendolarismo, la qualità del tempo trascorso in famiglia grazie a un aumento della quantità e della serenità di gestire al meglio il proprio tempo.
Oggi voglio mostrarti come tutti questi vantaggi non siano una conseguenza casuale e fortunata del caso, ma sono possibili grazie alla possibilità di applicare una Comunicazione Asincrona.
Partiamo dal capire cosa sia.
La comunicazione asincrona si verifica quando inviamo un messaggio senza aspettarci che la risposta arrivi in tempo reale o in tempi comunque brevissimi.
Al contrario, ovviamente, la Comunicazione Sincrona è quando si invia un messaggio e si ottiene in pochi minuti una risposta.
Ma se l’improvvisa scoperta dei vantaggi della Comunicazione Asincrona ha reso tutti più felici e soddisfatti, cosa c’era di profondamente sbagliato nel modo di lavorare sincrono?
Cosa c’è di sbagliato nello svegliarsi al mattino e aprire le chat di lavoro prima di mettere i piedi giù dal letto?
Cosa non convince della capacità di stare in una riunione e contemporaneamente gestire mail, chat interne e urgenze emerse?
Prima di decantare i vantaggi di un sistema di Comunicazione scientificamente riconosciuto come più produttivo, è importante capire i limiti del Sistema che andiamo a “smontare”, quello sincrono.
Vuoi sapere cosa ti sottrae una modalità di lavoro basata su un modello di Comunicazione Sincrona?
Eccoti accontentato:
  • Continuità. Sei soggetto a interruzioni incessanti che non ti consentono di fare progressi significativi sui progetti che stai seguendo. Le interruzioni frammentano l’attenzione e non ti consentono di andare a fondo a quello che stai facendo: scrivere, interpretare, pianificare, valutare, risoluzione di problemi, tutte attività che richiedono un impegno intellettivo profondo e concentrato. La comunicazione sincrona rende impossibile la continuità di concentrazione su queste attività.
  • Produttività: ti viene chiesto di essere connesso, reperibile, raggiungibile in ogni istante. Chi paga il prezzo di questa infinita disponibilità? Il tuo livello di produttività che passa in secondo piano a vantaggio della tua connettività. Per evitare di perdere le conversazioni in tempo reale, le comunicazioni dell’ultimo secondo buttate lì in chat, sei portato ad essere sempre sempre connesso. Se ti disconnetti rischi di perdere tutto quello che accade mentre non ci sei e quindi sei perennemente on line. Questo danneggia non solo al produttività ma anche il tuo benessere mentale.
  • Serenità: questa modalità di connessione ininterrotta genera molto stress, perché si trascorre gran parte del tempo a rispondere alle domande piuttosto che a sviluppare i punti della propria agenda di lavoro. Questo lavoro trascurato, rallentato dalla connessione continua, va comunque poi ultimato. In che modo? Di fretta naturalmente. Questo genera pressione, stress, frustrazione.
  • Qualità: quando devi gestire il tuo tempo di lavoro tra un’interruzione e l’altra – paradossalmente il lavoro diventa l’interruzione dell’interruzione – può capitare con una certa frequenza di non dedicare il giusto tempo alla qualità dei contenuti che trasmetti con le tue risposte. Questo è un male pericoloso.
Stop per oggi!
Spunti di riflessione fin qui non mancano.
Prossimo step entriamo nel vivo dei vantaggi del modello asincrono, che ti consentirà di lavorare con più qualità e serenità.
Come meriti!