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Il veglione…di settembre!

C’è chi sostiene che l’inizio dell’anno debba essere festeggiato a settembre…considerando tutto quello che ognuno di noi è chiamato a muovere dopo la fine dell’estate, direi che quest’affermazione davvero non fa una piega.

Si ricomincia: questa è la parola d’ordine.
Cosa, come, dove, quando è poi nell’esperienza di ciascuno, ma quello che davvero accomuna tutti è la necessità di alzare il culo (ops) dalle sdraio e immergersi in una nuova stagione tutta da costruire.

Da anni sostengo la motivazione come valore alla base di molte azioni, fondamentale per intraprendere percorsi e attività.

Tutti i miei percorsi per te sono pronti, ho tutto quello che ti serve per le tue performance in pubblico: strumenti, strategie, tips, conoscenze per una corretta lettura dei contesti e dei tuoi interlocutori.
Hai tutto a disposizione per far decollare le tue performance comunicative: niente più titubanze, intoppi, perdite di tempo e soprattutto niente più buchi nell’acqua: è arrivato il momento del successo!

La domanda che ti faccio è semplice: tu sei pronto?
Essere pronti non si traduce nel volerlo e basta, è un processo strutturato anche questo, quindi il mio primo intervento per te dopo l’estate comincia adesso dandoti gli strumenti per prepararti all’apprendimento e alla messa in pratica delle competenze che ti consentiranno di arrivare spedito ai tuoi obiettivi.

Devi, e dico devi:

· avere assoluta consapevolezza di voler diventare speaker eccellente e di avere le abilità per poterlo essere concretamente;
· maturare la convinzione che l’abilità di parlare in pubblico non è qualcosa di irraggiungibile o metafisico, ma una competenza che si può acquisire raggiungendo un’adeguata preparazione seguendo regole e passaggi ben definiti;
· pensare in termini positivi il tuo obiettivo, visualizzando il momento in cui esporrai un discorso in pubblico come un momento positivo, immaginando di avere successo come abile oratore nella professione e nel privato;
· dedicarti all’esercizio: l’abilità comunicativa va allenata, seguendo percorsi precisi di studio e di applicazioni pratiche per affinare le capacità e avvicinarci all’eccellenza;
· sfruttare tutte le occasioni per fare pratica in materia di Public Speaking, sia buttandoti in situazioni che lo richiedono, mettendo alla prova la tua abilità, sia osservando gli altri e catturando spunti utili.

Non finisce qui, per il momento ti faccio fare un giro panoramico di quello che ti aspetta, clicca qui!

Benvenuto in questo settembre ricco di opportunità!

Sempre la parola giusta e…Personalità!

Io sono fatto così!
Non ci posso fare niente! Questa è la mia personalità!

ESATTO e deve essere espressa quando parli in pubblico. Scopri perché e come motivo voglio attirare la tua attenzione su un aspetto sicuramento meno tecnico di quelli che generalmente condivido, ma fondamentale per la tua performance in pubblico perché si tratta di una di quelle cose che ti appartiene in modo intrinseco, su cui puoi lavorare sicuramente e che porti sempre con te, ti precede e ti insegue: sto parlando della Personalità!

L’obiettivo dello speaker, oltre naturalmente a quello di trasmettere efficacemente i contenuti che espone, è quello di risultare brillante in una performance davanti ai propri interlocutori.

Quindi adesso ti chiedo di concedermi questi preziosi momenti della tua attenzione per ragionare insieme su quali sono dunque i fondamentali requisiti affinché tu riesca a risultare brillante agli occhi del tuo pubblico

Eccoli:
· Personalità
· Humor
· Entusiasmo

Per poter contare sulla personalità durante un discorso in pubblico è in primo luogo fondamentale averne consapevolezza e sapere su quali aspetti del nostro carattere possiamo investire. E’ importante esprimersi davanti al pubblico con naturalezza e disinvoltura come se ti trovassi in un ambiente a te familiare, questo rende più efficace l’esposizione dei contenuti in quanto si superano eventuali barriere tra lo speaker e l’uditorio.
La distanza tra lo speaker e il pubblico può rappresentare un serio ostacolo alla riuscita dell’esposizione in quanto rende poco partecipativo il pubblico e di conseguenza poco vivace l’intera situazione.

Anche lo humor è un aspetto che può fare la differenza nella relazione con l’uditorio se utilizzato con moderazione e solo quando si è sicuri di averlo!

Suggerimenti:

· Ricorri all’umorismo solo se è un aspetto che ti appartiene davvero, se non fa per te meglio evitare e puntare su altri aspetti del tuo carattere;
· Utilizza il tuo humor in maniera spontanea se e quando le situazioni ne creino l’opportunità;
· Se il programma da presentare prevede un aneddoto umoristico è fondamentale che questo sia collocato all’interno di un contesto logico per rafforzarne il messaggio;
· Evitare di inaugurare la presentazione con una battuta umoristica, è importante che l’incipit si concentri sull’obiettivo.
Nella fase di apertura il pubblico potrebbe non essere pronto, tieni sempre ben presente che nei primi secondi l’uditorio si sta costruendo un’idea di te, è in quel momento che stiamo definendo la nostra credibilità professionale e l’atmosfera non è ancora così disinibita da poter coinvolgere il pubblico con battute.

L’entusiasmo è uno strumento con un potenziale molto decisivo: è l’autentica forza della comunicazione. L’entusiasmo è la capacità di trasmettere ai tuo interlocutori la convinzione in ciò che stai comunicando. L’entusiasmo è ricco di energia che, declinandosi in gesti, toni di voce, contatto visivo, conferisce una forza incredibile al messaggio e si trasforma in energia mentale.
L’entusiasmo può essere ad una sola condizione: che realmente crediamo in ciò che stiamo facendo, questo è l’unico requisito richiesto per realizzarne l’efficacia.

Adesso che ti ho dato qualche spunto per riflettere sul tuo carattere, fai un salto qui per vedere cosa ti aspetta se vuoi che le tue performance nella Comunicazione siano eccellenti!

Le 10 cose da non far dire alla tua bocca

Mentre ripercorro un articolo di Forbes di qualche tempo fa sulle cose da non far dire al tuo corpo, rifletto su quella che da sempre è la mia linea d’azione e che è all’origine dell’hashtag #semprelaparolagiusta … e mi rendo conto che sarebbe davvero il caso di fare un decalogo delle cose da non far dire alla nostra bocca per rendere più efficace la nostra comunicazione.

Prendi nota perché qui si entra nel merito dei tuoi discorsi!
10 cose da non far dire…alla tua bocca!

  1. Non esprimerti a suon di negatività! Per quanto possa essere giusta la causa, non è mai una buona idea trasmettere all’interlocutore un messaggio utilizzando toni, parole, atteggiamenti che richiamino la negatività.
  2. Conta le volte in cui citi te stesso! Hai mai notato quante volte dici la parola “io” all’interno di una conversazione? Per descrivere il tuo stato d’animo, per mettere in luce i tuoi meriti, per raccontare esperienze che reputi fondamentali da raccontare? Ricorda che in ogni persona c’è un “io” e l’interlocutore potrebbe essere infastidito, o anche offeso, da un eccesso di egocentrismo a scapito del confronto con l’altro.
  3. Chiudi la bocca ogni tanto! Metti in atto uno dei più preziosi strumenti di comunicazione: l’ascolto. Entra in empatia con l’altro, con un pubblico, con chi ti sta davanti. Solo concedendoti momenti di ascolto attivo potrai davvero intraprendere una conversazione alla pari ed efficace in termini di Comunicazione!
  4. Non avere fretta di nominare i tuoi difetti! Proprio così. Non si tratta di nascondere o omettere, si tratta semplicemente di concentrarsi sulle proprie virtù per comunicare il meglio di sé agli altri, sia attraverso le parole che attraverso i comportamenti.
  5. Non tirare in ballo persone che non sono presenti e non possono difendersi né produrre argomentazioni. Ci sarà un momento per offrire loro la possibilità di spiegarsi.
  6. Non nasconderti dietro la comunicazione scritta per dare sfogo all’orco che c’è in te! Questo fenomeno ha preso piede in particolare con l’avvento dei social, dove tutti, anche gli insospettabili, si sono sentiti investiti del potere di esprimersi su tutto sentendosi protetti da un’esposizione meno diretta (ma molto più massiva ahiloro!)
  7. Non parlare male degli altri per supportare le tue tesi. Se le tue argomentazioni sono convincenti, i contenuti validi e le tue capacità oratorie eccellenti, non hai bisogno di servirti delle debolezze dei tuoi competitor, in qualunque ambito.
  8. Non perdere mai di vista il contesto. Affinché tutto ciò che dici sia congruo, coerente e funzionale chiediti sempre se è in una giusta relazione con il contesto. Il significato delle parole, dei toni, dei movimenti ha ragione d’essere se legato al contesto.
  9. Non esagerare con le citazioni! Dai mettici qualcosa di tuo! Poi se un personaggio autorevole ci ha già messo lo zampino tanto meglio, ma non puoi tenere un discorso saltando da una citazione all’altra!
  10. Rispetta sempre, attraverso le parole, chi hai di fronte. Non sai chi sia, che storia abbia, cosa stia provando in quel momento. Sai solo che è lì per te, davanti a te e ti sta ascoltando: preoccupati sempre che le parole che usi non siano offensive nei confronti di nessuno.

Hai preso nota di tutto?
Sei pronto per fare un giro in un mondo più vasto?
Non posso svelarti tutti i segreti della Comunicazione se non sai usare #semprelaparolagiusta!

Corri a leggere qui!

Instagram sovverte le regole della persuasione

Ma allora le teorie elaborate da Robert Cialdini ne “Le armi della Persuasione” come si collocano in questo imminente (non ancora speriementato da tutti gli account a seconda degli aggiornamenti) stravolgimento di Instagram?

Alt! Procediamo con calma. Partiamo dall’antefatto, escludiamo facili deduzioni e poi vengo al dunque!

Da qualche giorno gli utenti di Instagram si sono accorti che i likes alle proprie foto non sono visibili agli altri frequentatori della piattaforma ma solo a se stessi.

Inizialmente in molti hanno creduto che si trattasse di un problema tecnico, per poi apprendere che si tratta di una specifica scelta con tanto di motivazione a carico.
Sembra infatti che il social network popolato dalle foto e dagli hashtag degli utenti di tutto il mondo abbia deciso di concentrarsi sulla qualità dei contenuti, o meglio, sull’intento da parte degli utenti di condividere contenuti di valore senza essere offuscati dall’ebbrezza del desiderio di ottenere più like.
Caos totale tra i cacciatori di like ai quali al momento viene meno la certezza del metro di misurazione per eccellenza: il consenso, o meno, dei follower della propria pagina.

La prima domanda che ci si è posti è stata: e gli influencer?
Come si fa da adesso in poi a capire se sono fighi?

Il metro di valutazione, nonché di misurazione, diventa dunque invisibile?
Eh no, il punto è proprio questo: l’utente sa quanti like ha ricevuto, sono gli altri utenti a non saperlo.
Come si traduce questo processo sul piano della Comunicazione?
Cosa accade a livello tecnico?
A risultare alterato non è tanto l’assetto tecnico della comunicazione quanto piuttosto le ripercussioni sociali che derivano da questo cambiamento.

Partiamo da un elemento strutturale: il Feedback degli utenti. C’è sempre, ma non è più condivisibile nella misura in cui non è più visibile: questo incide profondamente su quello che Robert Cialdini definisce “Il principio della riprova sociale”.

Quali sono le conseguenze di questa rivoluzione per niente silenziosa (nulla fa più rumore di ciò che scompare)?

Volendo analizzare il processo prendendo in esame il ruolo giocato dal feedback, la mia analisi può tranquillamente limitarsi a 4 punti:

  • Il feedback si libera del condizionamento degli altri: il like espresso, pubblicato, è un fatto privato. Rientra in un conversazione tra chi posta e chi apprezza.
  • Il feedback è il risultato di un’analisi più attenta e veritiera dei contenuti: quel post non ti piace perché piace a chi reputi figo, quel post ti piace e basta.
  • Il feedback non è più un elemento di appartenenza: non metti il like perché la tua community ideale o desiderata lo fa e dunque tu ne sei parte attraverso una condivisione di idee.
  • Il feedback amplifica la responsabilità del singolo utente: non ci sono altri like ad avallare il tuo, sei tu che scegli di essere da una parte dove forse approderanno altri tuoi simili o dove forse sarai solo senza che tu lo sappia.

Veniamo al dunque quindi: quale aspetto colpisce maggiormente gli influencer, e in generale i leoni da tastiera e da scatto fotografico, del social network?

Torniamo a Cialdini: nel suo libro “Le armi della persuasione” analizza le 7 armi della Persuasione una delle quali è proprio la riprova sociale secondo cui l’individuo tende a fare quello che maggiormente è approvato, condiviso, applicato dalla comunità a cui apparteniamo.

Hai mai notato che in un ambiente molto pulito nessuno si sognerebbe mai di buttare una briciola a terra? Questo è un esempio basilare del principio.

Finora la massa di like trascinava con sè quasi in automatico il consenso di altri, senza eccessivi momenti di analisi o riflessione. Adesso non è visibile la direzione della corrente, pertanto si naviga secondo la propria personale analisi, secondo i propri parametri e gusti.

Questa rivoluzione del like dunque rappresenta davvero un ostacolo per gli influencer?
Io non ne sarei così sicuro!

Vuoi capire meglio di cosa sto parlando?
Fai un salto qui!

Candidato politico … e fattelo un corso di Public Speaking [storia vera]

Perché tutti, ma proprio tutti, dovrebbero fare un corso di Public Speaking?

Perché serve, in ogni situazione, in molteplici contesti, nella vita di tutti i giorni.

Pensare che il Public Speaking serva solo a chi per professione è tenuto a parlare spesso in pubblico è la credenza più diffusa e la più pericolosa perché espone al rischio di non poter essere efficace per se stessi e per le persone a cui teniamo nel momento in cui dire le cose nel modo giusto potrebbe fare davvero la differenza in termini di efficacia.

In questo momento le campagne elettorali sono nel centro del mirino, sia perché i cittadini vogliono capirci qualcosa su chi votare, sia per chi è interessato ai processi comunicativi.

Improvvisazione, schemi fallimentari, incapacità di gestire le emozioni e la scarsa esperienza, sono gli elementi principali della brodaglia che mette a rischio la reputazione di molti candidati.

Ti voglio raccontare il caso reale di Alessia, una mia collaboratrice, che lunedì mattina è entrata in ufficio e mi ha raccontato una sua esperienza.

Andiamo nel concreto, e questa volta nel piccolo, in una piccola città, dove valgono le stesse e identiche leggi che nelle metropoli, dove Alessia si è recata per ascoltare la presentazione di una lista di candidati e ha riportato alcune gravi distorsioni comunicative di cui è necessario analizzare i passaggi.

Punto per punto, una piccola riflessione “tecnica” su quello che è accaduto:

  • Non si può elencare ogni singolo passaggio di una strategia, sulla carta vincente, toccando il cuore e le emozioni degli interlocutori, per poi concludere con un “tutto questo potrebbe sembrare utopistico”. Errore gravissimo! Stai contraddicendo tutto quello che hai esposto prima!
  • Parlare male degli avversari ruba solo tempo ed energia! Concentrati sui punti vincenti della tua proposta!
  • Le emozioni. Ci sono, è giusto che ci siano, ma controllarle è necessario.
  • L’esperienza. Insegna sì, ma non vince sempre, quindi non ha senso auto celebrarsi per le esperienze precedenti, il tuo discorso deve puntare sul presente e sull’immediato futuro.

Direi di sfruttare le ore di silenzio elettorale per ripassare le strategie vincenti, a partire dall’analisi della struttura di un discorso pubblico.
Non hai scelta: vieni a leggere qui!

I discorsi che hanno fatto la storia: il “Discorso d’insediamento” di Franklin Delano Roosevelt

Eccoci ai grandi discorsi della storia, il filone “narrativo” che ho inaugurato con il discorso di Gandhi alla Marcia del sale e che voglio continuare guardando all’esempio dei grandi discorsi che hanno lasciato un segno nel tempo.

Continuo a sottolineare che, a prescindere dai personaggi, dalle epoche, dalle loro idee e iniziative, quello che mi interessa analizzare è l’aspetto della comunicazione in termini di struttura dei discorsi e di impatto sugli interlocutori.

Oggi vorrei citare il discorso di Roosvelt conosciuto anche come “Discorso d’insediamento” del 1933.

Prima di entrare nel merito del discorso è bene inquadrarlo storicamente per comprendere al meglio il tono, la finalità e il momento in cui è stato pronunciato.

Franklin Delano Roosevelt è stato eletto Presidente degli Stati Uniti nel mezzo di una crisi economica senza precedenti, il “Discorso d’insediamento” rappresenta, per l’appunto, il suo ingresso alla Casa Bianca.

La vera particolarità di questo discorso è che contiene, dall’incipit alla chiusura, un elemento difficilmente gestibile nella sfera comunicativa: l’invettiva.

Si tratta infatti di un discorso “contro” qualcuno, si tratta di contenuti d’accusa nei confronti di chi si ritiene sia responsabile delle condizioni in cui versava in quel momento la Nazione più potente al mondo.
Ne condivido uno dei passi più salienti per entrare nel cuore della sua intensità:

E’ triste vedere che niente è cambiato, da allora. Anzi. Di fronte al fallimento del credito, essi hanno saputo soltanto proporre di ricorrere a nuove concessioni di credito. Quando è stato loro impossibile di continuare a prospettare il miraggio del profitto per indurre il nostro popolo a seguire le loro false teorie di governo, essi hanno creduto di poter correre ai ripari con pietose esortazioni invitanti a concedere ancora la perduta fiducia. Essi non conoscono altre norme, che quelle di una generazione di difensori dei propri interessi.

Non c’è dubbio, né possibilità di equivoco, basta scomporre anche solo questo passo per individuare la severità, la fermezza, la volontà d’accusa, nelle sue 3 componenti principali:

  1. Incipit: parte da uno stato d’animo che rappresenta il dolore di un popolo intero che ha creduto in un cambiamento ed è stato deluso. Si immedesima subito in chi è all’ascolto, perché sa di arrivare al cuore, alla condizione di disagio in cui molti cittadini sono ridotti dopo la crisi del ‘29.
  2. Corpo: cosa è stato fatto, e soprattutto cosa non è stato fatto, per tutelare gli interessi dei cittadini. Emergono qui gli elementi concreti, misurabili, le azioni all’origine dello status quo.
  3. Chiusura: la presa di coscienza, la piena e triste consapevolezza di dove si è giunti a causa delle azioni di alcuni e la precisa volontà di attribuire delle gravi responsabilità.

Non è facile impostare un discorso basato su un’invettiva senza minarne la solennità, soprattutto se le argomentazioni vanno a toccare tasti tanto delicati e drammatici. Si tratta di un discorso politico, collocato all’interno di una precisa strategia, deve quindi rispettare una struttura tecnica per poterne garantire l’efficacia.

Ho scelto il passo più saliente perché ci tenevo a farti vedere come si possa raggiungere il picco di efficacia anche all’interno di un discorso breve, avendo a disposizione, in termini di contenuto, solo lo scontento di un’intera nazione e la volontà di trasmettere un senso di responsabilità e di presa in carico capace di fare la differenza.

Veniamo a te, alle tue esperienze comunicative…sai che ogni discorso rispetta regole molto precise che ne garantiscono l’efficacia?
Vuoi sapere meglio di cosa sto parlando?

Fai un salto qui!

Qualche tecnicismo anche per lo speaker più esperto!

Gli speaker conoscono i tecnicismi della comunicazione?
Non sempre!
Anzi!
Molto spesso, soprattutto quando si è abituati a parlare in pubblico perché lo si fa per lavoro, ci si sente così sicuri che si pensa addirittura di poter andare a braccio.

Sicuramente una conoscenza approfondita dell’argomento aiuta molto, così come l’esperienza e l’abitudine a parlare in pubblico, questo però non salva nemmeno lo speaker più esperto dal pericolo di un errore, dal rischio di perdersi nel mezzo della sua trattazione.
Per quanto l’argomento posso essere molto conosciuto dallo speaker, ci sono delle variabili che possono condizionare le performance al punto da alterare l’andamento della prestazione.

L’errore che molti speaker commettono, magari fidandosi troppo a volte della loro esperienza di relatori davanti a molti interlocutori, è quella di non aver costruito la struttura della comunicazione, quella sulla quale il nostro discorso poggia, dall’incipit alla conclusione.

Perché mai, mi chiedo, rovinare il proprio discorso solo per aver dato per scontato delle cose?
Io direi che si può tranquillamente evitare!

Ogni oratore per raggiungere un alto livello di efficacia nella propria comunicazione deve costruirsi una scaletta della trattazione.
La scaletta per poter funzionare deve rispettare 3 passi, che consentano all’oratore di essere:

· coinvolgente
· convincente
· accattivante

Percorriamo ora tecnicamente la struttura del discorso, così da scomporla e analizzarne ogni singolo blocco.

Abbiamo già citato l’apertura, il corpo e l’atterraggio, ma se facciamo un salto nel tempo vediamo come questa suddivisione è nata e quando sia legata all’andamento dei processi mentali.

La struttura del discorso, secondo la sistematizzazione definita da Cicerone, si articola in:

· Exordium: è il momento in cui si fornisce un’anticipazione del discorso che verrà approfondito, questo consente agli interlocutori di predisporre i processi mentali per ascoltare al meglio;
· Oratio: questo secondo momento deve essere dedicato al contenuto, in modo lineare ed esaustivo. In questa fase è importante evitare di dilungarsi in digressioni, aprire parentesi e allontanarsi dal focus del discorso.
· Peroratio: è il momento in cui vengono esposte le argomentazioni a sostegno dei contenuti trattati, per supportare l’intero discorso sostenuto. E’ il momento in cui si fornisce agli interlocutori una sintesi degli argomenti trattati e i motivi per cui seguire e fare ciò che hai detto.

Fondamentale, in tutte e 3 le fasi, esprimersi con la massima chiarezza: il nostro interlocutore riesce ad entrare in sintonia con i nostri processi mentali, e dunque a comprendere i nostri discorsi, solo se sono semplici. Se i nostri discorsi sono troppo complessi e articolati la capacità di ragionamento del nostro interlocutore nel seguire i nostri passaggi sarà drasticamente inferiore.

Ora sono certo che la tua cassetta degli attrezzi sia più completa!
Se ti interessa approfondire meglio l’argomento non devi far altro che cliccare qui!

Gli orrori nella comunicazione: non aprire un negozio se non sai sorridere

Un antico detto orientale recitava così “non aprire un negozio se non sai sorridere” ed io mi sento di aggiungere anche “non cercare lavoro in un negozio, non ti relazionare con il pubblico se non sei in grado, non dico di sorridere, ma almeno di essere educata e professionale con un cliente.”.

Come spesso accade mi ritrovo a raccontare esperienze che ho vissuto realmente!

Occupandomi di comunicazione praticamente mi capita di lavorare a tempo pieno anche solo osservando e studiando le situazioni in cui mi imbatto e le persone che incontro, per non parlare di tutte le dinamiche comunicative che si instaurano tra di loro o tra me e loro.

Qualche giorno fa, in attesa dell’ennesimo treno in partenza, entro in un negozio di abbigliamento di un noto brand italiano all’interno della Stazione Termini di Roma per cercare un un capo che mi interessava e che mi avevano segnalato in quel punto vendita.
Mi avvicino allo stand dei giubbotti e trovo quello che mi interessa, ma la mia taglia non era nello stand. Mi dirigo verso la commessa, che ho facilmente individuato perché indossava la divisa di quel brand, per chiederle se dello stesso modello aveva una taglia più piccola. La commessa in questione era posizionata dietro la cassa accanto un’altra commessa che stava gestendo contemporaneamente 10 clienti. Poiché la mia domanda era molto veloce e non richiedeva grosse manovre né operazioni logistiche, mi sono avvicinato alla commessa libera e le ho semplicemente chiesto se c’erano altre taglie oltre a quelle esposte.
La mia domanda richiedeva una risposta semplice: sì, no, devo controllare.

Lei neanche mi guarda in faccia, ma mi risponde a voce molto alta, quasi urlata, “ ho appena staccato, non posso aiutarla”.
Ora con il massimo rispetto nei confronti di chi lavora facendo dei turni forse anche lunghi ed estenuanti, sono rimasto molto stupito, negativamente, della brutalità con cui ha bloccato la mia domanda pur trattandosi di una risposta facile e breve che avrebbe risparmiato a me la delusione di una risposta sgradevole e alla sua collega l’undicesimo cliente di cui occuparsi da sola.

 

Al di là della maleducazione che ti contraddistingue a livello personale, qui ci sono delle note professionali su cui riflettere per non cadere nelle rete di convinzioni che se vendi scarpe stai vendendo scarpe e basta.
Non è così!

Se vendi scarpe, lampadari, soggiorni in una spa, tu stai vendendo, e prima ancora rappresentando, un brand.

In quel momento tu stai raccontando chi è quel brand, come lavora, come si occupa dei suoi clienti e dei suoi prodotti. Se tu mi comunichi che per il solo fatto di aver staccato da tre secondi non sei in grado di fornirmi un’informazione veloce né di avvalerti delle più elementari regole di buona educazione, tu stai comunicando, e in pubblico, che qualcosa non funziona come dovrebbe.

Anche la postura traeva in inganno: era dietro la cassa, indossava una divisa, nulla nel suo atteggiamento comunicava che fosse fuori servizio.

La coerenza è un elemento importante anche nella comunicazione, in quel preciso istante il suo non verbale era in netto contrasto con quello che poi ha comunicato a parole.

Quando si comunica in pubblico è fondamentale:

  • Un allineamento tra ciò che si dice e ciò che si fa
  • Il rispetto dell’interlocutore a prescindere dal ruolo e dal contesto
  • Il rispetto nei confronti del ruolo che si riveste e del brand che si rappresenta
  • La capacità di fornire una risposta adeguata anche se non si è in grado di soddisfare a pieno le richieste dell’interlocutore.

Vuoi saperne di più su come si comunica in pubblico?
Corri a leggere cosa scrivo qui!

I 7 punti chiave del discorso aziendale di fine anno

Nel corso di questa settimana, molti “capi” sono alle prese con cene aziendali in occasione delle festività natalizie.
La cena aziendale è un momento di incontro importante tra Capo e collaboratori e, a seconda dell’impostazione aziendale e del tipo di mood che si vuole seguire, può essere più o meno formale.

All’interno della cena aziendale un ruolo fondamentale è rivestito dal discorso aziendale, che, a livello strutturale, segue le stesse dinamiche e step di un discorso qualunque – apertura, corpo, chiusura – ma in termini contenutistici contiene una serie di peculiarità che è interessante approfondire.

Partiamo dal soggetto: chi è più opportuno che tenga il discorso di fine anno?
Beh, senza ombra di dubbio la persona più indicata sarebbe l‘imprenditore stesso, per quanto l’azienda possa essere strutturata e ramificata, è il punto di riferimento dei collaboratori, la persona da cui è nata l’idea imprenditoriale e che meglio può rappresentare la sua stessa azienda.

Quali devono essere i contenuti di un buon discorso aziendale?
Anzitutto bisogna rievocare i valori e la mission aziendale e come questi hanno permesso di raggiungere gli obiettivi, o parte degli obiettivi, dell’anno precedente.

I contenuti del discorso devono rispecchiare quanto più possibile l’identità aziendale, i valori che i collaboratori e dipendenti condividono e in cui si rispecchiano. Per questo è bene che l’apertura del discorso aziendale si soffermi sull’importanza dell’aspetto umano e del valore di tutte le risorse che fanno grande l’azienda a livello valoriale e in termini di fatturato.

Nel corpo del discorso c’è spazio per i numeri, perché quelli sono il metro per misurare la crescita in termini di profitto, per le osservazione, per i margini di miglioramento e per i progetti futuri.
Nel corpo del discorso c’è l’incoraggiamento a fare di più e a fare meglio, c’è la visualizzazione del futuro supportata da obiettivi chiari con scadenze definite.

Non deve essere una riunione di lavoro, è ovvio. Il clima è più informale, ma si tratta di un evento che celebra la collaborazione delle persone in un’impresa e quell’impresa le unisce.

La chiusura del discorso deve far incontrare queste due logiche: un momento identitario all’interno di un’organizzazione e il riconoscimento del valore personale, oltre che professionale, di tutti quelli che ne fanno parte.

Quindi per prepararti al meglio al tuo discorso per la cena aziendale tieni presente questi 7 punti chiave e il tuo discorso sarà un successo!

  • Presentarsi e rinnovare il piacere di essere a capo della divisione, organizzazione, business unit
  • Ripercorrere i valori e la mission aziendale
  • Condividere considerazioni sul raggiungimento degli obiettivi definiti e le azioni intraprese
  • Soffermarsi sul valore delle persone unite dall’identità aziendale
  • Portare qualche numero a supporto della crescita aziendale
  • Condividere i margini di miglioramento incoraggiando i collaboratori a fare sempre meglio
  • Valorizzare le professionalità impiegate e le loro competenze come risorsa fondamentale in vista degli obiettivi futuri, specificati nei loro dettagli e scadenze.

Sei pronto per il tuo discorso aziendale?
Approfondisci sempre e per ampliare la tua conoscenza in materia fai un salto qui!

Buon discorso aziendale!

Come fare un atterraggio perfetto

Eccoci alle prese con l’atterraggio perfetto!
Quello del discorso, intendiamoci!

Connettiti con la situazione: sei lì, hai completato la tua performance, sai di aver iniziato bene, sviluppato gli argomenti alla grande, devi solo appoggiare l’aereo sulla pista e capire come è andato il viaggio!
E soprattutto i tuoi “passeggeri” te li sei persi o ci sono ancora?
Usciamo dalla metafora e entriamo nel dettaglio: la cosa più importante, e allo stesso tempo più difficile, è tenere alto il livello di attenzione del pubblico in fase di “atterraggio”.
Come possiamo capire e misurare l’efficacia della nostra performance?

Uno strumento molto importante è il feedback, ovvero il messaggio di ritorno che i nostri interlocutori ci inviano.

Attraverso il feedback possiamo percepire il loro livello di gradimento a partire dalle espressioni dei loro volti!
Il feedback può essere anche sollecitato o esplicitamente richiesto dallo speaker che può chiedere al proprio uditorio se si hanno commenti, riflessioni, osservazioni da porre.
Oltre a queste modalità informali per raccogliere feedback sul lavoro svolto esistono anche metodo più strutturati come, ad esempio, la somministrazione di moduli o questionari di valutazione dove si può scegliere cosa chiedere all’uditorio, decidendo così in base a quale aspetto valutare la riuscita o meno della performance.

Attraverso il questionario di valutazione, che può essere strutturato in risposte multiple, risposte chiuse o risposte aperte, si sceglie cosa valutare: l’efficacia dei contenuti, la chiarezza nelle spiegazioni, la capacità di coinvolgimento, la capacità di interagire con il pubblico, si possono infatti analizzare alcuni di questi aspetti o tutti insieme.
Molto importante, alla fine di una performance in pubblico, è chiedersi se gli obiettivi che sono stati anticipati sin dal momento iniziale sono stati raggiunti.
Molto utile per lo speaker, ai fini di migliorare sempre nell’efficacia delle proprie performance, è fare una sorta di autovalutazione, annotando, a mente fresca, le aree di miglioramento individuate nel corso della trattazione.
Accompagnare il pubblico verso la chiusura è importante per rafforzare il significato dell’intera trattazione e mantenere alto fino alla fine l’interesse dell’uditorio.

Ti ho detto tutto quel che devi sapere finora, non dimenticare di approfondire l’articolato mondo del discorso pubblico, puoi farlo qui!