Stile di comunicazione passivo e mobbing: chi sono le vittime più facili?

Ho iniziato questo percorso di conoscenza degli stili relazionali partendo dalla volontà di capire il fenomeno del mobbing.

Sono partito dal presupposto che avere gli strumenti giusti avvicina le persone alla soluzione e sapere che stile relazionale utilizza chi ti trovi di fronte non è affatto una cosa da poco.

Partiamo dall’identikit del passivo.
Ti anticipo però che se non hai letto il post della settimana precedente ti perdi pezzi importanti, quindi corri su questo link e recupera il tempo perso!
Torniamo a noi.

Chi applica lo stile passivo?
Lo stile passivo è caratterizzato da una forte inclinazione ad evitare responsabilità e conflitti con l’interlocutore.
I comportamenti rintracciabili nello stile passivo sono:
– Non esporsi
– Non affermare la propria posizione subendo quella degli altri
– Non dichiarare i propri desideri né il proprio malcontento
– Non esprimere emozioni, soprattutto quelle negative
– Non intervenire nella conversazione per proporre una propria idea
– Non comunicare disaccordo quando le argomentazioni degli altri sono fortemente in antitesi con i propri valori
– Manifestare la tendenza a lamentarsi senza mai proporre soluzioni o alternative
– Evitare di prendere di petto i problemi e di proporre soluzioni

Lo stile passivo presenta degli elementi fortemente connotativi anche nella sfera della comunicazione non verbale e paraverbale, vediamone alcuni.

Quando si ha una maggiore tendenza verso lo stile passivo si manifestano i seguenti comportamenti:
– Non guardare negli occhi l’interlocutore
– Essere molto evasivo
– Avere un volume e un tono di voce basso e cantilenante
– Muoversi a scatti e con gesti nervosi
– Non si ha una buona fluidità verbale, compromessa da numerose pause ed esitazioni
– Si ha una gestione dello spazio tendente ad aumentare la distanza dall’interlocutore

Questo un rapido sguardo sullo stile passivo, tenendo sempre ben presente che per la schematizzazione degli stile è necessaria un’estremizzazione dei comportamenti in modo da rendere efficacemente le differenze tra le tre diverse tipologie.
L’obiettivo di chi tende a relazionarsi con uno stile passivo è sempre quello di evitare le discussioni.
Quante volte durante una riunione o anche un confronto tra amici ti è capitato di osservare che uno dei presenti non esprime il suo dissenso nei confronti di chi sta parlando ma tu sai perfettamente, magari perchè lo conosci bene, che non può essere assolutamente d’accordo con le proposte lanciate?

Anche nell’ambiente familiare, ad esempio, spesso un componente con una personalità più trainante riesce a concretizzare i propri desideri magari a scapito di quello che non ha il coraggio di dire nulla, ma abbassa la testa, dice di sì mentre gli trema la voce e non vede l’ora di uscire dalla stanza per andare a sfogare la sua rabbia altrove?
Il passivo si comporta come se i suoi bisogni fossero perennemente secondari rispetto a quelli degli altri.
Ebbene rimanendo sui due precedenti esempi, prova ora ad immaginare che le due persone che hanno subito i comportamenti di altri si trovino ora in un contesto totalmente diverso, con persone meno prepotenti e magari più inclini all’ascolto, vedrai che in un caso simile il “passivo” avrà l’opportunità di mostrare anche la sua area comportamentale non passiva!

Mi fermo ok, è tanta roba.
Sai cosa sto per dirti vero?
Che gli strumenti giusti ti salvano le giornate, il lavoro, la vita.
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Il mobbing : prevenire grazie alle tecniche di comunicazione

Il tema che ho scelto è un tema forte, il mobbing è una ferita privata e professionale molto difficile da risanare.

Voglio parlarne a fondo, voglio parlarne bene, ma voglio partire dalle soluzioni e proporti un approccio che partendo dalle modalità di comunicazione scava a fondo e arriva al problema.
Le dinamiche del mobbing saranno oggetto di prossimi approfondimenti, qui partiamo dagli strumenti, da quello che serve per tentare di risolvere il problema e ti assicuro che mai come in un caso simile il fattore determinante è l’efficacia.

Si tratta di un disagio così invasivo che è davvero imprudente farsi trovare impreparati.

Nelle sessioni di coaching in cui mi viene sottoposto il problema, le modalità di intervento sono specifiche a seconda dei casi, ma proprio perché ne vedo davvero tante, voglio fornirti gli strumenti per prevenire in primo luogo, ma all’occorrenza affrontare, situazioni di mobbing.

La prima risorsa che devi conoscere per capire a fondo chi si relaziona con te nel tuo ambiente professionale, ma vale per tutti gli ambienti, riguarda lo stile relazionale di una persona. Conoscere le caratteristiche specifiche degli stili relazionali vuol dire essere in grado di proteggersi e soprattutto di applicare lo stile più efficace per affrontare quello degli altri.

Partiamo dalla conoscenza tecnica degli stili di comunicazione e impariamo a riconoscere quello che abbiamo davanti:
Quando si parla di comunicazione interpersonale è molto importante soffermarsi sulle modalità di approccio che ognuno di noi mette in atto quando si interfaccia con gli altri, possiamo infatti individuare degli stili relazionali a cui ogni persona tende pur non rientrando esclusivamente solo in uno di essi.

Abbiamo 3 principali stili relazionali:

∙ Lo stile Passivo
∙ Lo stile Aggressivo
∙ Lo stile Assertivo

Nessuno si riconosce unicamente in uno stile, ci possono essere delle tendenze verso uno stile piuttosto che un altro, una predominanza di uno stile, ma non è possibile che i comportamenti di un individuo non oltrepassino i confini di uno degli stili.
Sai cosa significa assertività?

Partiamo dalla definizione: l’assertività è un comportamento relazionale finalizzato al raggiungimento di obiettivi prefissati, senza creare sentimenti di conflittualità. L’assertività è la capacità di esprimere idee, sentimenti, bisogni propri, di affermare i propri diritti tenendo conto dei diritti altrui.
Nell’analisi degli stili che leggerai è importante che il tuo approccio sia libero dal sentimento del giudizio, e che la lettura di questi profili rappresenti un’analisi tecnica finalizzata al costante e continuo miglioramento.

Non è raro che le vittime di mobbing abbiano uno stile relazionale passivo e che abbiano la tendenza a subire forme di comunicazione molto aggressive perché incapaci di applicare assertività.

Potrebbe sembrare facile operare una netta distinzione tra vittima e carnefice, attribuendo rispettivamente uno stile passivo e aggressivo e può capitare che sia realmente così, peccato però che la complessità del fenomeno non permetta affatto di semplificare così tanto le cose, perché può accadere ad esempio che un aggressivo resti vittima delle sue stesse modalità di comunicazione perché ha uno stile relazionale poco gradito al suo superiore che magari ne applica uno passivo.

Lo stile, il ruolo, il contesto: sono tutti elementi che esercitano un’influenza fortissima sulle dinamiche di mobbing e sulla comprensione degli stili relazionali.

La questione è lunga e ti anticipo che nel prossimo post ti faccio l’identikit della possibile vittima…o di un carnefice atipico: lo stile passivo.

Ora però non rimanere con le mani in mano, vieni a esplorare tutto quello che devi sapere sulla Comunicazione se vuoi avere soluzioni tra le mani e non problemi tra i piedi!

 

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Le parole sbagliate sono come la grandine che distrugge i raccolti: ecco cosa evitare.

Ieri ho sentito un tizio pronunciare la seguente frase: “ a seconda di come dici le cose può venir giù la grandine!”.
Non ho ben capito quali origini territoriali abbia questa espressione, ho fatto una veloce ricerca nel repertorio dei proverbi, ma non l’ho trovata. Potrebbe trattarsi di un’espressione coniata all’istante o magari di un modo di dire perpetuato nella sua famiglia.
Ovviamente mi sono detto “urca se ha ragione!” e magari questi effetti si fermassero a una grandinata.
Ho cominciato a pensare alle centinaia di storie che mi vengono raccontate , direi proprio sottoposte, durante le migliaia di ore che passo insieme a gruppi di manager professionisti e persone che vogliono migliorare , e così ho fatto saltare un tassello nel mio piano editoriale di oggi e ho detto “oggi devo parlare di questo, perché le cose non succedono per caso e non posso esimermi visto che sono il promotore del #semprelaparolagiusta.

Voglio essere utile per te e quindi entro nel tecnico per aiutarti a risolvere situazioni che sicuramente, nel tuo privato, si saranno verificate.
Voglio che quello che dico ti torni utile, quindi, adesso, apri la mente e rifletti su quello che sto per dirti.
Parti da questo presupposto: devi dire qualcosa a qualcuno ed è importante.
Ci tieni, ci pensi, ti sta a cuore la questione. Non puoi sbagliare.

Ecco i fattori da cui devi tenerti alla larga per evitare di trasformare la comunicazione in una bomba a orologeria.

  • La comunicazione indiretta: ovvero impostare una processo comunicativo in cui una terza persona parla al posto tuo o per tuo conto.
    Ti chiedo ? hai bisogno di aiuto? Da solo non ce la fai? Che bisogno c’è di mettere in mezzo altre persone? Qui l’area di rischio è vastissima, in primo luogo perché affidare un’informazione ad un’altra persona significa esporsi al rischio dell’interpretazione, può dunque accadere che le cose vengano involontariamente riportate in maniera diversa da quello che sono nella realtà. In secondo luogo hai mai pensato che le persone non amino essere coinvolte in faccende delicate che non le riguardano? Senza considerare che la persona a cui dovresti comunicare direttamente la cosa potrebbe non gradire la condivisione di un fatto privato. Come avrai capito in quest’area il danno possibile è molto molto esteso.
  • E’ necessario lavorare molto sul tono da scegliere per evitare di essere aggressivo o accusante. Quando ci sono di mezzo gli aspetti emotivi è molto complicato controllare questo aspetto perché in qualche modo è come se si conducesse da solo senza il tuo controllo. Va da sé che molto dipende dal motivo del confronto e dall’interlocutore, ma in linea di massima, per gli obiettivi della comunicazione, perdere il controllo non va mai bene perché si rischia di perdere la lucidità necessaria per focalizzarsi sulle informazioni da trasmettere.
  • Il momento e il contesto non sono un “di cui”. Spesso l’importanza che attribuiamo alle situazioni da affrontare, la priorità che riconosciamo a quello che dobbiamo dire non ci consente di agire al momento e nel luogo giusto. Molte volte mi sono soffermato sull’importanza di questi due elementi capaci di fornire una cornice anche molto alterata delle azioni da intraprendere. Valutare le situazioni di contesto significa porsi anche delle domande sull’interlocutore: può essere un buon momento per consegnargli determinate informazioni? Che tipo di momento emotivo sta vivendo? Questo non significa fargli una seduta psicologica prima di parlargli, ma piuttosto instaurare un livello di empatia capace di preservare entrambi da una comunicazione inadeguata.
  • Parlare senza ascoltare. Sì ok, hai qualcosa da dire e lo abbiamo capito, ma non significa che tu debba travasare nell’altro parole a dismisura travolgendolo completamente. Concedi al tuo interlocutore, e a te stesso, l’opportunità di una comunicazione completa, equa, efficace, possibile solo attraverso l’ascolto delle sue argomentazioni.
    Il silenzio. Ti sembra strano vero? Non hai idea delle catastrofi generate dalle cose non dette, dalle parole trattenute per orgoglio, per pregiudizio verso l’altro o per paura. La mancanza di comunicazione, o peggio gli equivoci generati dalla scelta del silenzio, possono avere delle conseguenza devastanti, separando le persone per anni e, nell’esperienza di chi si racconta con me, purtroppo devo dover aggiungere talvolta per sempre.

Ci tenevo che oggi leggessi proprio questo e non voglio fermarmi qui, voglio darti altro …vieni a scoprirloqui!

In un giorno il mondo ha cambiato il modo di comunicare

Un giorno il mondo è cambiato: questo è il primo ricordo che la maggior parte della popolazione mondiale ha dell’11 settembre 2001.
Non esiste attività che quel giorno abbia potuto distogliere qualsiasi essere umano da quello che stava accadendo al World Trade Center di NYC: l’attacco alle Torri Gemelle simbolo incontrastato del mondo dell’economia e oggi insanabile assenza nel landscape newyorkese.

Non è cinismo quello che mi spinge a soffermarmi sul potere della comunicazione che questo evento ha avuto e sul numero elevatissimo di strumenti, canali e fonti a cui si è attinto per raccontarlo.

Il motivo per cui ha destato tanto interesse in termini politici ed economici è noto a tutti, quello che invece, a distanza di quasi 20 anni, mi fa riflettere è che l’11 settembre ha cambiato il modo di comunicare una certa tipologia di eventi.

Documentari, speciali, dirette, interviste…l’archivio di informazioni è di una ricchezza senza precedenti,ma quello che davvero mi ha fatto pensare è il modo in cui ne parla lo scrittore Don Delillo nel suo romanzo “L’uomo che cade”, edito Einaudi a distanza di 7 anni dall’attacco.

I trascorsi giornalistici dello scrittore sicuramente lo aiutano a leggere, e a raccontare, l’accaduto distinguendo e soppesando attentamente ogni elemento. Lui alterna il prima al durante, i personaggi vivono l’accaduto, pensano a delle cose, vivono la reazione e il delirio delle persone intorno. La narrativa assume una potenza incredibile perché deve assolvere al ruolo di raccontare un fenomeno che ha sconvolto l’umanità per le sue peculiarità, ma anche per come è stato raccontato da giornalisti e testimoni.
Delillo esplora un aspetto che ha avuto un ruolo predominante nella comunicazione che ha gravitato intorno a questo evento: il racconto del privato, del prima della tragedia, della normalità di individui che una mattina vanno a lavoro e vengono letteralmente rapiti dalla morte.

L’11 settembre ha cambiato il modo di pensare il futuro e la progettualità e, cambiando la forma del pensiero, ha inevitabilmente cambiato anche la forma della comunicazione: nei talk show, nelle interviste, nelle conversazioni intellettuali o meno.

Ecco i 3 elementi distintivi del cambiamento che l’11 settembre 2001 ha agito sul modo di comunicare:

  • La narrazione degli eventi dedica uno spazio maggiore al racconto intimista, gli aspetti privati delle persone coinvolte hanno un ruolo determinante nella trasmissione delle informazioni relative all’accaduto.
  • La comunicazione diventa inclusiva: chiunque racconti l’evento è dentro, inevitabilmente. Nella comunicazione dell’accaduto e delle disastrose conseguenze che ha avuto, manca una prospettiva esterna: tutti ci stavano dentro. In nessuna zona del pianeta si è parlato dell’accaduto riferendosi a un “loro”, ma sempre più e in ogni dove in qualche modo ha prevalso il “noi”.
  • Ci si apre a una comunicazione della fragilità e della paura. Il modo di comunicare l’evento dell’11 settembre ha restituito l’elemento della fragilità a un occidente percepito come inscalfibile e ha aperto le porte dell’informazione anche a chi fino a quel momento non si era posto troppe domande: è stato come se un gigante avesse preso sulle ginocchia ogni adulto del mondo e gli avesse detto “la storia, la politica, l’economia possono entrare da un momento all’altro nella tua casa e portarti via tutto”.

Questo il pensiero per questa giornata scalfita nella mente di tutti: un giorno il mondo è cambiato…e con esso il modo di raccontare.

Il veglione…di settembre!

C’è chi sostiene che l’inizio dell’anno debba essere festeggiato a settembre…considerando tutto quello che ognuno di noi è chiamato a muovere dopo la fine dell’estate, direi che quest’affermazione davvero non fa una piega.

Si ricomincia: questa è la parola d’ordine.
Cosa, come, dove, quando è poi nell’esperienza di ciascuno, ma quello che davvero accomuna tutti è la necessità di alzare il culo (ops) dalle sdraio e immergersi in una nuova stagione tutta da costruire.

Da anni sostengo la motivazione come valore alla base di molte azioni, fondamentale per intraprendere percorsi e attività.

Tutti i miei percorsi per te sono pronti, ho tutto quello che ti serve per le tue performance in pubblico: strumenti, strategie, tips, conoscenze per una corretta lettura dei contesti e dei tuoi interlocutori.
Hai tutto a disposizione per far decollare le tue performance comunicative: niente più titubanze, intoppi, perdite di tempo e soprattutto niente più buchi nell’acqua: è arrivato il momento del successo!

La domanda che ti faccio è semplice: tu sei pronto?
Essere pronti non si traduce nel volerlo e basta, è un processo strutturato anche questo, quindi il mio primo intervento per te dopo l’estate comincia adesso dandoti gli strumenti per prepararti all’apprendimento e alla messa in pratica delle competenze che ti consentiranno di arrivare spedito ai tuoi obiettivi.

Devi, e dico devi:

· avere assoluta consapevolezza di voler diventare speaker eccellente e di avere le abilità per poterlo essere concretamente;
· maturare la convinzione che l’abilità di parlare in pubblico non è qualcosa di irraggiungibile o metafisico, ma una competenza che si può acquisire raggiungendo un’adeguata preparazione seguendo regole e passaggi ben definiti;
· pensare in termini positivi il tuo obiettivo, visualizzando il momento in cui esporrai un discorso in pubblico come un momento positivo, immaginando di avere successo come abile oratore nella professione e nel privato;
· dedicarti all’esercizio: l’abilità comunicativa va allenata, seguendo percorsi precisi di studio e di applicazioni pratiche per affinare le capacità e avvicinarci all’eccellenza;
· sfruttare tutte le occasioni per fare pratica in materia di Public Speaking, sia buttandoti in situazioni che lo richiedono, mettendo alla prova la tua abilità, sia osservando gli altri e catturando spunti utili.

Non finisce qui, per il momento ti faccio fare un giro panoramico di quello che ti aspetta, clicca qui!

Benvenuto in questo settembre ricco di opportunità!

Ospite a casa! Le giuste regole!

Da cosa nasce l’esigenza di fare una riflessione sul rapporto che intercorre tra il valore dell’ospitalità e il modo poi di comunicarlo?

Calma! Te lo racconto subito.
Mentre mi godo la decompressione di agosto non perdo occasione per tenere allenate le mie abilità di osservatore e, sarà deformazione professionale accanita, mi ritrovo ad analizzare le situazioni osservandone gli aspetti di comunicazione.
Vado dritto al punto perché la questione è davvero singolare: nel caso in cui si ospita qualcuno in casa propria, o in cui si è ospite, come viene gestito questo rapporto in termini di comunicazione?

Questo pensiero nasce dall’esperienza di una mia amica che, a dire il vero, al ritorno dalla vacanza non è ancora in grado di dire se si è trattato di una disavventura oppure no.

Giulia non aveva organizzato granché per le sue vacanze quest’anno, fresca di divorzio, desiderosa di riposo, riceve per ferragosto l’invito da parte di alcuni amici a trascorrere qualche giorno al mare presso la loro casa in Montenegro. Giulia entusiasta accetta l’invito, organizza la sua partenza, ma arrivata lì, pur conoscendo le persone che le avevano spontaneamente offerto l’alloggio, si è sentita fortemente in imbarazzo perché non riusciva a comunicare in maniera “sana” con questi amici.

Fatte salve le differenze culturali che vanno sempre messe in preventivo anche senza uscire dai confini nazionali, può capitare che il modo diverso di percepire e di trasmettere il valore dell’ospitalità possa creare situazioni davvero poco piacevoli.
Il rapporto di ospitalità nasce da un presupposto: c’è qualcuno che accoglie in casa propria qualcun altro, questo implica posizioni non allineate a prescindere dalla vicinanza affettiva tra le persone coinvolte.
Alcuni manifestano freddezza non mettendo a proprio agio l’ospite, altri sono invadenti e gli organizzano la vita, altri ancora lo travolgono con le proprie attività…alt!
Facciamo ordine!
Proviamo a buttare giù un vademecum dell’ospitalità che possa in qualche modo fungere da “regolatore” nelle dinamiche comunicative inserite in questo contesto.
Prendi nota:

  • L’ospite non è un prigioniero, e quest’ultimo, dal canto suo, deve sentirsi libero di far presente la necessità di non allinearsi necessariamente a tutte le proposte degli ospitanti. Con i dovuti modi e usando #semprelaparolagiusta
  • L’ospite non è un soprammobile: non puoi pretendere nemmeno che una persona alloggi a casa tua e stia fermo lì ad aspettare i tuoi tempi e le tue necessità per svolgere qualunque tipo di attività. Accoglienza ok, ma anche libertà di lasciarlo organizzare attività in autonomia mentre tu sei impegnato in altro!
  • L’ospite non è il tuo baby sitter: ebbene sì ho sentito anche questa! La persona ospitata troverà sicuramente il modo di manifestare la sua gratitudine, ma non diventando un dipendente al vostro servizio.
  • L’ospitalità non è dovuta e non sei in hotel: questa è per gli ospitati! Non sei in albergo: ripaga l’ospitalità, ci sono tanti modi, trovane uno e soprattutto contribuisci in termini di pulizia alla gestione degli spazi che occupi.
  • Chi ti ospita ha il piacere di stare anche un po’ con te: ok che non si debba passare le vacanze in simbiosi, ma si dà per scontato che se ti invitano è anche per il piacere di condividere esperienze, quindi non fare l’opportunista e approfitta di questo tempo per curare i rapporti di amicizia.

Insomma si fa presto a dire ospitalità!
Come vedi, è tutto un gioco di equilibri, come del resto molte situazioni comunicative lo sono!
Quindi vedi di prepararti al meglio e vieni ad approfondire qui!

Decidi e avrai successo!

Decidere è una delle capacità fondamentali delle persone di successo!

Se mi segui sui social sai già che amo condividere considerazioni e pensieri capaci di cogliere la profondità di molte esperienze che la maggior parte delle persone ha vissuto o si appresta a vivere.
Oggi, sotto il sole cocente di un agosto bello deciso, voglio invitarti a soffermarti su una delle azioni più complicate da intraprendere per molte persone: prendere una decisione.

Non lo faccio per appesantire le tue giornate di vacanza, anzi, l’obiettivo è proprio quello di fornirti uno spunto di riflessione per affrontare al meglio quello che per molti professionisti, e non solo, è un momento di grande riflessione: settembre.
Le attività ripartono, i tuoi studi ricominciano, i tuoi figli riprendono ad andare a scuola…nuove scelte da compiere, nuove spese da affrontare, nuove sfide da accettare con entusiasmo, impegno e preparazione per arrivare al tuo obiettivo nel più breve tempo possibile attraverso l’investimento delle risorse che sceglierai di mettere in campo.
Ecco il passo che ti invito a leggere:

Che tu lo voglia o no: “Prima o poi devi prendere delle decisioni, altrimenti altri lo faranno per te.” Saresti contento di questo?

Immagina di trovarti davanti ad un cartello stradale e di non essere ancora sicuro, quale sia la giusta strada da prendere. A questo punto, raccogli tutti i dati, valutali bene e deciditi! Comunque tu abbia deciso, tutte le strade portano alla destinazione. Una di queste potrà risultare forse più accidentata delle altre, su questa strada però raccoglierai ulteriori esperienze, che saranno utili per il tuo viaggio. Perché le esperienze sono il tesoro delle persone di successo!

Chi non sa decidere, rimane davanti al cartello stradale e là si trova ancor oggi… Il mondo appartiene ai decisi e non certo agli indecisi! Promessa: “La prossima volta, al ristorante decido entra 30 secondi quello che voglio mangiare!”

Forse non c’è bisogno di aggiungere altro, ma ti chiedo di dedicare questi giorni meno concitati (o almeno lo spero per te) a ripercorrere le conseguenze che hai dovuto pagare per non aver preso una decisione nella vita, per essere scappato di fronte alla possibilità di escludere una cosa per sposarne un’altra, di correre il rischio di sbagliare per poi farti logorare dal pentimento.
Di pensare invece ai frutti positivi delle tue decisioni, con i tempi e le modalità che ti sei dato, ma che hai scelto tu, con le tue idee, con i tuoi sentimenti, proiettando davanti a te il tuo più grande desiderio di quel momento.

Il mio augurio per te di questa settimana è questo, ti auguro di imparare a decidere per la tua felicità e il successo dei tuoi progetti privati e professionali!

Sempre la parola giusta e…Personalità!

Io sono fatto così!
Non ci posso fare niente! Questa è la mia personalità!

ESATTO e deve essere espressa quando parli in pubblico. Scopri perché e come motivo voglio attirare la tua attenzione su un aspetto sicuramento meno tecnico di quelli che generalmente condivido, ma fondamentale per la tua performance in pubblico perché si tratta di una di quelle cose che ti appartiene in modo intrinseco, su cui puoi lavorare sicuramente e che porti sempre con te, ti precede e ti insegue: sto parlando della Personalità!

L’obiettivo dello speaker, oltre naturalmente a quello di trasmettere efficacemente i contenuti che espone, è quello di risultare brillante in una performance davanti ai propri interlocutori.

Quindi adesso ti chiedo di concedermi questi preziosi momenti della tua attenzione per ragionare insieme su quali sono dunque i fondamentali requisiti affinché tu riesca a risultare brillante agli occhi del tuo pubblico

Eccoli:
· Personalità
· Humor
· Entusiasmo

Per poter contare sulla personalità durante un discorso in pubblico è in primo luogo fondamentale averne consapevolezza e sapere su quali aspetti del nostro carattere possiamo investire. E’ importante esprimersi davanti al pubblico con naturalezza e disinvoltura come se ti trovassi in un ambiente a te familiare, questo rende più efficace l’esposizione dei contenuti in quanto si superano eventuali barriere tra lo speaker e l’uditorio.
La distanza tra lo speaker e il pubblico può rappresentare un serio ostacolo alla riuscita dell’esposizione in quanto rende poco partecipativo il pubblico e di conseguenza poco vivace l’intera situazione.

Anche lo humor è un aspetto che può fare la differenza nella relazione con l’uditorio se utilizzato con moderazione e solo quando si è sicuri di averlo!

Suggerimenti:

· Ricorri all’umorismo solo se è un aspetto che ti appartiene davvero, se non fa per te meglio evitare e puntare su altri aspetti del tuo carattere;
· Utilizza il tuo humor in maniera spontanea se e quando le situazioni ne creino l’opportunità;
· Se il programma da presentare prevede un aneddoto umoristico è fondamentale che questo sia collocato all’interno di un contesto logico per rafforzarne il messaggio;
· Evitare di inaugurare la presentazione con una battuta umoristica, è importante che l’incipit si concentri sull’obiettivo.
Nella fase di apertura il pubblico potrebbe non essere pronto, tieni sempre ben presente che nei primi secondi l’uditorio si sta costruendo un’idea di te, è in quel momento che stiamo definendo la nostra credibilità professionale e l’atmosfera non è ancora così disinibita da poter coinvolgere il pubblico con battute.

L’entusiasmo è uno strumento con un potenziale molto decisivo: è l’autentica forza della comunicazione. L’entusiasmo è la capacità di trasmettere ai tuo interlocutori la convinzione in ciò che stai comunicando. L’entusiasmo è ricco di energia che, declinandosi in gesti, toni di voce, contatto visivo, conferisce una forza incredibile al messaggio e si trasforma in energia mentale.
L’entusiasmo può essere ad una sola condizione: che realmente crediamo in ciò che stiamo facendo, questo è l’unico requisito richiesto per realizzarne l’efficacia.

Adesso che ti ho dato qualche spunto per riflettere sul tuo carattere, fai un salto qui per vedere cosa ti aspetta se vuoi che le tue performance nella Comunicazione siano eccellenti!

Le 10 cose da non far dire alla tua bocca

Mentre ripercorro un articolo di Forbes di qualche tempo fa sulle cose da non far dire al tuo corpo, rifletto su quella che da sempre è la mia linea d’azione e che è all’origine dell’hashtag #semprelaparolagiusta … e mi rendo conto che sarebbe davvero il caso di fare un decalogo delle cose da non far dire alla nostra bocca per rendere più efficace la nostra comunicazione.

Prendi nota perché qui si entra nel merito dei tuoi discorsi!
10 cose da non far dire…alla tua bocca!

  1. Non esprimerti a suon di negatività! Per quanto possa essere giusta la causa, non è mai una buona idea trasmettere all’interlocutore un messaggio utilizzando toni, parole, atteggiamenti che richiamino la negatività.
  2. Conta le volte in cui citi te stesso! Hai mai notato quante volte dici la parola “io” all’interno di una conversazione? Per descrivere il tuo stato d’animo, per mettere in luce i tuoi meriti, per raccontare esperienze che reputi fondamentali da raccontare? Ricorda che in ogni persona c’è un “io” e l’interlocutore potrebbe essere infastidito, o anche offeso, da un eccesso di egocentrismo a scapito del confronto con l’altro.
  3. Chiudi la bocca ogni tanto! Metti in atto uno dei più preziosi strumenti di comunicazione: l’ascolto. Entra in empatia con l’altro, con un pubblico, con chi ti sta davanti. Solo concedendoti momenti di ascolto attivo potrai davvero intraprendere una conversazione alla pari ed efficace in termini di Comunicazione!
  4. Non avere fretta di nominare i tuoi difetti! Proprio così. Non si tratta di nascondere o omettere, si tratta semplicemente di concentrarsi sulle proprie virtù per comunicare il meglio di sé agli altri, sia attraverso le parole che attraverso i comportamenti.
  5. Non tirare in ballo persone che non sono presenti e non possono difendersi né produrre argomentazioni. Ci sarà un momento per offrire loro la possibilità di spiegarsi.
  6. Non nasconderti dietro la comunicazione scritta per dare sfogo all’orco che c’è in te! Questo fenomeno ha preso piede in particolare con l’avvento dei social, dove tutti, anche gli insospettabili, si sono sentiti investiti del potere di esprimersi su tutto sentendosi protetti da un’esposizione meno diretta (ma molto più massiva ahiloro!)
  7. Non parlare male degli altri per supportare le tue tesi. Se le tue argomentazioni sono convincenti, i contenuti validi e le tue capacità oratorie eccellenti, non hai bisogno di servirti delle debolezze dei tuoi competitor, in qualunque ambito.
  8. Non perdere mai di vista il contesto. Affinché tutto ciò che dici sia congruo, coerente e funzionale chiediti sempre se è in una giusta relazione con il contesto. Il significato delle parole, dei toni, dei movimenti ha ragione d’essere se legato al contesto.
  9. Non esagerare con le citazioni! Dai mettici qualcosa di tuo! Poi se un personaggio autorevole ci ha già messo lo zampino tanto meglio, ma non puoi tenere un discorso saltando da una citazione all’altra!
  10. Rispetta sempre, attraverso le parole, chi hai di fronte. Non sai chi sia, che storia abbia, cosa stia provando in quel momento. Sai solo che è lì per te, davanti a te e ti sta ascoltando: preoccupati sempre che le parole che usi non siano offensive nei confronti di nessuno.

Hai preso nota di tutto?
Sei pronto per fare un giro in un mondo più vasto?
Non posso svelarti tutti i segreti della Comunicazione se non sai usare #semprelaparolagiusta!

Corri a leggere qui!

La riprova sociale di Robert Cialdini nelle dinamiche social

La riprova sociale è uno dei valori su cui principalmente si basano le dinamiche social e consiste nello scoprire cosa gli altri considerano giusto/cool/ adatto, per aderire a una sorta di consenso generale che genera approvazione, riconoscimento, appartenenza.

Sulla base di questo principio sono cresciuti in particolare alcuni canali social come Facebook e a seguire Instagram, contenitori di immagini e parole capaci di orientare il sentire comune al punto da influenzare alcuni processi decisionali.

Le novità introdotte da Instagram, e non ancora visibili da tutti, vanno a minare il potere di questo principio in quanto gli utenti non potranno vedere il numero dei like che il post seguito ha ricevuto stravolgendo totalmente quello che fino a oggi è stato un potente strumento di condizionamento del consenso.

Cosa pensano gli altri dell’influencer che seguo?
E l’influencer stesso da chi si fa guidare?

Decade così, o si indebolisce molto, in un giorno come tanti, l’applicazione del principio di riprova sociale su Instagram, il social che per eccellenza ha fornito terreno fertile a tutti coloro che desideravano lanciare tendenze, nuovi mood, community. Lo faranno ancora, ma verranno valutati secondo la coscienza dei singoli.

Instagram si svincola dalla rete dei condizionamenti e inaugura un nuovo modello conversazionale one to one in cui l’operato di altri si affievolisce sempre di più.

In attesa di conoscere tutti i dettagli delle Armi della Persuasione di Cialdini è bene che tu abbia un’idea mooooolto chiara di cosa significhi comunicare in funzione degli ambienti e delle situazioni.

La scorsa settimana ti ho anticipato gli importanti cambiamenti che investiranno il regno di Instagram ( se hai perso l’articolo devi assolutamente correre a leggerlo qui) modificando in maniera sostanziale il ruolo dei follower nella costruzione della brand reputation degli influencer.

Ho avuto così modo di anticiparti uno dei più importanti elaborati di Robert Cialdini “Le armi della Persuasione” all’interno del quale è riportata una della tematiche centrali sulle quali è costruito gran parte del motore dei social network: la riprova sociale.

Partiamo dall’inizio.
Robert Cialdini è uno psicologo particolarmente interessato allo studio del processo di Persuasione.

Dopo aver maturato una lunga esperienza nel mondo della vendita, mettendo se stesso per primo al centro di uno studio, ha eleborato un modello secondo il quale è possibile raggruppare tutte le tecniche persuasive in 6 categorie di partenza:

  • Reciprocità
  • Impegno e Coerenza
  • Riprova sociale
  • Simpatia e bellezza
  • Autorità
  • Scarsità

A questa si aggiunge anche il principio del contrasto anche se negli ultimi anni è stato messo in un piano secondario rispetto ai precedenti .

Nelle prossime occasioni andremo ad analizzare le 5 categorie restanti, perché oggi voglio parlarti della terza: la riprova sociale.

Ti aspetto qui!