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Il tuo discorso è in pericolo? Causa delle non parole.

Hai mai sentito parlare delle NON PAROLE?
Te ne parlo.
Le non parole sono il modo più sicuro per mandare all’aria il tuo discorso.

Hai presente quelle persone che, mentre stanno esprimendo un’idea o ti stanno raccontando qualcosa, intervallano le loro parole con suoni di questo tipo:

“Emm, eeee, cioè , precisamente, sinceramente , appunto, etc…”

Oppure tendono a trascinare l’ultima lettera della parola che hanno appena pronunciato : “ieriiiii sono andato a casa eeee…”

Ecco, queste sono le non parole.

🔴  Il motivo per cui si utilizzano le non parole è molto semplice: una percezione errata del silenzio.

Spesso avrai notato che mentre stai parlando ti trovi nelle condizioni di dover pensare a ciò che stai per dire ed alcune volte non ti viene subito la parola o il modo in cui pronunciarla, in quel preciso istante puoi trovarti nelle condizioni di fare silenzio, una piccola pausa di alcuni istanti.

Le pause però fanno paura perché il silenzio stesso fa paura.

Siamo infatti portati a pensare che chi tace è perché non sa.

Questo può essere vero se il silenzio è molto prolungato, ma se dura pochi istanti tende solo ad evidenziare ed esaltare quello che abbiamo appena detto o che stiamo per dire.
La preparazione è importante, questo però significa anche essere pronti per un momento di buio di contenuti, di vuoto di idee, esempi o di possibili associazioni.
Nel mondo del teatro esistono degli espedienti per i momenti di buio di contenuto. Per riempire quel vuoto, che può essere percepito negativamente dal pubblico, si ricorre a delle frasi, delle ripetizioni, ma per il Public Speaking non funziona così e riempire il vuoto con le non parole è molto più pericoloso, per l’esattezza è un disastro preannunciato.
Piuttosto può risultare utile proporre davvero una pausa al pubblico e ricaricare le idee, gestendo il momento di ansia e il disordine di contenuto.
Le NON PAROLE tendono a trasferire una sensazione di insicurezza ed inadeguatezza.

Molte persone che ho formato in questi anni hanno cambiato drasticamente la percezione che trasferivano all’esterno prestando un po’ di attenzione a quanto fosse importante sostituire le loro parole con delle pause pensate, calibrate e significative.

Il modo migliore per non pronunciare NON PAROLE e sostituirle con le giuste e fare esercizio.

Studiare, essere competenti, allenarsi.
Sempre 🔝
Adesso puoi andare 😉
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Ci sta!

Scrivimi: [email protected]

Intanto puoi dare un’occhiata qui!

Domenica al corso non c’eri? Un piccolo assaggio dei contenuti

Lo scorso fine settimana si è svolto il corso I’m Comunicazione, molti di voi non hanno potuto partecipare e così, a fronte di tutte le mail e messaggi che mi avete mandato, ho deciso di dare qui un piccolo assaggio degli argomenti che ho trattato.
Per conoscere i passaggi di questo mondo complesso che è la Comunicazione, è necessario studiarne i processi fondamentali perché tutto parte da lì.
Cominciamo dunque ad analizzare i pilastri della Comunicazione, ovvero gli assiomi.

In questa fase, attraverso la conoscenza degli assiomi della comunicazione, ci soffermeremo in particolare sugli aspetti relazionali presenti in un processo comunicativo.

Ogni persona che vuole migliorare le sue abilità non può prescindere dalla consapevolezza che esiste sempre un emittente ed un ricevente, e che la responsabilità della comunicazione è sempre insita nell’emittente.

Ciò che può permettere all’emittente di migliorare drasticamente e in modo significativo è sviluppare e affinare la sua abilità di ascolto. Quando si parla di ascolto non s’intende l’ abilità nel sentire le informazioni ma nel percepire i bisogni ed esigenze del proprio interlocutore sia esso singolo o facente parte di un pubblico.

Una volta prestata la giusta attenzione a questo aspetto è necessario dedicare tempo per scegliere il miglior canale comunicativo e poter rendere il discorso qualcosa di uniforme imparando ad utilizzare il livello verbale, para verbale, non verbale in modo omogeneo.
Ora, per poter entrare nel merito degli assiomi della comunicazione è necessario introdurre un importante fenomeno: la capacità di influenza reciproca tra l’emittente e il ricevente.

All’interno di uno scambio comunicativo interpersonale gli interlocutori si influenzano a vicenda all’interno di un determinato contesto. Ogni volta che l’emittente invia un messaggio al destinatario e viceversa, si verifica contemporaneamente un processo di influenza reciproca in grado di incidere sull’efficacia della comunicazione avvenuta. Nella comunicazione interpersonale, inoltre, l’efficacia dello scambio sarà maggiore nel momento in cui l’emittente porrà continuamente attenzione al contesto di appartenenza.

Affinché la comunicazione sia efficace è importante che l’emittente presti molta attenzione al contesto in cui avviene per poter scegliere la terminologia più adeguata. Allo stesso tempo il destinatario deve preoccuparsi di conoscere sempre quale sia il contesto relativo alla comunicazione avvenuta.

Primo assioma: non si può non comunicare. Qualsiasi comportamento, azione, che si manifesti attraverso le parole o il silenzio ha un valore comunicativo, poiché influenza gli altri che sono sollecitati a reagire. anche quando non parli stai comunicando qualcosa: che non vuoi parlare .

Secondo assioma: la mappa non é il territorio ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione. Ogni atto comunicativo non si limita a trasmettere un’informazione, ma determina un comportamento.

Terzo assioma: la comunicazione é il suo risultato
la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti. I nostri scambi comunicativi non sono casuali ma sono legati da una sequenza ininterrotta, sono organizzati come se seguissero una punteggiatura. Osservando la conversazione tra due agenti comunicanti, si può identificare la sequenza di chi parla e di chi risponde, si può definire ciò che è la causa di un comportamento e ciò che è l’effetto. I modi di punteggiare una sequenza sono soggettivi e possono generare dei conflitti di relazione difficilmente superabili.

Stay tuned per il prossimo post e nel frattempo corri a studiare qui!

Candidato politico … e fattelo un corso di Public Speaking [storia vera]

Perché tutti, ma proprio tutti, dovrebbero fare un corso di Public Speaking?

Perché serve, in ogni situazione, in molteplici contesti, nella vita di tutti i giorni.

Pensare che il Public Speaking serva solo a chi per professione è tenuto a parlare spesso in pubblico è la credenza più diffusa e la più pericolosa perché espone al rischio di non poter essere efficace per se stessi e per le persone a cui teniamo nel momento in cui dire le cose nel modo giusto potrebbe fare davvero la differenza in termini di efficacia.

In questo momento le campagne elettorali sono nel centro del mirino, sia perché i cittadini vogliono capirci qualcosa su chi votare, sia per chi è interessato ai processi comunicativi.

Improvvisazione, schemi fallimentari, incapacità di gestire le emozioni e la scarsa esperienza, sono gli elementi principali della brodaglia che mette a rischio la reputazione di molti candidati.

Ti voglio raccontare il caso reale di Alessia, una mia collaboratrice, che lunedì mattina è entrata in ufficio e mi ha raccontato una sua esperienza.

Andiamo nel concreto, e questa volta nel piccolo, in una piccola città, dove valgono le stesse e identiche leggi che nelle metropoli, dove Alessia si è recata per ascoltare la presentazione di una lista di candidati e ha riportato alcune gravi distorsioni comunicative di cui è necessario analizzare i passaggi.

Punto per punto, una piccola riflessione “tecnica” su quello che è accaduto:

  • Non si può elencare ogni singolo passaggio di una strategia, sulla carta vincente, toccando il cuore e le emozioni degli interlocutori, per poi concludere con un “tutto questo potrebbe sembrare utopistico”. Errore gravissimo! Stai contraddicendo tutto quello che hai esposto prima!
  • Parlare male degli avversari ruba solo tempo ed energia! Concentrati sui punti vincenti della tua proposta!
  • Le emozioni. Ci sono, è giusto che ci siano, ma controllarle è necessario.
  • L’esperienza. Insegna sì, ma non vince sempre, quindi non ha senso auto celebrarsi per le esperienze precedenti, il tuo discorso deve puntare sul presente e sull’immediato futuro.

Direi di sfruttare le ore di silenzio elettorale per ripassare le strategie vincenti, a partire dall’analisi della struttura di un discorso pubblico.
Non hai scelta: vieni a leggere qui!

I discorsi che hanno fatto la storia: Gandhi alla marcia del sale

Il discorso: non smettere mai di aspettare un mio post su questo argomento, perché, come sai, mi sta particolarmente a cuore ed è uno dei pilastri del mio must “sempre la parola giusta”.

Ebbene la parole vanno inquadrate, strutturate, inserite in una sequenza logica, coerente e funzionale.
Sono un appassionato dei grandi discorsi della storia, in particolare di quelli che hanno contribuito in qualche modo a rendere grande quel pezzo di storia!

Oggi voglio condividere un passo del Discorso della marcia del sale, di Gandhi del 1930.
Te lo introduco prima di riportarne la citazione.
La marcia del sale fu un’iniziativa volta a sfidare il decreto ministeriale reale che proibiva agli indiani di estrarre il sale. Inizialmente i protagonisti di questa iniziativa furono in pochi, ma arrivarono in migliaia, per poi, in migliaia, essere picchiati e arrestati dalla polizia inglese.

Ecco il discorso che Gandhi proclamò alla marcia del sale

Da quanto ho visto e sentito nelle due ultime settimane, sono propenso a credere che il numero dei seguaci della resistenza civile continuerà ad aumentare ininterrottamente. Ma è necessario che non si manifesti neppure una parvenza di violenza anche dopo che noi saremo stati arrestati. Noi abbiamo fermamente deciso di far ricorso a tutte le nostre risorse per portare avanti una lotta esclusivamente nonviolenta. Nessuno deve consentire che l’ira lo faccia deviare da questa via. Questa è la mia speranza e la mia preghiera. Vorrei che queste mie parole raggiungessero ogni angolo del paese. Se io e i miei compagni periremo nella lotta, avremo portato a termine il nostro compito. Toccherà allora alla Commissione di Lavoro del Congresso indicarvi la via da seguire, e starà a voi seguire la sua guida. Questo è il vero significato della risoluzione della Commissione di Lavoro.

L’emozione, e il brivido, che questo discorso infonde è legato non solo ai contenuti profondi e di grande valore umano e civile, ma anche al modo in cui la resa di questi contenuti è resa sublime grazie alla struttura su cui il testo è costruito:

– C’è un’apertura contenente tutto ciò che è necessario introdurre per coinvolgere i partecipanti e ribadire le motivazioni
– C’è un “corpo” in cui il discorso vive il suo sviluppo e contiene i fatti, le volontà, la determinazione, creando una chiara ispirazione.
– C’è un atterraggio, una chiusura, che porta a compimento, con coerenza, ciò che stato anticipato, accompagnato da una visione del futuro, sotto forma di speranza e di richiesta all’azione (preghiera).

La potenza di questo discorso lo ha reso uno dei più famosi e dirompenti della storia.

Ogni discorso, a prescindere dai contenuti, è reso efficace dalla sua struttura.
Vuoi sapere come costruire un discorso efficace per dare il giusto valore, e soprattutto seguito, alle tue parole?
Vieni a leggere qui!

Gli orrori nella comunicazione: non aprire un negozio se non sai sorridere

Un antico detto orientale recitava così “non aprire un negozio se non sai sorridere” ed io mi sento di aggiungere anche “non cercare lavoro in un negozio, non ti relazionare con il pubblico se non sei in grado, non dico di sorridere, ma almeno di essere educata e professionale con un cliente.”.

Come spesso accade mi ritrovo a raccontare esperienze che ho vissuto realmente!

Occupandomi di comunicazione praticamente mi capita di lavorare a tempo pieno anche solo osservando e studiando le situazioni in cui mi imbatto e le persone che incontro, per non parlare di tutte le dinamiche comunicative che si instaurano tra di loro o tra me e loro.

Qualche giorno fa, in attesa dell’ennesimo treno in partenza, entro in un negozio di abbigliamento di un noto brand italiano all’interno della Stazione Termini di Roma per cercare un un capo che mi interessava e che mi avevano segnalato in quel punto vendita.
Mi avvicino allo stand dei giubbotti e trovo quello che mi interessa, ma la mia taglia non era nello stand. Mi dirigo verso la commessa, che ho facilmente individuato perché indossava la divisa di quel brand, per chiederle se dello stesso modello aveva una taglia più piccola. La commessa in questione era posizionata dietro la cassa accanto un’altra commessa che stava gestendo contemporaneamente 10 clienti. Poiché la mia domanda era molto veloce e non richiedeva grosse manovre né operazioni logistiche, mi sono avvicinato alla commessa libera e le ho semplicemente chiesto se c’erano altre taglie oltre a quelle esposte.
La mia domanda richiedeva una risposta semplice: sì, no, devo controllare.

Lei neanche mi guarda in faccia, ma mi risponde a voce molto alta, quasi urlata, “ ho appena staccato, non posso aiutarla”.
Ora con il massimo rispetto nei confronti di chi lavora facendo dei turni forse anche lunghi ed estenuanti, sono rimasto molto stupito, negativamente, della brutalità con cui ha bloccato la mia domanda pur trattandosi di una risposta facile e breve che avrebbe risparmiato a me la delusione di una risposta sgradevole e alla sua collega l’undicesimo cliente di cui occuparsi da sola.

 

Al di là della maleducazione che ti contraddistingue a livello personale, qui ci sono delle note professionali su cui riflettere per non cadere nelle rete di convinzioni che se vendi scarpe stai vendendo scarpe e basta.
Non è così!

Se vendi scarpe, lampadari, soggiorni in una spa, tu stai vendendo, e prima ancora rappresentando, un brand.

In quel momento tu stai raccontando chi è quel brand, come lavora, come si occupa dei suoi clienti e dei suoi prodotti. Se tu mi comunichi che per il solo fatto di aver staccato da tre secondi non sei in grado di fornirmi un’informazione veloce né di avvalerti delle più elementari regole di buona educazione, tu stai comunicando, e in pubblico, che qualcosa non funziona come dovrebbe.

Anche la postura traeva in inganno: era dietro la cassa, indossava una divisa, nulla nel suo atteggiamento comunicava che fosse fuori servizio.

La coerenza è un elemento importante anche nella comunicazione, in quel preciso istante il suo non verbale era in netto contrasto con quello che poi ha comunicato a parole.

Quando si comunica in pubblico è fondamentale:

  • Un allineamento tra ciò che si dice e ciò che si fa
  • Il rispetto dell’interlocutore a prescindere dal ruolo e dal contesto
  • Il rispetto nei confronti del ruolo che si riveste e del brand che si rappresenta
  • La capacità di fornire una risposta adeguata anche se non si è in grado di soddisfare a pieno le richieste dell’interlocutore.

Vuoi saperne di più su come si comunica in pubblico?
Corri a leggere cosa scrivo qui!

I 7 punti chiave del discorso aziendale di fine anno

Nel corso di questa settimana, molti “capi” sono alle prese con cene aziendali in occasione delle festività natalizie.
La cena aziendale è un momento di incontro importante tra Capo e collaboratori e, a seconda dell’impostazione aziendale e del tipo di mood che si vuole seguire, può essere più o meno formale.

All’interno della cena aziendale un ruolo fondamentale è rivestito dal discorso aziendale, che, a livello strutturale, segue le stesse dinamiche e step di un discorso qualunque – apertura, corpo, chiusura – ma in termini contenutistici contiene una serie di peculiarità che è interessante approfondire.

Partiamo dal soggetto: chi è più opportuno che tenga il discorso di fine anno?
Beh, senza ombra di dubbio la persona più indicata sarebbe l‘imprenditore stesso, per quanto l’azienda possa essere strutturata e ramificata, è il punto di riferimento dei collaboratori, la persona da cui è nata l’idea imprenditoriale e che meglio può rappresentare la sua stessa azienda.

Quali devono essere i contenuti di un buon discorso aziendale?
Anzitutto bisogna rievocare i valori e la mission aziendale e come questi hanno permesso di raggiungere gli obiettivi, o parte degli obiettivi, dell’anno precedente.

I contenuti del discorso devono rispecchiare quanto più possibile l’identità aziendale, i valori che i collaboratori e dipendenti condividono e in cui si rispecchiano. Per questo è bene che l’apertura del discorso aziendale si soffermi sull’importanza dell’aspetto umano e del valore di tutte le risorse che fanno grande l’azienda a livello valoriale e in termini di fatturato.

Nel corpo del discorso c’è spazio per i numeri, perché quelli sono il metro per misurare la crescita in termini di profitto, per le osservazione, per i margini di miglioramento e per i progetti futuri.
Nel corpo del discorso c’è l’incoraggiamento a fare di più e a fare meglio, c’è la visualizzazione del futuro supportata da obiettivi chiari con scadenze definite.

Non deve essere una riunione di lavoro, è ovvio. Il clima è più informale, ma si tratta di un evento che celebra la collaborazione delle persone in un’impresa e quell’impresa le unisce.

La chiusura del discorso deve far incontrare queste due logiche: un momento identitario all’interno di un’organizzazione e il riconoscimento del valore personale, oltre che professionale, di tutti quelli che ne fanno parte.

Quindi per prepararti al meglio al tuo discorso per la cena aziendale tieni presente questi 7 punti chiave e il tuo discorso sarà un successo!

  • Presentarsi e rinnovare il piacere di essere a capo della divisione, organizzazione, business unit
  • Ripercorrere i valori e la mission aziendale
  • Condividere considerazioni sul raggiungimento degli obiettivi definiti e le azioni intraprese
  • Soffermarsi sul valore delle persone unite dall’identità aziendale
  • Portare qualche numero a supporto della crescita aziendale
  • Condividere i margini di miglioramento incoraggiando i collaboratori a fare sempre meglio
  • Valorizzare le professionalità impiegate e le loro competenze come risorsa fondamentale in vista degli obiettivi futuri, specificati nei loro dettagli e scadenze.

Sei pronto per il tuo discorso aziendale?
Approfondisci sempre e per ampliare la tua conoscenza in materia fai un salto qui!

Buon discorso aziendale!

Vogliamo concludere il discorso?

La chiusura di un discorso è una fase non meno delicata delle precedenti,come apertura e corpo del discorso, anche perché gli ultimi momenti sono quelli che resteranno più impressi nella memoria di chi ascolta.

Lo so che tra il Black Friday e altro mi sono concesso qualche digressione, ma non dimentico dove eravamo rimasti!
Eccoti sei lì, sei partito alla grande, hai esposto i tuoi contenuti, e adesso devi tirare le reti in barca e riavvicinarti alla riva!
Una buona chiusura del discorso è fondamentale per assicurare che tutto ciò che è stato trasmesso sia stato realmente assimilato.
Anche la fase di chiusura prevede uno specifico iter e delle strategie per rendere la performance più efficace.
Andiamo con le tips!
Per rendere una chiusura più incisiva lo speaker ha l’opportunità di:
– sottolineare gli obiettivi conseguiti durante un percorso condiviso con l’uditorio in modo da evidenziare i risultati ottenuti;
– riconoscere il contributo del pubblico e il merito dei partecipanti nel raggiungimento degli obiettivi;
– riconfermare il piano d’azione definito e condiviso

La fase di chiusura comprende il sommario e il piano di azione.
Durante la trattazione gli argomenti discussi sono molteplici, così come gli esercizi, le simulazioni, gli aneddoti, per questo è importante che il relatore riassuma i momenti salienti del suo discorso, ripercorrendone gli step principali.

Possiamo affermare che la chiusura di un discorso sia una fase delicata almeno quanto l’incipit, questo perchè ricerche sul campo hanno dimostrato che l’inizio e la chiusura sono i momenti in cui l’attenzione del pubblico è più alta.
La chiusura non può essere certo improvvisata, deve anzi essere introdotta, anticipata e condotta senza velocizzare eccessivamente i tempi, né accorciandoli. Quel che è certo è che la chiusura deve lasciare un’emozione.
Riassumiamo ora alcuni suggerimenti per chiudere un discorso in pubblico:
Proporre un piano d’azione: abbiamo già visto l’importanza dell’invito a fare qualcosa, iniziare un progetto, intraprendere un percorso,etc;
ricapitolare il discorso facendo presente i passaggi più importanti;
utilizzare una metafora o un piccolo racconto per accompagnare l’uditorio verso la conclusione;
fare una domanda retorica per invitare l’uditorio a sviluppare delle riflessioni sugli argomenti trattati;
proporre una visione d’insieme per condividere una riflessione sugli argomenti trattati;
fare ringraziamenti e rendere partecipe il pubblico nel raggiungimento degli obiettivi.
lanciare un video: lasciare come ultimo ricordo un’immagine impattante o carica di significato;
fare una citazione: per concludere affidarsi alle parole di autori la cui autorevolezza sia riconosciuta.

Ho finito…ma solo per oggi!
Torno presto, nel mentre sai dove devi andare?

Fai un salto qui Come Comunicare in Pubblico!

A chi è rivolto il tuo discorso?

Quello che devi sapere per iniziare un discorso lo sai?
Lo so che te lo stai chiedendo, e fai anche bene, ma è giusto che tu sappia che una partenza è sbagliata ti distrugge la performance.
Allora intanto ricollocati con la mente al momento del tuo discorso: sei lì, hai tanto da dire, hai provato e riprovato l’esecuzione, ti sei occupato di tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato in questo post, adesso devi proprio cominciare.
La sala è a posto, i dispositivi sono funzionanti, il materiale ben organizzato.
Mi sembra che ci sia tutto.
Sei pronto?
E no che non lo sei!
Hai trascurato qualcosa di molto importante: il tuo uditorio!
Accidenti, non puoi trascurare l’unico elemento umano di tutta la situazione!
Tranquillo, ci siamo cascati tutti la prima volta, perché l’inizio di un discorso è un momento delicato, è la fase in cui siamo principalmente esposti al rischio di concentrarci troppo su noi stessi e poco sul nostro uditorio.
Ricorda sempre che l’impressione che noi diamo agli si crea nelle loro menti, in pochi secondi, circa quattro.

Capita questo!

Bisogna quindi giocarsi ogni carta al meglio.

Come il volo in aereo: se il decollo è facile e veloce, piacevole e anche un po’ emozionante predispone già i passeggeri in modo positivo, se invece è turbolento e con degli inconvenienti, nell’animo dei passeggeri si creeranno delle aspettative non tanto profittevoli.
Il primo passo consiste dunque nello spostare la tua attenzione su chi ascolta il tuo discorso: chi sono queste persone? Sono venute qui spontaneamente o su richiesta della loro azienda?
Considerare le esigenze dell’uditorio soprattutto durante la fase di preparazione ci offre l’opportunità di partire con una marcia in più!
Chi c’è davanti a voi?
Che professione svolgono queste persone? Che età media è presente in aula? Che istruzione hanno? Che potere d’acquisto hanno?
Quanto già conoscono l’argomento di cui si parlerà in aula? Da dove provengono territorialmente queste persone?
Ci sono argomenti che posso evitare per creare dissidi in aula? Io vi consiglio di evitare di parlare di politica, calcio e religione!
Ci sono dei neoassunti o sono tutti in azienda dallo stesso tempo?

Ogni volta che mi reco in un’azienda a fare aula, un mio must è quello di capire in primo luogo chi ho davanti, dunque mi faccio fornire un profilo delle persone che avrò in aula, questo mi consentirà non solo di fornire loro i contenuti di cui realmente hanno bisogno, ma avrò la possibilità di empatizzare maggiormente utilizzando dei linguaggi differenziati per poter arrivare efficacemente a ogni interlocutore.
Conoscere i corsisti mi consente di avviare un processo comunicativo efficace facilitato dall’empatia così da far elicitare i bisogni conoscitivi/formativi dei miei interlocutori. Se io colgo i loro bisogni e arrivo alle loro emozioni, questi non possono che aprirmi la porta perché sono pronto emotivamente ad accogliere il mio messaggio comunicativo.
Come faccio dunque a scoprire i bisogni dei miei interlocutori?

Come posso arrivare così a fondo?
Per conoscere i bisogni è necessario saper operare un’analisi dei bisogni consci e inconsci delle persone che mi trovo davanti.
Il bisogno che andiamo a soddisfare deve essere direttamente proporzionale al nostro obiettivo, per questo è importante che sia chiaro sin dall’inizio.
Immaginiamo il contesto di un colloquio di lavoro durante il quale riusciamo a far arrivare la nostra comunicazione in maniera efficace al nostro interlocutore perchè magari abbiamo indagato sulla tipologia di azienda scoprendo così cosa cercano, l’analisi preventiva è dunque fondamentale.

Abbiamo aggiunto un altro pezzetto al nostro percorso, ma non è finita qui nemmeno questa volta!
Sei già andato dove ti ho mandato?
Ma che hai capito dai!
Io dicevo di fare un salto qui!

Iniziare bene un discorso = 50% del successo

Veniamo alla domanda cruciale: come si apre un discorso?
Abbiamo visto le azioni preventive, ma adesso siamo nel vivo della questione!
Quindi…vieni con me!

Immaginati lì, davanti a una platea o interlocutori importanti: hai qualcosa da dire, e lo vuoi dire bene!
Non giocarti la possibilità di arrivare al tuo obiettivo e vedere i risultati che desideri!
I primi istanti di un discorso in pubblico devono essere preparati alla perfezione, ogni dettaglio deve essere pianificato parola per parola. La precisione nella pianificazione dell’incipit ti aiuta tantissimo nel controllo dello stress per rendere al massimo la tua performance comunicativa! Per questo dopo aver organizzato e controllato tutto ciò che ha a che vedere con la location è ora importante soffermarsi sulla preparazione della prima fase del discorso.
Anche in questo caso può essere estremamente utile lavorare su una piccola lista di cose da fare per avere il pieno controllo sull’organizzazione dei contenuti, e quindi:

– preparare degli appunti, sistematizzare in maniera schematica i contenuti per definire l’ordine degli argomenti da trattare.
– preparare l’esposizione in base al metodo delle mappe mentali: è ottimo da applicare sia nella pianificazione che nella memorizzazione, o nel ripasso, dei contenuti da trattare.
– organizzare il materiale audiovisivo: ordinarlo, numerarlo per fare in modo che tutto scorra senza problemi. Gli audiovisivi sono fondamentali in quanto contribuiscono in percentuale notevole all’assimilazione dei contenuti da parte del pubblico grazie alla maggiore facilità nel memorizzare dati visivi, quindi vanno considerati nella loro giusta importanza: devono essere visibili, ricchi di elementi ad alto impatto visivo come immagini, grafici, disegni, elenchi di parole.
– simulare il momento della trattazione in pubblico: è il modo migliore per misurarsi con la performance e lavorare sulle aree di miglioramento, dunque riprendersi con una telecamera per verificare le proprie abilità nel public speaking, controllare che i contenuti siano espressi chiaramente, che la prossemica sia in linea con i contenuti trattati, che non ci siano elementi ridondanti;
– visualizzare il momento della performance in pubblico: è un metodo di grande utilità, entrare nell’aula il giorno prima, prendere confidenza con il materiale tecnico da utilizzare, camminare nello spazio previsto per l’esposizione per acquisire familiarità con il luogo.

Ok per ora mi fermo qui, ma sappi che siamo appena all’inizio!

Intanto da’ una sbirciatina qui!

Sua Maestà il Discorso!

Il momento è arrivato, gira che ti rigira alla fine il protagonista assoluto è lui: il discorso!
Qualunque sia il tipo di comunicazione che vuoi trasmettere, al centro di tutto c’è lui: che sia snello e diretto o articolato e complesso, breve o lungo, ci sono delle cose che non puoi assolutamente trascurare!
Entrerò un po’ nel tecnico, perché alla base dell’abilità e della competenza è fondamentale che ci sia la conoscenza!
Per quanto tu possa conoscere un argomento e abbia padronanza nel trattarlo, non devi affatto dare per scontato di essere in grado di riuscire a trasmetterlo bene, e per bene intendo efficacia e risultati!

Partiamo da una consapevolezza: il discorso da solo non esiste!
Come non esiste???
Ebbene è così, sarebbe come far governare un sovrano da solo, senza alcun tipo di supporto.
Il discorso va pensato come un edificio con una sua struttura, che prima di essere costruito necessità di verifiche e sopralluoghi, che va vissuto sì, ma anche seguito nella manutenzione, nel restauro e nella conservazione.

Cosa c’è prima del discorso?
Lo so che ti stai facendo questa domanda.
Ecco la risposta: un mondo!

Qualche anno fa vengo contattato da uno dei più autorevoli top trader in Europa che mi chiese una formazione specifica sull’esposizione dei contenuti in pubblico.
Ricordo come se fosse oggi il primo convegno a cui partecipai, giusto per conoscerlo. La location era un’ importante banca che aveva messo a disposizione una sala conferenze dotata apparentemente di ogni comfort. Il discorso iniziò abbastanza bene, peccato che dopo pochi istanti emerse la necessità di collegarsi a Internet per trasmettere uno specifico video e, dando per scontato che la connessione a Internet fosse libera e aperta, quello che poi sarebbe diventato uno dei miei più grandi clienti ed amici tentò di collegarsi al suo sito sicuro che fosse una cosa facile veloce, aveva già impostato la password per la connessione Internet che gli aveva fornito la banca. Purtroppo la banca aveva messo anche dei limiti alle connessioni internet che forniva ai suoi dipendenti, giusto per non dare loro la possibilità di accedere a Facebook e altri siti che non fossero autorizzati. Sì perse più di mezz’ora per sistemare la cosa e dare la possibilità di accedere a siti esterni, questo creò disagio e soprattutto dilatò gravemente i tempi.

Oppure ti racconto di quella volta in cui in un convegno, in cui non era stato possibile effettuare un sopralluogo prima, con 40 persone in aula, una colonna collocata nel posto sbagliato ha reso difficile il coinvolgimento di un numero importante di persone, circa 20 sono rimaste praticamente escluse rispetto alla posizione del relatore!

Cosa accadrebbe se dovessi tenere un corso di yoga in una struttura che costa un sacco di soldi e in quella mattinata o in quel pomeriggio al piano superiore stanno facendo i lavori di ristrutturazione?
Sembrano piccoli dettagli ma la maggior parte delle volte si pensa “tanto a me non accadrà, mi hanno assicurato che tutto funziona bene”.
Non dare nulla per scontato!
Elementi come la location, il controllo del materiale audiovisivo, la preparazione di appunti o mappe per schematizzare i contenuti sono fondamentali per la buona riuscita dell’intera performance.

In primo luogo, per fare in modo che nulla sfugga al controllo del relatore, è importante stilare un vero e proprio elenco per la preparazione del momento della performance.
Quindi usate una lista.
Vi consiglio Evernote o imindmap se usate le mappe mentali.

Sei entrato nel mood?
Stai pensando a tutto quello che farai prima di cominciare?
Bene, preparati a impostare un metodo di lavoro efficace perché dal prossimo post si entra nel tecnico e i tuoi discorsi diventeranno infallibili!

Già vuoi saperne un po’ di più?
Sei impaziente e questo mi piace!
Corri a leggere qui!