Guarda gli altri e tu migliori: Scopri come …

Comunicare attraverso le metafore, a quanto sembra, non è appannaggio dei soli romantici, ma una modalità spesso adottata anche in comunicazioni di carattere molto più pratico.
La metafora, secondo la definizione della Treccani:

Figura retorica che risulta da un processo psichico e linguistico attraverso cui, dopo aver mentalmente associato due realtà differenti sulla base di un particolare sentito come identico, si sostituisce la denominazione dell’una con quella dell’altra.

Spesso viene utilizzata per trasmettere il messaggio con un tono più evocativo, a volte può essere molto efficace nel rendere una comunicazione più veloce, in cui il significato delle parole, associato ad immagini, emerge con molta rapidità!

A scuola ci hanno fatto una testa così con le figure retoriche, ma sarebbe stato utile, per la vicenda che sto per raccontarvi, conoscere al meglio anche le occasioni d’uso, per evitare di sembrare fuori luogo e inopportuni.

Intendiamoci: non è che voglia condividere con te il diario delle mie giornate, ma nulla è meglio della realtà per spiegarci le cose e far emergere situazioni che si rivelano ottimi casi di studio.

Allora sì che puoi immedesimarti, e pensare a cosa avresti fatto tu.
Te lo immagini che figata se solo facendo esercizio di osservazione della realtà potessi lavorare sulla tua comunicazione e renderla più efficace?
Certo non basterebbe solo quello, ma se a quello che vedi e che vivi aggiungi quello che ti racconto nei miei post, vuoi scommettere che qualcosa cambia in modo molto positivo, e soprattutto vantaggioso, per te?

Ecco il caso di ieri.
Una persona che seguo da tempo mi chiama per raccontarmi un episodio che non sa interpretare. Lei e suo marito sono nel mezzo di una causa di lavoro molto delicata e complessa, da tempo il loro interlocutore principale è il legale dell’imprenditore con il quale entrambi collaboravano.
Si scrivono da anni, i toni sono moderati e collaborativi, non si tratta di una disputa in cui sono uno contro l’altro, ma una situazione da cui entrambi stanno cercando di uscire vincitori senza danneggiarsi a vicenda.
Le parti coinvolte sono “sulla stessa barca”, per usare una metafora, già che siamo in tema.
Ecco cosa è successo ieri sera.
Senza alcun preavviso né premessa, arriva sul telefono di lui, il marito della mia cochee, un audio contenente un verso di una nota canzone italiana di Pino Daniele inviato dall’avvocato della controparte.
Ecco il testo:

ma po’ quanno chiove
l’acqua te ‘nfonne e va
tanto l’aria s’adda cagna’.

Traduzione : “ma poi quando piove, l’acqua ti bagna e se ne va, tanto l’aria deve cambiare “

La risposta dei miei amici è stata un punto interrogativo, a cui il mittente, l’avvocato della controparte, ha risposto dicendo di ascoltare bene le parole di quel verso.

In sostanza il verso diceva che l’aria stava cambiando, dunque preannunciava positive novità, ma qualcosa di meno positivo rimaneva in sottofondo: la modalità comunicativa? La scelta di trasmissione del messaggio?

Per quanto le persone coinvolte si conoscessero e avessero ovviamente un rapporto informale, era davvero quello il modo di comunicare una simile notizia?
La mia cochee è rimasta piuttosto interdetta, e questo è già un dato significativo: non era un linguaggio condiviso.
Aveva necessità di parlare in codice? E che siamo in un film di spionaggio?!
Voleva essere simpatico? Forse.
Una sola cosa è certa: la scelta comunicativa è risultata inefficace e inopportuna a tutti gli interlocutori coinvolti, me compreso!
Lei non sapeva cosa rispondere, il marito ha creduto fino all’ultimo che il mittente avesse sbagliato destinatario ed io…io ho colto l’occasione per raccontarvi come e quando non fare un simile uso delle metafore…in una canzone poi!

Molti elementi entrano in ballo nella valutazione di una situazione d’uso:

  • Gli interlocutori: c’era davvero un rapporto così confidenziale da potersi permettere di comunicare attraverso una canzone? La risposta è no, altrimenti nessuno avrebbe dato rilievo alla cosa.
  • Il contesto: per quanto informale potesse essere il rapporto tra gli interlocutori coinvolti si stava parlando di una causa in tribunale. Hai mai conosciuto qualcuno che ha voglia di scherzare su qualcosa per cui sta combattendo e soffrendo da anni
  • Il ruolo: sei un avvocato e stai lavorando. Questo non significa che devi passare le tue giornate in lutto, ma sicuramente devi saper comunicare anche il tuo ruolo, che spesso è quello di gestire questioni delicatissime e di fondamentale importanza per le persone.
  • L’obiettivo: ok, abbiamo interpretato il testo della canzone. E adesso? Che mi hai detto di più? Quali sono i dettagli? Cosa è rimasto di quello che hai comunicato? Approssimazione, illusione, preoccupazione, ma soprattutto un grande punto interrogativo.

Poi mi sono messo lì e ho pensato: e se il legale avesse avuto a disposizione 90 minuti sarebbe stato in grado di sortire un effetto diverso?
A te la risposta…ma soprattutto a te la lettura se ancora non sai cosa puoi fare in 90 minuti con la Comunicazione d’Impatto!

E quindi riprendendo il titolo “Guarda gli altri e tu migliora: Scopri come …” NON FARE!

Pago..per avere un sorriso, anche in lavanderia!

“Non aprire un negozio se non sai essere …”…

Ieri a 800 m da casa mia, al centro commerciale.

Al momento di lavare il copriletto matrimoniale e quello della stanza del bambino, mi rivolgo alla lavanderia di un noto centro commerciale romano, dove vengo accolto con dei modi non proprio garbati.

Dica – mi fa la signora appena arrivo

Appoggio la mia borsa sul bancone

La metta giù – aggiunge con un tono molto sgarbato

Io la metto giù naturalmente, ma un po’ irritato per i modi e il tono, anche perché non mi sembrava di aver fatto chissà cosa.

Inizio a tirar fuori dalla borsa le cose da lavare e lei, cominciando dal primo coprimaterasso, mi dice che non si può lavare!
– Come non si può lavare? – sono piuttosto sorpreso.
Mi spiega che per via di alcune caratteristiche del tessuto, non era in grado di applicare un trattamento che mantenesse le sfumature della lana uniformi.
Le faccio presente che mi interessava lavarlo e disinfettarlo, poteva tranquillamente ignorare il dettaglio delle sfumature.

Dopo averle mostrato gli altri capi da lavare, sempre con i suoi modi sgarbatissimi, mi dice:
– Bene, ma le deve pagare in anticipo! –
Ok, ma può dirmelo anche con un po’ di gentilezza, visto che mi maltratta da quando sono arrivato – le faccio notare io
Non la sto trattando male! Comunque sono 52 euro! –
52 euro per 2 coprimaterassi, accipicchia! – penso io

Le chiedo se è possibile ritirarli in serata e lei mi risponde che saranno pronti il giorno dopo, verbalizzando la cosa nel seguente modo:
– se va bene domani ok, se no niente! – con il suo solito tono scocciato.

Questo suo comportamento inaccettabile mi stava irritando davvero, e le faccio notare, con un tono garbato (illudendomi che potesse prendere ad esempio i miei modi) che in quei 52 euro non è incluso solo il lavaggio dei copriletti, ma l’intero servizio che contempla anche il rapporto con il cliente, e dunque il modo in cui vengo accolto, ascoltato, servito!

E aggiungo : – Pago anche per essere trattato bene e con gentilezza –
e lei mi risponde :
– Non credo proprio -.
Ero incredulo, basito, non potevo credere che potesse davvero essere così. Mio figlio,che era con me, mi ha guardato sconcertato.
Ho strisciato il bancomat e sono andato via indignato.

Difficilmente si dimentica una simile accoglienza, e da subito questo episodio mi ha portato a riflettere su diversi elementi di cui spesso mi occupo, e da anni, nella mia professione.
Siamo sempre lì: è una questione di comunicazione!
Oggi la forma è anche contenuto, il modo in cui si trasferisce il contenuto è fondamentale, quindi, a prescindere dal tipo di professione che svolgi, di educazione che hai ricevuto, di cultura da cui provieni, devi tener conto del fatto che il tuo interlocutore, a maggior ragione se è un cliente, si ricorderà anche di quello!

Un professionista, nel suo set di competenze non può trascurare tutte le skills che attengono alle dinamiche relazionali.

La gestione di un cliente è una grande responsabilità anche in questi termini!

Alcune volte ci vuole davvero poco per lasciare una prima pessima impressione all’interlocutore…anche meno di 90 secondi!

Se non vuoi vedere facce sconcertate come la mia in lavanderia fatti un giro qui!

Comunicare d’Impatto per…

… per avere i risultati che meriti.
Lascia che ti spieghi, o meglio che mi spieghi.
A proposito di comunicare! Siamo alle porte del corso sulla Comunicazione d’Impatto, sei pronto a raggiungere con successo i tuoi obiettivi di vita, di lavoro,di relazione?

Sei felice di dire addio per sempre alle occasioni perse, ai treni che ti hanno chiuso la porta in faccia, e alle persone che non hanno voluto offrirti una meritata opportunità?

Se riuscissi a coinvolgere in modo chiaro e preciso, le persone si fiderebbero ancora di più di te, porteresti a casa quello che sai essere utile per loro ma anche per te, finalmente ti faresti quel grande regalo.

  • La tua autostima ne gioverebbe
  • Avresti una vita professionale più soddisfacente
  • Avresti relazioni familiari e amicali solide!

Non mi sembrano risultati da poco!

Bene, facci la bocca perché è quello che accadrà: le cose cambieranno radicalmente, perché cambierà radicalmente il tuo modo di agire.
Non ti farò un incantesimo e non mi appellerò ai poteri della magia, per questo è bene che ti faccia presente un paio di cosette.

Ci tengo a chiarire che la Comunicazione d’Impatto non è un’attitudine o un dono con cui si nasce. Si può avere una buona predisposizione all’empatia, d’accordo, si può essere veloci di indole, va bene, ma quello che apprenderai sarà un vero e proprio processo e le competenze che acquisirai ti consentiranno di metterlo in atto.

Nel precedente post (vedi link in fondo) ti ho parlato di una delle variabili fondamentali di questo processo: il tempo.

Abbiamo visto insieme come il suo valore rappresenti la vera ricchezza della nostra epoca e un alleato indispensabile nel raggiungimento dei tuoi obiettivi.

Oggi voglio focalizzarmi sull’altra variabile: l’interlocutore.
Cosa c’è di più variabile di un interlocutore?
Te lo dico senza mezzi termini: nulla.

Uno degli errori più affascinanti in cui cadere è quello di credere che il successo sia una condizione replicabile, che averlo ottenuto con una persona ci garantisca la buona riuscita con altre. Sarebbe facile, anche noioso, se fosse così.
Per questo voglio invitarti a riflettere su alcuni elementi da tenere fortemente in considerazione nella relazione con il tuo interlocutore:

  • Chi è? Parliamoci chiaramente: quante volte si ha l’opportunità di conoscere in anticipo la persona con cui ci si relazionerà? E se sono più interlocutori? E se si tratta di una platea? La risposta è sempre la stessa: devi essere in grado di arrivare al tuo interlocutore a prescindere. Questo è possibile quando si possiede uno strumento imbattibile: la competenza.

 

  • Lo stato d’animo. Sei davvero in grado di capire cosa sta provando chi ti sta davanti? E, ammesso che tu sia in grado, riesci a comunicargli il tuo valore senza lasciarti travolgere o inibire da quello che ti sta trasmettendo mentre ti ascolta?

 

  • Il momento. Rieccoci a parlare del tempo, ma questa volta in termini di occasione giusta. Non è detto che il momento in cui ti senti pronto, al meglio della tua preparazione, in forma smagliante e di buon umore, corrisponda a un buon momento per comunicare.

 

  • L’empatia. Sai creare empatia con il tuo interlocutore? Hai idea di quante persone vorranno trasmettergli informazioni, richieste, contenuti, oltre a te? Credi davvero che una persona dedichi a tutti la stessa attenzione e lo stesso livello di ascolto?

Affidarsi al caso o avere la presunzione di possedere un tocco magico capace di persuadere le persone è per definizione imprevedibile e rischioso.
Non si tratta di un talento da affinare, di una predisposizione da sviluppare: è in realtà una vera e propria disciplina, articolata in processi e dinamiche finalizzati a raggiungere il tuo obiettivo e riconoscere il valore che meriti.

Ecco che all’improvviso inizierai a salire sui treni in corsa, a vederti aperte le porte sinora chiuse, a sentirti non solo ascoltato, ma autorevole.
Non sarai più competente di quanto non lo fossi prima sui tuoi argomenti, sarai solo più competente nel comunicarlo nel modo giusto e sarai giustamente riconosciuto per il tuo merito e il tuo valore.

Non dimenticare di leggere il post sul tempo se ancora non lo hai fatto!

Ti aspetto il 21 settembre in aula, e se c’è ancora qualcosa che non sai vieni a leggere qui!

Comunicazione d’Impatto: I Detti sul tempo … e non solo

La riflessione che voglio sollecitare, prima del corso del 21 settembre sulla Comunicazione d’Impatto, riguarda proprio la massima valorizzazione e ottimizzazione di questa risorsa fondamentale, ma non inesauribile, che è il tempo.

Ti ho mai parlato del tempo?
Il tempo viene nominato così spesso che non sono certo di avertene parlato come vorrei e come l’argomento merita di essere trattato.

Non mi riferisco al tempo delle previsioni meteo, per quello ci sono gli esperti del settore, io mi occupo di un altro tipo di tempo: quello che serve per dare ragion d’essere a una comunicazione, e che è molto legato al tempo nella sua accezione di momenti preziosi, irripetibili, e spesso irrecuperabili, della vita.
Il tempo è da sempre al centro dell’attenzione di filosofi, poeti, scienziati, sportivi… è la misurazione del nostro spazio nella vita, è l’unico elemento di misurazione che associamo a un accessorio personale, l’orologio, per averne sempre il controllo e cercare di non sprecarlo.
Laddove non è arrivata la scienza o la filosofia se ne è voluta occupare la cultura popolare, animando filastrocche, fiabe, agende, calendari con proverbi sul tempo, eccone alcuni:

Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde.
Chi ha tempo non aspetti tempo.
Col tempo e con la paglia si maturan le sorbe.
Faccia chi può, prima che il tempo mute; chè tutte le lasciate son perdute.
Il tempo consuma ogni cosa.
Rode il tempo ogni cosa e non si sente.
Il tempo dà consiglio.
Il tempo è denaro.
Il tempo è come il denaro: non ne dissipate e ne avrete sempre d’avanzo.
Il tempo mitiga ogni gran piaga.
Il tempo suol far lieto ogni dolore
Il tempo scorre incessantemente come l’acqua.
Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede.
Il tempo scuopre ogni cosa.
Ogni cosa ha il suo tempo.

 

Insomma l’idea è chiara, basterebbe indagare in altre culture per leggerne di nuovi.
Il tempo è un argomento che mi sta a cuore, ed è una delle leve della Comunicazione d’Impatto, una modalità comunicativa basata su una metodologia di grande efficacia che tra le diverse abilità che sviluppa ne “rilascia” una davvero preziosa: quella di ottimizzare ogni secondo, non solo per non perdere il tempo, ma per non disperdere il valore di quello che in quel poco tempo devi dire e far arrivare al tuo interlocutore.

Una delle più innovative riflessioni della nostra epoca, figlia delle tante evoluzioni e rivoluzioni che si sono verificate nel mondo del lavoro (si pensi allo smart working), è che l’uomo più ricco del mondo nasce ogni secondo, perché se saprà impiegare bene quel patrimonio infinito che gli viene consegnato alla nascita – il tempo – non avrà bisogno di apprezzare i suoi successi contando il denaro, ma potendo gestire a proprio piacimento il tempo che ha a disposizione.

Sono certo che hai qualcosa di importante da dire agli altri, non ho dubbi sulla validità delle tue argomentazioni, ritengo importante che tu possa spiegare al meglio quello che di te vuoi raccontare, ma ti avviso che se parti con il piede sbagliato e ti giochi male anche i primi secondi con il tuo interlocutore, quell’errore potrebbe costarti l’intera performance e tu potresti perdere l’opportunità di comunicare il tuo valore, perché hai perso, tuo malgrado, il momento giusto in cui farlo.

Perchè dunque stringere la mano a malincuore al tuo interlocutore e tornare a casa con un carico di frustrazione esplosiva?
Perché rinunciare a trasmettere a chi ti sta davanti il lavoro e la preparazione che c’è dietro a quello che presenti?
Perché rinunciare a far valere il tuo punto di vista solo perché non vuoi “rovinare” il poco tempo che passi con i tuoi cari?
Evita queste cose, fanno male alla tua autostima e alle tue relazioni!

Impara piuttosto a Comunicare d’Impatto, io ti aspetto qui!

Comunicazione d’Impatto: ci siamo quasi!

Eccolo, te ne sto parlando da tempo, e oggi, mi rendo conto che potresti essere ancora in vacanza, approfitto dell’ozio in cui spero tu sia immerso per parlarti meglio della Comunicazione d’Impatto.
Non starò qui a dirti di cosa parla il mio corso, anche perchè puoi trovare tutte le informazioni a questo link, ma voglio farti presente, e riflettere insieme a te, sulle situazioni in cui sarà risolutivo applicare le strategie che apprenderai durante il corso.

Non credo ci sia bisogno che io stia qui a ricordarti che vivi in un’epoca in un cui un minuto può valere la sorte dei prossimi 3 anni, e neanche ad avvisarti che per quanto tu possa essere preparato, abile ed esperto, se il tuo interlocutore non se ne accorge non avrai chance con lui.
Memorizza bene queste parole chiave, perchè intorno a questi concetti si sviluppa molto di quello che ti verrà insegnato al corso: empatia, attenzione, tempo, efficacia,risultati.

Il tuo interlocutore diventerà lo strumento di misurazione della tua efficacia, la tua capacità di attirare la sua attenzione e suscitare il suo interesse determinerà o meno la possibilità di trasferirgli il tuo valore.

Ok, belle parole, ma che significa tutto questo?
In cosa si traduce in termini di occasioni e di situazioni tutto questo papiro di regole e strategie?
Lo vediamo insieme, adesso!
Basta immergersi nelle situazioni di ogni giorno, quelle con cui ti devi misurare quando vuoi ottenere qualcosa di importante per te.
Nello svolgimento di ogni attività in qualche modo tutti vendiamo qualcosa, anche quando non hai un impiego e devi cercarne uno stai cercando di “vendere” le tue competenze.

Quando vuoi mettere un tuo servizio sul mercato, proporre una tua idea ai tuoi collaboratori, promuovere iniziative che reputi di grande valore…ecco, queste sono le occasioni in cui il minuto è prezioso!
Attenzione però, non entrare in ansia per questo: trasformeremo il poco tempo da limite a opportunità!
Avere una Comunicazione d’Impatto significa anche avere la capacità di ridurre la complessità, eliminando ridondanze e parole inutili, pensa ai contesti informali e familiari!
Quante cose avresti potuto dire in modo diverso, eliminando giri lunghi che spostano il focus della questione e ti allontanano da quello che volevi dire e dall’obiettivo che volevi raggiungere?
Imparerai a dire solo quello che conta, perchè saprai scomporre la complessità in espressioni semplici, lineari, precise, d’effetto!
Imparerai a comunicare il tuo valore in qualunque tipo di situazione, perchè saprai riconoscere la tipologia di interlocutore che hai davanti, scegliere un linguaggio appropriato per entrare in empatia con lui e fargli capire tutto quello che desideri trasmettergli.
Non parliamo solo di numeri, risultati e tempi, come vedi, ma parliamo anche di rapporti umani, all’interno dei quali saprai costruire relazioni professionali o personali che ti soddisfino pienamente.
Imparerai a farti apprezzare quanto meriti imponendo subito la tua credibilità.

La maggior parte delle persone non sa neppure cosa significa essere efficaci in meno di 90 SECONDI.
Non è solo vendere se stessi, non è solo essere persuasivi, non è solo trasferire fiducia e competenze.
Comunicazione d’Impatto è il condensato di 15 anni di esperienza, 13.000 ore di aula, 2 anni di radio e decine di studi sulla comunicazione… (la stessa che usano i media)

Goditi ancora il sole di agosto, ma non dimenticare di fare un salto qui!

Come ti prepari alla Comunicazione d’Impatto?

Comunicazione d’Impatto è alle porte, settembre non è lontanissimo (anche se tutti lo vorremmo), ma la pausa estiva può essere un ottimo momento per fare il punto sulle tue abilità comunicative e capire il livello di competenze che hai raggiunto!
Ognuno di noi possiede le potenzialità per condurre un discorso in pubblico, ma questo di certo non significa che puoi salire sul palco e improvvisare, perché la buona volontà non basta, così come non basta avere qualcosa di importante da dire!

Alcuni ci mettono il coraggio, altri sanno di avere un grande talento, ma se a tutto questo, amico, aggiungi, lo studio e l’esercizio, ti posso garantire che sul quel palco possono salirci tutti.
Alla volte il vero blocco dipende dalla paura (quella di parlare in pubblico è la seconda paura dopo la morte!), spesso, pensaci bene, si tratta solo di avere delle convinzioni sbagliate!

Esporre dei contenuti, delle idee di fronte ad un uditorio può essere percepito come un momento imbarazzante, sei lì, da solo, osservato da chi ti ascolta e si aspetta qualcosa di utile da te. L’idea di non soddisfare le aspettative del pubblico o, ancor peggio, che questo possa farsi una cattiva impressione di te ti induce a pensare che parlare efficacemente in pubblico sia un dono che pochi eletti custodiscono per sé.
Ebbene non è così, ricorda che parlare in pubblico è un’abilità che può essere acquisita seguendo un determinato percorso opportunamente strutturato e scandito da step ben precisi e dedicandosi a sviluppare specifiche abilità .

Ora che sai quali sono gli input per migliorare il tuo atteggiamento, entriamo nel merito della parte tecnica, per comprendere a fondo gli elementi su cui lavorare per acquisire e affinare le abilità tecniche della comunicazione.
Come ti ho più volte raccontato, ogni buon discorso, ogni chiacchierata di successo, oltre la facciata, nasconde una serie di dettagli che all’apparenza sembrano insignificanti ma che in realtà fanno una grande differenza.

E proprio perché sono dettagli la maggior parte delle persone non li considera nella loro effettiva importanza, anzi tende a sottovalutare tutto ciò che leggerai nelle prossime righe perché, purtroppo, per quanto si possa parlare di comunicazione non verbale, in molti continuano a credere che il contenuto sia molto più importante della forma.
Quando devi esporre qualcosa di importante, anche in ambito privato o familiare, quanto tempo dedichi a pensare esattamente che parole usare e quanto a come dirlo?
RIflettici bene, perché la risposta emerge in maniera inequivocabile!

Occhio però: non ti sto dicendo che il contenuto non sia importante ma non meno importante è, oltre al modo in cui si fa, anche il modo in cui si organizzano tutti gli accessori, ogni singolo strumento della tua cassetta degli attrezzi, perché sono questi attrezzi che ti permettono di diventare un buon comunicatore.
Questi strumenti, che sono abilità, in un modo o nell’altro li possiedi già, ma non hai avuto occasione, o necessità, di affinarli semplicemente perché fino a quel momento non ti sono serviti.
Pensi davvero di potertelo permettere?
Eh no, perché parlare in pubblico ormai è un’abilità richiesta in molti settori e a prescindere dal ruolo che si ricopre!
Arrivare all’obiettivo comunicativo ottimizzando tempo e risorse è la richiesta che ogni azienda fa ai propri collaboratori, interni ed esterni.

Eccole, le abilità di cui ti ho parlato in questi mesi e che devi tener presente per continuare il tuo percorso:

Gestione dello stress
Contatto visivo
Linguaggio non parole e pause
Uso della voce
Personalità humor ed entusiasmo
Gestualità
Posizione e movimenti
Abbigliamento

Tutto qui, punto per punto, tutto quello che non devi dimenticare, soprattutto adesso che ci stiamo avvicinando al corso sulla Comunicazione d’Impatto del 21-23 settembre…piuttosto fai un salto qui che devi sapere di cosa si tratta!

 

 

 

Prenditi una pausa

Parole, “non parole”, pause: ognuno di questi elementi contribuisce in modo significativo alla trasmissione di un messaggio!
Ti parlo di parole da qualche anno, la scorsa settimana ho condiviso con te il mio pensiero sulle “non parole”, oggi voglio soffermarmi sul potere delle pause, proprio così ho detto “potere”… quello di rovinare o far decollare con successo una performance comunicativa!

Gli usi che si possono fare di una pausa erano noti anche a importanti leader, politici e non, che sapevano come utilizzarla e gli effetti che avrebbe sortito sugli interlocutori. Mussolini, Martin Luther King, Steve Jobs, si avvalevano di questo prezioso strumento per porre l’attenzione su alcuni passaggi del loro discorso ed enfatizzare i concetti che desideravano arrivassero con maggiore intensità.

La pausa è un momento di sospensione che,  a seconda di come si utilizza, può rivelarsi piuttosto utile.
Ferma restando la sua entità di “pausa” proprio come momento di riposo (vorrei vedervi a parlare per 8/10 ore di fila), la sospensione delle parole può essere accompagnata da una serie di comunicazioni gestuali capaci di convogliare la comunicazione dove si desidera.
Uno sguardo con gli occhi ben aperti e concentrati, oppure con la testa che si muove guardando gli interlocutori nella stanza, il movimento delle dita che richiamano un concetto da ricordare…ecco, tutto questo può rappresentare abbondantemente il significato di una pausa.

Ma come individuare il momento giusto?
In quale momento del discorso è più opportuno inserirla?

Ecco un breve riepilogo dei momenti in cui è può servire prendersi una pausa…non prendertela comoda però: stiamo parlando di qualche secondo!

Quando hai bisogno di un istante per riflettere, guardare gli appunti o pensare come rispondere ad una domanda.
Quando devi riportare l’attenzione su di te
Quando vuoi sottolineare in modo incisivo le ultime tre parole che hai detto
Quando vuoi porre particolare attenzione su ciò che stai per dire, in questo caso è opportuno introdurre l’argomento con: “prestate ben attenzione a quello che sto per dire …. …PAUSA/SILENZIO” Oppure ” bene, ed ora …PAUSA/SILENZIO”
quando qualcuno sta disturbando e in modo delicato vuoi farlo notare.

..

E infine, giusto per convincerti ancora di più di quanto siano importanti le pause, ti do una piccola dritta ninjia che potrebbe salvarti da situazioni scomode o imbarazzanti: sappi che le persone quando mentono, appena viene rivolta loro una domanda o vengono presi considerazione, iniziano immediatamente a parlare in modo tendenzialmente veloce e senza fare delle pause. Il loro cervello sta cercando in modo frettoloso delle soluzioni o giustificazioni da poter offrire al proprio interlocutore.

Ora che abbiamo dato un posto anche alle pause, memorizza questo breve vademecum per portare al top il tuo discorso:

  • non parlare troppo velocemente, perdendo per strada parte dell’uditorio;
  • non parlare in modo astratto senza fornire un appiglio concreto ai vostri interlocutori;
  • non parlare troppo scientificamente o in gergo settoriale senza porsi il problema che l’uditorio possa non comprendere del tutto;
  • non utilizzare suoni e non parole, i più frequenti: ehm, cioè, praticamente, etc;
  • usa un linguaggio multi sensoriale;
  • ricorda di fare le giuste pause

Siamo giunti alla fine di questo ulteriore approfondimento e ora dovresti sapere cosa sto per dirti…
Bravo! Hai già capito: anche questo post ha il compito e il piacere di accompagnarti piano piano verso il corso sulla Comunicazione d’Impatto!
Andiamo, vieni a leggere qui!

Al bando le “Non Parole”!

Cosa sono le “Non Parole”?
Starai pensando – Matteo Maserati è impazzito, ha smesso di parlarci di parole e ora comincia con le “non parole” – …esatto!
Un po’ come nella favola di Alice nel Paese delle Meraviglie e il bianconiglio dove si festeggiava un allegro non compleanno.

Ti sto parlando di tutte quelle parole prive di significato che le persone insicure e non convinte di quello che stanno dicendo, tendono ad aggiungere nel loro discorso per riempire i momenti di pausa.
E ti dirò di più: le non parole non vengono utilizzate solamente dalle persone insicure e non convinte, ma anche da tutti coloro che si sentono inadeguati mentre stanno parlando di fronte ad un pubblico.

Hai presente quando stai parlando con quelle persone che, mentre stanno esprimendo un’idea o semplicemente ti stanno raccontando qualcosa, intervallano le loro parole con suoni di questo tipo:
Emm, eeee, cioé , precisamente, sinceramente , appunto, etc…-
Oppure tendono a “strascicare” l’ultima lettera della parola che hanno appena pronunciato : – ieriiiii sono andato a casa eeee ho lavato i piatti -.

Il Motivo per cui si utilizzano le non parole è molto semplice, quasi scontato.

Nasce da una percezione sbagliata del silenzio.

Ebbene sì: abbiamo qualche problema con il silenzio.
Spesso mentre stiamo parlando ci troviamo nelle condizioni di dover pensare a ciò che stiamo per dire e alcune volte non ci viene subito il modo in cui dirlo o la parola che dobbiamo usare, in quel preciso istante quindi ci troveremo nelle condizioni di fare un silenzio, una piccola pausa di alcuni istanti.
Le pause però fanno paura perché il silenzio fa paura, per una errata convinzione che ci hanno trasferito e che abbiamo involontariamente acquisito: pensiamo che chi sta in silenzio è perché non sa le cose. Questo è vero se il silenzio è molto prolungato, ma se dura pochi istanti tende solo ad evidenziare ed esaltare quello che abbiamo appena detto o che stiamo per dire.
Per rendere ancora meglio l’idea provate a leggere queste poche righe , prolungate le vocali o consonanti come mostrato e per avere una migliore sensazione di quello che vi ho appena scritto vi invito a leggere ad alta voce:

” Ciaaoo, mi chiamoooo Gino Rossiiii eeee sono unnnnn idraulico eeeee vengono da Roma. Lavorooo in proprio eeee appunto faccio l’ idraulico, hemmm aggiusto tubi , cioé tubi rotti”

Quante volte ti capita di ascoltare persone che si presentano, che parlano e utilizzano proprio questa modalità?
Guardate cosa accadrebbe se invece parlassero in modo differente, leggetele sempre ad alta voce e rispettate la parola PAUSA/SILENZIO
“Ciao , …PAUSA/SILENZIO
Mi chiamo Gino Rossi, …PAUSA/SILENZIO
Faccio l’idraulico e vengo da Roma, …PAUSA/SILENZIO
Lavoro in proprio e aggiusto tubi, …PAUSA/SILENZIO”
quelli rotti …PAUSA/SILENZIO”

Le Non Parole tendono a trasferire una sensazione di insicurezza e inadeguatezza. Molte persone che ho seguito in questi anni hanno cambiato drasticamente la percezione che trasferivano all’esterno prestando un po’ di attenzione a quanto fosse importante sostituire le loro parole con delle pause pensate, calibrate e significative.

Il modo migliore per non pronunciare le non parole e sostituirle con le giuste pause è fare esercizio.
Un esercizio che ti voglio consigliare in questo momento è quello di prendere con regolarità il registratore del tuo smartphone, va bene anche solo quello audio, e parlare per circa cinque minuti. La prima volta probabilmente noterai che cominci diverse parole prive di significato, dalla seconda in poi tenderai a farci sempre maggiore attenzione.

Nel prossimo post ti parlerò dell’importanza di uno strumento efficacissimo nel campo della comunicazione: le pause.
Hai idea dell’importanza che può avere una pausa all’interno di una dinamica di Comunicazione d’Impatto?

Inizia a farti un’idea… leggendo proprio qui!

Ma quanto è cool la comunicazione multisensoriale?

Ai 3 canali della Comunicazione, ecco dove eravamo rimasti!
La codifica nel cervello umano avviene quindi facendo un mix di questi tre canali, ma voglio entrare più nello specifico per capire meglio di cosa si tratta!
Se ti chiedo di immaginare una mela, probabilmente la prima cosa che ti verrà in mente è la mela, rossa, verde, oppure potresti avere la sensazione tattile della buccia liscia o sentire il rumore tipico del morso della mela che automaticamente ti porta anche a sentirne il sapore.

Sarebbe interessante capire quale canale prediligi, anche adesso che stai leggendo queste righe: il canale visivo, uditivo o  cinestetico.

Mettiti in gioco per qualche minuto e seguimi in questo test!

Mentre inizi a leggere queste parole scritte e senti la voce dentro la tua mente, prova a pensare ad un tavolo, potrebbe essere il tavolo che hai di fronte a te in questo momento o il tavolo della tua cucina, o anche quello dell’ultimo ristorante in cui sei stato.

L’importante è che sia un tavolo che hai visto. Cerca di ricordarne la forma ed il colore, vedi quello che vedevi e pensa se era quadrato tondo oppure di un’altra forma geometrica.
Come erano i bordi?
Vivi o morbidi?
Il colore era uniforme o aveva delle variazioni?
Bene, ora chiediti di che materiale era fatto: legno , ferro, vetro plastica, formica o marmo?
Immagina ora di sollevarlo: ti sembra pesante o leggero?
Se lo buttassi a terra da 3 metri di altezza che rumore farebbe?
Se inizi a picchiettare con la tua mano o le nocche delle tue dita che suono ne uscirebbe?
E se iniziassi a staccarne un pezzo con i denti che sapore avrebbe? Che rumore percepiresti all’interno della tua bocca?
E se lo leccassi sarebbe amaro o dolce?
Prova ad avvicinare il naso al tavolo e annusalo.
Che odore avrebbe?
Di cosa saprebbe?

Molto bene.

Ti sei trovato a visualizzare in un modo multi sensoriale il tavolo. Forse sei rimasto colpito dagli aspetti visivi (forma, colore) qualcun altro magari sarebbe stato colpito dagli aspetti uditivi (rumore), infine è presumibile che qualcun altro ancora avrebbe provato delle strane sensazioni quando ho suggerito di dedicarsi agli aspetti cinestesico (gusto, odore, materiale).

Poco importa quale ti ha colpito di più , sicuro è che ogni persona che ha letto le righe sopra ha visualizzato in modo intenso il tavolo.
Ne sono certo, é garantito al 100%!

E ne sono così sicuro perché volutamente ho toccato tutti e tre i canali di codifica delle informazioni.

Sai cosa significa questo?
Che qualunque sia il messaggio che vuoi trasmettere, o quello che stai per recepire, amico mio, portare la comunicazione a un livello multisensoriale significa moltiplicarne gli effetti.

Ogni interlocutore avrà un proprio canale favorito, ma non è detto che lo speaker ne sia a conoscenza, quindi è fondamentale sviluppare l’abilità di saper comunicare a un pubblico fortemente eterogeneo e avere la certezza di poter arrivare a tutti!
Immagina il potenziale della comunicazione multisensoriale in una dinamica di comunicazione d’impatto!
È da un po’ che te ne parlo e non mi stanco mai di farlo, se ancora non lo hai fatto corri a vedere di cosa sto parlando

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La Comunicazione d’Impatto non perdona: #semprelaparolagiusta

Ogni cosa mi parla di Comunicazione d’Impatto!

Non sono impazzito, ma come spesso accade quando progetto un percorso, oltre alla trattazione delle basi teoriche e all’aggiornamento dei contenuti, mi guardo intorno per studiare sul campo come cambia il modo di comunicare delle persone.
Il linguaggio è la mia specialità e sono attento all’uso che ne fa e a come cambia il suo utilizzo in funzione di alcuni fattori.

All’interno di una performance in pubblico il linguaggio è senza dubbio un elemento di altissima incidenza sulla buona riuscita della comunicazione. Un buon linguaggio facilita la trasmissione di un messaggio verbale, ma non è tutto.
Sai qual è uno dei più pericolosi, e purtroppo frequenti, tranelli in cui cadere?

Pensare che in un discorso in pubblico la capacità di esprimersi attraverso un buon linguaggio sia l’unica competenza richiesta ad un bravo speaker!

Avere un buon linguaggio è fondamentale, ma lo è altrettanto saper utilizzare una serie di strumenti che ne amplifichino l’efficacia comunicativa. Anche quando si è consapevoli di poter contare su una buona abilità oratoria si deve prestare attenzione a non commettere dei facili errori.

Andiamo ai fatti e prendi nota:
Ecco le linee guida i per rendere al massimo l’efficacia del linguaggio:

· adottare un linguaggio che sia il linea con lo stile e il livello culturale dell’uditorio, indagare dunque con precisione sulla tipologia di pubblico e, se possibile, utilizzare anche un gergo di settore condivisibile;

· utilizzare parole semplici e appropriate, accertandosi che possano essere chiare per tutti. Fornire sempre una spiegazione/traduzione se si sceglie di utilizzare termini stranieri o tecnico-scientifici troppo specifici;

· usare messaggi brevi e logici così da agevolare sia la comprensione che la memorizzazione;

· arricchire il discorso con aneddoti, storie di vita, esempi concreti di persone. Apprendere attraverso l’esempio delle esperienze di altri cattura maggiormente l’interesse del pubblico e ne facilita la comprensione dei contenuti.

Bene, abbiamo tracciato il percorso, adesso iniziamo a fare qualche passo concreto!

Ti ho parlato a lungo di tutti gli aspetti non verbali della comunicazione, è arrivato il momento di entrare nel dettaglio del linguaggio.
La storia inizia così: nella seconda metà dello scorso secolo molti studi hanno posto l’attenzione su come l’essere umano percepisca gli input dall’esterno utilizzando principalmente tre canali: visivo, uditivo, cinestesico.

Qui inizia un nuovo capitolo, che affronterò con te nel prossimo post!

Devi essere pronto e avere tutti gli strumenti per il corso sulla Comunicazione d’Impatto!
Sai di che parlo vero?
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