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Da che prospettiva veicoli il messaggio? Occhio alle sequenze comunicative!

Torniamo a parlare di flussi comunicativi, in particolare di quell’insieme di informazioni che chiamiamo messaggio!
Il messaggio è il cuore della comunicazione, ovvero l’elemento intono al quale tutto si muove, che tutto condiziona, ma che, allo stesso tempo subisce l’influenza di altri elementi.
Per fare ordine in questo processo, chiamiamo ancora in causa la scuola di Palo Alto, che ha elaborato per noi i famosi cinque assiomi della Comunicazione e che stiamo via via esplorando.

Il terzo assioma della Comunicazione

 
Il terzo assioma prende in esame le diverse prospettive di un messaggio comunicativo.
Quando avviene una scambio comunicativo tra due e o più persone, ognuno trasmette il proprio messaggio attraverso delle sequenze comunicative.
Queste sequenze comunicative non sono altro che il modo in cui chi comunica vede e costruisce la realtà.
Andiamo sull’esempio!
Quante volte ti sarà capitato di non riuscire a trovare un punto di vista comune con il tuo interlocutore, per poi accorgerti, con calma, successivamente, che stavate analizzando le cose da punti di vista diversi, portando entrambi una versione soggettiva e personale della realtà nel proprio messaggio comunicativo
 
Ognuno di noi, a seconda del modo in cui comunica, attribuisce uno specifico significato alla comunicazione e alla relazione.
Tutti i messaggi contenuti in un atto comunicativo contengono diverse versioni della realtà, che si costruiscono e si modificano negli istanti stessi in cui vengono trasmessi. 
 
Questo assioma spiega molte delle motivazione per cui spesso, in un confronto, diversi interlocutori sono convinti di essere portatori dell’unica verità possibile. 
Le sequenze comunicative esprimono la prospettiva di chi parla nel tentativo di orientare gli interlocutori verso la propria direzione.
Questo la dice lunga su quanto si possa lavorare su questo aspetto in qualunque contesto.
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Vuoi che il tuo pubblico resti in ascolto? Per te 4 preziosi segreti!

Sai qual è l’incubo peggiore di chi deve parlare in pubblico?
Sì che lo sai: vedere le facce di chi ascolta vagare nell’etere!
Dai pericoli della noia e della distrazione ti ho già messo in guardia, ma non è tutto.
Se invece di immaginare il disastro di non essere ascoltato provassi a visualizzare la gioia di un pubblico partecipe alla tua presentazione?
Vero che è tutta un’altra musica?
La Comunicazione in generale funziona così: solo se il messaggio arriva nel modo giusto il destinatario può accoglierlo contribuendo al raggiungimento degli obiettivi del mittente.
Non c’è altra strada.
Quello che bisogna fare, dunque, non è mai abbracciare la fortuna e sperare che faccia sedere tra il nostro pubblico solo persone interessate, ma fare in modo che diventino interessate e partecipi proprio grazie a quello che stiamo dicendo.
Cosa fare allora?
Molte cose, a dir la verità, ma sarebbe piuttosto complicato esaurirle in un articolo.
In questo preciso istante, proprio questo, quello che puoi fare è prepararti al meglio su tutto quello che ti serve per la tua Comunicazione Efficace.
Parole, gesti, piccoli movimenti: ogni elemento fa la sua parte e influenza il risultato finale.

Quattro  segreti per un pubblico attento e partecipe

Prima di aprirti lo scenario completo voglio però lasciarti un regalo: 4 segreti per far sì che il tuo pubblico sia attento e partecipe.
👉 Brevità: cerca di andare al sodo subito e se l’argomento prevede un preambolo lungo anticipa intanto il focus del discorso!
👉Creatività: quel che hai da dire sicuramente è già stato detto, ma non come potresti dirlo tu! Ogni persona ha l’incredibile opportunità di dare il suo originale contributo alle cose, quel tocco di creatività fondamentale per differenziare il contenuto stesso o il modo per veicolarlo.
👉Empatia: usa le emozioni per arrivare al pubblico. Osserva le persone, fai domande per capire quali corde toccare e soprattutto arricchisci il tuo discorso con le tue personali emozioni!
👉Coinvolgimento: se vuoi che il tuo pubblico sia partecipe devi essere tu per primo in grado di coinvolgerlo. Interagisci, cerca feedback, chiama le persone a prendere parte a quel che si sta dicendo.
Questi 4 segreti sono solo una piccola, ma fondamentale, parte di quello che puoi fare per tenere il tuo pubblico in ascolto.
Ogni strategia di Comunicazione è davvero efficace solo che chi la adotta è stato in grado di scegliere quella soluzione tra molte.
Questo richiede che un buon oratore, o speaker, come preferisci, debba conoscere la vasta gamma di opportunità che questa immensa disciplina offre, solo così è possibile approdare alla parola giusta, alla comprensione dell’espressione facciale alle modalità più efficaci in generale.
Io mi occupo di ognuno di questi aspetti da anni e ne ho visti di risultati!
Se anche tu vuoi incrementare i tuoi risultati devi cominciare ad arricchire il tuo bagaglio di ogni elemento utile.
Io ho già un evento da proporti: voglio renderti partecipe di un percorso che ho appena progettato e sta per uscire!
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Credibilità e comunicazione: come ti relazioni con i tuoi interlocutori?

Il legame è tra credibilità e comunicazione è molto stretto e si fonda su un principio semplice: se ciò che dico convince, chi mi sta davanti mi ascolta. 
La credibilità riveste un ruolo fondamentale in tutto gli ambiti della comunicazione verbale e non verbale.
Sei uno speaker e devi esporre un discorso in pubblico?
Devi essere credibile.
Stai promuovendo un prodotto o un servizio a un possibile cliente?
Devi essere credibile.
Vuoi confidare un tuo stato d’animo e ricevere l’appoggio e l’aiuto della tua famiglia?
Ebbene sì, anche con loro devi essere credibile.
All’interno di un processo di comunicazione, anche la credibilità è una caratteristica che va contestualizzata.
Non essere credibili in una circostanza non significa non essere credibili come persone in generale.
Con ogni probabilità la mancata credibilità in una specifica circostanza può dipendere da errori di Comunicazione.
Per questo è fondamentale che quando si ha qualcosa da dire si sia in grado di trasmetterla in modo che il significato dei contenuti arrivi agli altri esattamente nel modo in cui vogliamo che arrivi.
Grandi verità o informazioni utili possono essere veicolate in modo approssimativo o poco persuasivo con la conseguenza di non raggiungere gli obiettivi comunicativi desiderati.
La credibilità è importante sempre, ma è ancora più incisiva quando non si ha molto tempo per arrivare all’interlocutore e condurlo verso l’obiettivo che ci siamo posti.
Quando si dà inizio a un processo comunicativo si deve avere nella testa un primo imprescindibile obiettivo: catturare l’attenzione di chi ascolta.
Senza l’attenzione non si apre una strada per arrivare dove vogliamo.
Perché stai dicendo questa cosa a questa persona? 
Dove vuoi arrivare e soprattutto cosa puoi fare per lei/lui?
A quale suo bisogno stai rispondendo?
Per quale suo problema hai una soluzione da proporre?
 
Questa domanda rappresenta un punto di partenza focale per impostare la relazione con i tuoi interlocutori.
 
Sapere cosa puoi fare per loro sarà fondamentale per raggiungere i tuoi obiettivi di comunicazione e condurre l’interlocutore dove vuoi tu.
Perché?
Perché hai qualcosa di utile e risolutivo per lui/lei.
 
Come imparare a trasmettere i contenuti giusti nel modo giusto per avere l’attenzione dell’interlocutore?
Acquisendo gli strumenti necessari, quelli che aumentano il valore di quel che dici.
Cosa devi fare?
Questo 👇
management - comunicazione

Management e relazioni: le comunicazioni di progetto.

Cosa lega il management a una buona qualità delle relazioni?
La comunicazione!

Comunicazione e Management

Quando parliamo di discorso pubblico e lavoriamo sulle abilità di Public Speaking la maggior parte delle persone non pensa subito al management, ma alla declamazione davanti a un grande pubblico o alle presentazioni da palcoscenico.
Parlare in pubblico è questo, ma anche molto altro.
Due persone sono già un pubblico e se queste due persone stanno lavorando a un progetto, la buona riuscita di quest’ultimo dipende sia da come il leader di progetto comunica con queste persone sia da come comunicano tra di loro.
Fino a qualche anno fa Comunicazione e Management sembravano due rette parallele, due discpipline separate, ognuna per la propria strada, senza un punto di intersezione.
Nel mondo delle aziende i processi di Comunicazione erano piuttosto flussi di informazione, dove il passaggio di dati, procedure, idee, era unidirezionale e non contemplava uno scambio attivo che prevedesse il contributo di tutti i soggetti coinvolti.
Poi ci si è accorti che la Comunicazione, quella efficace e strutturata, rappresenta non il valore aggiunto, ma il valore cardine all’interno di qualunque organizzazione. 
Oggi la situazione è molto diversa e già da anni le aziende hanno maturato la consapevolezza di dover investire una grossa fetta di tempo e risorse nella Comunicazione. 
Già nel 2013, che a guardarlo da qui sembra il passato remoto, il Project Management Institute ha rilevato come i progetti di aziende caratterizzate da una forte attenzione alla Comunicazione soddisfano tutti i requisiti di progetto e i vincoli di budget per oltre il 50% in più di quelle che non investono in Comunicazione.
Questo perché?
Perché la Comunicazione funziona. 
La conclusione ovvia di questa ricerca ha portato alla luce i rischi nefasti: oltre la metà dei casi di insuccesso nelle aziende sono in larga parte attribuibili, per oltre il 50%, a una comunicazione inefficace.

Le comunicazioni di progetto

 

Quando parliamo di comunicazioni di progetto ci riferiamo a un passaggio di informazioni tra persone o gruppi di persone che si trasmettono contenuti.
Per far sì che questi flussi di parole –  e di linguaggio non verbale –  siano efficaci, è necessario che si verifichi l’applicazione del Modello della Comunicazione, riferimento assoluto dal 1948 quando è stato elaborato da Shannon e Weaver.
 
Il modello prevede il transito di informazioni tra più soggetti che si arricchisce via via diventando un ciclo comunicativo la cui caratteristica principale sta nell’essere pluridirezionale.
Scopriremo così, al prossimo articolo, come una comunicazione di progetto evolve in una relazione di progetto. 
Sembra facile?
No, non lo è, ma è fondamentale imparare ad applicarlo!
Come imparare tutto questo?
linguaggio - del - corpo

Vuoi essere uno speaker di successo? Conquista il tuo pubblico con il linguaggio del corpo!

Se vuoi essere uno speaker di successo devi sapere che è importante conquistare il tuo pubblico con il linguaggio del corpo.

La postura dello speaker nel discorso pubblico

La postura è l’elemento del linguaggio del corpo che maggiormente influenza la percezione di chi ci osserva. 
La posizione che lo speaker assume rispetto al suo pubblico veicola messaggi spesso più espliciti delle parole.
 
Il momento dell’esposizione del discorso pubblico è di massima importanza, soprattutto perché spesso di tratta di presentazioni che non avranno luogo, con lo stesso pubblico, una seconda volta.
Questo significa che mai come in questa circostanza non c’è una seconda occasione per una prima buona impressione. 
Questa premessa implica che se lo speaker non è in grado di gestire qualunque aspetto, il rischio di fallimento è altissimo. 
Quando parliamo di fallimento, in casi come questo, non ci riferiamo alla disfatta della singola performance, ma, con più probabilità, a un contratto che salta, a un progetto che non viene accettato.
Tutto questo perché?
Perché lo speaker non è stato in grado di trasmettere la sua autorevolezza e credibilità anche attraverso il linguaggio del corpo.
 
 
Ti confesso una triste verità: puoi essere il massimo esperto in una materia ma se il tuo modo di gestire la comunicazione non verbale è inefficace, il tuo pubblico non vedrà in te un riferimento attendibile.
Il rischio di sembrare in balia dell’improvvisazione dopo aver imparato un testo a memoria è molto alto!
Allora entriamo nel merito dell’esempio pratico e vediamo quali utili consigli puoi applicare per esercitarti nell’esposizione di un discorso pubblico, di qualunque natura esso sia.

Il linguaggio del corpo di successo

 
Come muoversi dunque affinché il linguaggio del corpo adottato sia un successo?
Prendi nota:
♦️ posizionati in piedi, di fronte al pubblico, evitando tutte le possibili barriere di separazione (tavoli, sedie, schermi, proiettori, etc);
 
 

♦️ mantieni una posizione equilibrata su entrambe le gambe, spalle erette e mani lungo i fianchi rivolte in avanti.

Anche il movimento merita attenzione:
♦️ inizia il tuo discorso in posizione centrale in modo da essere il più equidistante possibile da tutti i presenti;
♦️ la postura non deve essere rigida, ma trasferire una sensazione di relax al pubblico;
♦️ stabilizza il tuo baricentro con le gambe leggermente divaricate. Questa posizione è molto importante per trasmettere sicurezza e stabilità;
Sembra facile?
No, non lo è, ma è fondamentale imparare ad applicarlo!
Come imparare tutto questo?
Ovvio …
prossemica -nel -discorso - pubblico

Prossemica nel discorso pubblico: errori e soluzioni.

La prossemica è una delle numerose componenti della comunicazione non verbale, che assume particolare rilievo in un discorso pubblico.

La prossemica: cos’è?

 
Per essere chiari e precisi, quando parliamo di prossemica ci riferiamo a tutto ciò che ha a che vedere con la gestione dello spazio fisico di una persona. 
Nello specifico, quello che in un discorso pubblico incide fortemente sulla trasmissione del messaggio è il controllo dei movimenti e la tenuta della posizione.
Il controllo dello spazio attraverso la posizione e i movimenti denota la padronanza della situazione che lo speaker trasmette al suo uditorio.
Quindi anche quando pensi che il tuo contenuto sia interessante e persuasivo, non devi mai trascurare tutto ciò che con i tuoi movimenti riesci a comunicare.

Errori di comunicazione non verbale legati alla prossemica

La comunicazione non verbale contribuisce fortemente all’efficacia della comunicazione in quanto supporta il messaggio verbale e ne condiziona la percezione da parte del pubblico.
 
Questo significa che anche un banale errore può influenzare l’idea che il pubblico si fa di te e rendere meno persuasivo ciò che stai comunicando. 
Facciamo quindi un utile zoom sugli errori più comuni per evitare che facciano precipitare il tuo discorso e far fuggire altrove il tuo pubblico.
 
Il mio consiglio è: trasforma questi errori in una lista di cose da non fare.
  • non muoverti casualmente nella stanza, è indice di insicurezza e nervosismo. In questo modo riesci in una sola cosa: far innervosire chi ti ascolta.
  • mai dare le spalle al pubblico, è un errore frequente quando si commentano le slide.
Non dare per scontato queste cose perché quando ti trovi davanti a un pubblico, ti posso assicurare che sarai completamente assorbito da quello che vuoi dire. Questo potrebbe farti avere meno controllo su altri aspetti, come la prossemica, per l’appunto.

La corretta posizione dello speaker costituisce di per sé un canale di comunicazione con il pubblico in quanto facilità il primo contato viscerale con gli interlocutori, quindi il suo potere di trasmissione è elevatissimo.

 
Un altro tassello si aggiunge alle competenze da apprendere, o affinare, per rendere efficaci, ed eccellenti, le tue performance pubbliche. 
Ma come imparare tutto questo?
Ovvio …
parlare- in - pubblico

Abilità comunicative: tutti possono imparare a parlare in pubblico?

Ognuno di noi possiede le potenzialità per parlare in pubblico. In molti pensano che per farlo ci voglia un grande talento e che si debba tirare fuori un immenso coraggio, in realtà capirai presto che si tratta solo di acquisire competenze e allenarle come si deve.
Alle volte siamo schiavi di convinzioni sbagliate, che ci limitano molto, allontanandoci dai nostri obiettivi. Questo è solo uno dei danni possibili, mettici anche il rischio di non conoscere capacità e abilità che non sapevi di possedere perché dovevano solo essere sviluppate nel modo giusto!
Parlare in pubblico, essenzialmente, significa esporre qualcosa a un uditorio più o meno esteso.
A rendere un po’ delicate le cose c’è che questo qualcosa solitamente è molto importante per chi è venuto ad ascoltarlo, e il modo in cui verrà detto sarà determinante.
Questi dettagli bastano per terrorizzare chi dovrà tenere un discorso pubblico.
Immaginati lì, a due minuti dal tuo discorso.
L’idea di non soddisfare le aspettative del pubblico o, ancor peggio, che questo possa costruirsi una cattiva impressione di te, ti porta a pensare che parlare efficacemente in pubblico sia un dono che pochi eletti custodiscono per sé.
NON è così!
Ricorda che parlare in pubblico è un’abilità che può essere acquisita seguendo un determinato percorso opportunamente strutturato –  e scandito da step ben precisi –  e dedicandosi a sviluppare specifiche abilità.
Ogni buon discorso, tanto un comizio quanto una presentazione, oltre la facciata, nasconde una serie di dettagli che all’apparenza sembrano insignificanti ma che in realtà fanno una grande differenza.
E proprio perché sono dettagli la maggior parte delle persone non li considera nella loro effettiva importanza e crede che il contenuto sia molto più importante della forma.
Occhio però: non sto dicendo che il contenuto non sia importante, ma non meno importante è anche il modo in cui si trasferisce il contenuto e tutti gli accessori, o come mi piace chiamarli, tutti gli strumenti della nostra cassetta degli attrezzi, fondamentali perché ti permettono di diventare un ottimo comunicatore.
Questi strumenti, a dire il vero, tu li possiedi già, ma non hai idea di che forma e direzione dargli per trasformarli in competenze.
E quindi che fare?
Ovvio:
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Il pubblico è eterogeneo: quali bisogni soddisfa il tuo discorso?

Un pubblico per sua natura è eterogeneo e il tuo discorso deve tener conto di questo.
L’analisi dei bisogni è sicuramente un punto di partenza fondamentale per strutturare gli argomenti e creare un mood adatto agli ascoltatori, ma, per quanto si possano raccogliere dati, è piuttosto difficile cogliere le sfumature di ognuno.
Ora visualizza 🧐
Immagina di avere in sala 10 persone, 7 di loro hanno molti interessi in comune e così, in base alla legge della maggioranza, inserisci nel tuo discorso molti punti di incontro tra i 7. L’obiettivo è quello di avere la loro attenzione, farli sentire coinvolti.
Fin qui tutto bene.
La brutta notizia è che non sai quanto possano metterti in difficoltà e incidere sull’esito del tuo discorso pubblico quei 3 che hanno meno in comune degli altri 😟
Come organizzarsi dunque?
La buona notizia è che per quanto le persone possano essere diverse, ed esserlo dunque anche i loro bisogni, ci sono alcuni denominatori comuni che ci permettono di identificare dei bisogni di base, validi per un gran numero di persone 😊
E qui chiamerò in causa il massimo esperto in fatto di bisogni: il nostro amico Maslow che nel 1956 si è chiesto cosa ci fosse alla base della motivazione delle persone alla crescita personale!
Maslow, per chi non ha ancora avuto l’opportunità di conoscerne il pensiero, ha elaborato una piramide dei bisogni dell’individuo, suddivisa per livelli.
Vediamo come individuare questi livelli in un contesto di declamazione di un discorso pubblico.
♦️ Sopravvivenza. Ti sembrerà assurdo ma non è scontata 😂 in fase di preparazione del contesto è bene che tu ti assicuri che l’ambiente sia fornito di tutto ciò di cui una persona può aver bisogno: riscaldamento, aria condizionata, igiene, cibo, buona acustica, sedie ergonomiche, momenti di relazione con i colleghi.
♦️ Sicurezza: è importante che l’uditorio abbia la sensazione di aver affidato il proprio tempo a una persona competente, che sappia centrare l’obiettivo e rispondere alle domande di approfondimento.
♦️ Appartenenza: è piuttosto frequente che le persone provengano da aziende diverse, il che vuol dire impostazioni e visioni diverse. Il discorso è per tutti, quindi deve essere strutturato e declamato in un modo che faccia sentire le persone parte di un gruppo.
♦️ Stima personale: qui entra in gioco il rapporto speaker – pubblico. Lo speaker deve essere autorevole ma non presuntuoso e porsi in un’ottica collaborativa con chi ascolta. Allo stesso modo non deve sminuire se stesso. 
 
♦️ Autorealizzazione: il discorso pubblico rappresenta un ottimo contesto per stimolare la crescita personale e professionale di un individuo. Un buon relatore sa che l’esposizione di obiettivi che facciano intravedere ai partecipanti la possibilità di una crescita delle competenze professionali attraverso l’acquisizione di nuovi strumenti è quanto di più coinvolgente possa essere loro proposto.
 
Ora mi chiederai: come si fa tutto questo?
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Parlare in pubblico ti fa paura? C’è un modo per superarla!

Parlare in pubblico fa paura.
Sì.
Confermato, assodato, ribadito.
Le spiegazioni sono molteplici, ma quello su cui bisogna riflettere è il rischio a cui ci si espone se la paura prevale.
Hai presente quando hai lavorato per mesi al tuo progetto?
Quando hai coordinato per mesi ogni singolo step del tuo team supportando ogni singola persona impegnata nel progetto e valutando ogni singola risorsa impiegata?
Ecco, è arrivato il tuo momento: lo stai presentando al tuo cliente, o magari alla commissione che deve valutarlo, o al tuo capo che ci mette il nome dell’azienda.
Quel momento è tutto, irripetibile, irrecuperabile, forse replicabile, ma mai come la prima volta.
Se quell’ottimo e valido lavoro precipita nel baratro a causa dell’ansia che ti assale quando prendi la parola, sei nei guai.
Non so quanto, dipende da molti fattori, ma sei nei guai e correre ai ripari è dispendioso e a volte improbabile.
E allora va evitato: il tuo discorso deve andare bene.
Parlare in pubblico mette ansia anche solo per questo, perché sai che nessuno si dimenticherà di te, nel bene o nel danno!
Quindi, in sintesi, l’ansia c’è ma devi superarla.
Siamo pratici, prendi nota che poi ne parliamo dal vivo:
Ecco delle semplici tip per mantenere lo stress entro i giusti livelli.
  • Visualizza il successo della presentazione: nei giorni precedenti dedica cinque minuti a immaginare  come andranno le cose. Pensa alle possibili domande, la credibilità delle tue risposte, alle atmosfere possibili.
  • Prepara ogni dettaglio in anticipo: non lasciare nulla al caso. Portati strumentazione d’emergenza, un piano B nel tuo discorso se avverti disinteresse o noia tra il pubblico.
  • Fai un sopralluogo: contesto, rumori esterni, comfort ed ergonomia della sala, microfoni riscaldamento/aria condizionata. Tutto!
  • Applica tecniche di concentrazione e rilassamento, usa la respirazione. Neanche qui c’è spazio per l’improvvisazione, il lavoro inizia già da qui. Va fatto con metodo, criterio, conoscenza. Se ci sarai al mio live sarò io stesso a insegnarlo.
  • Studia, studia, studia: sii sempre preparato molto più del dovuto, la tua competenza governa la scena, la tua abilità comunicativa il discorso.
Ora mi chiederai: come si fa tutto questo?
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Parlare in pubblico: come prepararsi per la performance.

Parlare in pubblico è un’azione che racchiude molteplici attività, prima tra tutte la preparazione della performance.
Ok i contenuti, che tu quelli debba conoscerli è assodato, ma la vera paura di chi deve salire su un palco e parlare – oppure condurre una presentazione – raramente riguarda la preparazione o i contenuti.
Un discorso pubblico richiede una preparazione meticolosa e strutturata, perché gli ostacoli non sono pochi.
Quando si deve parlare in pubblico prendono il sopravvento diversi tipi di paure, tra le più comuni:
  • avere un blocco della memoria e non ricordare più nulla
  • parlare a un pubblico che non ascolta e si mostra impegnato in altre attività mentre tu parli
  • non saper rispondere a delle domande del pubblico
  • finire troppo presto e non sapere come riempire il tempo.
Ecco, quello che tu leggi come un semplice elenco è l’insieme degli elementi che possono terrorizzare uno speaker, specie se parlare in pubblico non è la sua principale attività.
Sai bene che spesso si è tenuti a parlare in pubblico anche quando non si è speaker di professione.
Un manager deve saper presidiare un meeting o presentare un progetto, un libero professionista deve poter presentare i suoi servizi a degli interlocutori/possibili clienti, un aspirante politico deve saper parlare alla propria gente.
Insomma deve essere chiaro che parlare in pubblico non significa esibirsi davanti a 500 persone e dibattere per 5 ore.
Bastano anche due interlocutori affinché tu possa dire che stai parlando in pubblico, e se attraverso le tue parole conduci i loro comportamenti verso l’obiettivo che desideri allora il tuo discorso pubblico ha funzionato.
Il primo passo verso l’acquisizione delle competenze di uno speaker è entrare nell’ordine di idee che si può imparare a costruire un discorso pubblico seguendo un preciso iter che parte dalla preparazione psicologica e arriva alle competenze tecniche.
Come si fa?
Sto lavorando per te!