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I discorsi che hanno fatto la storia: il “Discorso d’insediamento” di Franklin Delano Roosevelt

Eccoci ai grandi discorsi della storia, il filone “narrativo” che ho inaugurato con il discorso di Gandhi alla Marcia del sale e che voglio continuare guardando all’esempio dei grandi discorsi che hanno lasciato un segno nel tempo.

Continuo a sottolineare che, a prescindere dai personaggi, dalle epoche, dalle loro idee e iniziative, quello che mi interessa analizzare è l’aspetto della comunicazione in termini di struttura dei discorsi e di impatto sugli interlocutori.

Oggi vorrei citare il discorso di Roosvelt conosciuto anche come “Discorso d’insediamento” del 1933.

Prima di entrare nel merito del discorso è bene inquadrarlo storicamente per comprendere al meglio il tono, la finalità e il momento in cui è stato pronunciato.

Franklin Delano Roosevelt è stato eletto Presidente degli Stati Uniti nel mezzo di una crisi economica senza precedenti, il “Discorso d’insediamento” rappresenta, per l’appunto, il suo ingresso alla Casa Bianca.

La vera particolarità di questo discorso è che contiene, dall’incipit alla chiusura, un elemento difficilmente gestibile nella sfera comunicativa: l’invettiva.

Si tratta infatti di un discorso “contro” qualcuno, si tratta di contenuti d’accusa nei confronti di chi si ritiene sia responsabile delle condizioni in cui versava in quel momento la Nazione più potente al mondo.
Ne condivido uno dei passi più salienti per entrare nel cuore della sua intensità:

E’ triste vedere che niente è cambiato, da allora. Anzi. Di fronte al fallimento del credito, essi hanno saputo soltanto proporre di ricorrere a nuove concessioni di credito. Quando è stato loro impossibile di continuare a prospettare il miraggio del profitto per indurre il nostro popolo a seguire le loro false teorie di governo, essi hanno creduto di poter correre ai ripari con pietose esortazioni invitanti a concedere ancora la perduta fiducia. Essi non conoscono altre norme, che quelle di una generazione di difensori dei propri interessi.

Non c’è dubbio, né possibilità di equivoco, basta scomporre anche solo questo passo per individuare la severità, la fermezza, la volontà d’accusa, nelle sue 3 componenti principali:

  1. Incipit: parte da uno stato d’animo che rappresenta il dolore di un popolo intero che ha creduto in un cambiamento ed è stato deluso. Si immedesima subito in chi è all’ascolto, perché sa di arrivare al cuore, alla condizione di disagio in cui molti cittadini sono ridotti dopo la crisi del ‘29.
  2. Corpo: cosa è stato fatto, e soprattutto cosa non è stato fatto, per tutelare gli interessi dei cittadini. Emergono qui gli elementi concreti, misurabili, le azioni all’origine dello status quo.
  3. Chiusura: la presa di coscienza, la piena e triste consapevolezza di dove si è giunti a causa delle azioni di alcuni e la precisa volontà di attribuire delle gravi responsabilità.

Non è facile impostare un discorso basato su un’invettiva senza minarne la solennità, soprattutto se le argomentazioni vanno a toccare tasti tanto delicati e drammatici. Si tratta di un discorso politico, collocato all’interno di una precisa strategia, deve quindi rispettare una struttura tecnica per poterne garantire l’efficacia.

Ho scelto il passo più saliente perché ci tenevo a farti vedere come si possa raggiungere il picco di efficacia anche all’interno di un discorso breve, avendo a disposizione, in termini di contenuto, solo lo scontento di un’intera nazione e la volontà di trasmettere un senso di responsabilità e di presa in carico capace di fare la differenza.

Veniamo a te, alle tue esperienze comunicative…sai che ogni discorso rispetta regole molto precise che ne garantiscono l’efficacia?
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Qualche tecnicismo anche per lo speaker più esperto!

Gli speaker conoscono i tecnicismi della comunicazione?
Non sempre!
Anzi!
Molto spesso, soprattutto quando si è abituati a parlare in pubblico perché lo si fa per lavoro, ci si sente così sicuri che si pensa addirittura di poter andare a braccio.

Sicuramente una conoscenza approfondita dell’argomento aiuta molto, così come l’esperienza e l’abitudine a parlare in pubblico, questo però non salva nemmeno lo speaker più esperto dal pericolo di un errore, dal rischio di perdersi nel mezzo della sua trattazione.
Per quanto l’argomento posso essere molto conosciuto dallo speaker, ci sono delle variabili che possono condizionare le performance al punto da alterare l’andamento della prestazione.

L’errore che molti speaker commettono, magari fidandosi troppo a volte della loro esperienza di relatori davanti a molti interlocutori, è quella di non aver costruito la struttura della comunicazione, quella sulla quale il nostro discorso poggia, dall’incipit alla conclusione.

Perché mai, mi chiedo, rovinare il proprio discorso solo per aver dato per scontato delle cose?
Io direi che si può tranquillamente evitare!

Ogni oratore per raggiungere un alto livello di efficacia nella propria comunicazione deve costruirsi una scaletta della trattazione.
La scaletta per poter funzionare deve rispettare 3 passi, che consentano all’oratore di essere:

· coinvolgente
· convincente
· accattivante

Percorriamo ora tecnicamente la struttura del discorso, così da scomporla e analizzarne ogni singolo blocco.

Abbiamo già citato l’apertura, il corpo e l’atterraggio, ma se facciamo un salto nel tempo vediamo come questa suddivisione è nata e quando sia legata all’andamento dei processi mentali.

La struttura del discorso, secondo la sistematizzazione definita da Cicerone, si articola in:

· Exordium: è il momento in cui si fornisce un’anticipazione del discorso che verrà approfondito, questo consente agli interlocutori di predisporre i processi mentali per ascoltare al meglio;
· Oratio: questo secondo momento deve essere dedicato al contenuto, in modo lineare ed esaustivo. In questa fase è importante evitare di dilungarsi in digressioni, aprire parentesi e allontanarsi dal focus del discorso.
· Peroratio: è il momento in cui vengono esposte le argomentazioni a sostegno dei contenuti trattati, per supportare l’intero discorso sostenuto. E’ il momento in cui si fornisce agli interlocutori una sintesi degli argomenti trattati e i motivi per cui seguire e fare ciò che hai detto.

Fondamentale, in tutte e 3 le fasi, esprimersi con la massima chiarezza: il nostro interlocutore riesce ad entrare in sintonia con i nostri processi mentali, e dunque a comprendere i nostri discorsi, solo se sono semplici. Se i nostri discorsi sono troppo complessi e articolati la capacità di ragionamento del nostro interlocutore nel seguire i nostri passaggi sarà drasticamente inferiore.

Ora sono certo che la tua cassetta degli attrezzi sia più completa!
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Gli orrori nella comunicazione: non aprire un negozio se non sai sorridere

Un antico detto orientale recitava così “non aprire un negozio se non sai sorridere” ed io mi sento di aggiungere anche “non cercare lavoro in un negozio, non ti relazionare con il pubblico se non sei in grado, non dico di sorridere, ma almeno di essere educata e professionale con un cliente.”.

Come spesso accade mi ritrovo a raccontare esperienze che ho vissuto realmente!

Occupandomi di comunicazione praticamente mi capita di lavorare a tempo pieno anche solo osservando e studiando le situazioni in cui mi imbatto e le persone che incontro, per non parlare di tutte le dinamiche comunicative che si instaurano tra di loro o tra me e loro.

Qualche giorno fa, in attesa dell’ennesimo treno in partenza, entro in un negozio di abbigliamento di un noto brand italiano all’interno della Stazione Termini di Roma per cercare un un capo che mi interessava e che mi avevano segnalato in quel punto vendita.
Mi avvicino allo stand dei giubbotti e trovo quello che mi interessa, ma la mia taglia non era nello stand. Mi dirigo verso la commessa, che ho facilmente individuato perché indossava la divisa di quel brand, per chiederle se dello stesso modello aveva una taglia più piccola. La commessa in questione era posizionata dietro la cassa accanto un’altra commessa che stava gestendo contemporaneamente 10 clienti. Poiché la mia domanda era molto veloce e non richiedeva grosse manovre né operazioni logistiche, mi sono avvicinato alla commessa libera e le ho semplicemente chiesto se c’erano altre taglie oltre a quelle esposte.
La mia domanda richiedeva una risposta semplice: sì, no, devo controllare.

Lei neanche mi guarda in faccia, ma mi risponde a voce molto alta, quasi urlata, “ ho appena staccato, non posso aiutarla”.
Ora con il massimo rispetto nei confronti di chi lavora facendo dei turni forse anche lunghi ed estenuanti, sono rimasto molto stupito, negativamente, della brutalità con cui ha bloccato la mia domanda pur trattandosi di una risposta facile e breve che avrebbe risparmiato a me la delusione di una risposta sgradevole e alla sua collega l’undicesimo cliente di cui occuparsi da sola.

 

Al di là della maleducazione che ti contraddistingue a livello personale, qui ci sono delle note professionali su cui riflettere per non cadere nelle rete di convinzioni che se vendi scarpe stai vendendo scarpe e basta.
Non è così!

Se vendi scarpe, lampadari, soggiorni in una spa, tu stai vendendo, e prima ancora rappresentando, un brand.

In quel momento tu stai raccontando chi è quel brand, come lavora, come si occupa dei suoi clienti e dei suoi prodotti. Se tu mi comunichi che per il solo fatto di aver staccato da tre secondi non sei in grado di fornirmi un’informazione veloce né di avvalerti delle più elementari regole di buona educazione, tu stai comunicando, e in pubblico, che qualcosa non funziona come dovrebbe.

Anche la postura traeva in inganno: era dietro la cassa, indossava una divisa, nulla nel suo atteggiamento comunicava che fosse fuori servizio.

La coerenza è un elemento importante anche nella comunicazione, in quel preciso istante il suo non verbale era in netto contrasto con quello che poi ha comunicato a parole.

Quando si comunica in pubblico è fondamentale:

  • Un allineamento tra ciò che si dice e ciò che si fa
  • Il rispetto dell’interlocutore a prescindere dal ruolo e dal contesto
  • Il rispetto nei confronti del ruolo che si riveste e del brand che si rappresenta
  • La capacità di fornire una risposta adeguata anche se non si è in grado di soddisfare a pieno le richieste dell’interlocutore.

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I 7 punti chiave del discorso aziendale di fine anno

Nel corso di questa settimana, molti “capi” sono alle prese con cene aziendali in occasione delle festività natalizie.
La cena aziendale è un momento di incontro importante tra Capo e collaboratori e, a seconda dell’impostazione aziendale e del tipo di mood che si vuole seguire, può essere più o meno formale.

All’interno della cena aziendale un ruolo fondamentale è rivestito dal discorso aziendale, che, a livello strutturale, segue le stesse dinamiche e step di un discorso qualunque – apertura, corpo, chiusura – ma in termini contenutistici contiene una serie di peculiarità che è interessante approfondire.

Partiamo dal soggetto: chi è più opportuno che tenga il discorso di fine anno?
Beh, senza ombra di dubbio la persona più indicata sarebbe l‘imprenditore stesso, per quanto l’azienda possa essere strutturata e ramificata, è il punto di riferimento dei collaboratori, la persona da cui è nata l’idea imprenditoriale e che meglio può rappresentare la sua stessa azienda.

Quali devono essere i contenuti di un buon discorso aziendale?
Anzitutto bisogna rievocare i valori e la mission aziendale e come questi hanno permesso di raggiungere gli obiettivi, o parte degli obiettivi, dell’anno precedente.

I contenuti del discorso devono rispecchiare quanto più possibile l’identità aziendale, i valori che i collaboratori e dipendenti condividono e in cui si rispecchiano. Per questo è bene che l’apertura del discorso aziendale si soffermi sull’importanza dell’aspetto umano e del valore di tutte le risorse che fanno grande l’azienda a livello valoriale e in termini di fatturato.

Nel corpo del discorso c’è spazio per i numeri, perché quelli sono il metro per misurare la crescita in termini di profitto, per le osservazione, per i margini di miglioramento e per i progetti futuri.
Nel corpo del discorso c’è l’incoraggiamento a fare di più e a fare meglio, c’è la visualizzazione del futuro supportata da obiettivi chiari con scadenze definite.

Non deve essere una riunione di lavoro, è ovvio. Il clima è più informale, ma si tratta di un evento che celebra la collaborazione delle persone in un’impresa e quell’impresa le unisce.

La chiusura del discorso deve far incontrare queste due logiche: un momento identitario all’interno di un’organizzazione e il riconoscimento del valore personale, oltre che professionale, di tutti quelli che ne fanno parte.

Quindi per prepararti al meglio al tuo discorso per la cena aziendale tieni presente questi 7 punti chiave e il tuo discorso sarà un successo!

  • Presentarsi e rinnovare il piacere di essere a capo della divisione, organizzazione, business unit
  • Ripercorrere i valori e la mission aziendale
  • Condividere considerazioni sul raggiungimento degli obiettivi definiti e le azioni intraprese
  • Soffermarsi sul valore delle persone unite dall’identità aziendale
  • Portare qualche numero a supporto della crescita aziendale
  • Condividere i margini di miglioramento incoraggiando i collaboratori a fare sempre meglio
  • Valorizzare le professionalità impiegate e le loro competenze come risorsa fondamentale in vista degli obiettivi futuri, specificati nei loro dettagli e scadenze.

Sei pronto per il tuo discorso aziendale?
Approfondisci sempre e per ampliare la tua conoscenza in materia fai un salto qui!

Buon discorso aziendale!

Come fare un atterraggio perfetto

Eccoci alle prese con l’atterraggio perfetto!
Quello del discorso, intendiamoci!

Connettiti con la situazione: sei lì, hai completato la tua performance, sai di aver iniziato bene, sviluppato gli argomenti alla grande, devi solo appoggiare l’aereo sulla pista e capire come è andato il viaggio!
E soprattutto i tuoi “passeggeri” te li sei persi o ci sono ancora?
Usciamo dalla metafora e entriamo nel dettaglio: la cosa più importante, e allo stesso tempo più difficile, è tenere alto il livello di attenzione del pubblico in fase di “atterraggio”.
Come possiamo capire e misurare l’efficacia della nostra performance?

Uno strumento molto importante è il feedback, ovvero il messaggio di ritorno che i nostri interlocutori ci inviano.

Attraverso il feedback possiamo percepire il loro livello di gradimento a partire dalle espressioni dei loro volti!
Il feedback può essere anche sollecitato o esplicitamente richiesto dallo speaker che può chiedere al proprio uditorio se si hanno commenti, riflessioni, osservazioni da porre.
Oltre a queste modalità informali per raccogliere feedback sul lavoro svolto esistono anche metodo più strutturati come, ad esempio, la somministrazione di moduli o questionari di valutazione dove si può scegliere cosa chiedere all’uditorio, decidendo così in base a quale aspetto valutare la riuscita o meno della performance.

Attraverso il questionario di valutazione, che può essere strutturato in risposte multiple, risposte chiuse o risposte aperte, si sceglie cosa valutare: l’efficacia dei contenuti, la chiarezza nelle spiegazioni, la capacità di coinvolgimento, la capacità di interagire con il pubblico, si possono infatti analizzare alcuni di questi aspetti o tutti insieme.
Molto importante, alla fine di una performance in pubblico, è chiedersi se gli obiettivi che sono stati anticipati sin dal momento iniziale sono stati raggiunti.
Molto utile per lo speaker, ai fini di migliorare sempre nell’efficacia delle proprie performance, è fare una sorta di autovalutazione, annotando, a mente fresca, le aree di miglioramento individuate nel corso della trattazione.
Accompagnare il pubblico verso la chiusura è importante per rafforzare il significato dell’intera trattazione e mantenere alto fino alla fine l’interesse dell’uditorio.

Ti ho detto tutto quel che devi sapere finora, non dimenticare di approfondire l’articolato mondo del discorso pubblico, puoi farlo qui!

Vogliamo concludere il discorso?

La chiusura di un discorso è una fase non meno delicata delle precedenti,come apertura e corpo del discorso, anche perché gli ultimi momenti sono quelli che resteranno più impressi nella memoria di chi ascolta.

Lo so che tra il Black Friday e altro mi sono concesso qualche digressione, ma non dimentico dove eravamo rimasti!
Eccoti sei lì, sei partito alla grande, hai esposto i tuoi contenuti, e adesso devi tirare le reti in barca e riavvicinarti alla riva!
Una buona chiusura del discorso è fondamentale per assicurare che tutto ciò che è stato trasmesso sia stato realmente assimilato.
Anche la fase di chiusura prevede uno specifico iter e delle strategie per rendere la performance più efficace.
Andiamo con le tips!
Per rendere una chiusura più incisiva lo speaker ha l’opportunità di:
– sottolineare gli obiettivi conseguiti durante un percorso condiviso con l’uditorio in modo da evidenziare i risultati ottenuti;
– riconoscere il contributo del pubblico e il merito dei partecipanti nel raggiungimento degli obiettivi;
– riconfermare il piano d’azione definito e condiviso

La fase di chiusura comprende il sommario e il piano di azione.
Durante la trattazione gli argomenti discussi sono molteplici, così come gli esercizi, le simulazioni, gli aneddoti, per questo è importante che il relatore riassuma i momenti salienti del suo discorso, ripercorrendone gli step principali.

Possiamo affermare che la chiusura di un discorso sia una fase delicata almeno quanto l’incipit, questo perchè ricerche sul campo hanno dimostrato che l’inizio e la chiusura sono i momenti in cui l’attenzione del pubblico è più alta.
La chiusura non può essere certo improvvisata, deve anzi essere introdotta, anticipata e condotta senza velocizzare eccessivamente i tempi, né accorciandoli. Quel che è certo è che la chiusura deve lasciare un’emozione.
Riassumiamo ora alcuni suggerimenti per chiudere un discorso in pubblico:
Proporre un piano d’azione: abbiamo già visto l’importanza dell’invito a fare qualcosa, iniziare un progetto, intraprendere un percorso,etc;
ricapitolare il discorso facendo presente i passaggi più importanti;
utilizzare una metafora o un piccolo racconto per accompagnare l’uditorio verso la conclusione;
fare una domanda retorica per invitare l’uditorio a sviluppare delle riflessioni sugli argomenti trattati;
proporre una visione d’insieme per condividere una riflessione sugli argomenti trattati;
fare ringraziamenti e rendere partecipe il pubblico nel raggiungimento degli obiettivi.
lanciare un video: lasciare come ultimo ricordo un’immagine impattante o carica di significato;
fare una citazione: per concludere affidarsi alle parole di autori la cui autorevolezza sia riconosciuta.

Ho finito…ma solo per oggi!
Torno presto, nel mentre sai dove devi andare?

Fai un salto qui Come Comunicare in Pubblico!

A chi è rivolto il tuo discorso?

Quello che devi sapere per iniziare un discorso lo sai?
Lo so che te lo stai chiedendo, e fai anche bene, ma è giusto che tu sappia che una partenza è sbagliata ti distrugge la performance.
Allora intanto ricollocati con la mente al momento del tuo discorso: sei lì, hai tanto da dire, hai provato e riprovato l’esecuzione, ti sei occupato di tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato in questo post, adesso devi proprio cominciare.
La sala è a posto, i dispositivi sono funzionanti, il materiale ben organizzato.
Mi sembra che ci sia tutto.
Sei pronto?
E no che non lo sei!
Hai trascurato qualcosa di molto importante: il tuo uditorio!
Accidenti, non puoi trascurare l’unico elemento umano di tutta la situazione!
Tranquillo, ci siamo cascati tutti la prima volta, perché l’inizio di un discorso è un momento delicato, è la fase in cui siamo principalmente esposti al rischio di concentrarci troppo su noi stessi e poco sul nostro uditorio.
Ricorda sempre che l’impressione che noi diamo agli si crea nelle loro menti, in pochi secondi, circa quattro.

Capita questo!

Bisogna quindi giocarsi ogni carta al meglio.

Come il volo in aereo: se il decollo è facile e veloce, piacevole e anche un po’ emozionante predispone già i passeggeri in modo positivo, se invece è turbolento e con degli inconvenienti, nell’animo dei passeggeri si creeranno delle aspettative non tanto profittevoli.
Il primo passo consiste dunque nello spostare la tua attenzione su chi ascolta il tuo discorso: chi sono queste persone? Sono venute qui spontaneamente o su richiesta della loro azienda?
Considerare le esigenze dell’uditorio soprattutto durante la fase di preparazione ci offre l’opportunità di partire con una marcia in più!
Chi c’è davanti a voi?
Che professione svolgono queste persone? Che età media è presente in aula? Che istruzione hanno? Che potere d’acquisto hanno?
Quanto già conoscono l’argomento di cui si parlerà in aula? Da dove provengono territorialmente queste persone?
Ci sono argomenti che posso evitare per creare dissidi in aula? Io vi consiglio di evitare di parlare di politica, calcio e religione!
Ci sono dei neoassunti o sono tutti in azienda dallo stesso tempo?

Ogni volta che mi reco in un’azienda a fare aula, un mio must è quello di capire in primo luogo chi ho davanti, dunque mi faccio fornire un profilo delle persone che avrò in aula, questo mi consentirà non solo di fornire loro i contenuti di cui realmente hanno bisogno, ma avrò la possibilità di empatizzare maggiormente utilizzando dei linguaggi differenziati per poter arrivare efficacemente a ogni interlocutore.
Conoscere i corsisti mi consente di avviare un processo comunicativo efficace facilitato dall’empatia così da far elicitare i bisogni conoscitivi/formativi dei miei interlocutori. Se io colgo i loro bisogni e arrivo alle loro emozioni, questi non possono che aprirmi la porta perché sono pronto emotivamente ad accogliere il mio messaggio comunicativo.
Come faccio dunque a scoprire i bisogni dei miei interlocutori?

Come posso arrivare così a fondo?
Per conoscere i bisogni è necessario saper operare un’analisi dei bisogni consci e inconsci delle persone che mi trovo davanti.
Il bisogno che andiamo a soddisfare deve essere direttamente proporzionale al nostro obiettivo, per questo è importante che sia chiaro sin dall’inizio.
Immaginiamo il contesto di un colloquio di lavoro durante il quale riusciamo a far arrivare la nostra comunicazione in maniera efficace al nostro interlocutore perchè magari abbiamo indagato sulla tipologia di azienda scoprendo così cosa cercano, l’analisi preventiva è dunque fondamentale.

Abbiamo aggiunto un altro pezzetto al nostro percorso, ma non è finita qui nemmeno questa volta!
Sei già andato dove ti ho mandato?
Ma che hai capito dai!
Io dicevo di fare un salto qui!

Sua Maestà il Discorso!

Il momento è arrivato, gira che ti rigira alla fine il protagonista assoluto è lui: il discorso!
Qualunque sia il tipo di comunicazione che vuoi trasmettere, al centro di tutto c’è lui: che sia snello e diretto o articolato e complesso, breve o lungo, ci sono delle cose che non puoi assolutamente trascurare!
Entrerò un po’ nel tecnico, perché alla base dell’abilità e della competenza è fondamentale che ci sia la conoscenza!
Per quanto tu possa conoscere un argomento e abbia padronanza nel trattarlo, non devi affatto dare per scontato di essere in grado di riuscire a trasmetterlo bene, e per bene intendo efficacia e risultati!

Partiamo da una consapevolezza: il discorso da solo non esiste!
Come non esiste???
Ebbene è così, sarebbe come far governare un sovrano da solo, senza alcun tipo di supporto.
Il discorso va pensato come un edificio con una sua struttura, che prima di essere costruito necessità di verifiche e sopralluoghi, che va vissuto sì, ma anche seguito nella manutenzione, nel restauro e nella conservazione.

Cosa c’è prima del discorso?
Lo so che ti stai facendo questa domanda.
Ecco la risposta: un mondo!

Qualche anno fa vengo contattato da uno dei più autorevoli top trader in Europa che mi chiese una formazione specifica sull’esposizione dei contenuti in pubblico.
Ricordo come se fosse oggi il primo convegno a cui partecipai, giusto per conoscerlo. La location era un’ importante banca che aveva messo a disposizione una sala conferenze dotata apparentemente di ogni comfort. Il discorso iniziò abbastanza bene, peccato che dopo pochi istanti emerse la necessità di collegarsi a Internet per trasmettere uno specifico video e, dando per scontato che la connessione a Internet fosse libera e aperta, quello che poi sarebbe diventato uno dei miei più grandi clienti ed amici tentò di collegarsi al suo sito sicuro che fosse una cosa facile veloce, aveva già impostato la password per la connessione Internet che gli aveva fornito la banca. Purtroppo la banca aveva messo anche dei limiti alle connessioni internet che forniva ai suoi dipendenti, giusto per non dare loro la possibilità di accedere a Facebook e altri siti che non fossero autorizzati. Sì perse più di mezz’ora per sistemare la cosa e dare la possibilità di accedere a siti esterni, questo creò disagio e soprattutto dilatò gravemente i tempi.

Oppure ti racconto di quella volta in cui in un convegno, in cui non era stato possibile effettuare un sopralluogo prima, con 40 persone in aula, una colonna collocata nel posto sbagliato ha reso difficile il coinvolgimento di un numero importante di persone, circa 20 sono rimaste praticamente escluse rispetto alla posizione del relatore!

Cosa accadrebbe se dovessi tenere un corso di yoga in una struttura che costa un sacco di soldi e in quella mattinata o in quel pomeriggio al piano superiore stanno facendo i lavori di ristrutturazione?
Sembrano piccoli dettagli ma la maggior parte delle volte si pensa “tanto a me non accadrà, mi hanno assicurato che tutto funziona bene”.
Non dare nulla per scontato!
Elementi come la location, il controllo del materiale audiovisivo, la preparazione di appunti o mappe per schematizzare i contenuti sono fondamentali per la buona riuscita dell’intera performance.

In primo luogo, per fare in modo che nulla sfugga al controllo del relatore, è importante stilare un vero e proprio elenco per la preparazione del momento della performance.
Quindi usate una lista.
Vi consiglio Evernote o imindmap se usate le mappe mentali.

Sei entrato nel mood?
Stai pensando a tutto quello che farai prima di cominciare?
Bene, preparati a impostare un metodo di lavoro efficace perché dal prossimo post si entra nel tecnico e i tuoi discorsi diventeranno infallibili!

Già vuoi saperne un po’ di più?
Sei impaziente e questo mi piace!
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