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Comunicazione d’Impatto: I Detti sul tempo … e non solo

La riflessione che voglio sollecitare, prima del corso del 21 settembre sulla Comunicazione d’Impatto, riguarda proprio la massima valorizzazione e ottimizzazione di questa risorsa fondamentale, ma non inesauribile, che è il tempo.

Ti ho mai parlato del tempo?
Il tempo viene nominato così spesso che non sono certo di avertene parlato come vorrei e come l’argomento merita di essere trattato.

Non mi riferisco al tempo delle previsioni meteo, per quello ci sono gli esperti del settore, io mi occupo di un altro tipo di tempo: quello che serve per dare ragion d’essere a una comunicazione, e che è molto legato al tempo nella sua accezione di momenti preziosi, irripetibili, e spesso irrecuperabili, della vita.
Il tempo è da sempre al centro dell’attenzione di filosofi, poeti, scienziati, sportivi… è la misurazione del nostro spazio nella vita, è l’unico elemento di misurazione che associamo a un accessorio personale, l’orologio, per averne sempre il controllo e cercare di non sprecarlo.
Laddove non è arrivata la scienza o la filosofia se ne è voluta occupare la cultura popolare, animando filastrocche, fiabe, agende, calendari con proverbi sul tempo, eccone alcuni:

Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde.
Chi ha tempo non aspetti tempo.
Col tempo e con la paglia si maturan le sorbe.
Faccia chi può, prima che il tempo mute; chè tutte le lasciate son perdute.
Il tempo consuma ogni cosa.
Rode il tempo ogni cosa e non si sente.
Il tempo dà consiglio.
Il tempo è denaro.
Il tempo è come il denaro: non ne dissipate e ne avrete sempre d’avanzo.
Il tempo mitiga ogni gran piaga.
Il tempo suol far lieto ogni dolore
Il tempo scorre incessantemente come l’acqua.
Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede.
Il tempo scuopre ogni cosa.
Ogni cosa ha il suo tempo.

 

Insomma l’idea è chiara, basterebbe indagare in altre culture per leggerne di nuovi.
Il tempo è un argomento che mi sta a cuore, ed è una delle leve della Comunicazione d’Impatto, una modalità comunicativa basata su una metodologia di grande efficacia che tra le diverse abilità che sviluppa ne “rilascia” una davvero preziosa: quella di ottimizzare ogni secondo, non solo per non perdere il tempo, ma per non disperdere il valore di quello che in quel poco tempo devi dire e far arrivare al tuo interlocutore.

Una delle più innovative riflessioni della nostra epoca, figlia delle tante evoluzioni e rivoluzioni che si sono verificate nel mondo del lavoro (si pensi allo smart working), è che l’uomo più ricco del mondo nasce ogni secondo, perché se saprà impiegare bene quel patrimonio infinito che gli viene consegnato alla nascita – il tempo – non avrà bisogno di apprezzare i suoi successi contando il denaro, ma potendo gestire a proprio piacimento il tempo che ha a disposizione.

Sono certo che hai qualcosa di importante da dire agli altri, non ho dubbi sulla validità delle tue argomentazioni, ritengo importante che tu possa spiegare al meglio quello che di te vuoi raccontare, ma ti avviso che se parti con il piede sbagliato e ti giochi male anche i primi secondi con il tuo interlocutore, quell’errore potrebbe costarti l’intera performance e tu potresti perdere l’opportunità di comunicare il tuo valore, perché hai perso, tuo malgrado, il momento giusto in cui farlo.

Perchè dunque stringere la mano a malincuore al tuo interlocutore e tornare a casa con un carico di frustrazione esplosiva?
Perché rinunciare a trasmettere a chi ti sta davanti il lavoro e la preparazione che c’è dietro a quello che presenti?
Perché rinunciare a far valere il tuo punto di vista solo perché non vuoi “rovinare” il poco tempo che passi con i tuoi cari?
Evita queste cose, fanno male alla tua autostima e alle tue relazioni!

Impara piuttosto a Comunicare d’Impatto, io ti aspetto qui!

Come ti prepari alla Comunicazione d’Impatto?

Comunicazione d’Impatto è alle porte, settembre non è lontanissimo (anche se tutti lo vorremmo), ma la pausa estiva può essere un ottimo momento per fare il punto sulle tue abilità comunicative e capire il livello di competenze che hai raggiunto!
Ognuno di noi possiede le potenzialità per condurre un discorso in pubblico, ma questo di certo non significa che puoi salire sul palco e improvvisare, perché la buona volontà non basta, così come non basta avere qualcosa di importante da dire!

Alcuni ci mettono il coraggio, altri sanno di avere un grande talento, ma se a tutto questo, amico, aggiungi, lo studio e l’esercizio, ti posso garantire che sul quel palco possono salirci tutti.
Alla volte il vero blocco dipende dalla paura (quella di parlare in pubblico è la seconda paura dopo la morte!), spesso, pensaci bene, si tratta solo di avere delle convinzioni sbagliate!

Esporre dei contenuti, delle idee di fronte ad un uditorio può essere percepito come un momento imbarazzante, sei lì, da solo, osservato da chi ti ascolta e si aspetta qualcosa di utile da te. L’idea di non soddisfare le aspettative del pubblico o, ancor peggio, che questo possa farsi una cattiva impressione di te ti induce a pensare che parlare efficacemente in pubblico sia un dono che pochi eletti custodiscono per sé.
Ebbene non è così, ricorda che parlare in pubblico è un’abilità che può essere acquisita seguendo un determinato percorso opportunamente strutturato e scandito da step ben precisi e dedicandosi a sviluppare specifiche abilità .

Ora che sai quali sono gli input per migliorare il tuo atteggiamento, entriamo nel merito della parte tecnica, per comprendere a fondo gli elementi su cui lavorare per acquisire e affinare le abilità tecniche della comunicazione.
Come ti ho più volte raccontato, ogni buon discorso, ogni chiacchierata di successo, oltre la facciata, nasconde una serie di dettagli che all’apparenza sembrano insignificanti ma che in realtà fanno una grande differenza.

E proprio perché sono dettagli la maggior parte delle persone non li considera nella loro effettiva importanza, anzi tende a sottovalutare tutto ciò che leggerai nelle prossime righe perché, purtroppo, per quanto si possa parlare di comunicazione non verbale, in molti continuano a credere che il contenuto sia molto più importante della forma.
Quando devi esporre qualcosa di importante, anche in ambito privato o familiare, quanto tempo dedichi a pensare esattamente che parole usare e quanto a come dirlo?
RIflettici bene, perché la risposta emerge in maniera inequivocabile!

Occhio però: non ti sto dicendo che il contenuto non sia importante ma non meno importante è, oltre al modo in cui si fa, anche il modo in cui si organizzano tutti gli accessori, ogni singolo strumento della tua cassetta degli attrezzi, perché sono questi attrezzi che ti permettono di diventare un buon comunicatore.
Questi strumenti, che sono abilità, in un modo o nell’altro li possiedi già, ma non hai avuto occasione, o necessità, di affinarli semplicemente perché fino a quel momento non ti sono serviti.
Pensi davvero di potertelo permettere?
Eh no, perché parlare in pubblico ormai è un’abilità richiesta in molti settori e a prescindere dal ruolo che si ricopre!
Arrivare all’obiettivo comunicativo ottimizzando tempo e risorse è la richiesta che ogni azienda fa ai propri collaboratori, interni ed esterni.

Eccole, le abilità di cui ti ho parlato in questi mesi e che devi tener presente per continuare il tuo percorso:

Gestione dello stress
Contatto visivo
Linguaggio non parole e pause
Uso della voce
Personalità humor ed entusiasmo
Gestualità
Posizione e movimenti
Abbigliamento

Tutto qui, punto per punto, tutto quello che non devi dimenticare, soprattutto adesso che ci stiamo avvicinando al corso sulla Comunicazione d’Impatto del 21-23 settembre…piuttosto fai un salto qui che devi sapere di cosa si tratta!

 

 

 

Prenditi una pausa

Parole, “non parole”, pause: ognuno di questi elementi contribuisce in modo significativo alla trasmissione di un messaggio!
Ti parlo di parole da qualche anno, la scorsa settimana ho condiviso con te il mio pensiero sulle “non parole”, oggi voglio soffermarmi sul potere delle pause, proprio così ho detto “potere”… quello di rovinare o far decollare con successo una performance comunicativa!

Gli usi che si possono fare di una pausa erano noti anche a importanti leader, politici e non, che sapevano come utilizzarla e gli effetti che avrebbe sortito sugli interlocutori. Mussolini, Martin Luther King, Steve Jobs, si avvalevano di questo prezioso strumento per porre l’attenzione su alcuni passaggi del loro discorso ed enfatizzare i concetti che desideravano arrivassero con maggiore intensità.

La pausa è un momento di sospensione che,  a seconda di come si utilizza, può rivelarsi piuttosto utile.
Ferma restando la sua entità di “pausa” proprio come momento di riposo (vorrei vedervi a parlare per 8/10 ore di fila), la sospensione delle parole può essere accompagnata da una serie di comunicazioni gestuali capaci di convogliare la comunicazione dove si desidera.
Uno sguardo con gli occhi ben aperti e concentrati, oppure con la testa che si muove guardando gli interlocutori nella stanza, il movimento delle dita che richiamano un concetto da ricordare…ecco, tutto questo può rappresentare abbondantemente il significato di una pausa.

Ma come individuare il momento giusto?
In quale momento del discorso è più opportuno inserirla?

Ecco un breve riepilogo dei momenti in cui è può servire prendersi una pausa…non prendertela comoda però: stiamo parlando di qualche secondo!

Quando hai bisogno di un istante per riflettere, guardare gli appunti o pensare come rispondere ad una domanda.
Quando devi riportare l’attenzione su di te
Quando vuoi sottolineare in modo incisivo le ultime tre parole che hai detto
Quando vuoi porre particolare attenzione su ciò che stai per dire, in questo caso è opportuno introdurre l’argomento con: “prestate ben attenzione a quello che sto per dire …. …PAUSA/SILENZIO” Oppure ” bene, ed ora …PAUSA/SILENZIO”
quando qualcuno sta disturbando e in modo delicato vuoi farlo notare.

..

E infine, giusto per convincerti ancora di più di quanto siano importanti le pause, ti do una piccola dritta ninjia che potrebbe salvarti da situazioni scomode o imbarazzanti: sappi che le persone quando mentono, appena viene rivolta loro una domanda o vengono presi considerazione, iniziano immediatamente a parlare in modo tendenzialmente veloce e senza fare delle pause. Il loro cervello sta cercando in modo frettoloso delle soluzioni o giustificazioni da poter offrire al proprio interlocutore.

Ora che abbiamo dato un posto anche alle pause, memorizza questo breve vademecum per portare al top il tuo discorso:

  • non parlare troppo velocemente, perdendo per strada parte dell’uditorio;
  • non parlare in modo astratto senza fornire un appiglio concreto ai vostri interlocutori;
  • non parlare troppo scientificamente o in gergo settoriale senza porsi il problema che l’uditorio possa non comprendere del tutto;
  • non utilizzare suoni e non parole, i più frequenti: ehm, cioè, praticamente, etc;
  • usa un linguaggio multi sensoriale;
  • ricorda di fare le giuste pause

Siamo giunti alla fine di questo ulteriore approfondimento e ora dovresti sapere cosa sto per dirti…
Bravo! Hai già capito: anche questo post ha il compito e il piacere di accompagnarti piano piano verso il corso sulla Comunicazione d’Impatto!
Andiamo, vieni a leggere qui!

Al bando le “Non Parole”!

Cosa sono le “Non Parole”?
Starai pensando – Matteo Maserati è impazzito, ha smesso di parlarci di parole e ora comincia con le “non parole” – …esatto!
Un po’ come nella favola di Alice nel Paese delle Meraviglie e il bianconiglio dove si festeggiava un allegro non compleanno.

Ti sto parlando di tutte quelle parole prive di significato che le persone insicure e non convinte di quello che stanno dicendo, tendono ad aggiungere nel loro discorso per riempire i momenti di pausa.
E ti dirò di più: le non parole non vengono utilizzate solamente dalle persone insicure e non convinte, ma anche da tutti coloro che si sentono inadeguati mentre stanno parlando di fronte ad un pubblico.

Hai presente quando stai parlando con quelle persone che, mentre stanno esprimendo un’idea o semplicemente ti stanno raccontando qualcosa, intervallano le loro parole con suoni di questo tipo:
Emm, eeee, cioé , precisamente, sinceramente , appunto, etc…-
Oppure tendono a “strascicare” l’ultima lettera della parola che hanno appena pronunciato : – ieriiiii sono andato a casa eeee ho lavato i piatti -.

Il Motivo per cui si utilizzano le non parole è molto semplice, quasi scontato.

Nasce da una percezione sbagliata del silenzio.

Ebbene sì: abbiamo qualche problema con il silenzio.
Spesso mentre stiamo parlando ci troviamo nelle condizioni di dover pensare a ciò che stiamo per dire e alcune volte non ci viene subito il modo in cui dirlo o la parola che dobbiamo usare, in quel preciso istante quindi ci troveremo nelle condizioni di fare un silenzio, una piccola pausa di alcuni istanti.
Le pause però fanno paura perché il silenzio fa paura, per una errata convinzione che ci hanno trasferito e che abbiamo involontariamente acquisito: pensiamo che chi sta in silenzio è perché non sa le cose. Questo è vero se il silenzio è molto prolungato, ma se dura pochi istanti tende solo ad evidenziare ed esaltare quello che abbiamo appena detto o che stiamo per dire.
Per rendere ancora meglio l’idea provate a leggere queste poche righe , prolungate le vocali o consonanti come mostrato e per avere una migliore sensazione di quello che vi ho appena scritto vi invito a leggere ad alta voce:

” Ciaaoo, mi chiamoooo Gino Rossiiii eeee sono unnnnn idraulico eeeee vengono da Roma. Lavorooo in proprio eeee appunto faccio l’ idraulico, hemmm aggiusto tubi , cioé tubi rotti”

Quante volte ti capita di ascoltare persone che si presentano, che parlano e utilizzano proprio questa modalità?
Guardate cosa accadrebbe se invece parlassero in modo differente, leggetele sempre ad alta voce e rispettate la parola PAUSA/SILENZIO
“Ciao , …PAUSA/SILENZIO
Mi chiamo Gino Rossi, …PAUSA/SILENZIO
Faccio l’idraulico e vengo da Roma, …PAUSA/SILENZIO
Lavoro in proprio e aggiusto tubi, …PAUSA/SILENZIO”
quelli rotti …PAUSA/SILENZIO”

Le Non Parole tendono a trasferire una sensazione di insicurezza e inadeguatezza. Molte persone che ho seguito in questi anni hanno cambiato drasticamente la percezione che trasferivano all’esterno prestando un po’ di attenzione a quanto fosse importante sostituire le loro parole con delle pause pensate, calibrate e significative.

Il modo migliore per non pronunciare le non parole e sostituirle con le giuste pause è fare esercizio.
Un esercizio che ti voglio consigliare in questo momento è quello di prendere con regolarità il registratore del tuo smartphone, va bene anche solo quello audio, e parlare per circa cinque minuti. La prima volta probabilmente noterai che cominci diverse parole prive di significato, dalla seconda in poi tenderai a farci sempre maggiore attenzione.

Nel prossimo post ti parlerò dell’importanza di uno strumento efficacissimo nel campo della comunicazione: le pause.
Hai idea dell’importanza che può avere una pausa all’interno di una dinamica di Comunicazione d’Impatto?

Inizia a farti un’idea… leggendo proprio qui!

Voce: non dimenticarla a casa!

Voce!
Quante volte qualcuno ti ha gridato queste 2 sillabe!
Pensa a scuola, quando durante le interrogazioni eri così terrorizzata/o da non riuscire neanche a respirare, figuriamoci a parlare!
Nella gestione di un discorso in pubblico, il controllo della voce è un elemento importantissimo per il successo del tuo messaggio!
La cosiddetta Comunicazione Paraverbale, altro non è che il modo in cui moduliamo quello che stiamo dicendo.
Che si tratti di un discorso pubblico, di una presentazione al cliente, di una dichiarazione d’amore, di una testimonianza in tribunale…insomma a nessuno potrà sfuggire il modo in cui le parole che usciranno dalla tua bocca verranno accompagnate da un suono, e quel suono, amico mio, ti assicuro che può fare molto, sia in senso positivo che negativo.
Partiamo dal piccolo inconveniente che può manifestarsi nel momento in cui devi “esibirti” in pubblico o comunicare qualcosa che ti mette in difficoltà o imbarazzo: la voce nervosa.
Come controllare questa eventualità?
· Prendendo consapevolezza che il disagio della voce alterata è più un discorso di percezione interna del suono aggravato dal nostro stato emotivo, sta di fatto che per raggiungere il tuo obiettivo devi trovare il modo di farti uscire il fiato!
· Respirando profondamente e con un ritmo ridotto per favorire il rilassamento;
· Evitando di tirare continuamente colpetti di tosse per schiarire la voce: è un rumore molto irritante per chi ascolta ed è    dannoso per le nostre mucose. Aspettando qualche minuto, di solito, infatti, dopo l’inizio, questa sensazione di raucedine  scompare;
·  Iniziando ad alta voce, come se stessi parlando proprio a quelli dell’ultima fila.

Per quanto riguarda invece il volume, è importante che tu riesca a controllare la tua energia nervosa e trasformarla in un’opportunità raggiungendo un volume elevato ed energico.
Il tono di voce è un elemento fondamentale nella gestione della trasmissione del messaggio, soprattutto considerando che il tuo interlocutore non è in grado di ricordare tutte le informazioni che riceve, è determinante, dunque, metterne in risalto le più importanti.

Per poter raggiungere questo obiettivo ricordati di :
· avere la capacità di utilizzare al meglio il tono di voce;
· usare pause strategiche;
· organizzare la tua comunicazione attraverso piccoli strumenti estremamente efficaci, come: la ripetizione del messaggio, enfasi visiva, etc.
· variare il tono di voce durante la comunicazione.

Nel post della scorsa settimana ti ho parlato della comunicazione d’Impatto, dell’importanza di raggiungere il livello massimo di efficacia in pochissimo tempo.
Pensi che la voce non abbia un ruolo in questo processo?
Altrochè!

La voce è uno strumento con specifiche funzioni e conoscerne il potenziale è fondamentale soprattutto in un processo strategico e complesso come quello della Comunicazione d’Impatto!
Vuoi capire meglio di che si tratta?

<<<guarda qui>>>

Tempo poco, efficacia massima: ecco a voi la Comunicazione d’Impatto

Comunicazione d’Impatto significa togliere di mezzo tutti gli elementi fuorvianti, e perditempo, che possono creare una distanza tra te e il tuo interlocutore: lui deve sapere chi sei e quanto vali, nel tempo che hai a disposizione, con le parole che hai a disposizione (e ricorda…sempre la parola giusta!).

Il tempo a disposizione stringe, in qualunque settore, professione, contesto.
Le competenze da comunicare sono molte e trasversali…insomma bisogna uscire dalla modalità “biglietto da visita”, cv tutto imbellettato,e casi di successo da raccontare…c’è un cambiamento di tendenza adesso, quello che conta, che funziona veramente,è riuscire a trasmettere il proprio valore attraverso la comunicazione.

Sapere e saper fare restano due valori fondamentali, ma se non si è in grado di comunicarli purtroppo servono a ben poco!
Hai solo uno strumento a disposizione: l’efficacia della tua comunicazione, giocatela bene perché è un treno che non passa 2 volte!
Il tuo interlocutore si farà un’idea di te e non sta a lui scoprire quanto vali, ma sta a te arrivare al suo interesse.
Mi capita di seguire molte persone che hanno un background molto distante dagli studi che hanno fatto, la loro principale difficoltà al momento è quella di trasferire agli altri le competenze e abilità acquisite nel tempo, incrociando le varie esperienze e conoscenze. Sarebbe davvero imperdonabile, e poco furbo aggiungerei, perdere occasioni di business, di ingaggio, di partnership, a causa dell’incapacità di comunicare nelle poche, spesso uniche, occasioni che ci vengono date.

Comunicazione d’Impatto significa arrivare al tuo interlocutore senza indugi, sollecitare i suoi interessi e indurlo a chiederti di più.
Il tuo obiettivo deve essere lì, chiaro, inequivocabile, e i tuoi strumenti devono essere all’altezza di questi obiettivi!
Stai forse pensando che sia un’abilità di pochi?
Una specie di talento, un qualcosa di innato che non si può allenare o acquisire nel tempo e seguendo i percorsi giusti?

Ma cosa ti viene in mente!
Lo so che ti stai facendo una marea di domande ora, adesso ti spiego meglio di che si tratta.

Le attuali dinamiche di mercato, il modo in cui si muove il mondo del lavoro e non solo concedono sempre meno tempo alla comunicazione.
Sai quanto tempo hai per arrivare al tuo interlocutore?
90 secondi.
Sai cosa significa arrivare al tuo interlocutore?
Significa conquistare la sua testa e il suo cuore, ovvero far comunicare la sua razionalità con la sua sfera emotiva.
Comunicazione d’Impatto vuol dire saper parlare a queste 2 sfere e riuscire anche a farle parlare tra di loro.
Comunicazione d’Impatto vuol dire conoscere il ruolo e le funzioni di 3 elementi fondamentali: princìpi, modelli, script.
Vuoi sapere meglio di cosa stiamo parlando?

 

<<<leggi qui>>>

Metti te stesso nel tuo discorso!

Il tuo discorso è pronto, conosci il tuo target, sei a tuo agio nella location, hai padronanza degli argomenti.
Sai come iniziare, come sviluppare e come accompagnare l’uditorio verso la conclusione, tutto è sotto controllo.
Ti chiederai allora dove io voglia andare a parare, arrivo dritto al punto: non dimenticarti di te stesso!
Che si parli di Media Training, di Public Speaking, di Comunicazione d’Impatto, quello che non puoi permetterti di trascurare per rendere autentico, e più efficace, il tuo discorso è la personalità!
L’obiettivo dello speaker, oltre naturalmente quello di trasmettere efficacemente i contenuti che espone, è quello di risultare brillante in una performance davanti ai propri interlocutori.
Quali sono dunque i requisiti fondamentali per risultare brillante agli occhi del tuo pubblico?

Eccoli:
· Personalità
· Humor
· Entusiasmo

Per poter contare sulla tua personalità durante un discorso in pubblico è fondamentale averne consapevolezza e sapere su quali aspetti del carattere puoi investire.
È importante esprimersi davanti al pubblico con naturalezza e disinvoltura come se ti trovassi in un ambiente familiare, questo rende più efficace l’esposizione dei contenuti in quanto si superano eventuali barriere tra lo speaker e l’uditorio. La distanza tra lo speaker e il pubblico può rappresentare un serio ostacolo alla riuscita dell’esposizione in quanto rende poco partecipativo il pubblico e di conseguenza poco vivace l’intera situazione.
Anche lo humor è un aspetto che può fare la differenza nella relazione con l’uditorio se utilizzato con moderazione e solo quando si è sicuri di averlo!
Suggerimenti:
· Ricorrere all’umorismo solo se è un aspetto che ti appartiene davvero, se non fa per te meglio evitare e puntare su altri aspetti del tuo carattere;
· Utilizzarlo in maniera spontanea se e quando le situazioni ne creino l’opportunità;
· Se il programma da presentare prevede un aneddoto umoristico è fondamentale che questo sia collocato all’interno di un contesto logico per rafforzarne il messaggio;
· Evitare di inaugurare la presentazione con una battuta umoristica, è importante che l’incipit si concentri sull’obiettivo.
Nella fase di apertura il pubblico potrebbe non essere pronto, tieni sempre ben presente che nei primi secondi l’uditorio si sta costruendo un’idea di te, è in quel momento che stai definendo la tua credibilità professionale e l’atmosfera non è ancora così disinibita da poter coinvolgere il pubblico con battute.
L’entusiasmo è uno strumento con un potenziale molto decisivo: è l’autentica forza della comunicazione.
L’entusiasmo è la capacità di trasmettere ai tuoi interlocutori la convinzione in ciò che stai comunicando. L’entusiasmo è ricco di energia che, attraverso gesti, toni di voce, contatto visivo, conferisce una forza incredibile al messaggio e si trasforma in energia mentale.
L’entusiasmo può essere efficace ad una sola condizione: che realmente credi in ciò che stai facendo!

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Public Speaking: e se ci fosse un ragno tra il pubblico?

I dilemmi del Public Speaking: qual è la reale paura di chi ha paura di parlare in pubblico?
Probabilmente risponderete: parlare in pubblico.
Sbagliato.

Non si ha paura dell’atto in sé, ma la rappresentazione mentale che ogni persona si crea prima di iniziare a parlare in pubblico.

La paura viene creata dalla semplice proiezione di sé mentre si sta parlando di fronte ad un uditorio.
Avete presente l’espressione di terrore nel volto di chi teme i ragni?

Neanche a me stanno molto simpatici. Non mi sono mai trovato nelle condizioni però, di entrare in una stanza e come prima cosa controllare se negli angoli ci siano delle ragnatele oppure dei ragni. Chiedete a una persona aracnofobica di pensare a un ragno e questa inizierà ad andare fuori di testa!

Molte persone hanno paura di parlare in pubblico ancora prima di iniziare, anzi il massimo momento di stress e ansia lo vivono proprio prima di parlare in pubblico, con una differenza: che non stanno parlando in pubblico, quindi arrivano carichi come una pentola a pressione e nel momento in cui salgono sul palco esplodono.
Anche io se avessi un ragno sul cuscino proverei un alto senso di fastidio e forse anche un po’ di paura, soprattutto se è peloso e grande come una tarantola. Ma adesso, mentre sto scrivendo, non ho paura dei ragni perché non li ho di fronte.

Allora mi dite per quale motivo dovreste aver paura se non avete un pubblico di fronte?

Non cadete in questa trappola!

Piuttosto occupatevi di ciò che potete condizionare, ovvero la struttura del discorso, la vostra tranquillità in quel preciso momento!

Negli anni, ascoltando i miei corsisti e coachee, ho tirato su un elenco delle principali paure che mi sono state riportate!

Eccone 4:

  1. Non riesco a parlare più di due minuti di un argomento!
    Ma cosa dite mai!
    Potrebbe essere che sia l’argomento di cui dovete trattare che vi crei un po’ di tensione, se fosse così chiedetevi quali sono le parti che dovete affrontare meglio, studiare più nel dettaglio, oppure che forse dovete tralasciare.
  2. Ho paura di non ricordarmi cosa devo dire.Qui la cosa più importante non è chiedersi cosa accade se dimentico cosa dire, ma che cosa farò quando avrò un vuoto mentale.
  3. Silenzi! Sembrano interminabili. Tutto questo è una vostra percezione non è ciò che percepisce il vostro uditorio. Vi dirò di più: il silenzio serve per creare enfasi, è dunque fondamentale per dare rilievo ad alcuni contenuti!
  4. E se qualcuno ne sa più di me? Personalmente credo che sia un grande stimolo quando all’interno del pubblico trovate una persona estremamente competente.Trattatelo come se fosse una risorsa dandogli la giusta importanza e ringraziandolo nel caso facesse una specificazione ulteriore.

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Public speaking: che succede prima del ciak?

Da molti anni mi occupo di comunicazione e Public Speaking e devo dire che nel corso di questa lunga esperienza ne ho viste veramente di tutti i colori!
Ribadisco spesso che quando si comunica in pubblico il lavoro sul contenuto, la preparazione, l’organizzazione degli argomenti, sono solo una parte del tutto.
A prescindere dal tema che stai per esporre, esiste un momento, un preciso istante, in cui senti dentro di te l’invito “Ciak, si gira!” e l’adrenalina raggiunge picchi altissimi.

Qualche anno fa ho letto delle interessanti statistiche su quali fossero le paure più diffuse dell’essere umano.
Al primo posto uno studio di un’università americana indicava la paura della morte, secondo posto la paura della solitudine al terzo posto la paura di parlare in pubblico.
Sinceramente credo che saper affrontare un pubblico che può variare da due a molte persone sia uno dei modi migliori per accrescere la fiducia in se stessi, la gestione delle emozioni, la capacità di conoscere i propri limiti e imparare a superarli.

Una performance non riuscita può dipendere da 2 fattori:

  • Strutturali: non sei stato capace di proporre contenuti in grado di catturare l’attenzione dei tuoi interlocutori dall’inizio alla fine
  • Psicologici: non hai saputo gestire il momento di confronto con gli altri.

Entriamo subito nel vivo della questione emotiva, perché, parliamoci chiaro amici, è lì che il dente duole!
Per entrare in uno stato emotivo in grado di renderci più efficaci, è bene porsi, intanto, una semplice domanda: “come posso esprimere il mio potenziale comunicativo?”Leggi con attenzione queste righe perché siamo al nocciolo della questione!
È fondamentale:

  • avere assoluta consapevolezza di voler diventare uno speaker eccellente e di avere le abilità per poterlo essere concretamente;
  • maturare la convinzione che l’abilità di parlare in pubblico non è qualcosa di irraggiungibile o metafisico, ma una competenza che si può acquisire raggiungendo un’adeguata preparazione seguendo regole e passaggi ben definiti;
  • pensare in termini positivi il tuo obiettivo, visualizzando il momento in cui esporrai un discorso in pubblico come un momento positivo, immaginando di avere successo come abile speaker nella professione e nel privato.
  • dedicarsi all’esercizio: l’abilità comunicativa va allenata, seguendo percorsi precisi di studio e di applicazioni pratiche per affinare le tue capacità e avvicinarti all’eccellenza;
  • sfruttare tutte le occasioni per fare pratica in materia di Public Speaking, sia buttandoti in situazioni che lo richiedono, mettendo alla prova la tua abilità, sia osservando gli altri e catturando spunti utili.

È giunto il momento di farmi la fatidica domanda: “e se vengo sopraffatto dallo stress?”
Ne parliamo al prossimo giro!

Media Training: fa’ in modo che sia buona la prima!

Fa’ in modo che sia buona la prima!  Non perdere l’occasione di conquistare il tuo pubblico con la giusta preparazione.

Non è importante che tu non sia un professionista del settore, hai comunque l’opportunità di agire con professionalità e competenza.

Mi sono reso conto che in questo momento gli speaker – occasionali, non professionisti – non hanno a disposizione un percorso specifico, ma possono al massimo seguire un corso di Public Speaking. Il che non è male, ma è arrivato il momento di produrre qualcosa che li renda consapevoli e autonomi nella gestione degli strumenti necessari per un’intervista radiofonica o televisiva.
Affidarsi a un percorso di Media Training significa essere certi del successo delle proprie performance in radio

Chi mi conosce da tempo – tanti credo, dai messaggi che ricevo – sa quanto io sia legato alla mia esperienza in radio.
Non si tratta solo dell’entusiasmo di rivolgermi a più persone in un solo colpo, quanto piuttosto delle competenze sviluppate nel tempo e pronte per offrire un supporto solido a chi deve comunicare in radio, o in televisione, in occasione di un’intervista o di una comparsata.
Da qui nasce l’idea di un percorso di Media Training.

Per Media Training intendo il supporto, la consulenza one to one, la preparazione, per  quelle persone che devono sostenere un intervento in radio o televisione e dunque devono giocarsi al meglio, e in poco tempo, l’opportunità di risultare efficaci nel loro messaggio.
Ciò che caratterizza un intervento sui media, soprattutto in radio, è che, a differenza di un discorso dal vivo, non si ha la possibilità di osservare le reazioni degli interlocutori in corso d’opera, ma si apprende il successo, o l’insuccesso, delle proprie parole solo dopo. Questo rende necessario ridurre al minimo il rischio di errore, sfruttare al meglio il tempo a disposizione per trasmettere efficacemente il messaggio al pubblico.

È indispensabile avere la giusta preparazione!

Questo progetto nasce da una sempre crescente richiesta da parte di persone che mi seguono di scrivere per loro degli speech per la radio o la tv. Dato il successo dei loro interventi, ho ritenuto opportuno strutturare e progettare in modo articolato una consulenza ad hoc.

Incoraggiato dai risultati degli speech, ho pensato di trasformare tutta la professionalità, maturata in anni e anni di lavoro in radio, in un percorso dettagliato, per fornire strumenti efficaci a chi dovrà farlo da adesso in poi.

Pronto per il Media Training?
Pronto affinché sia buona la prima… occasione di arrivare con efficacia al tuo pubblico?

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