I discorsi sul Covid 19: come reali e capi di stato comunicano con la Nazione. Elisabetta II ai suoi sudditi

Nel precedente post ho analizzato il discorso del re Filippo di Spagna alla Nazione in occasione dell’emergenza sanitaria dettata dal Covid19 per inaugurare questa veloce rassegna sui messaggi dei capi di Stato, e Reali,alla Nazione per incoraggiare e ribadire l’unità e la coesione.

 

Oggi analizzerò il discorso di Elisabetta II che dal castello di Windsor si rivolge ai suoi affezionati sudditi:

 

Vi parlo in un tempo che so essere di crescente difficoltà. Un tempo di sconvolgimento nella vita del nostro Paese che ha portato dolore ad alcuni, problemi economici a molti ed enormi cambiamenti nella vita quotidiana di tutti noi. 

 

Va subito al dunque la sovrana d’Inghilterra, l’apertura del discorso non lascia troppo spazio alla retorica e quasi già si fonde con il corpo. 

In 68 anni di Regno la 94enne Elisabetta II per la quarta volta si rivolge al popolo con un discorso pubblico dopo solo 3 precedenti in occasione di: il primo conflitto Iraq, la morte di Lady Diana e la scomparsa della sua anziana madre.

 

Nel corpo del discorso insiste sulla necessità di restare a casa per limitare i contagi, per poi approdare a una chiusura degna dell’illustre discendente della regina Vittoria:

 

Spero che nei prossimi anni tutti potranno essere orgogliosi di come hanno risposto a questa sfida. E coloro che verranno dopo di noi diranno che i britannici di questa generazione sono stati più forti di qualsiasi altro, che le qualità dell’autodisciplina, della cortese determinazione e della comprensione reciproca ancora caratterizzano questo Paese.

La Gran bretagna e il mondo sapranno prevalere” sulla minaccia del coronavirus. Prevarremo e la vittoria apparterrà a ciascuno di noi. Dobbiamo confortarci pensando che giorni migliori torneranno: che saremo di nuovo con i nostri amici, saremo di nuovo con le nostre famiglie e ci incontreremo ancora.

 

Radici, unione, memoria: questi i valori che la Regina chiama in causa in questo momento di rara gravità.

I cittadini del futuro, le generazioni che a stento ricorderanno le difficoltà di questo tempo faranno affidamento sulla memoria per riconoscere nella solidità delle proprie radici un popolo che ha saputo affrontare e alla fine “prevalere” su questo male ancora così poco conosciuto e per questo molto imprevedibile e pericoloso.

 

Forza, disciplina, determinazione: ora il popolo inglese deve stringere i denti e sottostare alle regole imposte dal virus, per un futuro glorioso di ritorno agli affetti … alla vita.

 

Covid19: il discorso di re Filippo alla Nazione

Fino a qualche tempo fa, prima che il covid19 catturasse tutta la nostra attenzione, era mia abitudine andare alla ricerca, e poi condividere con te, i discorsi che hanno fatto la storia, quelli che sono rimasti nella memoria delle generazioni successive per la forza del loro messaggio, o quelli particolarmente interessanti per la loro costruzione e struttura.

Mentre navigavo selezionando le notizie da approfondire mi sono imbattuto nel discorso che il re di Spagna, Filippo VI, ha tenuto alla nazione proprio in merito all’emergenza coronavirus.

Il discorso si è tenuto sulle reti televisive nazionali. Il re, che si è soliti vedere in tv solo per il tradizionale discorso natalizio, non appariva sugli schermi per un discorso alla nazione dall’ottobre 2017 in occasione del referendum illegale in Catalogna.

Felipe VI costantemente informato dal primo ministro Pedro Sànchez, ha deciso di rivolgere al suo popolo parole di incoraggiamento chiamando all’appello il senso di responsabilità e di partecipazione alla risoluzione della crisi da parte di ciascuno.

Il discorso risale alla metà di marzo ed era rivolto a una Nazione che in quel momento aveva registrato 14.678 contagiati e conteggiato 741 morti.

Naturalmente le forze dell’opposizione non hanno perso l’occasione per alimentare polemiche sull’inutilità dei suggerimenti di una monarchia corrotta, ma, come già sai se mi segui spesso, questi aspetti non mi interessano, perché la mia attenzione volge direttamente agli aspetti tecnici e contenutistici della comunicazione.

 

Partiamo dall’incipit riportato da startmag.it nella sezione “mondo”:

L’intero Stato e tutte le istituzioni pubbliche si stanno impegnando a risolvere questa crisi. È una crisi che stiamo combattendo e che vinceremo e supereremo. 

Incip istituzionale comprensivo di status quo e relativo incoraggiamento. Il messaggio è: non siete soli nella risoluzione di questa tragedia, ce la faremo uniti, più forti che mai.

Non meno suggestivo il corpo del discorso in cui il re ha esteso il suo pensiero alle famiglie dei contagiati e delle vittime, manifestando loro tutto l’affetto e la vicinanza della corona spagnola.

tutti possono sentirsi protetti e ringrazio tutte le persone che stanno combattendo e aiutando per fermare la diffusione di Covid-19.Sono sicuro che daremo tutti un esempio di senso del dovere e di solidarietà. Dobbiamo resistere e resistere. Rispettare le raccomandazioni delle autorità sanitarie per sconfiggere il virus. Ognuno di noi è parte della soluzione a questa crisi.

 

Nello sviluppo della seconda parte del corpo del discorso emergono i valori fondanti dell’identità nazionale: unione, solidità, senso del dovere, solidarietà, affinché possano rappresentare i valori della Spagna agli occhi del mondo.

Non meno suggestivo l’atterraggio:

Ora dobbiamo mettere da parte le nostre differenze. Dobbiamo unirci attorno allo stesso obiettivo: superare questa grave situazione. E dobbiamo farlo insieme; insieme, con serenità e fiducia, ma anche con determinazione ed energia 

 

Forse, nella speranza purtroppo disattesa nei giorni successivi, che la Spagna potesse ancora salvarsi dalla tragedia che in quei giorni stava falcidiando l’Italia, Felipe si rivolge a un popolo che immagina unito nell’illusione di appianare le differenze per superare la minaccia incalzante del covid19.

In chiusura mette in campo i valori positivi, la fiducia, la determinazione per tornare a una realtà che ora appare lontanissima:

Torneremo alla normalità, se tutti ci uniamo e collaboriamo è una crisi temporanea. Una parentesi nelle nostre vite.

Ed è quello che ci auguriamo tutti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Media, social, istituzioni: le parole del covid19

Il mondo delle parole è il mio regno ed ogni evento, scena, comportamento, è per me motivo di riflessione e di studio.
Il tema da giorni è l’insostituibile”: Covid 19.

Abbiamo ragionato sullo stile di Comunicazione scelto dai media nelle diverse fasi, definito la strategia di pianificazione per gestire con efficienza lo smart working, sottolineato l’importanza di rimanere connessi.
Oggi vorrei focalizzare la tua attenzione sulle parole, le parole di questa terribile condizione di incertezza e isolamento che sta popolando la nostra vita.

Facciamo prima una breve rassegna sui canali di diffusione.

Media: il mondo giornalistico ha subito puntato in alto con il linguaggio allarmista. Non che non ci siano valide ragione per allarmarsi, ma alcuni titoli hanno avuto un potere di diffusione del panico senza precedenti. Hanno cominciato dai numeri, curve in salita, picchi in previsione.
Per non parlare della pubblicazione di screenshot dei messaggi su whatsapp di persone ricoverate. Me n’è rimasto uno nel cuore di una donna di poco più di 70 anni che scriveva a sua figlia che le stavano somministrando la morfina e stava morendo.
Poi si è passati ai titoli che invocano al mistero: perché in Italia si muore così tanto e in Germania no? Qual è il mistero intorno ai focolai lombardi? Ci hanno detto davvero tutto da Wuhan?
Adesso la loro attenzione si è spostata sul domani e la frase più ricorrente è “nulla sarà più come prima”. Probabilmente molti comportamenti andranno rivisti, ma questo catastrofismo a cosa e a chi serve?

Le istituzioni. Non smetto di dirlo: sono loro la fonte attendibile. Decreti, divieti, siti da consultare,numeri da chiamare. Sui siti istituzionali governativi e della protezione civile è possibile reperire le informazioni a cui attenersi in questo momento.

I social. Il mondo si esprime su questo canale, muovendosi tra la sicurezza di non sentirsi soli e il rischio di farsi pesantemente angosciare dai pareri, le considerazioni, le previsioni, i complotti di chi cavalca il palco di facebook.
Gli economisti improvvisati preannunciano tutti i dettagli della catastrofe economica che ne verrà, i neo virologi laureati all’Università della strada hanno deciso i tempi e le modalità della mutazione del virus. Insomma, stare connessi sì, ma attenzione a non trasformare i social in un incubatore di panico e incertezza più potenti di quella che viviamo già.

Veniamo alle parole, non solo le più ricorrenti, ma quelle il cui significato ha un potere di risonanza maggiore.
Ne ho scelte alcune da esplorare insieme.

Isolamento. Per tutte le generazioni attualmente viventi questa è la prima volta che lo Stato vieta ai cittadini di uscire di casa. Le persone si sentono sole, soprattutto quelle che lo sono davvero, e continuamente esposte al pericolo del contagio, della malattia, della morte. Chi può, condivide momenti di “svago” sul balcone, anche solo per ascoltare insieme una canzone. Altri organizzano video call o momenti virtuali di condivisione.

Casa. Incredibile ma vero soltanto adesso il concetto di casa viene rivisitato come luogo in cui “si fanno le cose” contro un recente passato in cui la casa era per molti il luogo in cui passare il minor numero di ore nella giornata. Ora la casa è il luogo in cui si cucina, si studia, si lavora, ci si allena, si fanno gli aperitivi virtuali, si ristruttura, si imparano cose nuove.

Smartworking: finalmente l’Italia si è accorta di questa fantastica invenzione e i professionisti stanno cominciando a misurarsi con nuove modalità di lavoro dove rivestono un ruolo di fondamentale importanza la pianificazione e la flessibilità.

Futuro. La grande incognita dell’umanità in ogni epoca e in ogni circostanza, in questa situazione assume delle connotazioni ancora più preoccupanti per la minaccia della malattia e purtroppo nei casi più sfortunati della morte.

Crisi. A dire il vero è una parola che conosciamo già bene, ne abbiamo già attraversata qualcuna, ma in questo caso è come se il suo significato si fosse espanso non riguardando più esclusivamente la sfera economica. Il coronavirus ha il potere di amplificare il senso della crisi e di farcela immaginare in ogni cosa. Nel lavoro, nelle relazioni, nella libertà individuale, nella progettazione del futuro. Tutto è stato duramente messo in crisi da questa minaccia perenne di pericolo che ha letteralmente paralizzato le nostre vite su più fronti.

Anche oggi ti invito a riflettere sulle cose che abbiamo condiviso e a potenziare i tuoi strumenti per affrontare le difficoltà di questo periodo.

Resto connesso che con me il da fare non ti manca!

Webinar, approfondimenti, riflessioni! Approfitta di tutto questo per stare connesso, in compagnia e continuare ad apprendere!

L’importanza di rimanere connessi per mantenere alto il focus, la motivazione e superare meglio i momenti di crisi

 

Rimanere connessi è un must in questo momento.
Negli ultimi 15 giorni ho tenuto 6 webinar e 2 dirette streaming…ora ti spiego perchè.
Questo momento di crisi, questo periodo terribile, sta minando profondamente le nostre certezze, cambiando le nostre abitudini e progetti.
Ora più che mai è importante non perdersi d’animo e soprattutto di non perdersi in sempre più ampio, professionale, personale.

Siamo chiusi in casa in ogni città o piccolo comune, i più fortunati hanno la famiglia, il proprio compagno o compagna accanto, molti sono soli. Un unico denominatore accomuna le emozioni di tutti noi: la paura, l’insicurezza, la perdita di certezze , dubbio.

Come si possono attenuare le sensazioni negative che stanno governando le giornate di molti?
Come si può reagire?
Come ci si può sentire meno soli?

Restando connessi.

L’unico modo per non sentirsi soli e non sentire il vuoto intorno è quello di rimanere in connessione con gli altri utilizzando tutti i mezzi a disposizione possibili.

Restare connessi significa mantenere vivo un legame con l’esterno e con le persone, per condividere emozioni e punti di vista, per confrontarsi e magari dissolvere qualche dubbio e farsi coraggio a vicenda.

Cosa significa rimanere connessi nel concreto?

Vedersi, sentirsi, attraverso webinar, videocall, telefono, app. Ora più che mai è importante tenere alto il focus e lasciarsi travolgere da questa ondata di dolore che rischia di sopraffare tutti noi.

Il contatto con le persone, con le cose che ti interessano e ti stanno a cuore in questo momento sono la tua risorsa, la forza e l’energia a cui attingere.

Noi ce la stiamo mettendo tutto e non ti lasceremo sola/o.

3 tips per chiudere:

– Non ti isolare ancora di più! Se lo sconforto prende il sopravvento non assecondare il desiderio di isolarti spegnendo il telefono e i contatti con gli altri.

– Utilizza lo strumento che meglio si presta alle tue esigenze: la chat, skype, il telefono, i webinar.

Crea delle nuove routine: nelle pause dal lavoro, se lavori in casa, chiama gli amici, il pomeriggio o dopo il lavoro segui un corso on line, all’aperitivo connettiti con chi organizza video aperitivi. La sera videocall con i tuoi cari.

Coraggio

#andràtuttobene ma nel frattempo dobbiamo resistere per diventare più forti.

Il segreto per gestire il tuo tempo in questi strani giorni? Pianifica al meglio la tua giornata!

In questi giorni di isolamento forzato e necessario molti stanno lavorando da casa, e per loro ho già trattato il tema dello smart working (leggi qui se hai perso il post).
Non tutti i professionisti però hanno questa opportunità e molti sono a casa senza poter svolgere le proprie attività e addirittura senza stipendio purtroppo.
Leggo sui social di persone che non stanno vivendo affatto bene questo periodo di quarantena e a loro voglio rivolgermi oggi perché credo che non serva a nulla, se non a peggiorare le cose, stare lì a lamentarsi della noia e del tempo che non passa mai.
Come in molti hanno ribadito ti è stato chiesto di rimanere a casa e non di andare in trincea, quindi se proprio non sai come passare il tuo tempo pensa a quel milione di cose che vorresti fare durante l’anno ma che non riesci mai a fare perché non hai tempo.

Hai già pulito tutta la tua casa, fatto giardinaggio, pitturato le pareti?

Benissimo, ho quello che fa al caso tuo.

Dedicati alle attività che sto per proporti per investire al meglio il tuo tempo.

  • Leggi. E detta così sembra scontata. Allora completo la frase: leggi i un’ottica di miglioramento della tua comunicazione. Scegliti un testo che contenga dialoghi di spessore dove sia possibile analizzare la comunicazione delle emozioni per poterla distinguere da quella puramente informativa. Cerca di individuare lo schema della costruzione del discorso così come lo abbiamo studiato insieme. Soffermati sulla caratterizzazione dei personaggi e osserva il loro stile relazionale.
  • Stesso discorso vale per la cinematografia, dove hai il vantaggio di poter osservare anche il linguaggio del corpo e l’interazione dei personaggi in termini di prossemica. Vuoi farla ancora più ghiotta? Guarda un film in lingua originale se hai un’infarinatura di base, sarà ancora più interessante cogliere la costruzione dei dialoghi.
  • Studia. C’è un archivio di post sul mio blog e diversi webinar proposti nel sito. Approfittane per migliorare e affinare la tua comunicazione, consideralo un investimento utile anche per affrontare il mercato ancora poco chiaro, ma di sicuro non incoraggiante, che ci aspetta dopo questo periodo terribile.
  • Prenditi cura di te anche fisicamente. Guai se resti in pigiama, ingobbita/o, tutto il giorno sul divano. Ritagliati un piccolo spazio per allenarti e se non hai una tua scheda di allenamento ci sono moltissime app di homework che possono fare al caso tuo, anzi ti dirò di più: quella della Nike è gratuita. Non dimenticare che il nostro benessere fisico si ripercuote positivamente anche sulla nostra comunicazione, sul modo di porsi, senza considerare che quello che trasmetterai agli altri sarà sostenuto da uno stato di benessere generale.

Allora per gli annoiati è tutto!
Per chi invece ha già una serie di attività da svolgere trovo estremamente utile distribuire le cose da fare nell’arco della giornata attraverso un accurato lavoro di pianificazione, in modo da distribuire le energie dove servono e nella fascia oraria in cui possono garantirci un rendimento ottimale in base al tipo di attività.
L’immagine è molto chiara, ma proviamo a schematizzarla per punti:

  • Il mattino ha l’oro in bocca: sfrutta la prima ora del mattino per il tuo risveglio energetico attraverso lo yoga o all’attività fisica che preferisci svolgere. Vai a correre, fai outdoor in giardino. Poi passa alle video call organizzate la sera precedente. Suddividi in modo ordinato le team conference e le video call one – to one. A metà mattina, dalle 11 alle 13 dedicati ai tuoi clienti e ai tuoi progetti: fai le tue chiamate, rispondi alle loro mail o ai loro messaggi sui social. Dopo aver smaltito le gestione dei clienti è tempo di dedicare tempo e attenzione ai progetti in sviluppo.
  • Ritagliati un’ora lontana dal pc per pranzare e poi dedica il primo pomeriggio alle contingenze, a tutte le situazioni fuori programma che possono essersi verificate dal mattino. Se avrai gestito bene il tutto per le 16 sarai in grado di dedicarti alle tue letture.
  • Dalle 18 in poi fai spazio a nuovi stimoli culturali che ti aiutino ad affrontare questo delicato momento di cambiamento. È un’occasione imperdibile per accrescere le tue abilità e competenze attraverso video corsi, letture, webinar. Non dimenticare di pianificare la giornata successiva.

Per oggi mi fermo qui, andiamo avanti giorno per giorno

Teniamo botta e cerchiamo di approfittare del tempo libero per diventare professionisti e persone migliori.

PS. Lo metto per ultimo affinché ti resti bene impresso nella mente: dedicati ai tuoi cari, non hai sempre questa bellissima opportunità.

Coronavirus e smartworking: il segreto nella comunicazione e nella pianificazione

In situazioni come questa c’è poco da lagnarsi, bisogna rimboccarsi le maniche e far quel che si deve.
Abbiamo già trattato il coronavirus da un punto di vista della comunicazione (leggi qui se hai perso il post), oggi voglio parlarti di una delle misure messe in atto in questo momento nel mondo del lavoro in alcuni settori: lo smart working.
Chi svolge una professione che si presti allo smart working è davvero fortunato, perché può attenersi alle regole di isolamento a cui siamo invitati ad aderire per contenere la diffusione del virus.

Oggi voglio riflettere insieme a te su 3 aspetti in particolare:
– La pianificazione del lavoro
– L’utilizzo dei mezzi di comunicazione
– La ricezione delle informazioni in merito alla situazione in atto

La pianificazione è un aspetto su cui insisto molto e spesso, perché ritengo che sia un aspetto fondamentale del lavoro nonché della vita in generale. La situazione in corso è esplosa all’improvviso, pertanto non tutti erano preparati a lavorare da casa. Banalmente alcuni non hanno proprio una postazione. Quindi direi che per essere produttivi in questo periodo è necessario intanto crearsi un’area di lavoro, seppur piccola, in casa, ed evitare spazi di coworking, altrimenti varrebbe la pena andare in ufficio.
Se non si è abituati allo smart working urge più che mai una pianificazione delle attività, con monitoraggio del timing e l’evitamento, come la peste, delle distrazioni. Solitamente mi occupo di pianificazioni sul medio lungo termine, ma in questo caso, data la natura degli eventi, lavoreremo sul breve termine. Ti consiglio di essere fresco come se fossi al lavoro: vestirsi, evitare di smangiucchiare tutto il giorno e di guardare le serie su Netflix dal pc privato in orario di lavoro. Uno dei pochi aspetti positivi di questo periodo assurdo è dimostrare l’efficacia dello smart working come metodologia e approccio efficace, economico, ergonomico: le aziende risparmiano costi, i lavoratori possono gestire meglio il proprio tempo soprattutto nelle città in cui raggiungere il posto di lavoro richiede da 1 a 2 ore.
L’utilizzo dei mezzi di comunicazione è un aspetto, anche qui metodologico, fondamentale. Per ovvi motivi aumenterà la necessità di comunicare a distanza, pertanto ti invito a:
– Utilizzare la mail per le comunicazione di lavoro ed evitare scambi su whatsapp nelle chat tra colleghi dove pullula il disordine ed è difficile recuperare poi le informazioni che vi siete scambiati.
– Evitare di ammorbare il prossimo con audio infiniti pur di avere un contatto con il mondo. Ti manca qualcuno? Chiamalo? Vuoi sapere come sta? Chiamalo!
– Utilizza i software di management per il lavoro in team. Ce ne sono molti, basta scegliere quello più adatto alle proprie necessità.

La ricezione delle informazioni: questo è il tema che maggiormente mi preoccupa. Imperativo categorico: tenersi alla larga da guru, complottisti, faciloni, agitatori delle folle. Ci sono delle comunicazioni ufficiali, governative, regionali. Attenersi a quelle. Rivolgersi a fonti improvvisate serve solo a farci perdere il senso di quello che sta accadendo facendoci deragliare verso una direzione sbagliata. Quindi occhio ai numeri, alle direttive e soprattutto ai numeri positivi delle cose che funzionano, perché questo sarà l’unico modo per uscirne.

Tieni botta che ce la faremo.
Tutti i miei consigli, le mie indicazioni, tutto quello che ti può aiutare lo trovi qui!
Prudenza e senso di responsabilità: solo così possiamo ricominciare, noi vorremmo farlo dai nostri corsi a partire proprio da aprile.
Non ne sai nulla?
Coooooosa?
Corri a leggere qui!

Coronavirus: quando il virus è la comunicazione.

Coronavirus: è l’argomento che dallo scorso sabato, quando è stato individuato il primo focolaio italiano, sta invadendo tutti i nostri canali comunicativi, non mi riferisco solo a quello informativi, ma anche i nostri personali, sensoriali. Da quando media, social, quotidiani, stanno raccontando l’iter di quella che sembra essere una nuova epidemia di peste è come se tutti stessimo chiedendo ai nostri occhi di scorgere il pericolo, al nostro udito di captare notizie importanti, al nostro olfatto di recepire il meno possibile, al tatto di non fare nulla senza amuchina e al gusto, se è rimasto, di assicurarsi che sia pulitissimo tutto ciò che mangiamo (quello deve valere sempre sai?!).

Faccio il mio preambolo solito ma ora più che mai necessario: parlerò di comunicazione. Non di biologia non di statistiche, non di numeri (se non quelli riportati dalle autorità di competenza), qui si parla di comunicazione.

Questa volta però voglio offrire il mio servizio in modo particolare a chi sta ricevendo le informazioni, a te che cerchi giustamente delle notizie e delle risposte. Non mi sento di parlare a chi sta comunicando perché sono convinto che il tono, il linguaggio, le parole da usare, siano frutto di una precisa scelta di chi fa questo di mestiere, ma ho notato che solo da ieri si sta collocando accanto alla parola vittima (in caso di decesso) il dettaglio delle “altre patologie pregresse”, fino a due giorni fa alle mie orecchie sono arrivate dai media frasi da panico, come se il coronavirus potesse uccidere a prescindere, come se avere la febbre fosse ormai uno status senza ritorno.

La comunicazione non è solo uno strumento per arrivare, ma anche uno strumento per recepire, filtrare, capire.
In questo periodo di reale difficoltà mi sento di mettere a tua disposizione le mie competenze dandoti qualche piccolo consiglio su come muoverti nella giungla di messaggi allarmisti e spesso fuorvianti.

Anzitutto è doveroso considerare 3 aspetti che (adeguatamente manipolati) creano psicosi di massa usando semplicemente anche solo una singola parola.
– Il primo sono le GENERALIZZAZIONI. Ovvero il modello comunicativo che se dovessimo tradurlo con un proverbio il più calzante sarebbe “Si fa di tutta l’erba un fascio”. Titoli come “Tutto il nord in quarantena” , “Tutte le strade di Milano deserte” sono i classici esempi di come la parola “tutte” “molte” “la maggior parte” possono condizionare il tuo focus mentale a non vedere ciò che invece c’è.
– Il secondo le DISTORSIONI: “11 morti per CoronaVirus” “Autobus bloccato perché l’autista starnutisce” … Distorcere la realtà significa farne percepire solo una parte (forse quella che genera più audience? Che crea più clamore?) modificandola .
– Il terzo le CANCELLAZIONI, ovvero la straordinaria abilità di vedere solo una parte del bicchiere: 81.677 (ad ora) contagiati … Peccato che tutto quello che avrebbero potuto dire sono i numeri completi, i contagiati sintomatici ed asintomatici, le età coinvolte ma sopratutto i 23.000 contagiati che sono guariti.

QUINDI SE ANCHE TU VUOI MANIPOLARE LA REALTÀ, LA COMUNICAZIONE ed i DATI CREANDO sensazioni ed emozioni ben precisi puoi seguire i precedenti punti.

Se INVECE non li VUOI SUBIRE… ecco un decalogo di consigli.

– Informati bene: documentati in modo consapevole e intelligente. Le fonti devono essere istituzionali o accreditate: enti, istituti di ricerca, ministeri.
– Leggi i numeri. Dato per assodato il punto precedente tieni sempre presente che i numeri non mentono, ragiona su dati scientifici. Si stanno riportando percentuali di contagio e di decessi che rispetto ad altre forme di influenza che hanno interessato appena qualche anno fa il nostro paese ad oggi continuano ad essere ancora meno gravi.
– È mio dovere e responsabilità metterti in guardia dai social. Sappiamo bene che siamo nel regno dei tuttologi. Fino a ieri si sono confrontati grandi esperti di musica, ogni due per tre ne abbiamo di politica, vaccini non ne parliamo. Non abbiamo bisogno di questo ora!
– Lascia stare il post dell’amico del cugino della cognata che ha condiviso la foto della nonna del cugino del gatto della sorella che ha avuto un incontro ravvicinato con un infettato. Lascia stare il pericolo degli aneddoti inventati o amplificati o immaginati.
– Se sei in grado di apprezzare l’ironia in questo momento è pieno di gift e meme sul coronavirus, alcune sono divertenti se contestualizzate. È ovvio che l’ironia non è mai volutamente volta a deridere, o mancare di rispetto, chi ha subito perdite o danni a causa di un problema. Questo per dire che sei hai voglia di esorcizzare e farti qualche secondo di risata ok, ma ti sconsiglio di prendere a insulti sui social chi diffonde messaggi ironici su questo tema. Anche lì, è nel loro buon senso non esagerare.
– Whatsapp non è considerato un social al pari di facebook, ma ha lo stesso potere di propagazione di bufale del suddetto social. Stanno girando audio di presunti pediatri, medici, virologi. Verità? Bufala? Fantascienza? Io non posso saperlo, ti dico solo vai su fonti accreditate e certe perché anche se non siamo di fronte alla fine del mondo abbiamo comunque un problema serio da contenere e risolvere e sono certo che ce la faremo grazie alla professionalità, bravura e immenso impegno della task force di medici, poliziotti e professionisti tutti che sta mettendo il lavoro e l’anima in questa missione senza badare a turni, orari e limiti di qualunque tipo.

Grazie a tutti loro.
Ho voluto darti qualche piccolo consiglio per aiutarti a non farti travolgere dalle modalità comunicative scelte e implementate in casi così delicati ed estremi.
Siamo in prossimità dell’inizio della Public Communication University, è qui che insegno proprio questo: il valore della comunicazione, il suo potere, la sua gestione.

Qui puoi trovare tutte le informazioni relative ai miei corsi.
La comunicazione non è uno scherzo, e se la fai male, qualcuno ne paga la conseguenze.

Burocrazia e digitalizzazione: dove si colloca la comunicazione?

Indubbiamente sì.
La risposta ovviamente è sì.

Il punto è un altro e adesso ti ci accompagno.

Conviviamo ormai da già da qualche anno con la chiara consapevolezza di poter gestire in autonomia e con un efficiente sistema di assistenza telefonica o telematica alcune tipologie di pratiche, quelle bancarie ad esempio. Grazie a un sistema di controllo basato su codici e contro-codici abbiamo la possibilità di svolgere con una certa serenità spostamenti di somme di denaro anche importanti.

Per non parlare di tutto quello che puoi fare con le app: ordinare cibo, prendere un’auto a noleggio per poche ore, una bici, cambiare prenotazioni, affittare la tua casa…insomma, hai ben presente, non serve che vada oltre.

Eppure nonostante l’elevato livello di digitalizzazione, permane uno degli ostacoli eterni in cui la stragrande maggior parte della popolazione rimane incagliata: la burocrazia.
Ebbene sì, quel mostro a nove teste fatto di documenti tutti legati tra loro in modalità “cane che si morde la coda” in cui, se ci finisci dentro, rischi davvero di non vedere più la luce se non da una bifora del manicomio.

Procedure anagrafiche, come cambi di residenza, assegnazioni del medico di base e robe legate alla sfera del trasferimento stanno ora cominciando ad essere snellite grazie alla modulistica on line da inviare all’ente.
Ed è proprio qui che ti voglio.
Perché è qui che si ferma il mondo.
I moduli sono in rete, le spiegazioni per compilarli sono facilissime, intuitive e supportate da decine di esempi di fax simil e anteprime, i pulsanti su cui cliccare quasi emanano luce propria ma…c’è un grosso ma: tutto quello che avviene dopo che il documento viene inviato.
Una mail di conferma e poi il vuoto infinito.
Silenzio assordante e attesa nell’ignoranza.
In sostanza manca tutto quel malloppo rassicurante, di cui un cittadino avrebbe quantomeno diritto, di Comunicazione volta a indicare:

  • I passaggi del processo
  • I tempi di attesa del primo controllo della documentazione
  • I tempi di attesa post controllo documentazione
  • I tempi di erogazione del servizio

In sostanza il cittadino su molti servizi, ad oggi, vive un totale stato di assenza di comunicazione sulle pratiche burocratiche, dalla richiesta all’erogazione.

La principale complicazione di questo sistema è che non essendo le pratiche prese in carico da una persona fisica seduta di fronte a te, non sei mai pienamente sicuro del fatto che il procedimento sia stato protocollato e concretamente preso in carico, il che significa che tra l’invio della documentazione e la prima comunicazione, magari per avvisare che manca qualche firma o modulo, possono passare settimane tra le richieste in fila nel sistema.
In questo caso vale sempre la risposta che la digitalizzazione velocizza?
Eh no! Non vale qui.

La digitalizzazione non basta se non è supportata da un efficiente sistema di comunicazione in grado di tenere costantemente informato il cittadino, attraverso feedback chiari e assistenza telematica.
Solo così la digitalizzazione si traduce in processo capace di facilitare la vita del cittadino affrancandolo finalmente dalla pesantezza della burocrazia.
Fine della storia, non c’è niente da fare, ovunque tu vada, di qualunque servizio tu abbia bisogno, la comunicazione mantiene il suo ruolo fondamentale e risolutivo nella tua vita.
Non perdere tempo prezioso, sii sempre informata/o e preparata/o per agire e interpretare le azioni comunicative degli altri.

Cominciamo da qui!

Il rumore di uno scandalo sta nella comunicazione

Lo scandalo, per definizione, è un evento che irrompe nella normalità, interrompe la continuità e sicuramente introduce elementi di novità, quasi sempre negativi.

In questi giorni, tra il festival di Sanremo e tutte le notizie che ci fanno saltare dalla sedia da una parte all’altra del mondo, non ho potuto fare a meno di soffermarmi sul potere di comunicazione di uno scandalo.

La vicenda di Morgan e Bugo è sulla bocca di tutti, non l’ho capita granché perché non è che fosse proprio di mio primario interesse, ma non mi lascio sfuggire l’occasione, o meglio l’opportunità, di studiare determinate dinamiche per tirarne fuori un approfondimento su quello che è uno dei temi più importanti per me da anni: il modo in cui vengono comunicate le cose.

Del corona virus si parla tantissimo, si sono verificate contaminazioni in punti lontanissimi del globo e questo fa allarmare tutti, generando episodi di vera fobia collettiva.

Non c’è neanche bisogno di mettere in evidenza come non ci sia paragone tra i 2 eventi.
Eppure proprio questa mattina analizzando i google trends ho scoperto che il numero di ricerche su Morgan e Bugo ha superato, e di gran lunga, quello sul coronavirus.

Mi rendo conto che la curiosità sia una leva potente quanto legittima, ma il modo in cui è stato costruito il caso sanremese rispecchia fedelmente il modus operandi annuale di comunicazione che ruota attorno al festival, con la differenza che questa volta hanno agito in diretta (con un pre-dietro le quinte filmato alla perfezione) senza che nessuno dei due protagonisti (ufficialmente) tenesse minimamente conto del fatto di esibirsi in eurovisione.

L’antefatto è d’obbligo: sembra che pochi istanti prima di salire sul palco i 2 protagonisti, che si esibiscono insieme per rafforzare, grazie a Morgan, la notorietà ancora fragile di Bugo, abbiano avuto un confronto vivace per motivi personali. Morgan prende possesso del palco e inizia a cantare il testo, modificato, della canzone. Bugo lo raggiunge ma abbandona dopo pochissimi istanti il palco. Da lì se la battono a colpi di gossip e conferenze stampa.

Andiamo per gradi e sull’aspetto tecnico:

  • Livello d’impatto elevatissimo: gesto inatteso, contesto “istituzionale”, ascoltatori numerosi.
  • Contenuto: prossimo allo zero. Motivazioni di carattere personale che hanno rivestito un’importanza pressoché minima persino in conferenza stampa.
  • Modello comunicativo: ribaltato. C’è stato un evento in diretta. L’assenza di contenuto per ore, la costruzione di un contenuto in ultima istanza, la fragilità dello stesso contenuto rispetto al potere di risonanza.

Nulla di strano, nulla di nuovo: è lo schema di uno scandalo.

Sembrava forse banale fermarsi alle polemiche iniziali sull’uscita poco felice di Amadeus su Francesca Sofia Novello (leggi il  post se l’hai perso) e sull’ancor più infelice mancata reazione di lei?

C’era Morgan a disposizione e sembrava uno spreco non fargli combinare nulla stavolta?

La gente aveva bisogno di leggerezza e di non pensare per una settimana a come travisare le informazioni sul coronavirus per tramutarle in sfoghi di ansia collettiva?

Eh non lo so.
Non ho una risposta e non la voglio.
Io posso solo aiutarti a trarne qualcosa di utile e soprattutto di tecnico perché il gossip, come sai, non è roba mia.

Allora prendi nota e se lo scandalo non sarà il tuo mestiere, impara almeno a non diventare una sua vittima.

Impara a scomporre la sua struttura:
– Ha una funzione distraente, quasi sempre è pilotato ed è frutto di un intento comunicativo ben definito.
– È caratterizzato dalla debolezza di contenuto che si manifesta per lo più scarso o misterioso.
– Presenta fortissime connotazioni di carattere personale: alle persone interessano in primo luogo le persone. L’aspetto umano ha un richiamo d’attenzione potentissimo.

Pronta/o per riconoscere i tranelli della comunicazione?
Pronta/o per avere a disposizioni tutti gli strumenti utili per trarre vantaggio dal tuo e dall’altrui modo di comunicare?
Bene.
Devi fare solo un click.
Qui!

Parla come mangi…mangia bene!

Se qualcuno ti dicesse di fare una doccia pensierosa, come reagiresti?
Dalle lingue classiche allo studio delle lingue straniere contemporanee, il gergo ha sempre rivestito un’importanza fondamentale nell’espressività di una lingua influenzando moltissimo la Comunicazione.

Ti è mai capitato di provare una frustrazione infinita quando studi una lingua perché, nonostante tu sia preparato sulla grammatica e la semiotica, resti spiazzato dall’utilizzo delle espressioni gergali?
Cerchi di tradurre ma ti rendi conto che le parole che utilizzeresti sembrano non avere senso compiuto in quel contesto!

Hai voglia lì ad emanciparti dalla traduzione letterale e andare ad affinare le tue capacità di interpretazione!

Lì si tratta proprio d’altro: le devi conoscere e basta!

Ti faccio qualche esempio tratto da un articolo di approfondimento in cui mi sono imbattuto nel corso delle mie letture.

punch a puppy” letteralmente significa “dai un pugno a un cucciolo” è un’espressione utilizzata per dire che stai facendo qualcosa di brutto per il bene dei tuoi affari

peel the onion” letteralmente “sbuccia la cipolla” è un modo per dire di analizzare, scandagliare a fondo un problema.

take a thought shower” letteralmente “fai una doccia pensierosa” altro non significa che “produci nuovi idee, crea!”

Questi sono solo 3 simpatici esempio di alcune espressioni gergali peraltro molto utilizzate nel business, ma da un punto di vista della Comunicazione vorrei soffermarmi su alcuni elementi “tecnici”.

E dunque il linguaggio gergale:

  • Spesso si avvale di metafore o quantomeno di una struttura strettamente somigliante a quella delle metafore.
  • È estremamente evocativo e proprio per questo rende bene l’idea di quello che vuol descrivere e ne velocizza i processi di comprensione
  • È ormai utilizzato (anche abusato direi) anche nelle circostanze più formali e istituzionali
  • Da non confondere però con lo slang, da cui però è possibile che ne sia l’evoluzione, che con il tempo rappresenti una sorta di affinamento che determini il passaggio da slang a gergo. Non è affatto scontato che accada

Perfetto.
Figo.
Non fa una piega fin qui.

Ma ho il dovere di farti una domanda: pensi che il gergo nel mondo in termini di efficacia della Comunicazione possa davvero costituire uno strumento valido, tecnicamente e in termini di risultati, se utilizzato nel contesto giusto e con interlocutori che siano adatti per quella linea di comunicazione?

Se da anni parliamo della parola giusta (#semprelaparolagiusta), se da anni analizziamo il potere comunicativo di ogni singola sillaba, mi spieghi perché la possibilità di utilizzare un linguaggio che possa essere compreso da tutti debba essere soppiantata da espressioni estrapolate dal linguaggio comune, dunque spesso anche cariche di senso comune e false credenze, con il rischio elevatissimo di essere comprese da una ristretta cerchia di persone?

La parola è pensiero, se le parole sono tante il pensiero è diversificato, se le parole sono eleganti il pensiero è raffinato, se le parole sono concrete il pensiero è efficace.

Il gergo è la rappresentazione, il riassunto per essere più precisi, di un concetto, è la ricerca di uno sforzo minimo per l’espressione di concetti che possono essere comunicati in modalità sicuramente più congrue ed efficaci.

Occhio al gergo allora!

E tu sei sicuro che lo strumento di comunicazione che utilizzi sia congruo ed efficace?
Posso aiutarti a capirlo…ti accompagno qui!