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Lo stile che fa la differenza? L’assertività!

Siamo arrivati al dunque: è qui che avere il giusto stile di comunicazione può fare realmente la differenza!
Ti sarà forse già noto che lo stile assertivo è quello che maggiormente si addice alle caratteristiche di un buon comunicatore.

Entro nel dettaglio.

Lo stile assertivo denota in primo luogo:
· Una piena consapevolezza di sé
· Fiducia in se stessi
· L’assunzione di responsabilità

I comportamenti tipici dello stile assertivo sono:
• Avere una piena consapevolezza dell’obiettivo e agire in quella direzione
• Affermazione dei propri diritti nel pieno rispetto di quelli degli altri
• La capacità di presentare le proprie argomentazioni in modo chiaro
• Esprimere le proprie emozioni motivandole
• Essere in grado di distinguere i fatti concreti dalle opinioni personali.
• Proporre nuove idee valutandone le possibili conseguenze.
• Dedicarsi all’interlocutore praticando l’ascolto attivo
• Manifestare atteggiamenti di apertura verso l’interlocutore per condividere idee e soluzioni
• Accogliere le argomentazioni degli altri valutandole come suggerimenti
• Riconoscere i propri limiti mettendosi in discussione e mostrandosi disponibile al miglioramento.
• Assumersi la piena responsabilità delle proprie azioni.

Le dirette conseguenze dell’assunzione di questo stile sono:
• Si evita un clima di tensione che favorisce posizioni di conflitto
• Si crea un clima relazionale favorevole allo scambio comunicativo
• Si ha la possibilità di esprimere le proprie idee

La persona assertiva presenta le seguenti caratteristiche:
· Flessibilità
· Autoironia
· Autocritica e tendenza al miglioramento
· Valuta e non giudica
· Accoglie le opinioni degli altri
· Cambia opinione se si rende conto di aver proposto idee non efficaci o carenti
· Ascolta
· Non subisce
· Sa dire no

Credimi non si tratta di un’idealizzazione, ma dell’acquisizione di tecniche e strumenti efficacissimi per gestire relazioni in ambito professionale e privato.
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Se è vero che un gesto vale più di mille parole…occhio a come ti muovi!

Ti sei mai chiesto quanti gesti metti in atto durante le tue giornate? Impossibile contarli effettivamente, perché la maggior parte di essi sono involontari e automatici.
La scorsa settimana ti ho parlato del grande Albert e del suo ruolo nello studio della comunicazione non verbale, oggi voglio soffermarmi sulla gestualità e anche in questo caso dirti due parole su chi si è occupato di questo ramo del linguaggio del corpo.

Negli anni ’50, un antropologo americano, Ray Birdwhistell, si dedicò allo studio della mimetica e della gestualità definendo “cinesica” la comunicazione veicolata da questi due elementi.
Cinesica, dal greco, kinesis=movimento.
Anche lo zoologo Desmond Morris si dedicò allo studio dei segnali non verbali e definì il gesto come “qualunque azione capace di inviare un segnale visivo ad un osservatore (…) e di comunicargli una qualsiasi informazione”.
Ti riassumo quello che ha dedotto dai suoi studi e dalle sue osservazioni.

La comunicazione gestuale può essere:
· Volontaria: i gesti accompagnano il messaggio veicolato dalle parole in maniera consapevole, coerente e appropriata;
· Involontaria: nella maggior parte dei casi i gesti sono involontari e non controllati e ci si pente di averli messi in atto;

Nel 1970 due studiosi della University of California, Paul Ekman e Wallace Friensen ripresero il modello della cinesica e lo rielaborarono, articolando al cinesica in 5 aree:
1. Gesti illustratori: vengono messi in atto per rafforzare il discorso, l’obiettivo è quello di arricchire la comunicazioni con messaggi visivi per facilitarne la comprensione. Esempio: per dire che una località è particolarmente lontana o un bene particolarmente costoso si tende a rafforzare quest’immagine alzando le mani verso l’alto.

2. Gesti simbolici: sono gesti dotati di un significato condiviso dai membri di una specifica cultura e spesso si sostituiscono alle parole. Un esempio può essere il pollice alzato che nella nostra cultura significa “ok”, “confermato” e può essere riconosciuto con molta facilità da tutti coloro che ne condividono il significato. Questo stesso gesto può avere un significato diverso in altre culture, il pollice alzato può anche significare: un gruppo di muli, un occhio nero, una sposa proveniente da un determinato villaggio.

3. Gesti indicatori dello stato emotivo: sono per lo più compiuti inconsapevolmente e si esprimono attraverso espressioni facciali, movimento degli arti, postura, come ad esempio chiudere le spalle o portarsi la mano davanti alla bocca.

4. Gesti di adattamento: anche questo gruppo rientra nella sfera dei gesti involontari e sono anch’essi legati al nostro stato emotivo. Rivelano se una persona è a disagio e includono 3 tipi di movimenti:
· cambiamenti di postura
· azioni indirizzate verso il proprio corpo come toccarsi il viso
· azioni centrate sull’oggetto: mordicchiare una matita, giocare con gli occhiali, togliersi l’anello

5. Gesti regolatori: hanno la funzione di regolare il confronto tra il la persona che parla e l’interlocutore, in questo gruppo possiamo individuare gesti come: annuire, il contatto oculare, cambiamenti nella posizione del corpo.

Insomma…occhio al gesto amico mio, perché nulla sfugge a chi ti osserva, e soprattutto attento a quello che comunichi, perché bastano pochi istanti e il dado è tratto, indovina dove voglio andare a parare?

Propri lì: occhio al gesto nella Comunicazione d’Impatto, e se ancora non ti è giunta voce di come funziona,

leggi proprio qui!

Ti presento Mehrabian!

Dal titolo sembra un buffo incontro!
Da un po’, come sai, mi sto soffermando sull’importanza dei segnali non verbali ed oggi ti spiego cosa ha fatto Albert che qualche tempo fa ha approfondito il tema ed individuato degli elementi “standard” sempre validi e attuali da prendere in considerazione quando parliamo di linguaggio non verbale.
Nel 1971 lo studioso in psicologia sociale, Albert Mehrabian della University of Los Angeles condusse uno studio sulla comunicazione non verbale, mettendo a confronto le modalità comunicative, verbale e non verbale, e misurandone l’efficacia dei risultati.

Sulla base di questa sua ricerca avallata da numerosi esperimenti elaborò un modello che ancor oggi rappresenta un punto di riferimento nello studio delle dinamiche comunicative.
Il suo modello prende in esame 3 elementi fondamentali della comunicazione interpersonale:

· Il linguaggio del corpo
· Gli elementi vocali
· Le parole

Senti che numeri ha tirato fuori:

· Il linguaggio del corpo veicola il 55% del messaggio trasmesso, gesti, posizione, espressioni del volto sono responsabili di una così alta percentuale di importanza nel processo di comunicazione;
· Il 38% della comunicazione arriva attraverso la voce, gli elementi chiamati in causa sono quindi: il ritmo, il tono, il timbro, le pause, l’inflessione
· Il 7% della comunicazione è affidato alla strumento della parola, il contenuto verbale, come vediamo, riveste un ruolo di minor importanza rispetto alle componenti non verbali e paraverbali.

Sulla base del modello di Mehrabian possiamo concludere che il 93% dei nostri messaggi viene trasmesso attraverso il linguaggio del corpo includendo in esso anche gli aspetti relativi all’uso della voce.
Attenzione però: riconoscere un solo 7% di incidenza alla comunicazione verbale non significa ridurne l’importanza !
Le parole sono importanti (#semprelaparolagiusta però)!
Ma non puoi fermarti alle parole, meglio scomporre tutto quello che entra in gioco in una comunicazione per capire chi fa cosa e in che misura.
L’importanza della comunicazione non verbale non può essere in alcun modo sottovalutata, tanto che molto spesso tendiamo a dare più importanza a come una cosa viene detta piuttosto che al solo contenuto.

Dallo studio condotto da Mehrabian emerge che l’impressione che gli altri si fanno di noi dipende nell’ordine da:
1. Aspetto fisico
2. La forma in cui ci esprimiamo
3. Il contenuto della nostra comunicazione
Secondo Mehrabian se il 55% della comunicazione , gli elementi della sfera non verbale, non sono interessanti per l’interlocutore, quest’ultimo non è disposto a dedicare la propria attenzione al restante 45%.

La comunicazione non verbale è la componente più importante nel processo di costruzione di un’impressione…e quando dico impressione, ormai sai già che il pensiero va alla Comunicazione d’Impatto!

Vuoi sapere meglio di cosa sto parlando?
Leggi proprio qui!

Hai perso le parole? Hai molto altro!

Di comunicazione non verbale ho già iniziato a parlarti da qualche tempo, l’argomento è piuttosto vasto ed è bene che tu abbia quanti più possibili strumenti a disposizione per comprendere e farti comprendere nella comunicazione con i tuoi interlocutori.
Già sai che sarebbe davvero difficile spiegare un concetto solo attraverso le parole:  il linguaggio del corpo ha proprio il compito di dare un rinforzo alle parole. Se ti osservi nei gesti quotidiani ti accorgi di un sorriso, una smorfia, un’apertura di braccia, un avvicinamento: sono tutti elementi che tiri in ballo per accompagnare un contenuto verbale o per sostituirlo ad esso.

Immagina situazioni di profondo imbarazzo, disagio, rabbia…ti viene in mente qualche tuo comportamento? Ti spiego meglio: la comunicazione non verbale è funzionale alla comunicazione di sentimenti come:
· Simpatia e antipatia
· Accettazione e rifiuto
· Verità e menzogna
· Interesse e noia

Sei consapevole del fatto che questi sentimenti ci viene molto più spontaneo esprimerli senza parlare?

Il linguaggio non verbale è frutto del nostro subconscio, questo lo rende un indicatore molto attendibile dei nostri reali sentimenti. La gestualità è in grado di andare oltre le parole e comunicare ciò che esse da sole non possono esprimere. Conoscere il linguaggio del corpo, le componenti della comunicazione non verbale e saper identificare e decifrare i segnali che la nostra gestualità esprime è molto utile per migliorare i processi comunicativi e controllare gli elementi che li ostacolano, tuttavia non è possibile controllare del tutto la nostra comunicazione non verbale che lascia sempre spazio all’imprevedibilità emotiva.
Ci viene insegnato sin dai primi anni di scuola l’importanza di sapersi esprimere attraverso un linguaggio chiaro e appropriato, meno ci viene detto sull’importanza del linguaggio del corpo che è invece il canale attraverso il quale passa la maggior parte della nostra comunicazione.
Ciò che comunichiamo con il linguaggio del corpo si manifesta attraverso:
· L’espressione del volto
· Il contatto oculare
· La postura
· I movimenti della mani, braccia, gambe
· La tensione del corpo
· Il contatto diretto
· La distanza spaziale
· La voce(tono, timbro, ritmo, inflessione, pause, tremolìo)

Prima di andare avanti con ulteriori approfondimenti sull’argomento, ti consiglio di percorrere ad uno ad uno gli elementi in elenco. Quante volte hai percepito i sentimenti di una persona nei tuoi confronti attraverso la distanza, breve o importante, che metteva tra di voi?
Quante volte hai capito quello che qualcuno stava per dirti leggendo nell’espressione del suo volto?
E quante altre hai percepito il disagio di qualcuno attraverso il movimento della braccia o della mani?
Parliamo di te ora: quante volte hai capito dalla tensione del tuo corpo che chiunque avrebbe percepito la tua ansia?

Ecco, credo adesso tu abbia un quadro più ampio della situazione.
Ti lascio solo immaginare l’importanza che questi elementi possono avere sulla Comunicazione d’Impatto…sai già di cosa sto parlando vero?

Leggi qui se non l’hai già fatto!

Comunicazione Non Verbale: prima di parlare hai già 3 alleati

Ti ho già parlato, e in più di qualche occasione, di Comunicazione Non Verbale e Linguaggio del Corpo.

Nel post della scorsa settimana hai potuto riflettere sul potere della voce e sul suo ruolo nel processo comunicativo.
Oggi, che sai già tanto sulla comunicazione para-verbale, ti voglio sul pezzo perché ti parlerò di 3 importanti elementi che possono realmente fare la differenza nella Comunicazione Non Verbale:

  • Il contesto
  • La coerenza
  • Il complesso

Memorizza bene il legame tra questi 3 elementi perché ti saranno di grande aiuto nel gestire la tua Comunicazione Non Verbale e nel comprendere quella degli altri.

Il contesto: è un elemento di fondamentale importanza, la cornice di qualunque momento o processo comunicativo e non tenerlo in considerazione sarebbe un gravissimo errore!
Eccoti l’esempio: sei un docente e stai tenendo un’aula esposta a molti rumori. Un vetro è rotto e riparato in modo improvvisato e provvisorio, entra un freddo glaciale e sei invaso dai rumori della strada che pur non avendo il potere di coprire il suono della tua voce disturbano la tua performance rendendoti nervoso e probabilmente anche meno sicuro di te! Già ti immagino: inizi a fare smorfie con la bocca e ad avvicinarti eccessivamente al tuo uditorio per farti sentire meglio, a fare strane espressioni con il viso ogni volta che un passante grida o un clacson ti disturba, probabilmente anche il tono della nostra voce ne risentirebbe. In una situazione come questa una mancata valutazione del contesto conduce inevitabilmente ad una valutazione negativa della performance. Ovviamente qui si presume che un uditorio adulto sia in grado di valutare le difficoltà di un simile contesto, l’esempio estremizzato serve solo per mettere in rilievo l’importanza del contesto in ogni processo comunicativo.

La coerenza: è fondamentale che ci sia una corrispondenza tra ciò che diciamo e i segnali che il nostro corpo manifesta in quel momento. Veniamo anche qui ad un esempio: sostenere di aver apprezzato molto uno spettacolo teatrale mentre per tutto il tempo si è sbuffato, sbadigliato e consultato l’ipad non è esattamente indice di coerenza. Pertanto la corrispondenza tra il contenuto e i segnali non verbali comunicati dal nostro corpo è anch’esso un elemento imprescindibile nell’interpretazione del linguaggio del corpo.

Il complesso: una visione complessiva di tutta la situazione rende più completa, realistica e credibile l’interpretazione del linguaggio del corpo. Dare eccessivo credito a un gesto isolato a un’unica espressione è un errore da evitare nell’interpretazione del linguaggio del corpo. Il singolo gesto da solo non basta, è il complesso, l’insieme che ti mette nelle condizione di interpretare in maniera più congrua i contenuti non verbali di un processo comunicativo. Non si può accusare di disinteresse una persona dell’uditorio perché per pochi secondi consulta il proprio cellulare!

Ora, raccogli le informazioni che ti ho dato finora e immagina l’importanza di 3 elementi come questi in una situazione di Comunicazione d’Impatto! Ebbene sì, proprio quella di cui ti ho già accennato in qualche post fa e che ti consiglio di approfondire!

<<<Guarda qui>>>

Charlie Chaplin è dentro di te: tiralo fuori!

Stiamo forse per parlare di comunicazione non verbale?

Come si comunica senza parlare?
Non è un mistero fitto come sembra!

Come forse avrete avuto modo di vedere sui social, di recente sono stato a un concerto (Jovanotti !!! YEAH), e mi sono divertito un casino! Avrete anche notato, nel corso del video che ho condiviso, che non tutti si stavano divertendo come me e Roberto. Alcuni follower hanno commentato con stupore l’immobilità di due persone che sembravano annoiarsi in un concerto che di noioso aveva davvero poco.

Erano forse stanchi?Delusi?
Non posso dirlo con certezza, ma quello che hanno comunicato si avvicina più a sensazioni di questo tipo che non all’allegria. Ora, senza voler indagare troppo sullo stato d’animo dei miei compagni di concerto annoiati, volevo condividere con voi la riflessione e qualche contenuto sulla nostra spesso inconsapevole capacità di comunicare anche quando crediamo di non farlo. Il contesto indubbiamente fa la differenza e rende alcune situazioni meno gravi di altre, ma è necessario conoscere i meccanismi della comunicazione non verbale per avere una conoscenza più completa del nostro rapporto con l’esterno.

La ragione per cui è importante dedicare questo spazio alla componente non verbale e paraverbale della nostra comunicazione in pubblico è proprio per far sì che il nostro modo di muoverci, di controllare lo spazio in cui ci muoviamo, di muovere il nostro corpo, esprima coerenza rispetto ai contenuti che stiamo trattando e sia funzionale a rendere più chiaro il nostro messaggio, in questo modo saremo in grado di evitare gesti distraenti o segnali che possano rendere meno efficace la nostra comunicazione.
È all’inizio degli anni ’50 che gli studiosi hanno iniziato a muoversi nell’analisi della comunicazione non verbale, anche se l’interesse nei confronti di questo argomento si fa più acceso negli anni ’70.
L’importanza del linguaggio del corpo come strumento di comunicazione efficace era già chiaro a molti registi del cinema muto, i quali, non potendosi avvalere dell’ausilio delle parole, affidavano soprattutto ai gesti l’efficacia di un messaggio. Pensiamo ad esempio all’espressività del volto di Charlie Chaplin ,che riusciva a veicolare attraverso il linguaggio del corpo momenti di grande drammaticità con lo stesso talento con cui riusciva in altri a renderne la comicità.
Il linguaggio del corpo non può definirsi una scienza esatta, ma gli studi che dagli anni ’70 sono stati effettuati su questo argomento hanno reso possibile la conoscenza di dinamiche molto utili da conoscere, non solo per chi si dedica allo studio della comunicazione a livello professionale, ma per tutti.

Quello che è emerso dall’osservazione e dallo studio del comportamento delle persone mentre comunicano è che è tipico della natura umana comunicare con il corpo molto più di quanto non faccia con la parola. La comunicazione, infatti, avviene per il 55% attraverso segnali non verbali, lasciando alla comunicazione verbale un’incidenza del 7% e una piccola componente al paraverbale.

L’elemento quindi da prendere in considerazione è che nella comunicazione interpersonale quello che trasmettiamo con il nostro corpo rappresenta la parte preponderante del nostro scambio comunicativo, quindi tutti i contenuti trasmessi, spesso inconsapevolmente attraverso i nostri movimenti, costituiscono la parte più importante, così influente da poter rafforzare o addirittura contraddire le parole che accompagnano.
Per raggiungere un livello adeguato di comunicazione in pubblico è dunque necessario imparare a riconoscere questi segnali, non solo per controllarli quando siamo noi a parlare davanti all’uditorio, ma anche per capire come reagisce chi ci sta ascoltando dandoci spontaneamente un feedback sulla nostra comunicazione.

Quando si tratta di comunicazione non verbale non puoi permetterti di sbagliare!

Come salvarti da questo rischio?

<<<guarda qui>>>