Come diventare un problem solver in 5 step!

Se è vero che il Problem Solving è stata una competenza a lungo sottovalutata è altrettanto vero che negli ultimi anni sta emergendo sempre di più la sua importanza e dunque l’urgenza che venga percepita come una competenza da sviluppare e non come un talento naturale da mettere in atto nei
momenti di difficoltà.
Nella parola solving sono infatti racchiuse competenze che richiamano sicuramente il concetto di urgenza, tempistiche non sempre sufficienti, ma questo non può certamente sconfinare nell’approssimazione o nei poteri per l’appunto di un talento.
Per comprendere al meglio il problem solving e analizzarlo come strumento nella complessità della sua struttura ho preso spunto da un approfondimento di Eddie Kennedy che suddivide il Problem Solving in 5 step partendo dal presupposto che i punti di partenza su cui impostare il lavoro siano: il perché, il come e il che cosa, in relazione al problema.

Voglio ora ripercorrere i 5 step e condividere con te questa analisi.
Step 1: capire il motivo per cui dovrei occuparmi di un determinato problema. Inizia dunque così: prova a scandagliare la questione in cui devi imbatterti e che interessa anche i tuoi interlocutori. Racconta i dettagli, chiari, numerabili: se devi raccontare una perdita di denaro, o una spesa, non definirla scarsa o tanta, ma parla di numeri, percentuali, risultati. In questa fase non c’è spazio per le soluzioni, qui si analizza il problema senza azzardare previsioni o anticipazioni.

Step 2: isola l’obiettivo. Individua qual è, quali sono le sue caratteristiche, dove vuoi che sia collocato. L’obiettivo deve al momento puntare a un risultato e non alla soluzione finale, deve essere misurabile e ben identificabile. Passiamo all’esempio: “migliorare il sistema di sorveglianza” è un obiettivo non quantificabile. “Aumentare il personale di sorveglianza di 1 risorsa, incrementare l’illuminazione coprendo anche la zona B” è un obiettivo misurabile.

Step 3: come posso risolvere il problema. Qui è necessario lavorare sulla ricerca delle soluzioni. Si inizia analizzando il problema e i suoi dintorni, si cerca di capire se ci sono dei precedenti a cui fare riferimento e le cui soluzioni possano essere adattate, o d’ispirazione, al nuovo problema.
Importante: se usi lo strumento del brainstorming per fare questa analisi è importante che ci sia un moderatore e che vengano gestiti i tempi e le modalità di esecuzione. Invita i tuoi interlocutori a pensare ed esprimersi liberamente, senza limitazioni. Quando avrai individuato delle possibili soluzioni ti consiglio di inserirle in un diagramma ad albero, questo è utile per organizzare i tuoi obiettivi e la strategia per raggiungerli. Quando avrai scritto ogni singolo obiettivo dal centro partiranno ramificazioni sulle quali potrai scrivere come conseguirlo.

Step 4: siamo nella fase della risoluzione. Qual è tra quelle contemplate la soluzione al problema? In questa fase può aiutare la rappresentazione attraverso un grafico, in cui compaiono sull’asse verticale la voce “impatto” e sull’asse orizzontale la voce “impegno”, da qui puoi iniziare l’elenco di tutte le potenziali soluzioni.

Con tutta probabilità, il tuo lavoro si concentrerà principalmente sulle soluzioni ad alto impatto e impegno elevato. Le soluzioni che hanno un impatto elevato e richiedono poco sforzo sono classificate come risultati rapidi e sono ottime per nutrire la fiducia delle parti interessate. Le soluzioni a basso impatto e scarso impegno devono avere priorità inferiore ed essere prese in considerazione solo quando avanza tempo. Quelle a basso impatto e impegno elevato probabilmente non valgono la pena di essere tentate.”

Step 5: è arrivato il momento dell’azione, è necessario dunque preparare un piano di lavoro semplice per risolvere il problema in questione. Gli strumenti qui possono essere molteplici e dunque a discrezione dell’esecutore. Importante: andare dritto al focus senza disperdere le energie e le risorse a disposizione in dettagli inutili. L’attività messa in atto va monitorata attraverso un apposito strumento che può essere dal più sofisticato a un semplice foglio di lavoro che consenta quanto meno di suddividere le attività e gestire le tempistiche.
Domanda:come posso passare all’azione?
Prepara un piano semplice per risolvere il problema, evitando dettagli inutili. Puoi utilizzare uno strumento per monitorare le azioni, che può essere un foglio di lavoro in cui suddividere le attività in base a chi le deve svolgere e alla tempistica. In questa fase è fondamentale inoltre definire le responsabilità e le scadenze. Fondamentale anche la capacità di condivisione con un eventuale gruppo, sia dello strumento di monitoraggio che delle singole azioni da riesaminare periodicamente, e la responsabilità delle scadenze.

Bene allora ti invito a seguire questa piccola procedura per allenare le tue abilità di problem solver e farle emancipare in competenze.

Occhio alle soluzioni affrettate, sono quasi sempre destinate al fallimento.
Applica questo format e sarà più facile impostare la struttura del Problem Solving.

Le 5 cose che le persone comuni non sanno dei ricchi

Di recente mi sono imbattuto in un interessante articolo di approfondimento che riguarda la percezione che le persone comuni hanno dei ricchi.
In particolare la riflessione proposta verte sugli elementi che le persone comuni non capiscono dei ricchi.
Per colmare questa lacuna il Business Insider ha pubblicato una lista delle caratteristiche dei ricchi che sono poco, o per nulla note, al resto della popolazione mondiale.
Partiamo dal primo aspetto messo in evidenza, che sicuramente in molti non si aspettano: la tranquillità. Diversamente da quello che si è soliti pensare il concetto di tranquillità non compare nella lista delle priorità dei ricchi, al contrario infatti rappresenta piuttosto un elemento di pericolo in quanto associato a tutti i limiti e rischi della comfort zone. La tranquillità infatti è una prerogativa della classe media, le persone molto ricche imparano sin dall’infanzia che è il principale rischio per la tutela del patrimonio. Pertanto un punto di forza delle persone di successo è la consapevolezza che per diventare ricchi navigheranno a lungo nel mare della precarietà, allo stesso tempo però svilupperanno e matureranno le abilità necessarie per affrontare le difficoltà e godere dei risultati raggiunti.
Un secondo elemento riguarda invece l’idea di futuro. Chi ha costruito la proprio ricchezza da sé è spontaneamente orientato al futuro, è scientificamente provato invece che le persone rivolte al passato, convinte che i tempi migliori siano già trascorsi, siano inclini alla tristezza e nei casi più seri alla depressione, non hanno fiducia nel presente, non hanno slancio e progettualità verso il futuro e di conseguenza hanno scarse possibilità di cambiare la propria vita migliorandola.
La terza caratteristica analizzata è la fiducia in se stessi. Il pregiudizio ha spesso prodotto un’immagine dei ricchi come persone fortunate che hanno trovato tutto pronto, ma chi ha costruito la propria ricchezza da solo invece sa bene che la strada da percorrere è impegnativa e che ci sono delle abilità e competenza che vanno continuamente alimentate e poi messe alla prova. La fiducia in se stessi nell’esercizio di queste abilità è fondamentale, e lo è anche per affrontare le conseguenze di un possibile errore, rischio peraltro elevatissimo e frequente dato che parliamo di persone che tendono ad esporsi molto.
Quarto elemento: la libertà. Che il denaro e i beni in generale offrano maggiori opportunità di scegliere liberamente per la propria vita non è certo una novità. Si possono scegliere attività stimolanti, lasciarsi alle spalle impieghi logoranti, accedere alla migliore istruzione, usufruire della più qualificata ed efficiente sanità.
Quinto ed ultimo elemento: la scelta di persone simili nella propria cerchia di amicizie. Spesso le persone con importanti possibilità economiche vengono criticate per il fatto di appartenere a circoli chiusi. In verità il meccanismo di scelta delle persone da frequentare è piuttosto simili a quello di chiunque altro: ci si sceglie per somiglianza perché si pensa che avendo importanti interessi in comune si possa imparare l’uno dall’altro e alimentare la propria consapevolezza e crescita.
Avevi mai considerato questi aspetti?
Qual è la tua idea in merito?

L’apologia dei titani:Amazon, Apple, Facebook, Google testimoniano al Congresso.

Nel post della scorsa settimana (se lo hai perso clicca qui prima di proseguire) abbiamo ripercorso la seduta del 29 luglio al Congresso, in cui l’antitrust chiede formalmente delucidazioni ai 4 titani, i CEO di Amazon, Apple, Facebook, Google, in merito alle loro politiche economiche in particolare nei confronti della concorrenza.

Le singole argomentazioni difensive dei 4 sono state dettagliatamente riportate sul sito web del Comitato Giudiziario delle Camera.
Tim Cook, Sundar Pichai, Jeff Bezos e Mark Zuckerberg hanno esposto le loro motivazioni per difendersi dall’accusa di aver danneggiato i consumatori e soffocato la concorrenza con le loro azioni.

Ascoltando loro testimonianze è possibile individuare alcuni elementi chiave, nello stile di comunicazione e nei contenuti, utilizzati come argomentazioni e punti di forza delle loro dichiarazioni difensive.

La sobrietà linguistica.
L’estrema sobrietà dei loro stili comunicativi. Diretti, lineari, senza ridondanze linguistiche.

Il patriottismo.
Tutti si appellano al valore del patriottismo americano, sottolineando piuttosto i vantaggi che i loro servizi arrecano al popolo dei consumatori e alle piccole imprese.

La concorrenza.
Secondo le affermazioni dei 4 CEO è tutt’altro che facile gestirla e che il loro successo su di essa non è affatto scontato né tanto meno garantito. Addirittura Jeff Bezos ribadisce che le attività di Amazon rappresentano meno del 4% del mercato al dettaglio generale e che non è affatto facile, nonostante il dominio del colosso dell’e-commerce, affrontare concorrenti come Walmart e Target che offrono servizi sui quali Amazon non può competere con loro.

Le vendite online di Walmart sono cresciute del 74% nel primo trimestre. E i clienti si affollano sempre più verso i servizi inventati da altri negozi che Amazon non riesce ancora a eguagliare su scala di altre grandi aziende, come il ritiro sul marciapiede e i resi in negozio

Anche Tim Cook di Apple a tale proposito:
Il mercato degli smartphone è estremamente competitivo e aziende come Samsung, LG, Huawei e Google hanno creato business di smartphone di grande successo offrendo approcci diversi.
Apple non ha una quota di mercato dominante in nessun mercato in cui operiamo. Questo non è vero solo per iPhone; è vero per qualsiasi categoria di prodotti.”.

I prodotti offerti sono utili e apprezzati

Tutti e 4 riportano il grado di apprezzamento dei loro prodotti e rivendicano il fatto che nessuno di questi abbia il potere di danneggiare né consumatori né imprese. Zuckerberg osserva che i servizi di Facebook aiutano molte aziende ad entrare in contatto con i clienti, per poi supportare questi ultimi nel rimanere in contatto con le aziende e i brand di loro interesse.

La creazione di nuovi posti di lavoro.
In particolare Amazon, che di recente si è dovuto difendere da accuse relative al trattamento nei riguardi dei suoi dipendenti , sottolinea gli investimenti nel campo della formazione dei propri dipendenti, 700 milioni di dollari, e il fatto che siano ben pagati.
Bezos inoltre aggiunge che i suoi investimenti hanno creato circa 700.000 posti di lavoro indiretti in settori come l’edilizia per esempio.

Gli investimenti mantengono la tecnologia americana competitiva.
La parola a Sundar Pichai di Google, il quale mette in evidenza come in un momento in cui l’America si confronta con il mercato sempre più in crescita della Cina nel panorama tecnologico internazionale, gli investimenti di Google consentono agli Stati Uniti di mantenere il proprio vantaggio:

Ogni anno siamo tra i maggiori investitori mondiali in ricerca e sviluppo. Alla fine del 2019, la nostra spesa in ricerca e sviluppo è aumentata di quasi 10 volte in 10 anni, da $ 2,8 miliardi a $ 26 miliardi. Abbiamo investito oltre $ 90 miliardi negli ultimi 5 anni”.

Questi investimenti consentono agli Usa di consolidare la propria posizione di leader globali nelle tecnologie emergenti.

La versione video di questa seduta è qui!

L’attacco ai titani: Amazon, Apple, Facebook, Google accusati dal Congresso.

Mercoledì 29 Luglio ha avuto luogo una delle più importanti sedute di supervisione tecnologica degli ultimi anni. A partire infatti da una lunga indagine antitrust che ha prodotto volumi di documenti che superano il milione ed analizzato centinaia di ore di interviste, 4 titani dell’economia mondiale sono stati chiamati a difendersi di fronte al Congresso degli Stati Uniti d’America.
Sapete già chi sono i protagonisti di questa vicenda vero?

Tim Cook di Apple, Jeff Bezos di Amazon, Mark Zuckerberg di Facebook, Sundar Pichai di Google, i 4 CEO più noti del mondo.
Obiettivo del loro intervento: dimostrare che le loro attività commerciali non equivalgono a monopoli anticoncorrenziali.

I 4 CEO hanno declamato le loro arringhe sostenendo che le loro aziende attualmente stanno fornendo prodotti vantaggiosi in un quadro mondiale fortemente concorrenziale. Secondo le argomentazione addotte dai 4 la loro vasta scala semplicemente migliora l’efficacia del servizio che offrono.

Le loro tesi e testimonianze però non hanno particolarmente convinto i membri del Congresso, i quali hanno messo in dubbio diversi punti della difesa.

Sin dall’inizio della seduta, in apertura, il presidente della sottocommissione antitrust, David Cicilline ha messo in evidenza l’eccessivo potere e l’influenza esercitata dalle 4 più grandi società tecnologiche americane, sostenendo che:

“ … poichè queste aziende sono così centrali nella nostra vita attuale, le loro pratiche e decisioni commerciali hanno un effetto fuori misura sulla nostra economia e sulla nostra democrazia. Ogni singola azione di una di queste aziende può interessare centinaia di milioni di noi in modo molto profondo e duraturo.”

Un’apertura che non lascia spazio al dubbio: l’eccessivo potere di Amazon, Apple, Facebook, Google, rappresenta un pericolo per l’economia e la democrazia.

Non meno potente il corpo del discorso dello stesso Cicilline che ha messo in evidenza l’elemento che accomuna le 4 strategie delle società: ognuna di esse rappresenta un collo di bottiglia per uno specifico “canale chiave” di distribuzione, ognuna di esse utilizza i dati e le misure di sicurezza di altre società per acquisire informazioni stroncando la potenziale concorrenza.

Tutte le piattaforme, secondo l’incisiva arringadi Cicilline, abuserebbero del loro controllo sulle tecnologie attuali per incrementare il loro potere.

Dettano le condizioni, ribaltano le dinamiche di interi settori, […] rappresentano quasi il potere di un governo privato”.
Un corpo del discorso così severo non poteva che condurre a una chiusura tagliente:
“ … i nostri fondatori non si inchinerebbero davanti a un re, né dovremmo inchinarci noi davanti agli imperatori dell’economia online.”

Più conciliante l’intervento di James Sensenbrenner, membro del Congresso da oltre 40 anni, che ha affermato: “essere dei grandi non è necessariamente negativo, anzi direi piuttosto il contrario” .
L’apertura lascia spazio a un confronto meno inquisitorio rispetto a Cecilline, le argomentazioni sottolineano come negli Stati Uniti il successo sia un valore da sempre incoraggiato e premiato, ma, il veterano del Congresso non tralascia il punto centrale del dibattito e si avvia a una chiusura pronta ad accogliere le risposte dei quattro interessati: “ siamo qui per comprendere meglio i ruoli che le vostre aziende occupano nel mercato digitale, e soprattutto l’effetto che essi sortiscono sui consumatori e sul pubblico in generale.”

L’udienza è stata qui interrotta per lasciare spazio alle pratiche di igienizzazione anti covid, dopo un’ora i 4 testimoni erano in videocall al giuramento.

Nel prossimo post entrerò nel merito delle loro argomentazioni e soprattutto delle loro interessanti modalità di Comunicazione ad alto impatto: tempo poco e un obiettivo che riguarda più o meno le sorti dell’economia globale.

Il successo è nella consapevolezza

Dopo aver analizzato i 7 principi che definiscono la cultura aziendale (non ne sai nulla? Clicca subito qui!) oggi gli elementi che la influenzano.
Avere la consapevolezza piena della cultura della propria azienda, studio professionale o laboratorio, come già dicevamo la scorsa volta, significa sapere con lucidità e velocità le azioni da compiere nel momento in cui si decide di intraprendere un cambiamento e in cui si è coinvolti da esso.
Non esistono soluzioni valide per tutti, non ci sono formule standard, ci sono delle strategie sicuramente ma il tutto va declinato in funzione della storia dell’azienda e di altri elementi che a breve vedremo nello specifico.

A mano a mano che leggerai questi elementi chiediti quale sia il tuo livello di conoscenza del tuo contesto di lavoro, anche se l’azienda non fosse tua il tuo ruolo potrebbe comunque risultare determinante e il tuo contributo fare la differenza.

Ciò che contribuisce alla costruzione della cultura aziendale e ne influenza l’andamento può essere così identificato:

  • La storia. Qualcuno la chiama anche “il sogno dell’imprenditore”. Come è nata la tua impresa, piccola o grande che sia? L’hai creata tu dal nulla? L’hai ereditata? È il risultato di una fusione o acquisizione? Che si tratti di un’azienda medio – grande o di un piccolo negozio non fa differenza: la storia scorre nelle vene della tua attività ed emergerà nei momenti più importanti. Tutto inizia dal sogno dell’imprenditore.

 

  • La proprietà: di che tipo di impresa stiamo parlando? Una gestione familiare? Un’attività imprenditoriale più complessa? Un’associazione o cooperativa? O lavori presso un’istituzione? Ognuna di queste tipologie determina la tipologia di azione da intraprendere.

 

  • Le dimensioni dell’ambiente: si opera a livello locale, regionale, nazionale o globale? È fondamentale per ragionare sulla preparazione al cambiamento.

 

  • La missione: parliamo di utili, valore/prezzo, beneficenza, crescita.

 

  • Le risorse: che persone operano al suo interno? Che attività svolgono e in che ruolo? Titolo di studio?
    Modalità di gestione: troppo controllante? Basata su assunzioni e licenziamenti? Sull’acquisizione di soci?

 

  • Livello tecnologico: quanto è digitalizzata e tecnologica l’organizzazione di cui stiamo parlando? E che peso ha il livello di tecnologie nella gestione del cambiamento?

Ignorare questi elementi, così come sottovalutarli, è rischioso e sciocco.

Ogni azienda porterà a un risultato diverso nella combinazione di questi elementi. Dunque il programma di cambiamento deve tenere presente questo presupposto per conseguire risultati di successo.

Una volta raggiunto il risultato va raccontato, comunicato, nelle modalità che ti propongo da tempo!

Non ti è ancora chiaro cosa significa comunicare ad alto impatto?
Ho le indicazioni che ti servono, basta cliccare qui!

Conosci la cultura della tua organizzazione?

Quanto conosci la cultura della tua organizzazione del tuo studio professionale o laboratorio?

Il dettaglio che ti chiedo non è cosa da niente e soprattutto è un passaggio fondamentale del processo che dal cambiamento ti porterà al successo.
Quello che ti chiedo di fare oggi e di analizzare punto per punto gli elementi che prenderemo in esame perché ti aiuteranno a capire alcuni aspetti della tua organizzazione, se non direttamente tua quella comunque di cui fai parte, che potresti aver pericolosamente sottovalutato.

Partiamo dall’inizio: che cosa si intende per cultura aziendale o organizzativa?
La cultura aziendale comprende 3 elementi imprescindibili:

  1. Le modalità d’azione, ovvero il modo in cui si fanno le cose
  2. Ciò che può essere ritenuto accettabile e ciò che non lo è
  3. Le norme che regolano il comportamento. Queste possono essere esplicite o sottintese.

Conoscere questi 3 aspetti è fondamentale per predisporsi al cambiamento e capire come attuarlo nel modo più costruttivo e proficuo possibile.

Sono certo che leggendo ciò che segue resterai basita/o per non aver mai pensato ad alcuni dettagli che hai tutti i giorni, e spesso tutto il giorno, sotto al naso, ma a cui non hai mai dato il giusto peso.

Ecco alcuni indicatori della cultura di un’organizzazione:

  • La tipologia di attività: all’interno dell’organizzazione si svolge un lavoro prevalentemente tecnico? Siamo in uno spazio creativo? Si svolgono attività intellettuali? Manuali?
  • La modalità in cui le attività si svolgono: cosa si fa nel concreto? Che tipo di turnazioni o orari si seguono? C’è una parte di dipendenti soggetta a frequenti trasferte? Ci sono sedi all’estero per cui può essere previsto il trasferimento dei dipendenti?
  • Qual è il dress code aziendale? Come si veste chi lavora in quell’ambiente? Vige un mood serioso e molto classico? Risultano fuori contesto colori molto accesi? È un ambiente informale e creativo? È richiesta la divisa?
  • Qual è l’atteggiamento prevalente? In altre parole si potrebbe tradurre: che aria tira? Si respira competitività, lassismo, tendenza alla delega? È un ambiente in generale collaborativo in cui vige la condivisione di obiettivi e di procedure?
  • Come sono distribuiti e disposti gli spazi interni: le postazioni sono in un open space? Le stanze sono piccole con 2 – 3 scrivanie al massimo?
  • Com’è l’edificio che ospita l’azienda? Parliamo di un palazzo d’epoca? Di un seminterrato adibito a spazio creativo? Di un appartamento in un condominio al centro città?

Ecco qualche spunto su cui lavorare, soffermati su ognuno e condividi in questo spazio blog o sul canale social le tue considerazioni.

Dopo aver riflettuto su questi aspetti rispondi a questa domanda: sono in grado di comunicare gli aspetti incisivi della mia cultura aziendale efficacemente e in breve tempo?

Sai bene di cosa parlo, chiarisciti le idee qui!

Il successo quasi mai è casuale: 7 principi per renderlo possibile

Nel precedente post, che ti invito a rileggere o leggere per la prima volta cliccando qui, ti ho anticipato i 7 principi validi e necessari affinché l’esito di un cambiamento sia il successo.

Il cambiamento il più delle volte è un fenomeno inevitabile e agisce ancor prima che chi ne è investito ne abbia consapelezza.

In generale per sua natura è dotato di una certa imprevedibilità, ma se contestualizzato nelle organizzazioni è bene che manager, imprenditori, professionisti, consulenti si facciano trovare pronti e ne studino la struttura in modo da poter agire tempestivamente e con competenza alle prime avvisaglie della sua manifestazione.

Riprendiamo i 7 principi chiave:

Vision condivisa
Conoscenza profonda e dettagliata dell’azienda
Allineamento culturale
Comunicazione
Aiuto di un esperto esterno se necessario
Una leadership significativa
La partecipazione e il consenso di tutti i soggetti interessati dal fenomeno in atto.

Vision condivisa
Tutti i componenti di un’organizzazione devono avere ben chiara la direzione verso la quale il cambiamento condurrà l’organizzazione. Non solo è importante che il cambiamento venga ben definito e che tutti ne comprendano il significato, ma è anche fondamentale che questo cambiamento abbia senso per tutti. Diversamente il successo costituirà un miraggio sempre più irraggiungibile.

Conoscenza profonda e dettagliata dell’azienda
Quali sono le caratteristiche principali dell’azienda? Qual è la sua storia? Quali sono gli aspetti su cui bisogna concentrarsi maggiormente? Quali è pericoloso sottovalutare? Queste domande devono costituire il vademecum durante la gestione di un cambiamento. Rispondere con criterio e capacità di analisi significa porre le basi per il successo.

Allineamento culturale
Se si vuole arrivare dritti al successo bisogna fare in modo che il cambiamento sia introdotto attraverso modalità simili a come vengono solitamente fatte le cose in azienda, tranne nel caso in cui il cambiamento investa proprio queste modalità.

Comunicazione
Qui potrei scrivere un manuale su come comunicare il cambiamento nel modo giusto e alle persone giuste. L’argomento è stato affrontato in questo post, clicca per approfondire!

Aiuto di un esperto
Per esser certi che la direzione intrapresa sia quella del successo è necessario verificare l’efficacia delle metodologie e degli strumenti utilizzati. Se nel corso di questo processo ci si rende conto di non avere a disposizione tutto il set di competenze necessario, bisogna ricorrere all’aiuto di un esperto esterno, sia esso concepito in termini consulenziali, di body rental, coaching, etc.

Leadership forte
Una leadership significativa, è alla base del processo di cambiamento finalizzato al successo. Deve infatti essere in grado di sostenere e traghettare tutti i componenti dell’organizzazione verso un nuovo stadio raggiungendo risultati di successo. Questa persona deve concentrarsi esclusivamente su questa missione , deve avere autorevolezza e un elevato livello di credibilità per poter guidare tutti.

Partecipazione/consenso di tutti i soggetti coinvolti
Il consenso è una conditio sine qua non. Non si può raggiungere un obiettivo di successo se ci sono risorse che stanno andando contro il senso di marcia o che non hanno il giusto livello di motivazione e convinzione nel raggiungimento dell’obiettivo aziendale. Parlo qui di tutti i soggetti interessati: dirigenti, capi, dipendenti, proprietari, finanziatori.

L’obiettivo finale è il successo e la combinazione, strutturata, di questi 7 principi è l’unica modalità di intervento per il conseguimento di questo importante traguardo.

La tua storia aziendale, il tuo percorso dal cambiamento al successo potrebbe essere utile ad altri e uno spunto di analisi e confronto per altri lettori.
Condividila nei commenti al post sul blog o sui social.

Per approfondire le mie tematiche il link lo conosci già… oppure no?
Clicca subito qui!

Il cambiamento: le condizioni per il successo

Dopo aver analizzato le possibili reazioni al cambiamento (corri subito a leggere se hai perso il post) andiamo oggi nella direzione del successo, o meglio, analizziamo le condizioni affinché un cambiamento si avvicini il più possibile agli obiettivi desiderati.

Tutti i grandi esperti che si sono avventurati nello studio del cambiamento come fenomeno organizzativo hanno sottolineato una serie di elementi che accompagnano questo processo, vediamoli subito insieme:

  • Partiamo da un presupposto forse poco incoraggiante ma veritiero: il cambiamento è molto difficile;
  • Le difficoltà correlate al processo di cambiamento aumentano progressivamente a mano a mano che si va avanti;
  • Se il cambiamento in atto, o desiderato, ha poche cose in comune con la cultura dell’azienda, il suo successo è meno probabile.
  • Per sopperire alla scarsa possibilità di successo bisognerà lavorare molto sodo;
  • È necessario che all’interno dell’organizzazione emerga, o venga individuata, una figura di supporto con una leadership significativa;
  • Fondamentale formare un team dedicato alla realizzazione, nonché alla gestione, del cambiamento;
  • All’interno di un processo così importante e complesso è necessario curare ogni minimo aspetto della Comunicazione.

Immagina l’importanza strategica della Comunicazione ad Alto Impatto in un simile contesto: la capacità di essere autorevoli e affidabili è uno strumento potentissimo per gestire le relazioni in azienda nel corso di un fenomeno della portata di un cambiamento organizzativo.

Per essere certo che il tuo programma di cambiamento funzioni e porti al successo tieni bene a mente 7 principi chiave, che sono:

  1. Vision condivisa
  2. Conoscenza profonda e dettagliata dell’azienda
  3. Allineamento culturale
  4. Comunicazione
  5. Aiuto di un esperto esterno se necessario
  6. Una leadership significativa
  7. La partecipazione e il consenso di tutti i soggetti interessati dal fenomeno in atto.

Nel prossimo post entreremo nel dettaglio dei 7 principi,nel frattempo allena le tue capacità in tema di Comunicazione ad Alto Impatto perché se c’è un cosa che durante un cambiamento non puoi permetterti di perdere è proprio il tempo e l’interesse di chi ti ascolta.

Approfondisci qui l’argomento e scrivimi se vuoi info aggiuntive!

Comunicare un cambiamento: le possibili reazioni

Se c’è una cosa su cui ormai non hai sicuramente più dubbi è che il cambiamento è un passaggio complesso, in generale, ma ancor di più in una organizzazione.

La comunicazione di un cambiamento mantiene questa complessità soprattutto perché coinvolge le persone e sappiamo bene che il genere umano è quanto più eterogeneo e diversificato possibile.

Le persone reagiscono in modo diverso al cambiamento, questo dipende sia dal bagaglio culturale che hanno alle proprie spalle e che influenza molto la percezione del cambiamento, sia dalle circostanze personali e di contesto in cui il cambiamento si verifica.

Solitamente si tende a concentrare il focus su chi si oppone al cambiamento, ma attenzione, apri bene la testa: anche coloro che sono a favore del cambiamento richiedono di essere gestiti, questa è una delle condizioni del successo di un cambiamento.

Adesso però li analizziamo entrambi, quelli che alla Comunicazione di un cambiamento reagiscono male e quelli che manifestano una reazione positiva.
Ti sarà ancora più chiara a quel punto la necessità di utilizzare bene la Comunicazione e saper gestire i suoi tempi per convincere i tuoi interlocutori.

Analizziamo le reazioni e nel mentre rifletti sul potere di saper comunicare ad alto impatto un argomento così importante!

Partiamo dai negativi …perché le persone reagiscono negativamente al cambiamento?

Tanti, spiegabili e meno spiegabili motivi:
– Non riescono a individuare un valido motivo per cambiare
– Sono troppo impegnate per dedicarsi al cambiamento con attenzione e impegno
– Si sentono minacciate dal cambiamento
– Sono realmente minacciate dal cambiamento
-Prendono a priori una posizione avversa al cambiamento
– Hanno un retaggio culturale che li rende poco inclini al cambiamento.

Quando ci si trova nella condizione di dover mettere delle persone di fronte a un cambiamento bisogna sempre essere pronti a una reazione negativa e soprattutto essere pronti alla diversa tipologia e intensità di manifestazione emotiva, perché anche qui è un’escalation da tenere sotto controllo.

Possibili reazioni emotive:

  • Sentirsi messo alla prova
  • Rabbia
  • Sensazione di precarietà
  • Depressione
  • Negazione
  • Immobilismo
  • Testing.

Come sempre è la tua esperienza che conta per scrivere tutti i pezzi della storia.

Cosa hai potuto riscontrare nelle persone che hai avuto modo di osservare di fronte a un importante cambiamento?
Scrivi qui oppure in risposta al post sui social!

To be continued

Il cambiamento: conoscerlo e saperlo comunicare agli altri

La gestione del cambiamento, come sai, è il tema che sto scandagliando negli ultimi post per arrivare a comprenderlo come processo, nei suoi passaggi e nelle sue inevitabili complessità.
Il mio punto di partenza, di analisi e di arrivo è sempre la Comunicazione, dunque è anche la prospettiva da cui osservo e valuto le cose.

L’analisi della Comunicazione d’Impatto mette in evidenza l’importanza di tutti gli elementi di contesto per rendere la comunicazione ad alto impatto un processo applicabile ed efficace.

Cosa significa tutto ciò?
Che la Comunicazione ad Alto Impatto richiede un alto livello di competenza, non che la Comunicazione in generale non lo richieda, ma mentre è possibile comunicare in modo spontaneo e non strutturato normalmente, nel caso della Comunicazione ad alto impatto intervengono 2 fattori chiave:

La capacità di catturare in poco tempo l’attenzione del tuo interlocutore
La capacità di convincere in poco tempo il tuo interlocutore e acquisire credibilità e fiducia.

2 fattori che a loro volta chiamano in causa 2 ulteriori competenze:

  • La capacità dialettica, intesa non solo come eloquio, ma anche come capacità critica e di confronto
  • La conoscenza degli elementi di contesto e abilità nel costruire argomentazioni

Questo è il motivo per cui se vuoi essere efficace e in poco tempo per acquisire credibilità e autorevolezza agli occhi del tuo interlocutore devi conoscere non solo ciò di cui stai parlando ma anche tutto quello che succede intorno all’oggetto della tua argomentazione.

Il cambiamento è un processo importante sia da un punto di vista sociale che organizzativo, e conoscerlo significa avere un’ampia visione di contesto.
Molti esperti, sociologi ma anche imprenditori, hanno analizzato il cambiamento per arrivare a comprendere i comportamenti delle persone, le loro scelte di pensiero, di acquisto, di modo di stare al mondo.

Rosabeth Moss Kanter quando si è dedicata alle ricerche sul cambiamento era una docente di Harvard.
Voglio condividere con te le sue riflessioni sulla capacità di apportare un cambiamento e gestirlo con successo.

Elementi fondamentali:
Conoscenza e capacità di analisi della situazione in cui si svolge o è previsto che sia agito un cambiamento
Capacità di coinvolgere gli altri se si intende agirlo, per ottenere consenso e collaborazione
Capacità di programmazione del cambiamento
Strutturare gli step del cambiamento che si vuole apportare o individuare gli step di un cambiamento subìto
Capacità di far respirare agli altri il cambiamento per far in modo che lo vivano pienamente.

Questo è quanto autorevoli esperti ci indicano, mi interessa la tua esperienza però, vorrei sapere se nella tua organizzazione, o in situazioni anche meno strutturate, reputi di saper gestire il cambiamento e in che modo.
Condividi nei commenti al post su facebook la tua esperienza, è la storia di ognuno che ci permette di fare valutazioni e studi su larga scale.

Aspetto la tua esperienza, intanto dai un’occhiata qui !