Hai perso le parole? Hai molto altro!

Di comunicazione non verbale ho già iniziato a parlarti da qualche tempo, l’argomento è piuttosto vasto ed è bene che tu abbia quanti più possibili strumenti a disposizione per comprendere e farti comprendere nella comunicazione con i tuoi interlocutori.
Già sai che sarebbe davvero difficile spiegare un concetto solo attraverso le parole:  il linguaggio del corpo ha proprio il compito di dare un rinforzo alle parole. Se ti osservi nei gesti quotidiani ti accorgi di un sorriso, una smorfia, un’apertura di braccia, un avvicinamento: sono tutti elementi che tiri in ballo per accompagnare un contenuto verbale o per sostituirlo ad esso.

Immagina situazioni di profondo imbarazzo, disagio, rabbia…ti viene in mente qualche tuo comportamento? Ti spiego meglio: la comunicazione non verbale è funzionale alla comunicazione di sentimenti come:
· Simpatia e antipatia
· Accettazione e rifiuto
· Verità e menzogna
· Interesse e noia

Sei consapevole del fatto che questi sentimenti ci viene molto più spontaneo esprimerli senza parlare?

Il linguaggio non verbale è frutto del nostro subconscio, questo lo rende un indicatore molto attendibile dei nostri reali sentimenti. La gestualità è in grado di andare oltre le parole e comunicare ciò che esse da sole non possono esprimere. Conoscere il linguaggio del corpo, le componenti della comunicazione non verbale e saper identificare e decifrare i segnali che la nostra gestualità esprime è molto utile per migliorare i processi comunicativi e controllare gli elementi che li ostacolano, tuttavia non è possibile controllare del tutto la nostra comunicazione non verbale che lascia sempre spazio all’imprevedibilità emotiva.
Ci viene insegnato sin dai primi anni di scuola l’importanza di sapersi esprimere attraverso un linguaggio chiaro e appropriato, meno ci viene detto sull’importanza del linguaggio del corpo che è invece il canale attraverso il quale passa la maggior parte della nostra comunicazione.
Ciò che comunichiamo con il linguaggio del corpo si manifesta attraverso:
· L’espressione del volto
· Il contatto oculare
· La postura
· I movimenti della mani, braccia, gambe
· La tensione del corpo
· Il contatto diretto
· La distanza spaziale
· La voce(tono, timbro, ritmo, inflessione, pause, tremolìo)

Prima di andare avanti con ulteriori approfondimenti sull’argomento, ti consiglio di percorrere ad uno ad uno gli elementi in elenco. Quante volte hai percepito i sentimenti di una persona nei tuoi confronti attraverso la distanza, breve o importante, che metteva tra di voi?
Quante volte hai capito quello che qualcuno stava per dirti leggendo nell’espressione del suo volto?
E quante altre hai percepito il disagio di qualcuno attraverso il movimento della braccia o della mani?
Parliamo di te ora: quante volte hai capito dalla tensione del tuo corpo che chiunque avrebbe percepito la tua ansia?

Ecco, credo adesso tu abbia un quadro più ampio della situazione.
Ti lascio solo immaginare l’importanza che questi elementi possono avere sulla Comunicazione d’Impatto…sai già di cosa sto parlando vero?

Leggi qui se non l’hai già fatto!

Comunicazione Non Verbale: prima di parlare hai già 3 alleati

Ti ho già parlato, e in più di qualche occasione, di Comunicazione Non Verbale e Linguaggio del Corpo.

Nel post della scorsa settimana hai potuto riflettere sul potere della voce e sul suo ruolo nel processo comunicativo.
Oggi, che sai già tanto sulla comunicazione para-verbale, ti voglio sul pezzo perché ti parlerò di 3 importanti elementi che possono realmente fare la differenza nella Comunicazione Non Verbale:

  • Il contesto
  • La coerenza
  • Il complesso

Memorizza bene il legame tra questi 3 elementi perché ti saranno di grande aiuto nel gestire la tua Comunicazione Non Verbale e nel comprendere quella degli altri.

Il contesto: è un elemento di fondamentale importanza, la cornice di qualunque momento o processo comunicativo e non tenerlo in considerazione sarebbe un gravissimo errore!
Eccoti l’esempio: sei un docente e stai tenendo un’aula esposta a molti rumori. Un vetro è rotto e riparato in modo improvvisato e provvisorio, entra un freddo glaciale e sei invaso dai rumori della strada che pur non avendo il potere di coprire il suono della tua voce disturbano la tua performance rendendoti nervoso e probabilmente anche meno sicuro di te! Già ti immagino: inizi a fare smorfie con la bocca e ad avvicinarti eccessivamente al tuo uditorio per farti sentire meglio, a fare strane espressioni con il viso ogni volta che un passante grida o un clacson ti disturba, probabilmente anche il tono della nostra voce ne risentirebbe. In una situazione come questa una mancata valutazione del contesto conduce inevitabilmente ad una valutazione negativa della performance. Ovviamente qui si presume che un uditorio adulto sia in grado di valutare le difficoltà di un simile contesto, l’esempio estremizzato serve solo per mettere in rilievo l’importanza del contesto in ogni processo comunicativo.

La coerenza: è fondamentale che ci sia una corrispondenza tra ciò che diciamo e i segnali che il nostro corpo manifesta in quel momento. Veniamo anche qui ad un esempio: sostenere di aver apprezzato molto uno spettacolo teatrale mentre per tutto il tempo si è sbuffato, sbadigliato e consultato l’ipad non è esattamente indice di coerenza. Pertanto la corrispondenza tra il contenuto e i segnali non verbali comunicati dal nostro corpo è anch’esso un elemento imprescindibile nell’interpretazione del linguaggio del corpo.

Il complesso: una visione complessiva di tutta la situazione rende più completa, realistica e credibile l’interpretazione del linguaggio del corpo. Dare eccessivo credito a un gesto isolato a un’unica espressione è un errore da evitare nell’interpretazione del linguaggio del corpo. Il singolo gesto da solo non basta, è il complesso, l’insieme che ti mette nelle condizione di interpretare in maniera più congrua i contenuti non verbali di un processo comunicativo. Non si può accusare di disinteresse una persona dell’uditorio perché per pochi secondi consulta il proprio cellulare!

Ora, raccogli le informazioni che ti ho dato finora e immagina l’importanza di 3 elementi come questi in una situazione di Comunicazione d’Impatto! Ebbene sì, proprio quella di cui ti ho già accennato in qualche post fa e che ti consiglio di approfondire!

<<<Guarda qui>>>

Voce: non dimenticarla a casa!

Voce!
Quante volte qualcuno ti ha gridato queste 2 sillabe!
Pensa a scuola, quando durante le interrogazioni eri così terrorizzata/o da non riuscire neanche a respirare, figuriamoci a parlare!
Nella gestione di un discorso in pubblico, il controllo della voce è un elemento importantissimo per il successo del tuo messaggio!
La cosiddetta Comunicazione Paraverbale, altro non è che il modo in cui moduliamo quello che stiamo dicendo.
Che si tratti di un discorso pubblico, di una presentazione al cliente, di una dichiarazione d’amore, di una testimonianza in tribunale…insomma a nessuno potrà sfuggire il modo in cui le parole che usciranno dalla tua bocca verranno accompagnate da un suono, e quel suono, amico mio, ti assicuro che può fare molto, sia in senso positivo che negativo.
Partiamo dal piccolo inconveniente che può manifestarsi nel momento in cui devi “esibirti” in pubblico o comunicare qualcosa che ti mette in difficoltà o imbarazzo: la voce nervosa.
Come controllare questa eventualità?
· Prendendo consapevolezza che il disagio della voce alterata è più un discorso di percezione interna del suono aggravato dal nostro stato emotivo, sta di fatto che per raggiungere il tuo obiettivo devi trovare il modo di farti uscire il fiato!
· Respirando profondamente e con un ritmo ridotto per favorire il rilassamento;
· Evitando di tirare continuamente colpetti di tosse per schiarire la voce: è un rumore molto irritante per chi ascolta ed è    dannoso per le nostre mucose. Aspettando qualche minuto, di solito, infatti, dopo l’inizio, questa sensazione di raucedine  scompare;
·  Iniziando ad alta voce, come se stessi parlando proprio a quelli dell’ultima fila.

Per quanto riguarda invece il volume, è importante che tu riesca a controllare la tua energia nervosa e trasformarla in un’opportunità raggiungendo un volume elevato ed energico.
Il tono di voce è un elemento fondamentale nella gestione della trasmissione del messaggio, soprattutto considerando che il tuo interlocutore non è in grado di ricordare tutte le informazioni che riceve, è determinante, dunque, metterne in risalto le più importanti.

Per poter raggiungere questo obiettivo ricordati di :
· avere la capacità di utilizzare al meglio il tono di voce;
· usare pause strategiche;
· organizzare la tua comunicazione attraverso piccoli strumenti estremamente efficaci, come: la ripetizione del messaggio, enfasi visiva, etc.
· variare il tono di voce durante la comunicazione.

Nel post della scorsa settimana ti ho parlato della comunicazione d’Impatto, dell’importanza di raggiungere il livello massimo di efficacia in pochissimo tempo.
Pensi che la voce non abbia un ruolo in questo processo?
Altrochè!

La voce è uno strumento con specifiche funzioni e conoscerne il potenziale è fondamentale soprattutto in un processo strategico e complesso come quello della Comunicazione d’Impatto!
Vuoi capire meglio di che si tratta?

<<<guarda qui>>>

Tempo poco, efficacia massima: ecco a voi la Comunicazione d’Impatto

Comunicazione d’Impatto significa togliere di mezzo tutti gli elementi fuorvianti, e perditempo, che possono creare una distanza tra te e il tuo interlocutore: lui deve sapere chi sei e quanto vali, nel tempo che hai a disposizione, con le parole che hai a disposizione (e ricorda…sempre la parola giusta!).

Il tempo a disposizione stringe, in qualunque settore, professione, contesto.
Le competenze da comunicare sono molte e trasversali…insomma bisogna uscire dalla modalità “biglietto da visita”, cv tutto imbellettato,e casi di successo da raccontare…c’è un cambiamento di tendenza adesso, quello che conta, che funziona veramente,è riuscire a trasmettere il proprio valore attraverso la comunicazione.

Sapere e saper fare restano due valori fondamentali, ma se non si è in grado di comunicarli purtroppo servono a ben poco!
Hai solo uno strumento a disposizione: l’efficacia della tua comunicazione, giocatela bene perché è un treno che non passa 2 volte!
Il tuo interlocutore si farà un’idea di te e non sta a lui scoprire quanto vali, ma sta a te arrivare al suo interesse.
Mi capita di seguire molte persone che hanno un background molto distante dagli studi che hanno fatto, la loro principale difficoltà al momento è quella di trasferire agli altri le competenze e abilità acquisite nel tempo, incrociando le varie esperienze e conoscenze. Sarebbe davvero imperdonabile, e poco furbo aggiungerei, perdere occasioni di business, di ingaggio, di partnership, a causa dell’incapacità di comunicare nelle poche, spesso uniche, occasioni che ci vengono date.

Comunicazione d’Impatto significa arrivare al tuo interlocutore senza indugi, sollecitare i suoi interessi e indurlo a chiederti di più.
Il tuo obiettivo deve essere lì, chiaro, inequivocabile, e i tuoi strumenti devono essere all’altezza di questi obiettivi!
Stai forse pensando che sia un’abilità di pochi?
Una specie di talento, un qualcosa di innato che non si può allenare o acquisire nel tempo e seguendo i percorsi giusti?

Ma cosa ti viene in mente!
Lo so che ti stai facendo una marea di domande ora, adesso ti spiego meglio di che si tratta.

Le attuali dinamiche di mercato, il modo in cui si muove il mondo del lavoro e non solo concedono sempre meno tempo alla comunicazione.
Sai quanto tempo hai per arrivare al tuo interlocutore?
90 secondi.
Sai cosa significa arrivare al tuo interlocutore?
Significa conquistare la sua testa e il suo cuore, ovvero far comunicare la sua razionalità con la sua sfera emotiva.
Comunicazione d’Impatto vuol dire saper parlare a queste 2 sfere e riuscire anche a farle parlare tra di loro.
Comunicazione d’Impatto vuol dire conoscere il ruolo e le funzioni di 3 elementi fondamentali: princìpi, modelli, script.
Vuoi sapere meglio di cosa stiamo parlando?

 

<<<leggi qui>>>

Sei sicuro di avere torto? Strategia Zuckerberg and more

Nel post della scorsa settimana, abbiamo approfondito la strategia Zuckerberg, che ho denominato in questo modo perché si basa sulla modalità comunicativa scelta dal CEO di Facebook per scusarsi con milioni di utenti per la vicenda Cambridge Analytica.
Da lì a immaginare di doversi relazionare con un pubblico difficile il passo è stato breve, perché, per quanto le situazioni possano sembrare distanti anni luce, qualcosa in comune ce l’hanno.

Nel post precedente, che ti invito a leggere se ancora non l’hai fatto, mi sono soffermato sulla strategia comunicativa adottata per chiedere scusa e applicata nella costruzione del tuo discorso. In quel caso siamo partiti da un presupposto: che il pubblico fosse difficile perché aveva qualcosa da perdonare allo speaker, me se non fosse sempre così?
Cosa cambierebbe se il pubblico fosse difficile perché avanza delle obiezioni per altri motivi?
Cosa succede se mentri parli ti imbatti nel super polemico, nel sedicente esperto di qualunque cosa, nel rompiballe per hobby?
Non credere che questa situazione sia meno spinosa della precedente, perché almeno lì sai da dove partire: dal fatto che hai torto marcio!
Ma se mentre esponi il tuo discorso, mentre a te sembra che tutto fili liscio come l’olio e la logica non faccia una piega…ecco che si alza lui, o lei, e comincia ad avanzare obiezioni!

Cosa ho detto?
Ho davvero pronunciato quella parola?
Ho detto obiezioni?

Eh sì amico mio, sei finito in quel guaio lì e adesso ti tocca impugnare l’unica arma in tua difesa, unica ma invincibile: la gestione delle obiezioni!
Calma però!
Partiamo dall’inizio e cerchiamo di chiarire al meglio di cosa stiamo parlando!
Via con la definizione:

Per obiezione si intende qualsiasi affermazione, lamentela, domanda che possa rallentare o ostacolare l’andamento di una comunicazione tra più persone.

Lo speaker, qualunque sia il suo settore, il suo business o obiettivo, deve possedere e saper applicare, tecniche e strumenti finalizzati al superamento dell’obiezione.
L’obiezione, pur rappresentando un ostacolo, in realtà fornisce importanti informazioni su chi ci sta davanti: il grado di interesse, l’orientamento, gli aspetti positivi del suo punto di vista.
Le obiezioni spesso sono delle vere e proprie opportunità, tranne nei casi in cui sono una diretta conseguenza di un errore dello speaker, ma lì ti ho già spiegato come intervenire.

Spesso può essere proprio lo speaker a scaturirle in chi lo ascolta, ad esempio nel caso di argomentazioni poco vivaci, accentuazione dei propri problemi senza soffermarsi sull’obiettivo del discorso, mancata illustrazione dei benefici che provengono dalle sue argomentazioni, spiegazioni eccessivamente tecniche, esagerazioni, scarsa attenzione agli interlocutori in generale.

Attenzione però, perché qui siamo passati a un altro livello: quando parliamo di gestione delle obiezioni è riduttivo parlare di tecnica o strategia perché in realtà siamo alle prese con un vero e proprio processo di cui è fondamentale approfondire tutti i passaggi.

E dunque appuntamento al prossimo post…
Nel frattempo continua lavorare sul tuo discorso e leggi un po’ cosa ho da dirti <<qui>>

Hai un pubblico difficile davanti a te? Applica la strategia Zuckerberg

Hai un pubblico difficile davanti a te?
Ti preoccupa il fatto che i tuoi interlocutori possano fare domande spinose?
Non ti scoraggiare e applica la strategia Zuckerberg!

Neanche un mese fa il colosso Facebook è stato travolto dallo scandalo Cambridge Analytica, che ha comportato non solo la perdita di miliardi di dollari in borsa, ma anche la cancellazione degli account di molti utenti.
Sembra infatti che la società Cambridge Analytica abbia attinto da circa 50 milioni di profili Facebook per ricavare informazioni senza alcuna autorizzazione.

Come ha gestito questa situazione il CEO Mark Zuckerberg?
Chiedendo scusa:

“Abbiamo la responsabilità di proteggere i dati dei nostri utenti e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirli. Ho lavorato per capire esattamente cos’è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è altro da fare e dobbiamo farlo. Sono personalmente responsabile di quello che succede sulla nostra piattaforma. Faremo ciò che serve per proteggere la nostra comunità. Impareremo da questa esperienza per garantire ulteriormente il social e rendere la nostra comunità più sicura per tutti. Voglio ringraziare tutti voi che continuate a credere nella nostra missione e lavorare per costruire questa comunità insieme. So che ci vuole più tempo per risolvere questi problemi, ma prometto che ce la faremo e costruiremo un servizio migliore a lungo termine”

La questione Cambridge Analytica seguirà il suo corso e ne saremo tutti informati, quello su cui mi interessa soffermarmi è la potenza di questo discorso: non si perde in giri di parole, non si nasconde dietro giustificazioni, ma mette in primo piano il problema stesso.

In termini di comunicazione efficace, soprattutto in casi di pubblico difficile, questo discorso contiene 4 elementi fondamentali:

  • In apertura focus sul problema
  • Riconoscimento delle proprie responsabilità
  • Assenza di alibi e attribuzione di responsabilità ad altri
  • Capacità di far intravedere interventi migliorativi

Non è necessario che si verifichi un evento della portata di Cambridge Analytica per dover chiedere scusa a un pubblico o dover riconoscere pubblicamente le proprie responsabilità.
Capita con una certa frequenza in contesti lavorativi e privati: in qualunque realtà lavorativa, nella gestione di un evento, in una riunione di qualsiasi tipo, in conferenza stampa, etc.

Lo speaker spesso può prevedere un pubblico “rompiscatole” e di certo entrarci in conflitto non è mai un’idea vincente!
Cercare alibi, qualcuno su cui scaricare le colpe…non ci pensare nemmeno!
Vai dritto al dunque, con sincerità e spiega quello che si può fare per correre ai ripari e offrire di meglio!
Se sai gestire il tuo discorso anche in situazioni di difficoltà non hai alcun pubblico da temere!

Guarda un po’ <<<qui >>> cosa ho da dirti sul tuo discorso!

Metti te stesso nel tuo discorso!

Il tuo discorso è pronto, conosci il tuo target, sei a tuo agio nella location, hai padronanza degli argomenti.
Sai come iniziare, come sviluppare e come accompagnare l’uditorio verso la conclusione, tutto è sotto controllo.
Ti chiederai allora dove io voglia andare a parare, arrivo dritto al punto: non dimenticarti di te stesso!
Che si parli di Media Training, di Public Speaking, di Comunicazione d’Impatto, quello che non puoi permetterti di trascurare per rendere autentico, e più efficace, il tuo discorso è la personalità!
L’obiettivo dello speaker, oltre naturalmente quello di trasmettere efficacemente i contenuti che espone, è quello di risultare brillante in una performance davanti ai propri interlocutori.
Quali sono dunque i requisiti fondamentali per risultare brillante agli occhi del tuo pubblico?

Eccoli:
· Personalità
· Humor
· Entusiasmo

Per poter contare sulla tua personalità durante un discorso in pubblico è fondamentale averne consapevolezza e sapere su quali aspetti del carattere puoi investire.
È importante esprimersi davanti al pubblico con naturalezza e disinvoltura come se ti trovassi in un ambiente familiare, questo rende più efficace l’esposizione dei contenuti in quanto si superano eventuali barriere tra lo speaker e l’uditorio. La distanza tra lo speaker e il pubblico può rappresentare un serio ostacolo alla riuscita dell’esposizione in quanto rende poco partecipativo il pubblico e di conseguenza poco vivace l’intera situazione.
Anche lo humor è un aspetto che può fare la differenza nella relazione con l’uditorio se utilizzato con moderazione e solo quando si è sicuri di averlo!
Suggerimenti:
· Ricorrere all’umorismo solo se è un aspetto che ti appartiene davvero, se non fa per te meglio evitare e puntare su altri aspetti del tuo carattere;
· Utilizzarlo in maniera spontanea se e quando le situazioni ne creino l’opportunità;
· Se il programma da presentare prevede un aneddoto umoristico è fondamentale che questo sia collocato all’interno di un contesto logico per rafforzarne il messaggio;
· Evitare di inaugurare la presentazione con una battuta umoristica, è importante che l’incipit si concentri sull’obiettivo.
Nella fase di apertura il pubblico potrebbe non essere pronto, tieni sempre ben presente che nei primi secondi l’uditorio si sta costruendo un’idea di te, è in quel momento che stai definendo la tua credibilità professionale e l’atmosfera non è ancora così disinibita da poter coinvolgere il pubblico con battute.
L’entusiasmo è uno strumento con un potenziale molto decisivo: è l’autentica forza della comunicazione.
L’entusiasmo è la capacità di trasmettere ai tuoi interlocutori la convinzione in ciò che stai comunicando. L’entusiasmo è ricco di energia che, attraverso gesti, toni di voce, contatto visivo, conferisce una forza incredibile al messaggio e si trasforma in energia mentale.
L’entusiasmo può essere efficace ad una sola condizione: che realmente credi in ciò che stai facendo!

Vuoi acquisire gli strumenti necessari per avere il tuo discorso sotto controllo?
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Public Speaking: e se ci fosse un ragno tra il pubblico?

I dilemmi del Public Speaking: qual è la reale paura di chi ha paura di parlare in pubblico?
Probabilmente risponderete: parlare in pubblico.
Sbagliato.

Non si ha paura dell’atto in sé, ma la rappresentazione mentale che ogni persona si crea prima di iniziare a parlare in pubblico.

La paura viene creata dalla semplice proiezione di sé mentre si sta parlando di fronte ad un uditorio.
Avete presente l’espressione di terrore nel volto di chi teme i ragni?

Neanche a me stanno molto simpatici. Non mi sono mai trovato nelle condizioni però, di entrare in una stanza e come prima cosa controllare se negli angoli ci siano delle ragnatele oppure dei ragni. Chiedete a una persona aracnofobica di pensare a un ragno e questa inizierà ad andare fuori di testa!

Molte persone hanno paura di parlare in pubblico ancora prima di iniziare, anzi il massimo momento di stress e ansia lo vivono proprio prima di parlare in pubblico, con una differenza: che non stanno parlando in pubblico, quindi arrivano carichi come una pentola a pressione e nel momento in cui salgono sul palco esplodono.
Anche io se avessi un ragno sul cuscino proverei un alto senso di fastidio e forse anche un po’ di paura, soprattutto se è peloso e grande come una tarantola. Ma adesso, mentre sto scrivendo, non ho paura dei ragni perché non li ho di fronte.

Allora mi dite per quale motivo dovreste aver paura se non avete un pubblico di fronte?

Non cadete in questa trappola!

Piuttosto occupatevi di ciò che potete condizionare, ovvero la struttura del discorso, la vostra tranquillità in quel preciso momento!

Negli anni, ascoltando i miei corsisti e coachee, ho tirato su un elenco delle principali paure che mi sono state riportate!

Eccone 4:

  1. Non riesco a parlare più di due minuti di un argomento!
    Ma cosa dite mai!
    Potrebbe essere che sia l’argomento di cui dovete trattare che vi crei un po’ di tensione, se fosse così chiedetevi quali sono le parti che dovete affrontare meglio, studiare più nel dettaglio, oppure che forse dovete tralasciare.
  2. Ho paura di non ricordarmi cosa devo dire.Qui la cosa più importante non è chiedersi cosa accade se dimentico cosa dire, ma che cosa farò quando avrò un vuoto mentale.
  3. Silenzi! Sembrano interminabili. Tutto questo è una vostra percezione non è ciò che percepisce il vostro uditorio. Vi dirò di più: il silenzio serve per creare enfasi, è dunque fondamentale per dare rilievo ad alcuni contenuti!
  4. E se qualcuno ne sa più di me? Personalmente credo che sia un grande stimolo quando all’interno del pubblico trovate una persona estremamente competente.Trattatelo come se fosse una risorsa dandogli la giusta importanza e ringraziandolo nel caso facesse una specificazione ulteriore.

Non è difficile! <<<<<CLICCA QUI>>>>>

Public speaking: che succede prima del ciak?

Da molti anni mi occupo di comunicazione e Public Speaking e devo dire che nel corso di questa lunga esperienza ne ho viste veramente di tutti i colori!
Ribadisco spesso che quando si comunica in pubblico il lavoro sul contenuto, la preparazione, l’organizzazione degli argomenti, sono solo una parte del tutto.
A prescindere dal tema che stai per esporre, esiste un momento, un preciso istante, in cui senti dentro di te l’invito “Ciak, si gira!” e l’adrenalina raggiunge picchi altissimi.

Qualche anno fa ho letto delle interessanti statistiche su quali fossero le paure più diffuse dell’essere umano.
Al primo posto uno studio di un’università americana indicava la paura della morte, secondo posto la paura della solitudine al terzo posto la paura di parlare in pubblico.
Sinceramente credo che saper affrontare un pubblico che può variare da due a molte persone sia uno dei modi migliori per accrescere la fiducia in se stessi, la gestione delle emozioni, la capacità di conoscere i propri limiti e imparare a superarli.

Una performance non riuscita può dipendere da 2 fattori:

  • Strutturali: non sei stato capace di proporre contenuti in grado di catturare l’attenzione dei tuoi interlocutori dall’inizio alla fine
  • Psicologici: non hai saputo gestire il momento di confronto con gli altri.

Entriamo subito nel vivo della questione emotiva, perché, parliamoci chiaro amici, è lì che il dente duole!
Per entrare in uno stato emotivo in grado di renderci più efficaci, è bene porsi, intanto, una semplice domanda: “come posso esprimere il mio potenziale comunicativo?”Leggi con attenzione queste righe perché siamo al nocciolo della questione!
È fondamentale:

  • avere assoluta consapevolezza di voler diventare uno speaker eccellente e di avere le abilità per poterlo essere concretamente;
  • maturare la convinzione che l’abilità di parlare in pubblico non è qualcosa di irraggiungibile o metafisico, ma una competenza che si può acquisire raggiungendo un’adeguata preparazione seguendo regole e passaggi ben definiti;
  • pensare in termini positivi il tuo obiettivo, visualizzando il momento in cui esporrai un discorso in pubblico come un momento positivo, immaginando di avere successo come abile speaker nella professione e nel privato.
  • dedicarsi all’esercizio: l’abilità comunicativa va allenata, seguendo percorsi precisi di studio e di applicazioni pratiche per affinare le tue capacità e avvicinarti all’eccellenza;
  • sfruttare tutte le occasioni per fare pratica in materia di Public Speaking, sia buttandoti in situazioni che lo richiedono, mettendo alla prova la tua abilità, sia osservando gli altri e catturando spunti utili.

È giunto il momento di farmi la fatidica domanda: “e se vengo sopraffatto dallo stress?”
Ne parliamo al prossimo giro!

Media Training: fa’ in modo che sia buona la prima!

Fa’ in modo che sia buona la prima!  Non perdere l’occasione di conquistare il tuo pubblico con la giusta preparazione.

Non è importante che tu non sia un professionista del settore, hai comunque l’opportunità di agire con professionalità e competenza.

Mi sono reso conto che in questo momento gli speaker – occasionali, non professionisti – non hanno a disposizione un percorso specifico, ma possono al massimo seguire un corso di Public Speaking. Il che non è male, ma è arrivato il momento di produrre qualcosa che li renda consapevoli e autonomi nella gestione degli strumenti necessari per un’intervista radiofonica o televisiva.
Affidarsi a un percorso di Media Training significa essere certi del successo delle proprie performance in radio

Chi mi conosce da tempo – tanti credo, dai messaggi che ricevo – sa quanto io sia legato alla mia esperienza in radio.
Non si tratta solo dell’entusiasmo di rivolgermi a più persone in un solo colpo, quanto piuttosto delle competenze sviluppate nel tempo e pronte per offrire un supporto solido a chi deve comunicare in radio, o in televisione, in occasione di un’intervista o di una comparsata.
Da qui nasce l’idea di un percorso di Media Training.

Per Media Training intendo il supporto, la consulenza one to one, la preparazione, per  quelle persone che devono sostenere un intervento in radio o televisione e dunque devono giocarsi al meglio, e in poco tempo, l’opportunità di risultare efficaci nel loro messaggio.
Ciò che caratterizza un intervento sui media, soprattutto in radio, è che, a differenza di un discorso dal vivo, non si ha la possibilità di osservare le reazioni degli interlocutori in corso d’opera, ma si apprende il successo, o l’insuccesso, delle proprie parole solo dopo. Questo rende necessario ridurre al minimo il rischio di errore, sfruttare al meglio il tempo a disposizione per trasmettere efficacemente il messaggio al pubblico.

È indispensabile avere la giusta preparazione!

Questo progetto nasce da una sempre crescente richiesta da parte di persone che mi seguono di scrivere per loro degli speech per la radio o la tv. Dato il successo dei loro interventi, ho ritenuto opportuno strutturare e progettare in modo articolato una consulenza ad hoc.

Incoraggiato dai risultati degli speech, ho pensato di trasformare tutta la professionalità, maturata in anni e anni di lavoro in radio, in un percorso dettagliato, per fornire strumenti efficaci a chi dovrà farlo da adesso in poi.

Pronto per il Media Training?
Pronto affinché sia buona la prima… occasione di arrivare con efficacia al tuo pubblico?

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