Parola d’ordine: Credibilità

Ho già introdotto il concetto di Comunicazione d’Impatto e il suo legame con il valore della credibilità.

La credibilità riveste un ruolo importantissimo per l’efficacia della Comunicazione in Pubblico.

Qualunque sia il contesto della tua comunicazione, e l’obiettivo che vuoi raggiungere, non puoi trascurare la credibilità, senza la quale non solo gli obiettivi si allontanerebbero da te alla velocità della luce, ma l’interlocutore difficilmente ti dedicherebbe la sua attenzione.

La Comunicazione d’Impatto va applicata in contesti specifici dove si ha poco tempo per esprimere i contenuti da trasferire all’interlocutore e una grande necessità di raggiungere l’obiettivo ottimizzando tutte le risorse a disposizione.

Quali sono i passaggi fondamentali per renderti credibile agli occhi del tuo interlocutore?

Quali sono gli aspetti fondamentali affinché tu sia in grado di attirare la sua attenzione e suscitare in lui delle emozioni?

In primo luogo è fondamentale che in una dinamica di Comunicazione d’Impatto il tuo primo passo per richiamare l’attenzione di chi ti ascolta sia centrare esattamente il problema, la sua esigenza, ciò che tu dovrai risolvere per lui.

Secondo passaggio: far intravedere, o descrivere direttamente, al tuo interlocutore il modo in cui risolverai la sua necessità o gli fornirai gli strumenti o l’opportunità per risolverla.

Una mossa molto utile per completare l’opera: offrirgli un aneddoto, una testimonianza a sostegno della tua proposta, una testimonianza che sia autorevole, che sia ricca di esempi che abbiano ricevuto un riconoscimento o che riguardino eventi o personaggi molto noti.

La credibilità è un ingrediente fondamentale della Comunicazione d’Impatto.

Per ulteriori informazioni sul corso Comunicazione d’Impatto che avrà luogo nei giorni 26-27-28 Giugno 2015 scrivimi pure all’indirizzo info@matteomaserati.it

Ti aspetto!

La PNL nel Public Speaking

Il Public Speaking è sicuramente un’abilità molto importante per chi ha l’esigenza di parlare davanti ad una platea ed esprimersi in modo efficace e coinvolgente, in realtà, sappiamo ormai bene che il public speaking è utile in tutte le situazioni della vita, anche nelle situazioni in cui il pubblico è composto da una o pochissime persone: un partner, un cliente, un familiare, un amico.

Chi sceglie di apprendere nozioni di Public Spaking spesso è spinto dall’esigenza di superare gli ostacoli emotivi che spesso si traducono in vera e propria paura!

Sapete che una delle più grandi paure dell’essere umano è quella di parlare in pubblico?

Ora, per riuscire al meglio nell’intento di comunicare in pubblico, è necessario entrare in possesso di tutti gli strumenti necessari per raggiungere il massimo dell’efficacia: la PNL è uno di questi ed è sicuramente tra i più importanti.

La PNL, programmazione neuro linguistica, è una neuro scienza, basata sul principio che alla base di ogni comportamento ci sia una struttura e che questa struttura può essere estrapolata, imparata, insegnata e anche cambiata. Il criterio guida di questo metodo è sapere che cosa sarà utile ed efficace.

Quello che vedremo insieme nel workshop del 13 Maggio è l’applicazione della PNL nel Public Speaking.

A cosa ci servirà?

Questo lo vedremo nello specifico durante il workshop, posso già anticiparvi che l’applicazione della PNL è fondamentale in diversi momenti della vostra performance, dalla gestione dello stato d’animo, alla creazione di una sintonia con gli interlocutori, elementi fondamentali affinché l’obiettivo comunicativo sia raggiunto a pieno.

La PNL è inoltre preziosissima nella gestione delle obiezioni durante una comunicazione in pubblico ma anche nei casi in cui l’interlocutore sia solamente uno.

Il workshop è, come sempre, strutturato affinché le tecniche e gli strumenti appresi sia immediatamente applicabili nelle situazioni richieste e, parlando di comunicazione, sappiamo giù che saranno moltissime!

Per informazioni contattatemi al numero 0683771232 o scrivetemi all’indirizzo info@matteomaserati.it.

Vi aspetto!

Senza sonno il cervello si distrugge!

Dalla University of Pennsylvania School of Medicine arriva uno studio che sentenzia: non dormire è pericoloso e causa danni irreversibili al cervello!

Quante volte, a pochi giorni da performance importanti, abbiamo pensato di sacrificare le notti per finire gli studi, preparare discorsi o approfondire argomenti. Oggi arriva una netta presa di posizione da parte degli scienziati che hanno condotto lo studio: non solo perdere ore di sonno non aumenta l’apprendimento ma crea danni al cervello anche di carattere irreversibile.

Gli esiti dello studio, pubblicati sul Journal of Neuroscience, hanno evidenziato come uno stato di veglia prolungato arriverebbe a causare la morte del 25% delle cellule celebrali in alcune aree del cervello, distruggendo in questo modo addirittura un quarto dei neuroni preposti al presidio di quelle stesse aree.
E le aree in questione non sono certo trascurabili: lo studio sottolinea l’interessamento di zone fondamentali per il cervello legate al movimento ed ai processi cognitivi.

Anche questa volta lo studio è stato condotto sui topi, sottoposti per l’occasione a un ritmo di vita simile a quello che svolgono i lavoratori turnisti: per ben tre giorni consecutivi il riposo è stato limitato a sole 4-5 ore nell’arco delle 24 complessive. Di qui l’osservazione e la scoperta: nel brevissimo periodo gli animali attivavano meccanismi di difesa e protezione mentre nel lungo periodo si verificava la compromissione della locus coeruleus: un’area fondamentale per il movimento, i processi cognitivi e il risveglio stesso.

Lo studio, condotto al momento solo su animali ha dato un responso inequivocabile che andrà verificato sull’uomo per comprendere se sul cervello umano esistano gli stessi effetti devastanti.
Ciò non toglie, come consiglio a priori, che sia più opportuno, per uno stile di vita sano e regolare, mantenere un numero sufficiente di ore di sonno al fine di garantire al nostro cervello il giusto riposo. Lo stand by che gli consenta di ricaricarsi e riprendere le attività l’indomani con rinnovato slancio e vigore soprattutto ai fini della concentrazione, dell’apprendimento e delle relazioni con gli altri.

Comunicazione e abbigliamento: l’abito fa il monaco?

E’ forse vero che l’abito fa il monaco?

Per molti questo è solo un luogo comune, ma forse se è così comune un motivo ci sarà!

La personalità di un individuo è qualcosa di estremamente complesso e articolato, ed è piuttosto complicato coglierne tutte le sfumature solo osservando lo stile dell’abbigliamento che indossa,  è anche vero però che esiste un legame tra comunicazione e abbigliamento e quest’ultimo può rivelarci dei dettagli veramente interessanti della personalità di chi lo indossa.

Il mio interesse per il legame tra comunicazione e abbigliamento nasce con l’intento di capire quanta congruenza ci sia tra ciò che hai dentro e ciò che comunichi all’esterno.

L’abbigliamento rappresenta una parte esterna della persona, è l’involucro che racchiude la sostanza, ma è anche la prima cosa che gli altri vedono, è l’elemento principale della prima immagine che vedranno di noi.

Comunicazione e abbigliamento significa decorare il nostro corpo in un modo che ci rappresenti veramente!

Il mio workshop del 21 Gennaio vuole essere un contributo per quanti in molte occasioni, private e soprattutto professionali, non sanno come vestirsi, come presentarsi pubblicamente.

Molto spesso si tratta di non conoscere a fondo la propria fisicità e dunque gli aspetti del nostro corpo da valorizzare, altri non conoscono il dress code di situazioni specifiche, altri ancora peccano di pigrizia, non rivolgono particolare attenzione all’argomento pensando che conti solo la sostanza e ben poco la forma.

Tutti i segreti per non sentirsi più inadeguati e a disagio, sia nella vita professionale che sociale, nel workshop del 21 Gennaio.

Per informazioni scrivici all’indirizzo info@matteomaserati.it o contattaci al numero 0683773072

Ti aspetto!

Hr all’opera per HR Community Talent days

HR all’opera per apportare il proprio contributo all’ Hr Community Talent Days, in BNL.

Una bellissima esperienza l’ Hr Community Talent Days, l’incontro di orientamento formativo e professionale dedicato all’inserimento nel mercato del lavoro dei figli dei professionisti delle aziende iscritte alla community.

L’Hr Community Talent Days è stato pensato per far si che i percorsi formativi che i giovani intendono intraprendere siano in linea con le effettive richieste del mercato, in modo che lo studio diventi concretamente una base per la professione futura.

Il primo passo è senz’altro quello di aumentare la consapevolezza delle opportunità presenti nel mercato del lavoro, attraverso la valorizzazione delle giovani risorse.

E’ fondamentale essere consapevoli del proprio talento e delle proprie abilità, in egual modo è fondamentale saperlo comunicare durante un colloquio di lavoro.

Ogni Hr consiglia di individuare le proprie aree forti, di misurare il valore che hanno nella nostra vita.

Quali sono le 3 caratteristiche che ti contraddistinguono e che ti rendono il candidato giusto?

Come misuri l’intensità di queste caratteristiche, quanto vengono percepite dagli altri?

Altra abilità di cui fare tesoro: la concretezza, la capacità di saper immaginare su un piano applicativo le nozioni apprese.

Interessante anche l’accento sull’aspetto relazionale della selezione: la capacità di empatizzare con il recruiter, di creare il giusto dialogo.

Un incontro ricco di contribuiti a cui la Matteomaserati.it ha avuto il piacere di partecipare esprimendo il proprio e raccogliendo spunti interessanti e soprattutto di grande valore.

Come trattare con le persone

Oggi ci concentriamo su una dinamica molto a utile per tutti: come trattare con le persone.

Si tratta di un’esigenza che può presentarsi molto di frequente, perchè avere a che fare con gli altri è un esercizio che pratichiamo assiduamente nella nostra vita familiare, professionale, sociale.

Talvolta siamo portati a credere che, proprio perchè avere a che fare con gli altri ci è richiesto da sempre, siamo in grado di farlo sempre con la massima efficacia e abilità.

Non è esattamente così.

Quando parliamo con gli altri, infatti, accade di frequente di non metterci abbastanza nei panni del nostro interlocutore e tentiamo di proporre il nostro punto di vista senza porci domande profonde sulle cose che realmente interessano o piacciono agli altri.

Come portare gli altri verso la nostra direzione? Come ottenere dagli altri quello che vogliamo?

Il solo modo per ottenere dagli altri ciò che noi vogliamo è fare in modo che anche loro lo vogliano, far nascere in loro lo stesso bisogno.

Come fare in modo che le persone vogliano le stesse cose che vogliamo noi?

Un buon modo è capire cosa desiderano.

Cosa è importante per le persone?

Il filosofo John Dewey sosteneva che il desiderio più importante delle persone è quello di sentirsi importanti, sentire che gli altri ne riconoscano i meriti ed abbiano un interesse per loro.

E’ molto importante infatti, nel trattare con le persone, manifestare un interesse nei loro confronti esprimere gratificazione per loro, metterne in risalto i meriti.

Questo è senza dubbio un buon modo per avvicinarsi alle persone, senza cadere nell’eccesso di adulare gli altri, l’apprezzamento deve essere sincero.

Il segreto è non dimenticare mai che ci stiamo relazionando con degli essere umani e dunque bisognosi di gratificazione. E’ importante dunque spostare il focus del nostro interesse sui nostri interlocutori e porre noi stessi in secondo piano per creare empatia e trovare un punto di incontro nel trattare con le persone.

Il look di Steve Jobs

Negli ultimi anni video e foto che ritraggono la figura di Steve Jobs hanno abbondantemente popolato gli schermi web e non solo. Se proviamo a soffermarci per un istante sul look di Steve Jobs , balza nella mente di tutti la maglia nera a collo alto e i mitici Lewis che quasi lo fanno sembrare come uno capitato lì per caso a presentare al mondo la sua ultima genialata. In rete qualcuno parla del suo stile casual, si narra che quando andò in Giappone, presso la sede della Sony, rimase piacevolmente colpito dalla presenza delle divise, idea che tentò di proporre ai suoi collaboratori senza riscuotere particolare successo. L’abbigliamento costituisce un canale importante della comunicazione non verbale e di certo proprio il re della comunicazione questo non poteva ignorarlo. Steve Jobs ha sempre suscitato curiosità per lo stile adottato in occasione della presentazione dei suoi prodotti. Molte persone hanno ironizzato sul suo insolito modo di vestire, poco formale, estremamente semplice e snello. Non è passato inosservato il fatto che un personaggio di tale spessore  presentasse prodotti di una gamma così elevata in jeans, maglioncino a collo alto e scarpe da ginnastica. Sta di fatto che questo stile estremamente friendly ha permesso che un prodotto molto costoso non fosse, almeno nell’immaginario, appannaggio solo di alcuni. Non si tratta prettamente di una questione di comunicazione, piuttosto di una questione di strategia di vendita. Questo stile peraltro si adatta solo parzialmente a Steve Jobs che infatti alle occasioni formali non manca di presentarsi con un abbigliamento adeguato al contesto.

Mi chiedo come mai, durante le presentazioni dei prodotti Apple, non si sia mai presentato con una camicia! Forse la risposta risiede nel fatto che voleva trasmettere un preciso messaggio con il suo stile, ovvero che l’Iphone o l’Ipad che stava presentando al suo pubblico riflettevano un’immagine così “cool” da far sentire in jeans e maglietta tutti quei manager in giacca e cravatta che lo circondavano.

La vita di Steve Jobs in 10 punti

Leggendo la vita  di Steve Jobs e tutte le informazioni divulgate sul suo conto si ha la sensazione di rincorrere faticosamente qualcosa che non si riesce mai ad afferrare del tutto. Dalle infinite notizie trapelate da chi ha avuto l’opportunità di intervistarlo, di collaborare con lui, di interagire con lui, emerge un profilo estremamente poliedrico, l’immagine di uomo fatto di tante cose: di genio, di contraddizione, di intuizioni rivoluzionarie espresse in sintonia con l’evoluzione della società, società che lui stesso ha contribuito a trasformare introducendo nelle nostre vite strumenti innovativi in grado di stimolare la nostra creatività e al tempo stesso fornirci soluzioni.
Seguendo la linea temporale dalla sua vita, sin dall’esordio sembra di imbattersi in una fiaba: il ragazzo adottato che si adopera per realizzare il proprio sogno e cambia il destino dell’umanità, l’uomo destinato ad essere ricordato per sempre dalle generazioni successive per aver compreso che nella sua epoca il segreto per creare valore andava ricercato nella fusione di due elementi: creatività e tecnologia.

La vita di Steve Jobs è ricca di avvenimenti, di incontri, di scelte che abbiamo deciso di schematizzare in 10 punti:
1955: Joanne Carole Schieble e Abdulfattah “John” Jandali, due studenti universitari mettono al mondo Steve, che, appena nato, verrà subito adottato da Paul e Clara Jobs, una coppia di Santa Clara, in California.
1972: Steve si diploma alla Homestead High School di Cupertino e si iscrive al Reed College di Portland, per poi lasciare gli studi appena sei mesi dopo.
1976: Jobs e il suo amico Steve Wozniak fondano la Apple Computer autofinanziandosi attraverso la vendita di beni personali. I due producono Apple II , un modello di microcomputer particolarmente avanzato.
1984: Apple lancia un personal computer compatto con un sistema operativo a interfaccia grafica: l’Apple Macintosh. Il nuovo modello dotato di menù a tendina, finestre e ricco di icone conquista subito il pubblico. L’Apple Macintosh è dotato di un sistema indubbiamente superiore rispetto alle altre proposte del settore, nonostante questo non raggiunge gli obiettivi di vendita programmati. La pubblicazione dei dati ufficiali delle vendite determina uno scontro all’interno del consiglio di amministrazione e Jobs viene estromesso.
1985: Steve Jobs acquista la Next Computer, la superiorità dei computer prodotti rispetto alla concorrenza è notevole, ma lo sono anche i prezzi che penalizzano gravemente le vendite, tanto che nel 1996 il settore hardware delle Next Computer viene chiuso.
1986: Jobs acquista dalla Lucas Films la Pixar. La Pixar si dedica principalmente alle animazioni computerizzate e nel 1995 lancia “Toy Story” il primo film di animazione realizzato totalmente al computer in grafica 3d.
1996: anno decisivo per le sorti della Apple, l’azienda entra in crisi, il sistema operativo utilizzato risulta obsoleto e dopo diversi tentativi di acquisto di altri sistemi l’azienda contatta Steve Jobs, il quale propone alle Apple l’assorbimento della Next Computer con conseguente acquisizione del sistema operativo Nextspet. L’affare va in porto e il Nextspet diviene la base di quello che sarà il Mac Os X.
2002: il genio creativo di Steve Jobs abbraccia il mondo della musica ed entra in scena l’Ipod. In corrispondenza della produzione dell’ Ipod viene sviluppata anche la piattaforma Itunes che si afferma come il principale riferimento di musica virtuale.
2007: nel giugno di quest’anno Jobs colonizza anche il mondo della telefonia e lancia sul mercato l Iphone, uno smartphone con un unico tasto con il quale si interagisce attraverso un schermo multi-touch. L’assenza della tastiera sul dispositivo lascia uno spazio maggiore alle immagini e alle funzioni di: telefonia, fotocamera, lettore di file multimediali. L’Iphone costituisce una vera rivoluzione fornendo soluzioni innovative e generando esigenze nuove stimolando gli utenti a concepire l’utilizzo del telefono cellulare in un modo totalmente diverso. Tre anni dopo Jobs presenta l’ Ipad, il primo tablet presente sul mercato. L’ipad riscuote un successo immediato.
2011: il 24 agosto Steve Jobs si dimette da amministratore delegato della Apple a causa dei suoi problemi di salute che il 5 ottobre dello stesso anno lo condurranno alla morte.