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Credibilità e comunicazione: come ti relazioni con i tuoi interlocutori?

Il legame è tra credibilità e comunicazione è molto stretto e si fonda su un principio semplice: se ciò che dico convince, chi mi sta davanti mi ascolta. 
La credibilità riveste un ruolo fondamentale in tutto gli ambiti della comunicazione verbale e non verbale.
Sei uno speaker e devi esporre un discorso in pubblico?
Devi essere credibile.
Stai promuovendo un prodotto o un servizio a un possibile cliente?
Devi essere credibile.
Vuoi confidare un tuo stato d’animo e ricevere l’appoggio e l’aiuto della tua famiglia?
Ebbene sì, anche con loro devi essere credibile.
All’interno di un processo di comunicazione, anche la credibilità è una caratteristica che va contestualizzata.
Non essere credibili in una circostanza non significa non essere credibili come persone in generale.
Con ogni probabilità la mancata credibilità in una specifica circostanza può dipendere da errori di Comunicazione.
Per questo è fondamentale che quando si ha qualcosa da dire si sia in grado di trasmetterla in modo che il significato dei contenuti arrivi agli altri esattamente nel modo in cui vogliamo che arrivi.
Grandi verità o informazioni utili possono essere veicolate in modo approssimativo o poco persuasivo con la conseguenza di non raggiungere gli obiettivi comunicativi desiderati.
La credibilità è importante sempre, ma è ancora più incisiva quando non si ha molto tempo per arrivare all’interlocutore e condurlo verso l’obiettivo che ci siamo posti.
Quando si dà inizio a un processo comunicativo si deve avere nella testa un primo imprescindibile obiettivo: catturare l’attenzione di chi ascolta.
Senza l’attenzione non si apre una strada per arrivare dove vogliamo.
Perché stai dicendo questa cosa a questa persona? 
Dove vuoi arrivare e soprattutto cosa puoi fare per lei/lui?
A quale suo bisogno stai rispondendo?
Per quale suo problema hai una soluzione da proporre?
 
Questa domanda rappresenta un punto di partenza focale per impostare la relazione con i tuoi interlocutori.
 
Sapere cosa puoi fare per loro sarà fondamentale per raggiungere i tuoi obiettivi di comunicazione e condurre l’interlocutore dove vuoi tu.
Perché?
Perché hai qualcosa di utile e risolutivo per lui/lei.
 
Come imparare a trasmettere i contenuti giusti nel modo giusto per avere l’attenzione dell’interlocutore?
Acquisendo gli strumenti necessari, quelli che aumentano il valore di quel che dici.
Cosa devi fare?
Questo 👇
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Il tuo interlocutore ha uno stile di comunicazione estremo? Adotta una formula efficace!

Quando si ha a che fare con un interlocutore dallo stile di comunicazione estremo, la sola e unica strategia efficace consiste nell’utilizzare una formula che ti consenta di gestirlo.
Facile detto così.
Ma soprattutto, cosa significa avere uno stile di comunicazione estremo?
In poche parole, sebbene gli stili di comunicazione non siano mai assoluti, significa avere una prevalenza di aggressività o remissività tale da essere recepita dall’interlocutore come eccessiva o estrema, al punto da creare una situazione di imbarazzo o di difficoltà.
Gli stili aggressivo e passivo sono per loro natura poco equilibrati e rispondono rispettivamente al bisogno di prevalere o di nascondersi, due azioni che nel mondo della Comunicazione non funzionano in modo efficace e costruttivo.🧐
Quando si interagisce con un interlocutore “sbilanciato” in uno dei due stili il rischio maggiore è quello di entrare con lui in empatia al punto da riprodurne gli schemi, i linguaggi, le modalità relazionali.
Questo genererebbe un contesto piuttosto teso con un aggressivo e una totale assenza di iniziativa e azione con un passivo.
L’efficacia spesso è nell’equilibrio tra le parti e poiché nella maggior parte dei casi questo equilibrio non ci viene donato dalla natura, bisogna fare un lavoro su di sé per arrivare ad ottenerlo.
L’obiettivo finale è quello di riuscire ad agire uno stile assertivo, caratterizzato principalmente da:
  • piena consapevolezza di sé
  • fiducia in se stessi
  • assunzione di responsabilità
Quali sono i comportamenti distintivi dello stile assertivo?
• Avere una piena consapevolezza dell’obiettivo e agire in quella direzione
• Affermazione dei propri diritti nel pieno rispetto di quelli degli altri
• La capacità di presentare le proprie argomentazioni in modo chiaro
• Esprimere le proprie emozioni motivandole
• Essere in grado di distinguere i fatti concreti dalle opinioni personali.
• Proporre nuove idee valutandone le possibili conseguenze.
• Dedicarsi all’interlocutore praticando l’ascolto attivo
• Manifestare atteggiamenti di apertura verso l’interlocutore per condividere idee e soluzioni
• Accogliere le argomentazioni degli altri valutandole come suggerimenti
• Riconoscere i propri limiti mettendosi in discussione e mostrandosi disponibile al miglioramento.
• Assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni.
L’applicazione di questi comportamenti genera conseguenze positive, come:
  • un clima sereno che non sfocia nel conflitto
  • una dinamica relazionale favorevole al dialogo
  • una maggiore predisposizione a esprimere le proprie idee
Tutto questo non viene da sé, non basta l’impegno, la buona volontà, in questo caso no.
Qui si tratta di lavorare, di continuare a lavorare, di non finire mai di lavorare, sul proprio stile di comunicazione.
C’è un modo per imparare a farlo?
Certo che sì!
Come partire?
Parliamone!

Scrivimi: info@matteomaserati.it

Intanto puoi dare un’occhiata qui!

Il successo del tuo discorso è già nell’incipit – parte 1

Per garantire il successo del tuo discorso l’incipit è fondamentale.
 
Non è necessario arrivare nel pieno del corpo o lavorare a un finale d’effetto. 

Questo va fatto indubbiamente, ma prima devi sincerarti di non commettere l’errore irreparabile di trascurare l’incipit pensando di poterlo poi recuperare.

Come inizi il tuo discorso?
Ma è ovvio:

“Buongiorno a tutti. Grazie per essere venuto alla mia presentazione. L’argomento di oggi …”

SBAGLIATO


Ti invito a chiudere gli occhi e a immaginare di essere proprio lì, in aula, o davanti alla webcam … al posto del tuo interlocutore.

Cosa noti di poco interessante?
Il tuo discorso parte male, è noioso, prevedibile, non richiama l’attenzione in alcun modo.
Non oso immaginare quello che può accadere se in aggiunta a questo incipit parte lo slide show senza fine!Scherzi a parte, il rischio di perdere l’attenzione degli interlocutori è elevatissimo
 

A prescindere dal personale livello di motivazione di ciascuno, iniziare un discorso in modo poco accattivante disperde l’attenzione dell’uditorio che a breve inizia a chiedersi quale sia il motivo della sua presenza lì, del tempo che invano ti sta dedicando e come potrà avere seguito una performance iniziata così.

Per evitare di incappare nel pericolo dell’incipit killer, ho preparato i primi 4 degli 8 infallibili incipit per il tuo discorso per conquistare da subito l’attenzione del tuo pubblico.

 

1 – La promessa: “sto per svelarti qualcosa che nessuno ha mai osato dirti“. Perché mai dovrebbe funzionare questa formula? Perché è una promessa, un impegno che lo speaker prende con il pubblico per catturare il suo interesse, e ci riesce.

2 – Il sondaggio: “a chi tra i presenti interessa…”
Funziona perché il pubblico viene coinvolto e invitato a fare una riflessione su se stesso, sui suoi gusti. Inevitabilmente l’interlocutore attiva la sua attenzione verso chi parla.

3 – L’introspezione: “ti sei mai chiesto perché?” Qui si va oltre il sondaggio e l’interlocutore viene inviato a porsi una domanda e sollecitare delle riflessioni in merito alla sua esperienza, ai suoi dubbi. Questo incipit è particolarmente efficace quando si vuole creare empatia con il pubblico.

4 – La provocazione: “adesso ti spiego perché agendo in questo modo stai sprecando il tuo tempo“. Nessuno può sentirsi esonerato dal chiedersi se sia finito nell’errore di aver buttato il proprio tempo in un’attività poco proficua o addirittura inutile.

Inizia ad applicare uno dei 4 incipit infallibili e racconta la tua esperienza nei commenti!

Stay tuned per gli altri 4 imperdibili incipit del prossimo post!

 

 

Stai per iniziare un discorso…conosci il tuo interlocutore?

L’inizio di un discorso è spesso lo step più difficile in un processo di comunicazione.

Siamo in tempi di campagna elettorale e i politici sono alle prese con la conquista del voto.

Quali strumenti hanno a disposizione per rendere efficace e convincente il loro discorso?

La comunicazione: una parola enorme, articolata, ricca di sottoinsiemi ben delineati in cui ogni elemento svolge una funzione specifica e funzionale al massimo rendimento di tutti gli altri. Una campagna di comunicazione è lo strumento per arrivare alle persone. Qualcuno la imposta, qualcun altro la programma e qualcun altro la deve alla fine mettere in atto, parlare in prima persona davanti a un uditorio, ed è lì, si sa, che si giocano le sorti della partita. Da dove si comincia nella costruzione di un discorso? E, soprattutto, come si comincia?

Come ci si rivolge a qualcuno che non si conosce per chiedergli di darti fiducia e potere?
L’inizio di un discorso è un momento delicato soprattutto perchè è la fase in cui siamo principalmente esposti al rischio di concentrarci troppo su noi stessi e poco sul nostro uditorio.
Si hanno appena 4 secondi per trasmettere la prima impressione, non si può sbagliare un colpo. E’ dunque fondamentale giocarsi ogni carta al meglio. Come il volo in aeroplano: se il decollo è facile veloce, piacevole e anche un po’ emozionante, predispone già i passeggeri in modo positivo, se invece è turbolento e con degli inconvenienti già nell’animo dei passeggeri si creeranno delle aspettative non tanto profittevoli.

Un discorso funziona nello stesso modo!

Il primo passo consiste dunque nello spostare la nostra attenzione sull’uditorio: chi sono queste persone? Quali strumenti ho a disposizione per conoscerle non avendo l’opportunità di conoscerle ad una ad una?
A quale target si rivolge la mia campagna, che caratteristiche hanno i cittadini che possono essere interessati al mio programma politico?
Che professione svolgono queste persone, che età media è presente in aula? Che istruzione hanno?
Quanto conoscono l’argomento di cui parlo? Che linguaggio posso utilizzare nel mio discorso per farmi capire da loro?
Questo è lo schema su cui ragionano gli esperti di comunicazione che si trovano a dover programmare una campagna, non solo politica, ma in ogni circostanza in cui un relatore debba presentare i propri argomenti ad un pubblico in ascolto. Chiaramente, nel loro caso, esiste un team deputato alla gestione di tutti gli aspetti della campagna, soprattutto nella fase di raccolta dati preliminare.
Le dinamiche dell’aula, in piccolo, non sono poi così diverse.
Ci sono argomenti che posso evitare per creare dissidi in aula?
Ogni volta che mi reco in un’azienda a fare aula, un mio must è quello di capire in primo luogo chi ho davanti, dunque mi faccio fornire un profilo delle persone che avrò in aula, questo mi consentirà non solo di fornire loro i contenuti di cui realmente necessitano ma avrò la possibilità di empatizzare maggiormente utilizzando dei linguaggi differenziati per poter arrivare efficacemente ad ogni interlocutore.
Conoscere i corsisti mi consente di avviare un processo comunicativo efficace facilitato dall’empatia così da far elicitare i bisogni conoscitivi/formativi dei miei interlocutori. Se io colgo i loro bisogni e arrivo alle loro emozioni, questi non possono che aprirmi la porta perchè sono pronti emotivamente ad accogliere il mio messaggio comunicativo.
Come faccio dunque a scoprire i bisogni dei miei interlocutori? Come posso arrivare così a fondo?

Per conoscere i bisogni è necessario saper operare un’analisi dei bisogni consci e inconsci delle persone che mi trovo davanti.
Il bisogno che andiamo a elicitare deve essere direttamente proporzionale al nostro obiettivo, per questo è importante che sia chiaro sin dall’inizio.

Se vuoi diventare imbattibile nell’arte del discorso ho quello che fa per te!

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Buon discorso!