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Lie to me. L’indizio è nel comportamento

“Lie to me” è una di quelle serie che ha tenuto attaccati allo schermo per anni milioni di telespettatori. Lui, il protagonista, sa capire chi mente.
Dopo il desiderio di volare e quello di comprendere il linguaggio degli animali si colloca il desiderio di capire chi mente.
Quello che posso dirti ora è che sicuramente può essere interessante capire cosa dicono gli animali sì, specie se ti riguarda, e che a volare ci pensa l’aereo su cui puoi comodamente viaggiare, ma capire se chi ti parla mente è compito tuo.
Questo sì che puoi farlo!
Capire se il tuoi interlocutore mente, oltre al tuo interesse psicologico sulla vicenda in generale, può chiaramente tutelarti da possibili pericoli soprattutto se hai affidato a questo persona qualcosa di importante, come la tua fiducia o il tuo tempo.
Il linguaggio del corpo aiuta in questo, ma devi allenare l’occhio a prestare attenzione ad alcune cose, altrimenti l’abile mentitore l’avrà vinta.
Prima di tutto è bene fare una precisazione: alcune volte le persone non sanno di mentire, sono convinte di essere nel giusto e nel vero anche quando a te è palese la menzogna.
Quale può essere la causa di questa situazione: l’ignoranza, nel vero senso della parola, ignorano che stanno mentendo perché conoscono quella versione dei fatti e ritengono che sia vera.
Poi ci sono le bugie buone, che a dirla tutta magari non sono neanche pienamente bugie, come quando quando assaggi il dolce preparato dal tuo amico e ti senti in dovere di complimentarti, magari in cuor tuo senti che non ha nulla di così speciale.
Si chiama bugia sociale, quella che serve per facilitarti le cose con gli altri, per aprire un canale dove non c’è, per fare piacere a qualcuno e costruire un buon rapporto anche se momentaneo con lui/lei.
Quello che però a un occhio attento non deve assolutamente sfuggire sono le bugie pericolose, premeditate, di convenienza, quelle che possono mettere nei guai anche te.
Vuoi ritrovarti fregato e deluso?
Io dico di no!
Ecco allora che spunta il solo elemento su cui devi focalizzare la tua attenzione: il comportamento.
🔴  Osserva, scruta, registra, perché chi mente, mentre lo fa, cambia qualcosa nel suo solito modo di agire. Si morde le labbra, distoglie lo sguardo, gioca con i capelli, si gratta una gamba.
Se conosci quella persona e hai avuto di osservarla in altre circostanze della sua vita allora sei in vantaggio.
Non è necessario che vi conosciate da una vita, bastano poche ore, anche solo due incontri, se hai l’occhio allenato e sai dove devi guardare ti assicuro che la menzogna non ti sfuggirà.
Il linguaggio del corpo non fa miracoli, è vero, ma aiuta e, come qualunque altro strumento, se lo si conosce fornisce soluzioni.
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Ci sta!

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Come comunichi mentre ascolti? 3 segreti per creare intesa con il tuo interlocutore!

Come comunichi mentre ascolti?
Ebbene sì, la domanda centrale è proprio questa.
Si sente spesso la declamazione delle virtù del buon ascoltatore, ma nel dettaglio cosa bisogna fare per essere un buon ascoltatore?
3 cose prima di ogni altra:
🔍 mantenere il contatto con gli occhi
🔍 comunicare attraverso movimenti della testa
🔍 effettuare l’eco posturale (non è un esame medico, no!): rispecchiare in modo naturale il linguaggio del corpo di chi parla attraverso la postura.
Un focus dettagliato va dedicato nello specifico ai movimenti della testa che hanno un ruolo fondamentale, e per questo delicato, al punto che saperli utilizzare significa fare in modo che l’interlocutore non possa mai fraintendere.
In particolare attraverso un cenno della testa puoi:
➡️  incoraggiare, manifestando interesse a chi parla
➡️  confermare, mostrandoti presente, in ascolto
➡️  manifestare comprensione, come a dire “ok sto capendo”
➡️  approvare, facendo capire che si condivide il punto di vista di chi parla
➡️  acconsentire: far capire all’interlocutore che agirai in funzione di quel che sta dicendo.
Può sembrare incredibile che il solo gesto di annuire con la testa abbia il potere di dire tutte queste cose.
Molti non riescono a comunicare nemmeno attraverso questo semplice gesto semplicemente perché non gli viene spontaneo, si concentrano sulle parole, non gli sfugge una virgola, peccato che l’interlocutore questo non lo sa e può non cogliere il livello di attenzione di chi parla penalizzando l’efficacia del momento comunicativo.
Piccola nota per chi ama i numeri: esperimenti e osservazioni sul campo hanno rilevato che gli ascoltatori che tendono ad annuire comunicando con il movimento della testa tendono ad ottenere quattro volte più informazioni rispetto a chi tiene la testa immobile 🏅
Quindi occhio, anzi testa, meglio ancora: occhio alla testa 🧐
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Nel legame tra mente e corpo occhio alla fuga di informazioni

Le informazioni tra mente e corpo

Il legame tra mente e corpo è sancito da un passaggio di informazioni, secondo un processo per cui la mente invia un input e il corpo mette in atto dei comportamenti.
Questo è il motivo per cui conoscere il linguaggio del corpo aiuta nella comprensione delle intenzioni della mente.
A ogni pensiero è legata un’azione che ha un suo luogo nello spazio e delle conseguenze su cose e persone.
 
Saper interpretare i movimenti del corpo, come abbiamo visto nel post sul Significato dei Gesti, ti facilita in 2 diverse tipologie di azione:
 
  1. comprendere il significato reale dei messaggi verbali di chi ti parla.
  2. comunicare in modo più efficace esercitando un maggior controllo sul tuo corpo e orientare la conversazione verso il tuo obiettivo.

La fuga di informazioni

Perché il rischio di una fuga di informazioni?

Perché quando comunichi qualcosa, insieme alle parole, vengono fuori i sentimenti, le emozioni e per quanto ci si possa impegnare nel controllare i propri movimenti, il corpo può ingannarci e lasciar trapelare lo stato emotivo che stiamo vivendo. 
 
La fuga di informazioni, come avrai capito, riguarda i sentimenti negativi, quelli legati al disagio, all’imbarazzo. Nella relazione con gli altri, negli scambi verbali, non si ha alcun motivo per nascondere sentimenti positivi.
 
L’occultamento di solito è rivolto alle emozioni scomode, quelle che possono deviare l’andamento della comunicazione verso direzioni non desiderate. 
Il rischio più alto nella fuga di informazioni è che vengano alla luce nette incongruenze tra ciò che si dice con le parole e ciò che il corpo comunica. 
 
L’emozione che più di tutte ha il potere di generare una fuga di informazioni è l’ansia.
La psicologia fa riferimento a due diverse tipologie di questo stato d’animo:
➡️  ansia caratteriale: fa parte del modo di essere, è un tratto della personalità, non è legata a una specifica situazione, ma tende piuttosto a farsi spazio in molte situazioni.
➡️  ansia situazionale: è legata a cause specifiche, situazioni che non si è in grado di gestire, a stimoli che hanno il potere di spostare lo stato d’animo dall’armonia al disagio.
 
Avere la capacità di cogliere gli elementi in azione in una fuga di informazioni è importante perché offre l’opportunità di supportare l’interlocutore nel recupero di uno stato d’animo positivo, di creare un nuovo momento di empatia all’interno del quale poterlo aiutare ad esprimere i suoi contenuti senza l’ostacolo dell’emotività.
Riconoscerlo su te stesso, invece, ti salva da un bel pasticcio, ti consente di recuperare le situazioni prima che le conseguenze rovinino i tuoi progetti, i tuoi affari.
 
Adesso vuoi saperne di più!
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I gesti e il loro significato: decifrare la comunicazione non verbale

Un punto di partenza fondamentale per poter decifrare la Comunicazione Non Verbale è saper interpretare il significato che si nasconde dietro ai gesti.

Decifrare la Comunicazione Non Verbale

C’è un mondo ancora grandemente inesplorato di gesti e atteggiamenti nonostante da tempo immemore si conosca l’esistenza della Comunicazione Non Verbale. Non si tratta di riconoscere chi mente o meno, per quanto possa essere davvero di grande aiuto, ma piuttosto di capire cosa ci viene realmente comunicato, oppure addirittura cosa succede al nostro interlocutore interiormente mentre ci sta comunicando qualcosa.
Si sente bene nel dirti qualcosa?
Si sente in imbarazzo? E perché?
Forse quello che ci sta dicendo avrà delle conseguenze che lui conosce e tu no? Saperlo prima aiuta?
Saperlo prima molte volte ti salva dal pericolo di situazioni deleterie per te o per il tuo business.
Proprio così.
I gesti e il loro significato
Come decifrare dunque il significato di ogni singolo movimento?
Intanto sapendo che qualcuno ha pensato di facilitare per te le cose suddividendo i gesti in 5 categorie.

Ecco loro hanno individuato 5 caratteristiche in base alla funzione dei gesti:

➡️  illustratori: sono gesti di natura per lo più subconscia che hanno il compito di accompagnare un discorso per rafforzare e confermare i contenuti. Se stai parlando di un albero che è cresciuto, sai cosa fai di solito? Tendi il braccio verso l’alto.

➡️  simbolici: hanno un significato specifico e condiviso all’interno di una cultura. Questa tipologia di gesti sostituisce la parola. Se devi dire ok alzi il pollice e non dici altro.

➡️  indicatori dello stato emotivo: qui si radunano tutte le espressioni facciali, gli atteggiamenti posturali capaci di tradire le tue emozioni. Sono inconsapevoli.

➡️  di adattamento: anche in questo caso siamo nella sfera emotiva dove questa tipologia di gesti indica lo stato d’animo, il disagio di una persona che mente, l’imbarazzo nell’affrontare certi argomenti. Hai presente quando un interlocutore si mordicchia le labbra, toglie e mette gli occhiali?

➡️  regolatori: risiedono qui tutti quei gesti che servono per regolare un dialogo. Tra questi sicuramente c’è il gesto di annuire o il contatto oculare.

🔴 Saper decifrare il significato dei gesti rappresenta un vantaggio molto importante che è bene non sottovalutare se si vuole essere certi di essere all’interno di una Comunicazione Costruttiva per tutti gli interlocutori coinvolti.


Non aspettare di scoprire le sorprese quando è troppo tardi, datti da fare e impara a riconoscere gli obiettivi del tuo interlocutore per comunicare efficacemente i tuoi.

Non sai come fare vero?

Partiamo da qui, scrivimi ⬇️
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Cinesica e Linguaggio del Corpo: il gesto nella Comunicazione Non Verbale.

Linguaggio del Corpo e Comunicazione Non Verbale

La cinesica, lo studio del gesto, riveste un ruolo fondamentale nel campo del Linguaggio del Corpo, che a sua volta costituisce uno dei pilastri della Comunicazione Non Verbale.

Tutto quel mondo che non è fatto di parole governa, molto più delle stesse parole, il mondo della Comunicazione.
In questo regno ricco e variegato il gesto rappresenta l’elemento più significativo e determinante.

Per quanto da anni, decenni, e molto di più, si parli del potere della Comunicazione Non Verbale, ad oggi, alcune sue implicazioni sono ancora sottovalutate.


Il mondo della gestualità abbraccia una moltitudine di movimenti e segnali che il più delle volte esprimono significati inequivocabili … ma solo per chi sa riconoscerli .

🔴  Conoscere i meccanismi che regolano il linguaggio del corpo significa riuscire a interpretare la maggior parte dei segnali che un interlocutore è in grado di inviarci anche quando non pronuncia nemmeno una parola.Per non parlare poi di tutte quelle volte in cui le parole non corrispondono alle reali intenzioni, ai veri pensieri, di chi le pronuncia, deludendo inevitabilmente chi dall’altra parte quelle parole le ha ascoltate magari riponendo fiducia in ciò che esprimevano e nella persona.

Il grande vantaggio offerto dalla conoscenza del Linguaggio del Corpo è che quest’ultimo, nella maggior parte delle circostanze, agisce in modo spontaneo e inconsapevole, pertanto difficilmente può nascondere qualcosa di artefatto e ingannevole, ma al contrario diventa un termine di paragone attendibile rispetto a quanto viene detto.

Non sempre però il gesto accompagna la parola, c’è una gamma vastissima di informazioni ricavabili dalla sola osservazione di una persona prima che apra bocca.

Il ruolo del gesto nella Comunicazione Non Verbale: quando nasce la Cinesica

L’ampio ventaglio di movimenti che rientrano nella definizione di “gesto” è oggetto di studi e osservazioni da secoli, ma bisogna aspettare la metà del ‘900 per parlare di “cinesica” – ovvero la Comunicazione che avviene attraverso la mimica e la gestualità – dalla definizione dell’antropologo americano Ray Birdwhistell.

L’origine etimologica va individuata nella parola greca kinesis, il cui significato è, per l’appunto, movimento.

Agli studi di Birdwhistell si aggiunse il contributo di altri studiosi, come lo zoologo Desmond Morris, secondo il quale “il gesto è qualunque azione capace di inviare un segnale visivo a un osservatore […] e di comunicargli una qualsiasi informazione”.

Nel 1970 il modello della cinesica fu perfezionato da Paul Ekman e Wallace Friesen, della University of California, i quali hanno individuato specifici campi di applicazione della cinesica.

Eh no, non adesso.


Ora soffermati su quanto trattato in questo post.
Ripercorri le tue modalità comunicative, sempre perfezionabili in funzione degli obiettivi che desideri raggiungere. 
Ricorda: un errore banale si trasforma facilmente in obiettivo mancato.

Lavora sui tuoi punti di forza affinché la Comunicazione ti conduca dove speri.
Come si fa?Scrivimi!
[email protected]

Se non conosci il contesto il feedback non è efficace

Se non conosci il contesto del tuo interlocutore è molto difficile che il tuo feedback sia efficace.
Per fare in modo che lo sia è fondamentale dispensare ogni singolo elemento con tatto.
Nel post della scorsa settimana (leggi qui se lo hai perso) ti ho illustrato la gestione di un processo di feedback negativo, chiamando in causa gli strumenti messi a disposizione dall’intelligenza emotiva.
Il tatto è un canale molto importante perché la ricezione del messaggio si trasformi in volontà di cambiamento.
Definizione: il tatto è la capacità di dire la verità in una modalità che considera i sentimenti e le reazioni degli altri, è un canale adatto alla comunicazione di informazioni delicate e poco piacevoli.
Comprende la premura, la lealtà, la cortesia.
Al di là degli onorabili valori che in esso sono contenuti, il tatto rende possibile una comunicazione che offre molti vantaggi. La cultura di appartenenza però ha un grandissimo potere di influenza sul concetto di tatto e il modo in cui può essere percepito.
Ci sono contesti in cui un approccio può sembrare costruttivo ed altri in cui il medesimo approccio può essere percepito come indice di debolezza e scarsa leadership.
Ci sono 2 regole da non trascurare mai quando si deve restituire un feedback, anche positivo:
🔴  Quando restituisci un feedback assicurati di conoscere il contesto di appartenenza dei tuoi interlocutori.
🔴  Mantieni alto il tuo livello di assertività. In questo modo non rischi di essere eccessivamente premuroso nei confronti del tuo interlocutore e del suo contesto culturale di appartenenza.

Laddove il tatto non sia una caratteristica spiccata e innata è possibile allenarlo e svilupparlo attraverso la messa in atto di alcune strategie, quali:

  1. Creal’ambiente giusto per poter entrare davvero in connessione con le persone ed entrare in empatia.
  2. Sii affidabile agli occhi di chi ti ascolta. Fondamentale in questo caso è far capire la sincerità delle proprie intenzioni e del proprio approccio costruttivo.
  3. Valuta il momento in base alle condizioni della persona a cui devi dare il feedback. Ha appena ricevuto una brutta notizia? Sei a conoscenza del fatto che sta attraversando un momento delicato? Aspetta. Datti anche tu un po’ di tempo per entrare in empatia con lei.
  4. Seleziona molto bene le parole da usare: efficaci, lineari, inequivocabili e dirette.
  5. Cura molto anche la tua comunicazione non verbale, il tuo linguaggio del corpo. Guarda la persona negli occhi, non essere chiuso nei suoi confronti, gestisci la prossemica e non puntare i piedi in direzione della porta come se non vedessi l’ora di uscire.
  6. Non far prevalere l’emotività. Restituire un feedback negativo può essere difficile anche per te, quindi bada a non far prevalere l’emotività e sii tecnico nel riscontro. Prenditi una pausa per respirare, per riflettere sugli errori che hai fatto l’ultima volta o su quelli che commetti le volte in cui fai prevalere le emozioni.

Al lavoro!

Se è vero che un gesto vale più di mille parole…occhio a come ti muovi!

Ti sei mai chiesto quanti gesti metti in atto durante le tue giornate? Impossibile contarli effettivamente, perché la maggior parte di essi sono involontari e automatici.
La scorsa settimana ti ho parlato del grande Albert e del suo ruolo nello studio della comunicazione non verbale, oggi voglio soffermarmi sulla gestualità e anche in questo caso dirti due parole su chi si è occupato di questo ramo del linguaggio del corpo.

Negli anni ’50, un antropologo americano, Ray Birdwhistell, si dedicò allo studio della mimetica e della gestualità definendo “cinesica” la comunicazione veicolata da questi due elementi.
Cinesica, dal greco, kinesis=movimento.
Anche lo zoologo Desmond Morris si dedicò allo studio dei segnali non verbali e definì il gesto come “qualunque azione capace di inviare un segnale visivo ad un osservatore (…) e di comunicargli una qualsiasi informazione”.
Ti riassumo quello che ha dedotto dai suoi studi e dalle sue osservazioni.

La comunicazione gestuale può essere:
· Volontaria: i gesti accompagnano il messaggio veicolato dalle parole in maniera consapevole, coerente e appropriata;
· Involontaria: nella maggior parte dei casi i gesti sono involontari e non controllati e ci si pente di averli messi in atto;

Nel 1970 due studiosi della University of California, Paul Ekman e Wallace Friensen ripresero il modello della cinesica e lo rielaborarono, articolando al cinesica in 5 aree:
1. Gesti illustratori: vengono messi in atto per rafforzare il discorso, l’obiettivo è quello di arricchire la comunicazioni con messaggi visivi per facilitarne la comprensione. Esempio: per dire che una località è particolarmente lontana o un bene particolarmente costoso si tende a rafforzare quest’immagine alzando le mani verso l’alto.

2. Gesti simbolici: sono gesti dotati di un significato condiviso dai membri di una specifica cultura e spesso si sostituiscono alle parole. Un esempio può essere il pollice alzato che nella nostra cultura significa “ok”, “confermato” e può essere riconosciuto con molta facilità da tutti coloro che ne condividono il significato. Questo stesso gesto può avere un significato diverso in altre culture, il pollice alzato può anche significare: un gruppo di muli, un occhio nero, una sposa proveniente da un determinato villaggio.

3. Gesti indicatori dello stato emotivo: sono per lo più compiuti inconsapevolmente e si esprimono attraverso espressioni facciali, movimento degli arti, postura, come ad esempio chiudere le spalle o portarsi la mano davanti alla bocca.

4. Gesti di adattamento: anche questo gruppo rientra nella sfera dei gesti involontari e sono anch’essi legati al nostro stato emotivo. Rivelano se una persona è a disagio e includono 3 tipi di movimenti:
· cambiamenti di postura
· azioni indirizzate verso il proprio corpo come toccarsi il viso
· azioni centrate sull’oggetto: mordicchiare una matita, giocare con gli occhiali, togliersi l’anello

5. Gesti regolatori: hanno la funzione di regolare il confronto tra il la persona che parla e l’interlocutore, in questo gruppo possiamo individuare gesti come: annuire, il contatto oculare, cambiamenti nella posizione del corpo.

Insomma…occhio al gesto amico mio, perché nulla sfugge a chi ti osserva, e soprattutto attento a quello che comunichi, perché bastano pochi istanti e il dado è tratto, indovina dove voglio andare a parare?

Propri lì: occhio al gesto nella Comunicazione d’Impatto, e se ancora non ti è giunta voce di come funziona,

leggi proprio qui!

Ti presento Mehrabian!

Dal titolo sembra un buffo incontro!
Da un po’, come sai, mi sto soffermando sull’importanza dei segnali non verbali ed oggi ti spiego cosa ha fatto Albert che qualche tempo fa ha approfondito il tema ed individuato degli elementi “standard” sempre validi e attuali da prendere in considerazione quando parliamo di linguaggio non verbale.
Nel 1971 lo studioso in psicologia sociale, Albert Mehrabian della University of Los Angeles condusse uno studio sulla comunicazione non verbale, mettendo a confronto le modalità comunicative, verbale e non verbale, e misurandone l’efficacia dei risultati.

Sulla base di questa sua ricerca avallata da numerosi esperimenti elaborò un modello che ancor oggi rappresenta un punto di riferimento nello studio delle dinamiche comunicative.
Il suo modello prende in esame 3 elementi fondamentali della comunicazione interpersonale:

· Il linguaggio del corpo
· Gli elementi vocali
· Le parole

Senti che numeri ha tirato fuori:

· Il linguaggio del corpo veicola il 55% del messaggio trasmesso, gesti, posizione, espressioni del volto sono responsabili di una così alta percentuale di importanza nel processo di comunicazione;
· Il 38% della comunicazione arriva attraverso la voce, gli elementi chiamati in causa sono quindi: il ritmo, il tono, il timbro, le pause, l’inflessione
· Il 7% della comunicazione è affidato alla strumento della parola, il contenuto verbale, come vediamo, riveste un ruolo di minor importanza rispetto alle componenti non verbali e paraverbali.

Sulla base del modello di Mehrabian possiamo concludere che il 93% dei nostri messaggi viene trasmesso attraverso il linguaggio del corpo includendo in esso anche gli aspetti relativi all’uso della voce.
Attenzione però: riconoscere un solo 7% di incidenza alla comunicazione verbale non significa ridurne l’importanza !
Le parole sono importanti (#semprelaparolagiusta però)!
Ma non puoi fermarti alle parole, meglio scomporre tutto quello che entra in gioco in una comunicazione per capire chi fa cosa e in che misura.
L’importanza della comunicazione non verbale non può essere in alcun modo sottovalutata, tanto che molto spesso tendiamo a dare più importanza a come una cosa viene detta piuttosto che al solo contenuto.

Dallo studio condotto da Mehrabian emerge che l’impressione che gli altri si fanno di noi dipende nell’ordine da:
1. Aspetto fisico
2. La forma in cui ci esprimiamo
3. Il contenuto della nostra comunicazione
Secondo Mehrabian se il 55% della comunicazione , gli elementi della sfera non verbale, non sono interessanti per l’interlocutore, quest’ultimo non è disposto a dedicare la propria attenzione al restante 45%.

La comunicazione non verbale è la componente più importante nel processo di costruzione di un’impressione…e quando dico impressione, ormai sai già che il pensiero va alla Comunicazione d’Impatto!

Vuoi sapere meglio di cosa sto parlando?
Leggi proprio qui!

Hai perso le parole? Hai molto altro!

Di comunicazione non verbale ho già iniziato a parlarti da qualche tempo, l’argomento è piuttosto vasto ed è bene che tu abbia quanti più possibili strumenti a disposizione per comprendere e farti comprendere nella comunicazione con i tuoi interlocutori.
Già sai che sarebbe davvero difficile spiegare un concetto solo attraverso le parole:  il linguaggio del corpo ha proprio il compito di dare un rinforzo alle parole. Se ti osservi nei gesti quotidiani ti accorgi di un sorriso, una smorfia, un’apertura di braccia, un avvicinamento: sono tutti elementi che tiri in ballo per accompagnare un contenuto verbale o per sostituirlo ad esso.

Immagina situazioni di profondo imbarazzo, disagio, rabbia…ti viene in mente qualche tuo comportamento? Ti spiego meglio: la comunicazione non verbale è funzionale alla comunicazione di sentimenti come:
· Simpatia e antipatia
· Accettazione e rifiuto
· Verità e menzogna
· Interesse e noia

Sei consapevole del fatto che questi sentimenti ci viene molto più spontaneo esprimerli senza parlare?

Il linguaggio non verbale è frutto del nostro subconscio, questo lo rende un indicatore molto attendibile dei nostri reali sentimenti. La gestualità è in grado di andare oltre le parole e comunicare ciò che esse da sole non possono esprimere. Conoscere il linguaggio del corpo, le componenti della comunicazione non verbale e saper identificare e decifrare i segnali che la nostra gestualità esprime è molto utile per migliorare i processi comunicativi e controllare gli elementi che li ostacolano, tuttavia non è possibile controllare del tutto la nostra comunicazione non verbale che lascia sempre spazio all’imprevedibilità emotiva.
Ci viene insegnato sin dai primi anni di scuola l’importanza di sapersi esprimere attraverso un linguaggio chiaro e appropriato, meno ci viene detto sull’importanza del linguaggio del corpo che è invece il canale attraverso il quale passa la maggior parte della nostra comunicazione.
Ciò che comunichiamo con il linguaggio del corpo si manifesta attraverso:
· L’espressione del volto
· Il contatto oculare
· La postura
· I movimenti della mani, braccia, gambe
· La tensione del corpo
· Il contatto diretto
· La distanza spaziale
· La voce(tono, timbro, ritmo, inflessione, pause, tremolìo)

Prima di andare avanti con ulteriori approfondimenti sull’argomento, ti consiglio di percorrere ad uno ad uno gli elementi in elenco. Quante volte hai percepito i sentimenti di una persona nei tuoi confronti attraverso la distanza, breve o importante, che metteva tra di voi?
Quante volte hai capito quello che qualcuno stava per dirti leggendo nell’espressione del suo volto?
E quante altre hai percepito il disagio di qualcuno attraverso il movimento della braccia o della mani?
Parliamo di te ora: quante volte hai capito dalla tensione del tuo corpo che chiunque avrebbe percepito la tua ansia?

Ecco, credo adesso tu abbia un quadro più ampio della situazione.
Ti lascio solo immaginare l’importanza che questi elementi possono avere sulla Comunicazione d’Impatto…sai già di cosa sto parlando vero?

Leggi qui se non l’hai già fatto!

Comunicazione Non Verbale: prima di parlare hai già 3 alleati

Ti ho già parlato, e in più di qualche occasione, di Comunicazione Non Verbale e Linguaggio del Corpo.

Nel post della scorsa settimana hai potuto riflettere sul potere della voce e sul suo ruolo nel processo comunicativo.
Oggi, che sai già tanto sulla comunicazione para-verbale, ti voglio sul pezzo perché ti parlerò di 3 importanti elementi che possono realmente fare la differenza nella Comunicazione Non Verbale:

  • Il contesto
  • La coerenza
  • Il complesso

Memorizza bene il legame tra questi 3 elementi perché ti saranno di grande aiuto nel gestire la tua Comunicazione Non Verbale e nel comprendere quella degli altri.

Il contesto: è un elemento di fondamentale importanza, la cornice di qualunque momento o processo comunicativo e non tenerlo in considerazione sarebbe un gravissimo errore!
Eccoti l’esempio: sei un docente e stai tenendo un’aula esposta a molti rumori. Un vetro è rotto e riparato in modo improvvisato e provvisorio, entra un freddo glaciale e sei invaso dai rumori della strada che pur non avendo il potere di coprire il suono della tua voce disturbano la tua performance rendendoti nervoso e probabilmente anche meno sicuro di te! Già ti immagino: inizi a fare smorfie con la bocca e ad avvicinarti eccessivamente al tuo uditorio per farti sentire meglio, a fare strane espressioni con il viso ogni volta che un passante grida o un clacson ti disturba, probabilmente anche il tono della nostra voce ne risentirebbe. In una situazione come questa una mancata valutazione del contesto conduce inevitabilmente ad una valutazione negativa della performance. Ovviamente qui si presume che un uditorio adulto sia in grado di valutare le difficoltà di un simile contesto, l’esempio estremizzato serve solo per mettere in rilievo l’importanza del contesto in ogni processo comunicativo.

La coerenza: è fondamentale che ci sia una corrispondenza tra ciò che diciamo e i segnali che il nostro corpo manifesta in quel momento. Veniamo anche qui ad un esempio: sostenere di aver apprezzato molto uno spettacolo teatrale mentre per tutto il tempo si è sbuffato, sbadigliato e consultato l’ipad non è esattamente indice di coerenza. Pertanto la corrispondenza tra il contenuto e i segnali non verbali comunicati dal nostro corpo è anch’esso un elemento imprescindibile nell’interpretazione del linguaggio del corpo.

Il complesso: una visione complessiva di tutta la situazione rende più completa, realistica e credibile l’interpretazione del linguaggio del corpo. Dare eccessivo credito a un gesto isolato a un’unica espressione è un errore da evitare nell’interpretazione del linguaggio del corpo. Il singolo gesto da solo non basta, è il complesso, l’insieme che ti mette nelle condizione di interpretare in maniera più congrua i contenuti non verbali di un processo comunicativo. Non si può accusare di disinteresse una persona dell’uditorio perché per pochi secondi consulta il proprio cellulare!

Ora, raccogli le informazioni che ti ho dato finora e immagina l’importanza di 3 elementi come questi in una situazione di Comunicazione d’Impatto! Ebbene sì, proprio quella di cui ti ho già accennato in qualche post fa e che ti consiglio di approfondire!

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