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Il veglione…di settembre!

C’è chi sostiene che l’inizio dell’anno debba essere festeggiato a settembre…considerando tutto quello che ognuno di noi è chiamato a muovere dopo la fine dell’estate, direi che quest’affermazione davvero non fa una piega.

Si ricomincia: questa è la parola d’ordine.
Cosa, come, dove, quando è poi nell’esperienza di ciascuno, ma quello che davvero accomuna tutti è la necessità di alzare il culo (ops) dalle sdraio e immergersi in una nuova stagione tutta da costruire.

Da anni sostengo la motivazione come valore alla base di molte azioni, fondamentale per intraprendere percorsi e attività.

Tutti i miei percorsi per te sono pronti, ho tutto quello che ti serve per le tue performance in pubblico: strumenti, strategie, tips, conoscenze per una corretta lettura dei contesti e dei tuoi interlocutori.
Hai tutto a disposizione per far decollare le tue performance comunicative: niente più titubanze, intoppi, perdite di tempo e soprattutto niente più buchi nell’acqua: è arrivato il momento del successo!

La domanda che ti faccio è semplice: tu sei pronto?
Essere pronti non si traduce nel volerlo e basta, è un processo strutturato anche questo, quindi il mio primo intervento per te dopo l’estate comincia adesso dandoti gli strumenti per prepararti all’apprendimento e alla messa in pratica delle competenze che ti consentiranno di arrivare spedito ai tuoi obiettivi.

Devi, e dico devi:

· avere assoluta consapevolezza di voler diventare speaker eccellente e di avere le abilità per poterlo essere concretamente;
· maturare la convinzione che l’abilità di parlare in pubblico non è qualcosa di irraggiungibile o metafisico, ma una competenza che si può acquisire raggiungendo un’adeguata preparazione seguendo regole e passaggi ben definiti;
· pensare in termini positivi il tuo obiettivo, visualizzando il momento in cui esporrai un discorso in pubblico come un momento positivo, immaginando di avere successo come abile oratore nella professione e nel privato;
· dedicarti all’esercizio: l’abilità comunicativa va allenata, seguendo percorsi precisi di studio e di applicazioni pratiche per affinare le capacità e avvicinarci all’eccellenza;
· sfruttare tutte le occasioni per fare pratica in materia di Public Speaking, sia buttandoti in situazioni che lo richiedono, mettendo alla prova la tua abilità, sia osservando gli altri e catturando spunti utili.

Non finisce qui, per il momento ti faccio fare un giro panoramico di quello che ti aspetta, clicca qui!

Benvenuto in questo settembre ricco di opportunità!

Instagram sovverte le regole della persuasione

Ma allora le teorie elaborate da Robert Cialdini ne “Le armi della Persuasione” come si collocano in questo imminente (non ancora speriementato da tutti gli account a seconda degli aggiornamenti) stravolgimento di Instagram?

Alt! Procediamo con calma. Partiamo dall’antefatto, escludiamo facili deduzioni e poi vengo al dunque!

Da qualche giorno gli utenti di Instagram si sono accorti che i likes alle proprie foto non sono visibili agli altri frequentatori della piattaforma ma solo a se stessi.

Inizialmente in molti hanno creduto che si trattasse di un problema tecnico, per poi apprendere che si tratta di una specifica scelta con tanto di motivazione a carico.
Sembra infatti che il social network popolato dalle foto e dagli hashtag degli utenti di tutto il mondo abbia deciso di concentrarsi sulla qualità dei contenuti, o meglio, sull’intento da parte degli utenti di condividere contenuti di valore senza essere offuscati dall’ebbrezza del desiderio di ottenere più like.
Caos totale tra i cacciatori di like ai quali al momento viene meno la certezza del metro di misurazione per eccellenza: il consenso, o meno, dei follower della propria pagina.

La prima domanda che ci si è posti è stata: e gli influencer?
Come si fa da adesso in poi a capire se sono fighi?

Il metro di valutazione, nonché di misurazione, diventa dunque invisibile?
Eh no, il punto è proprio questo: l’utente sa quanti like ha ricevuto, sono gli altri utenti a non saperlo.
Come si traduce questo processo sul piano della Comunicazione?
Cosa accade a livello tecnico?
A risultare alterato non è tanto l’assetto tecnico della comunicazione quanto piuttosto le ripercussioni sociali che derivano da questo cambiamento.

Partiamo da un elemento strutturale: il Feedback degli utenti. C’è sempre, ma non è più condivisibile nella misura in cui non è più visibile: questo incide profondamente su quello che Robert Cialdini definisce “Il principio della riprova sociale”.

Quali sono le conseguenze di questa rivoluzione per niente silenziosa (nulla fa più rumore di ciò che scompare)?

Volendo analizzare il processo prendendo in esame il ruolo giocato dal feedback, la mia analisi può tranquillamente limitarsi a 4 punti:

  • Il feedback si libera del condizionamento degli altri: il like espresso, pubblicato, è un fatto privato. Rientra in un conversazione tra chi posta e chi apprezza.
  • Il feedback è il risultato di un’analisi più attenta e veritiera dei contenuti: quel post non ti piace perché piace a chi reputi figo, quel post ti piace e basta.
  • Il feedback non è più un elemento di appartenenza: non metti il like perché la tua community ideale o desiderata lo fa e dunque tu ne sei parte attraverso una condivisione di idee.
  • Il feedback amplifica la responsabilità del singolo utente: non ci sono altri like ad avallare il tuo, sei tu che scegli di essere da una parte dove forse approderanno altri tuoi simili o dove forse sarai solo senza che tu lo sappia.

Veniamo al dunque quindi: quale aspetto colpisce maggiormente gli influencer, e in generale i leoni da tastiera e da scatto fotografico, del social network?

Torniamo a Cialdini: nel suo libro “Le armi della persuasione” analizza le 7 armi della Persuasione una delle quali è proprio la riprova sociale secondo cui l’individuo tende a fare quello che maggiormente è approvato, condiviso, applicato dalla comunità a cui apparteniamo.

Hai mai notato che in un ambiente molto pulito nessuno si sognerebbe mai di buttare una briciola a terra? Questo è un esempio basilare del principio.

Finora la massa di like trascinava con sè quasi in automatico il consenso di altri, senza eccessivi momenti di analisi o riflessione. Adesso non è visibile la direzione della corrente, pertanto si naviga secondo la propria personale analisi, secondo i propri parametri e gusti.

Questa rivoluzione del like dunque rappresenta davvero un ostacolo per gli influencer?
Io non ne sarei così sicuro!

Vuoi capire meglio di cosa sto parlando?
Fai un salto qui!

Appuntamento con i discorsi nella storia…recente: il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite.

Appuntamento con i discorsi nella storia…recente: il discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite.

Il 21 settembre del 2014 una giovanissima donna, l’attrice Emma Watson, ha tenuto un discorso sui diritti delle donne a New York, in qualità di nuova ambasciatrice del settore UN Women delle Nazioni Unite. Nota anche per la sua campagna He for She, ha posto l’attenzione su un tema su cui si dibatte da decenni, ma nei confronti del quale i modelli e le strutture sociali ancora manifestano una forte resistenza: l’uguaglianza di genere.

Come mio solito, mi soffermo sugli aspetti tecnici del discorso per lavorare sulla costruzione di un messaggio efficace a sostegno del contenuto che si intende sviluppare e del messaggio che si vuole veicolare.

Ecco il testo del passaggio che credo sia utile analizzare:

La struttura è particolarmente interessante perché è come se fosse suddivisa in blocchi autosufficienti che seguono il loro iter – incipit, sviluppo, atterraggio – .

«Più ho parlato di femminismo e più mi sono resa conto che troppo spesso battersi per i diritti delle donne era diventato sinonimo di odiare gli uomini. Se c’è una cosa che so con certezza è che questo deve finire. Per la cronaca, il femminismo per definizione è la convinzione che uomini e donne debbano avere pari diritti e opportunità: è la teoria dell’uguaglianza tra i sessi – politica, economica e sociale»

In questo primo blocco, Emma Watson arriva subito al dunque: illustra immediatamente il limite con il quale si è scontrata. Il ritmo è già forte, non ci sono elementi di contorno: l’essenziale basta per tenere alta l’attenzione.

«Quando avevo 8 anni, ero confusa dal fatto che mi definissero una prepotente perché volevo dirigere la recita per i nostri genitori: ma ai maschi non succedeva. Quando avevo 14 anni ho cominciato a essere trattata come un oggetto sessuale da alcuni media. Quando avevo 15 anni le mie amiche hanno cominciato a lasciare le squadre degli sport che amavano perché non volevano diventare muscolose. Quando avevo 18 anni i miei amici non erano capaci di esprimere i loro sentimenti.”

Secondo blocco: come si è arrivati fin qui, cosa c’è dietro, quale è il filo da risalire per capire cosa ha ispirato le sue idee e la sua posizione.

“Ho deciso di diventare femminista e la cosa non mi sembrava complicata. Ma le mie ricerche più recenti mi hanno fatto scoprire che “femminismo” è diventata una parola impopolare. Le donne si rifiutano di identificarsi come femministe. A quanto pare sono considerata una di quelle donne le cui parole sono percepite come troppo forti, troppo aggressive contro gli uomini, persino non attraenti. Perché questa parola è diventata così scomoda?»

Quest’ultimo blocco rispecchia molto bene le caratteristiche della fase di chiusura perché ne contiene due degli elementi fondamentali: la conclusione delle sue riflessioni e la domanda verso l’esterno, l‘invito ad accogliere il suo pensiero e porsi delle domande per riflettere.

Il nostro appuntamento mensile con i discorsi della storia si conclude qui, per approfondire la struttura del discorso non dimenticare di fare un salto qui!

I discorsi che hanno fatto la storia: Malcom X, “La scheda o il fucile”.

Il discorso in questione è intitolato “La Scheda o il Fucile”.
Non è un inno alla violenza, non è uno slogan, non è una questione ideologica: quello di cui si parla nel mio blog è tecnica.
Tecnica, strategia e struttura della Comunicazione.

Siamo nel 1964 nella Cory Methodist Church di Cleveland, punto di riferimento e di aggregazione della comunità afro-americane, nella quale venne organizzata una tavola rotonda dedicata alla cosiddetta “rivolta negra”.

Tra i relatori quello che più si distinse fu Malcom X.

Si tratta di un discorso piuttosto lungo, per questo ho individuato 3 passaggi fondamentali da analizzare insieme:

Sono ancora musulmano, l’Islam è ancora la mia religione. Questa è la mia fede personale. Così come Adam Clayton Powell è un pastore cristiano che dirige la Abyssinian Baptist Church di New York, ma al tempo stesso partecipa alla lotta politica per la conquista dei diritti dei neri in questo paese, allo stesso modo in cui il dottor Martin Luther King fa il pastore cristiano ad Atlanta nella Georgia e al tempo stesso è alla testa di un’altra organizzazione nera per i diritti civili; cosi come il reverendo Galamison – credo che lo abbiate sentito rammentare – è un altro pastore cristiano di New York che pure si è profondamente impegnato nel boicottaggio scolastico per combattere la segregazione, ebbene, anch’io sono un pastore, non cristiano ma musulmano e credo nell’azione su tutti i fronti con tutti i mezzi necessari.

  1. Si tratta di una presentazione d’apertura mi dirai giustamente tu. Lo è, ma non è solo questo. Il clima dell’epoca e la causa che emerge in questo passo introduttivo fanno chiaramente capire che presentare se stesso non basta: è necessario un rinforzo, un supporto, degli esempi di altri attivisti – con le loro origini culturali e le cause sostenute – che possano fungere da predecessori per avallare la forza di una simile iniziativa.

Sebbene sia ancora musulmano, non sono venuto qui stasera a parlare della mia religione o a cercare di cambiare le vostre convinzioni in materia. Non sono venuto qui per discutere di ciò che ci divide perché è tempo di cancellare i nostri disaccordi e di renderci conto che abbiamo tutti lo stesso problema, un problema comune, un problema che vi costringerà a vivere in questo inferno sia che siate battisti, metodisti, musulmani, o nazionalisti. Non importa se siete colti o analfabeti, se abitate in zone eleganti o nel ghetto, siete anche voi in questo inferno, proprio come me. Siamo tutti nelle stesse condizioni e tutti dovremo vivere nello stesso inferno che ha organizzato per noi lo stesso uomo. Quell’uomo è il bianco e tutti noi abbiamo sofferto qui, in questo paese, l’oppressione politica, lo sfruttamento economico, la degradazione sociale ad opera dell’uomo bianco.

Il dire queste cose non significa che siamo contro i bianchi come tali, ma contro lo sfruttamento, contro la degradazione e contro l’oppressione.

2) Ci siamo. Il focus è chiaro. Siamo qui per parlare di questo e ne abbiamo il diritto in virtù di quanto preannunciato in apertura. Questo è il messaggio chiaro di Malcom X che a livello tecnico è una diretta conseguenza delle argomentazioni presentate in apertura.
In questo passo riesce a riportare l’attenzione in modo schiacciante sulla questione in essere facendo un’altra operazione impeccabile: chiama in causa i diretti interessati, lascia intravedere ai suoi interlocutori le condizioni inevitabili – “l’inferno”- in cui tutti loro vivranno a prescindere dalla loro condizione sociale. Si tratta di un momento di massimo coinvolgimento perché il focus del problema investe tutti senza esclusione di colpi.

Se non si agisce presto, penso che dovrete convenire sul fatto che saremo costretti a servirci o della scheda o delle pallottole. Nel 1964 sarà la volta dell’una o delle altre. Non è che stia per arrivare il momento: il momento è già arrivato. Il 1964 minaccia di essere l’anno più esplosivo che l’America abbia mai visto. L’anno più esplosivo. Perché? E anche un anno politico, è l’anno in cui tutti i politicanti bianchi torneranno nelle comunità negre a far la corte a voi e a me per farsi dare qualche voto; l’anno in cui tutti gli imbroglioni della politica bianca verranno qui nelle nostre comunità con le loro false promesse, ad alimentare le nostre speranze di pacificazione, con i loro trucchi e i loro inganni, con le false promesse che non hanno nessuna intenzione di mantenere. Con questi metodi essi alimentano l’insoddisfazione che può portare solo a una cosa: l’esplosione. Ora qui in America – mi dispiace, fratello Lomax – ha fatto la sua comparsa il tipo di uomo nero che non tollera più di porgere l’altra guancia.

3) Ecco cosa succederà: due alternative- la scheda o le pallottole. Così Malcom X si avvicina alla chiusura di questo primo atto del suo discorso. Le premesse sono chiare, nel corpo del discorso sono esposte tutte le condizioni su cui gli interlocutori devono riflettere per passare all’azione. Il futuro si intravede già e lo stato di coinvolgimento emotivo non può che essere elevatissimo.

Eccoci alla fine di questo nuovo viaggio nel passato che sempre rappresenta un’occasione preziosa per lavorare sugli aspetti della Comunicazione.

Se vuoi approfondire l’argomento ed essere sempre più competente sui temi della Comunicazione ho un bel po’ di cose di cui parlarti. Clicca qui

La comunicazione volta al consenso: la campagna elettorale

Quale strumento può equiparare la comunicazione in sede di campagna elettorale per l’acquisizione del consenso?
Nessuno.

Lo dice la storia, lo dicono i fatti: la classe politica investe soldi, tempo, risorse, in un piano di comunicazione in grado di garantire quello che serve ai candidati per accomodarsi sulle tanto ambite poltrone.

Cosa deve sollecitare questa comunicazione?
In che modo attraverso specifiche strategie si arriva alle preferenze dei cittadini?
E soprattutto quali sono le emozioni, i ragionamenti, le leve che è necessario andare a smuovere per far sì che una loro reazione si trasformi in consenso?

I valori chiamati in ballo non sono né pochi, né banali: la fiducia, la speranza, la stima, l’identificazione, l’empatia, il senso di protezione.

La classe politica sa che quando il cittadino esprime le sue preferenze in sede di seggi va ad attingere ad almeno uno di questi valori.
Come decidere dunque cosa comunicare e quando?
E soprattutto come si fa ad essere sicuri sul “come”?
La storia un po’ aiuta, ricordiamo il ruolo della radio in tempo di regime tanto per rimanere a casa nostra, pensiamo al contributo che ha dato la stampa per la diffusione delle idee di Martin Lutero, volendo fare un viaggio più lungo nel tempo e in un campo forse persino più complesso di quello politico.

Oggi i mezzi a disposizione hanno una velocità d’impatto mai riscontrata in precedenza nella storia, si può dire tanto, a moltissime persone, in un battibaleno. Il vero problema è l’attendibilità dei contenuti che vengono trasmessi e del modo in cui vengono raccontati.

Entriamo nel merito della comunicazione politica e analizziamo 3 tra i principali canali di diffusione della comunicazione elettorale, il cui potere di influenza si calcola agisca nel tempo in modo “diluito”, pertanto va esercitato con ragionevole anticipo rispetto alla data del voto:

  • Stampa e tv. Quotidiani nazionali e reti televisive hanno spesso un proprio orientamento. Nelle trasmissioni di attualità vengono invitate personalità politiche di partiti antagonisti, ognuno dice la sua sfociando talvolta in un gran boato privo di reale confronto. Anche il racconto dei fatti di cronaca viene spesso utilizzato, quando non strumentalizzato, per far leva sul senso di sicurezza e di giustizia dei cittadini e con lo stesso intento spesso si sceglie quali aspetti raccontare e quando.

 

  • Il comizio politico: è la forma di comunicazione più diretta per i candidati, meno dispersiva a livello tematico ma ha un raggio di coinvolgimento più ristretto, perché arriva esclusivamente agli interlocutori interessati.

 

  • I social: è la giungla. Ogni leader politico, o presunto tale, cede alla tentazione di avere un filo diretto con i propri follower come se li considerasse già “seguaci” affiliati, raramente sfruttano i canali per la condivisione di contenuti informativi, piuttosto ci propinano qualche selfie o il racconto di una loro memorabile impresa.

Si presume che i politici si rivolgano ad agenzie di comunicazione in grado di garantire un certo risultato in termini di raggiungimento di persone, il resto lo fanno le idee dei cittadini e le vicende che si verificano in ogni paese. Accanto alla comunicazione istituzionale c’è una mole di informazioni “fuori controllo” diramate spesso dai politici stessi che non resistono alla tentazione di usare i social pensando di poterne controllare le conseguenze. La storia, di ogni giorno, ci insegna che spesso non è così.

Ogni tipologia di comunicazione, non mi stancherò mai di dirlo, è solida solo se lo sono i suoi pilastri e se non balla la terra su cui poggia.

Quanto ne sai al riguardo?
Vuoi capire meglio cosa vuol dire comunicazione efficace?
Vuoi sapere come funziona la comunicazione d’impatto?
Bene, hai già 2 link su cui cliccare!
Vai!

Cosa fai se finisci nel treno sbagliato?

Lascia che ti racconti una storia, molto bene.
Quando avevo circa 20 anni,uscendo da una riunione durata diverse ore, iniziai a correre per prendere il primo treno che sarebbe partito da Bologna per raggiungere Roma. Arrivato in stazione avevo davvero poco tempo per fare il biglietto, ancora pochi minuti e il primo treno che mi avrebbe portato in tempo a Roma sarebbe partito.
Decisi così di non perdere tempo facendo la fila alla biglietteria e mi precipitai verso quella automatica, ma come spesso accade nella fretta, si presta poca attenzione e non selezionai l’Eurostar, ma l’Intercity che sarebbe partito 14 minuti dopo. Ovviamente di tutto questo me ne accorsi solo quando il controllore era in procinto di chiedermi il biglietto, mentre io ero comodamente seduto al mio posto non assegnato, ma che avevo trovato libero.
Mentre sentivo avvicinarsi sempre più la fatidica frase ” biglietto prego” andai alla ricerca del mio e, come spesso si fa mentre attendi un controllo, iniziai a rileggere tutte le diciture del biglietto, forse per aver ulteriore conferma… Self Service… Biglietto … Partenza da – a … Treno Intercity … Prezzo …. ” COSA? Un momento: Treno Intercity? Caz…!
La macchinetta si è sbagliata !
Mmmm non diciamo cavolate: da quando in qua le macchinette si sbagliano se tu fai tutti i passaggi giusti?
” Biglietto prego” … E adesso cosa gli dico?
Non era un periodo brillante nel mio lavoro e una multa di 40 € mi sarebbe molto pesata, solo quel giorno avevo speso un patrimonio, tra treno di andata, il taxi, il pranzo con i colleghi che ordinano sempre il vino costoso e non si accontentano di un piatto di pasta ma vogliono primo, secondo, dolce caffè , il taxi di ritorno … no quello no… avevo deciso di farmela a piedi per risparmiare anche solo 10 €!
Poi il treno di ritorno e beh … la multa non ci stava proprio.
” Biglietto prego”, il controllore sembrava Babbo Natale.
Una folta barba bianco grigia, una corporatura massiccia e ingombrante, sotto braccio il libro degli orari di tutta Italia, forse di tutto il mondo tanto era spesso, nell’altra mano il palmare con la stampante emettitrice di biglietti a tracolla, tutto questo arricchito dal classico borsello anni 70’ e dalla divisa verde scuro. Il suo modo di parlare era dolce ed avvolgente e la sua voce profonda. Il volto gonfio e gli occhiali piccoli sul naso lo rendevano molto simpatico. Come un giocoliere a cui stanno per cadere le torce si dimenava tra biglietti, buca biglietti e il corridoio stretto del treno.
Poco tempo prima avevo letto, non so dove, che quando parli con una persona, se ti impegni a ricalcare il suo modo di parlare e di atteggiarsi, crei più velocemente sintonia e la comunicazione che instauri con il tuo interlocutore risulta più proficua,in un certo senso arrivi ad una soluzione più facilmente.
Quello che mi sono detto in quel momento è stato ” tentar non nuoce, da perdere non ho assolutamente nulla, anzi, se risparmio i soldi di una multa, è solo buona cosa.
Non se risparmio…io devo risparmiarli!
Ho 50 € in tasca e ci devo arrivare fino alla fine della settimana.”

Quando le situazioni che ti si presentano sembrano remarti contro, proprio in quel momento puoi, se vuoi, decidere di vedere che in quelle situazioni c’è sempre una soluzione, forse non facile, forse non immediata, sicuramente impegnativa, ma molto gratificante ed è nel momento in cui ti rendi conto che se vuoi veramente, o se devi veramente, le situazioni vanno esattamente come tu desideri lasciandoti a bocca aperta.
” Biglietti prego”. Era il momento di mettersi alla prova.
Iniziai a ricalcare il suo modo di parlare, i suoni onomatopeici che produceva, il modo goffo ed impacciato di muoversi e tutto questo nell’arco temporale della nostra breve conversazione. Cercai il biglietto nelle tasche della giacca. Più o meno 4 o 5 secondi. E gli porsi il biglietto.
Lo scrutò attentamente e disse:
” Lei lo sa che questo biglietto è sbagliato?”
Forse non era una vera e propria domanda , diciamo che era una vera e propria affermazione.

“Sì, lo so, e per questo mi scuso… Credo di aver premuto il tasto sbagliato e me ne sono accorto solo quando ero già sul treno, non ci capisco niente con la tecnologia”.
“A chi lo dice, mmm, sì, ma lo sa che le dovrei fare la contravvenzione e il supplemento?”
E già, io lo sapevo, ma non solo avrei dovuto conguagliare il biglietto per la differenza da Intercity ad Eurostar, ma anche pagare la contravvenzione ed il supplemento poiché il biglietto sarebbe stato emesso sul treno.
“Capisco” risposi “e non vedo come lei potrebbe capire me”
Allora mi chiese: “dove scende?”
” Roma”
” Mmm” mugugnó in tono grave, avevamo appena superato la stazione di Firenze.
” La prossima volta stia più attento … per oggi basta questo”
” Grazieeeeee!”
Non mi sorrise, ma non mi fece neppure nessuna multa.
Ero molto contento ed un sorriso mi si stampò sulla faccia.
Lo so quello che pensi… Botta di fortuna … Ti è andata proprio bene…
Ma lascia che continui, perchè quello che sto per raccontarti ti chiarirà alcuni dubbi.
Subito dopo di me il controllore si rivolse ad un ragazzo con le cuffie auricolari nelle orecchie che, appena gli venne chiesto di esibire il biglietto, fece finta di non sentirlo ( dubito che non lo sentisse realmente), quindi il controllore fece di nuovo la domanda e il giovane, senza guardarlo negli occhi, porse il suo biglietto, quasi sbuffando, e con tono scocciato…
Medesima scena di alcuni istanti prima…
Lo scrutò attentamente e disse
“Lei lo sa che questo biglietto è sbagliato? ”
Il giovane sbuffò nuovamente, non lo guardò negli occhi e iniziò a lamentarsi di non so cosa. Il controllore prese il palmare, digitò qualcosa sullo schermo, e poco dopo emise un biglietto e lo fece pagare al ragazzo!

Quando racconto questa storia durante i corsi di comunicazione le persone che mi ascoltano si dividono principalmente in due tipologie. La prima: i perenni scettici che pensano che sia solo fortuna, che pensano che le cose e le situazioni non si cambiano così facilmente, insomma quelli che si lamentano, che ottengono sempre i soliti risultati e non si regalano la possibilità di vivere una vita migliore.
La seconda: quelli che mi guardano con occhi pallati e si legge nelle loro facce ” wow, lo faccio anche io”.
Ora ti pongo una domanda. Chi secondo te otterrà risultati differenti?
Chi si potrà vantare di avercela fatta?
Chi dirà che la comunicazione può essere efficace?
La prima o la seconda tipologia di persone?

Quel viaggio in treno mi portò a riflettere su tanti errori che avevo compiuto, su tanti modi di fare che non mi avevano portato nessun beneficio e da quel giorno decisi di studiare e sperimentare.

Nelle prossime pagine la teoria e la pratica dei miei esperimenti di comunicazione.

Non ho inventato niente, non ho scoperto nuove cose…
Ho solo portato alla luce atteggiamenti che tutti noi facciamo, e non sappiamo di farli, in modo efficace.

Nelle prossime pagine una ricetta semplice per migliorare la propria comunicazione, ottenere più risultati, vendere di più, farsi ascoltare dai propri figli o alunni, insomma tutto ciò che dovreste sapere sul modo di comunicare e che nessuno vi ha mai detto.

Guarda gli altri e tu migliori: Scopri come …

Comunicare attraverso le metafore, a quanto sembra, non è appannaggio dei soli romantici, ma una modalità spesso adottata anche in comunicazioni di carattere molto più pratico.
La metafora, secondo la definizione della Treccani:

Figura retorica che risulta da un processo psichico e linguistico attraverso cui, dopo aver mentalmente associato due realtà differenti sulla base di un particolare sentito come identico, si sostituisce la denominazione dell’una con quella dell’altra.

Spesso viene utilizzata per trasmettere il messaggio con un tono più evocativo, a volte può essere molto efficace nel rendere una comunicazione più veloce, in cui il significato delle parole, associato ad immagini, emerge con molta rapidità!

A scuola ci hanno fatto una testa così con le figure retoriche, ma sarebbe stato utile, per la vicenda che sto per raccontarvi, conoscere al meglio anche le occasioni d’uso, per evitare di sembrare fuori luogo e inopportuni.

Intendiamoci: non è che voglia condividere con te il diario delle mie giornate, ma nulla è meglio della realtà per spiegarci le cose e far emergere situazioni che si rivelano ottimi casi di studio.

Allora sì che puoi immedesimarti, e pensare a cosa avresti fatto tu.
Te lo immagini che figata se solo facendo esercizio di osservazione della realtà potessi lavorare sulla tua comunicazione e renderla più efficace?
Certo non basterebbe solo quello, ma se a quello che vedi e che vivi aggiungi quello che ti racconto nei miei post, vuoi scommettere che qualcosa cambia in modo molto positivo, e soprattutto vantaggioso, per te?

Ecco il caso di ieri.
Una persona che seguo da tempo mi chiama per raccontarmi un episodio che non sa interpretare. Lei e suo marito sono nel mezzo di una causa di lavoro molto delicata e complessa, da tempo il loro interlocutore principale è il legale dell’imprenditore con il quale entrambi collaboravano.
Si scrivono da anni, i toni sono moderati e collaborativi, non si tratta di una disputa in cui sono uno contro l’altro, ma una situazione da cui entrambi stanno cercando di uscire vincitori senza danneggiarsi a vicenda.
Le parti coinvolte sono “sulla stessa barca”, per usare una metafora, già che siamo in tema.
Ecco cosa è successo ieri sera.
Senza alcun preavviso né premessa, arriva sul telefono di lui, il marito della mia cochee, un audio contenente un verso di una nota canzone italiana di Pino Daniele inviato dall’avvocato della controparte.
Ecco il testo:

ma po’ quanno chiove
l’acqua te ‘nfonne e va
tanto l’aria s’adda cagna’.

Traduzione : “ma poi quando piove, l’acqua ti bagna e se ne va, tanto l’aria deve cambiare “

La risposta dei miei amici è stata un punto interrogativo, a cui il mittente, l’avvocato della controparte, ha risposto dicendo di ascoltare bene le parole di quel verso.

In sostanza il verso diceva che l’aria stava cambiando, dunque preannunciava positive novità, ma qualcosa di meno positivo rimaneva in sottofondo: la modalità comunicativa? La scelta di trasmissione del messaggio?

Per quanto le persone coinvolte si conoscessero e avessero ovviamente un rapporto informale, era davvero quello il modo di comunicare una simile notizia?
La mia cochee è rimasta piuttosto interdetta, e questo è già un dato significativo: non era un linguaggio condiviso.
Aveva necessità di parlare in codice? E che siamo in un film di spionaggio?!
Voleva essere simpatico? Forse.
Una sola cosa è certa: la scelta comunicativa è risultata inefficace e inopportuna a tutti gli interlocutori coinvolti, me compreso!
Lei non sapeva cosa rispondere, il marito ha creduto fino all’ultimo che il mittente avesse sbagliato destinatario ed io…io ho colto l’occasione per raccontarvi come e quando non fare un simile uso delle metafore…in una canzone poi!

Molti elementi entrano in ballo nella valutazione di una situazione d’uso:

  • Gli interlocutori: c’era davvero un rapporto così confidenziale da potersi permettere di comunicare attraverso una canzone? La risposta è no, altrimenti nessuno avrebbe dato rilievo alla cosa.
  • Il contesto: per quanto informale potesse essere il rapporto tra gli interlocutori coinvolti si stava parlando di una causa in tribunale. Hai mai conosciuto qualcuno che ha voglia di scherzare su qualcosa per cui sta combattendo e soffrendo da anni
  • Il ruolo: sei un avvocato e stai lavorando. Questo non significa che devi passare le tue giornate in lutto, ma sicuramente devi saper comunicare anche il tuo ruolo, che spesso è quello di gestire questioni delicatissime e di fondamentale importanza per le persone.
  • L’obiettivo: ok, abbiamo interpretato il testo della canzone. E adesso? Che mi hai detto di più? Quali sono i dettagli? Cosa è rimasto di quello che hai comunicato? Approssimazione, illusione, preoccupazione, ma soprattutto un grande punto interrogativo.

Poi mi sono messo lì e ho pensato: e se il legale avesse avuto a disposizione 90 minuti sarebbe stato in grado di sortire un effetto diverso?
A te la risposta…ma soprattutto a te la lettura se ancora non sai cosa puoi fare in 90 minuti con la Comunicazione d’Impatto!

E quindi riprendendo il titolo “Guarda gli altri e tu migliora: Scopri come …” NON FARE!

Pago..per avere un sorriso, anche in lavanderia!

“Non aprire un negozio se non sai essere …”…

Ieri a 800 m da casa mia, al centro commerciale.

Al momento di lavare il copriletto matrimoniale e quello della stanza del bambino, mi rivolgo alla lavanderia di un noto centro commerciale romano, dove vengo accolto con dei modi non proprio garbati.

Dica – mi fa la signora appena arrivo

Appoggio la mia borsa sul bancone

La metta giù – aggiunge con un tono molto sgarbato

Io la metto giù naturalmente, ma un po’ irritato per i modi e il tono, anche perché non mi sembrava di aver fatto chissà cosa.

Inizio a tirar fuori dalla borsa le cose da lavare e lei, cominciando dal primo coprimaterasso, mi dice che non si può lavare!
– Come non si può lavare? – sono piuttosto sorpreso.
Mi spiega che per via di alcune caratteristiche del tessuto, non era in grado di applicare un trattamento che mantenesse le sfumature della lana uniformi.
Le faccio presente che mi interessava lavarlo e disinfettarlo, poteva tranquillamente ignorare il dettaglio delle sfumature.

Dopo averle mostrato gli altri capi da lavare, sempre con i suoi modi sgarbatissimi, mi dice:
– Bene, ma le deve pagare in anticipo! –
Ok, ma può dirmelo anche con un po’ di gentilezza, visto che mi maltratta da quando sono arrivato – le faccio notare io
Non la sto trattando male! Comunque sono 52 euro! –
52 euro per 2 coprimaterassi, accipicchia! – penso io

Le chiedo se è possibile ritirarli in serata e lei mi risponde che saranno pronti il giorno dopo, verbalizzando la cosa nel seguente modo:
– se va bene domani ok, se no niente! – con il suo solito tono scocciato.

Questo suo comportamento inaccettabile mi stava irritando davvero, e le faccio notare, con un tono garbato (illudendomi che potesse prendere ad esempio i miei modi) che in quei 52 euro non è incluso solo il lavaggio dei copriletti, ma l’intero servizio che contempla anche il rapporto con il cliente, e dunque il modo in cui vengo accolto, ascoltato, servito!

E aggiungo : – Pago anche per essere trattato bene e con gentilezza –
e lei mi risponde :
– Non credo proprio -.
Ero incredulo, basito, non potevo credere che potesse davvero essere così. Mio figlio,che era con me, mi ha guardato sconcertato.
Ho strisciato il bancomat e sono andato via indignato.

Difficilmente si dimentica una simile accoglienza, e da subito questo episodio mi ha portato a riflettere su diversi elementi di cui spesso mi occupo, e da anni, nella mia professione.
Siamo sempre lì: è una questione di comunicazione!
Oggi la forma è anche contenuto, il modo in cui si trasferisce il contenuto è fondamentale, quindi, a prescindere dal tipo di professione che svolgi, di educazione che hai ricevuto, di cultura da cui provieni, devi tener conto del fatto che il tuo interlocutore, a maggior ragione se è un cliente, si ricorderà anche di quello!

Un professionista, nel suo set di competenze non può trascurare tutte le skills che attengono alle dinamiche relazionali.

La gestione di un cliente è una grande responsabilità anche in questi termini!

Alcune volte ci vuole davvero poco per lasciare una prima pessima impressione all’interlocutore…anche meno di 90 secondi!

Se non vuoi vedere facce sconcertate come la mia in lavanderia fatti un giro qui!

Comunicare d’Impatto per…

… per avere i risultati che meriti.
Lascia che ti spieghi, o meglio che mi spieghi.
A proposito di comunicare! Siamo alle porte del corso sulla Comunicazione d’Impatto, sei pronto a raggiungere con successo i tuoi obiettivi di vita, di lavoro,di relazione?

Sei felice di dire addio per sempre alle occasioni perse, ai treni che ti hanno chiuso la porta in faccia, e alle persone che non hanno voluto offrirti una meritata opportunità?

Se riuscissi a coinvolgere in modo chiaro e preciso, le persone si fiderebbero ancora di più di te, porteresti a casa quello che sai essere utile per loro ma anche per te, finalmente ti faresti quel grande regalo.

  • La tua autostima ne gioverebbe
  • Avresti una vita professionale più soddisfacente
  • Avresti relazioni familiari e amicali solide!

Non mi sembrano risultati da poco!

Bene, facci la bocca perché è quello che accadrà: le cose cambieranno radicalmente, perché cambierà radicalmente il tuo modo di agire.
Non ti farò un incantesimo e non mi appellerò ai poteri della magia, per questo è bene che ti faccia presente un paio di cosette.

Ci tengo a chiarire che la Comunicazione d’Impatto non è un’attitudine o un dono con cui si nasce. Si può avere una buona predisposizione all’empatia, d’accordo, si può essere veloci di indole, va bene, ma quello che apprenderai sarà un vero e proprio processo e le competenze che acquisirai ti consentiranno di metterlo in atto.

Nel precedente post (vedi link in fondo) ti ho parlato di una delle variabili fondamentali di questo processo: il tempo.

Abbiamo visto insieme come il suo valore rappresenti la vera ricchezza della nostra epoca e un alleato indispensabile nel raggiungimento dei tuoi obiettivi.

Oggi voglio focalizzarmi sull’altra variabile: l’interlocutore.
Cosa c’è di più variabile di un interlocutore?
Te lo dico senza mezzi termini: nulla.

Uno degli errori più affascinanti in cui cadere è quello di credere che il successo sia una condizione replicabile, che averlo ottenuto con una persona ci garantisca la buona riuscita con altre. Sarebbe facile, anche noioso, se fosse così.
Per questo voglio invitarti a riflettere su alcuni elementi da tenere fortemente in considerazione nella relazione con il tuo interlocutore:

  • Chi è? Parliamoci chiaramente: quante volte si ha l’opportunità di conoscere in anticipo la persona con cui ci si relazionerà? E se sono più interlocutori? E se si tratta di una platea? La risposta è sempre la stessa: devi essere in grado di arrivare al tuo interlocutore a prescindere. Questo è possibile quando si possiede uno strumento imbattibile: la competenza.

 

  • Lo stato d’animo. Sei davvero in grado di capire cosa sta provando chi ti sta davanti? E, ammesso che tu sia in grado, riesci a comunicargli il tuo valore senza lasciarti travolgere o inibire da quello che ti sta trasmettendo mentre ti ascolta?

 

  • Il momento. Rieccoci a parlare del tempo, ma questa volta in termini di occasione giusta. Non è detto che il momento in cui ti senti pronto, al meglio della tua preparazione, in forma smagliante e di buon umore, corrisponda a un buon momento per comunicare.

 

  • L’empatia. Sai creare empatia con il tuo interlocutore? Hai idea di quante persone vorranno trasmettergli informazioni, richieste, contenuti, oltre a te? Credi davvero che una persona dedichi a tutti la stessa attenzione e lo stesso livello di ascolto?

Affidarsi al caso o avere la presunzione di possedere un tocco magico capace di persuadere le persone è per definizione imprevedibile e rischioso.
Non si tratta di un talento da affinare, di una predisposizione da sviluppare: è in realtà una vera e propria disciplina, articolata in processi e dinamiche finalizzati a raggiungere il tuo obiettivo e riconoscere il valore che meriti.

Ecco che all’improvviso inizierai a salire sui treni in corsa, a vederti aperte le porte sinora chiuse, a sentirti non solo ascoltato, ma autorevole.
Non sarai più competente di quanto non lo fossi prima sui tuoi argomenti, sarai solo più competente nel comunicarlo nel modo giusto e sarai giustamente riconosciuto per il tuo merito e il tuo valore.

Non dimenticare di leggere il post sul tempo se ancora non lo hai fatto!

Ti aspetto il 21 settembre in aula, e se c’è ancora qualcosa che non sai vieni a leggere qui!

Comunicazione d’Impatto: I Detti sul tempo … e non solo

La riflessione che voglio sollecitare, prima del corso del 21 settembre sulla Comunicazione d’Impatto, riguarda proprio la massima valorizzazione e ottimizzazione di questa risorsa fondamentale, ma non inesauribile, che è il tempo.

Ti ho mai parlato del tempo?
Il tempo viene nominato così spesso che non sono certo di avertene parlato come vorrei e come l’argomento merita di essere trattato.

Non mi riferisco al tempo delle previsioni meteo, per quello ci sono gli esperti del settore, io mi occupo di un altro tipo di tempo: quello che serve per dare ragion d’essere a una comunicazione, e che è molto legato al tempo nella sua accezione di momenti preziosi, irripetibili, e spesso irrecuperabili, della vita.
Il tempo è da sempre al centro dell’attenzione di filosofi, poeti, scienziati, sportivi… è la misurazione del nostro spazio nella vita, è l’unico elemento di misurazione che associamo a un accessorio personale, l’orologio, per averne sempre il controllo e cercare di non sprecarlo.
Laddove non è arrivata la scienza o la filosofia se ne è voluta occupare la cultura popolare, animando filastrocche, fiabe, agende, calendari con proverbi sul tempo, eccone alcuni:

Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde.
Chi ha tempo non aspetti tempo.
Col tempo e con la paglia si maturan le sorbe.
Faccia chi può, prima che il tempo mute; chè tutte le lasciate son perdute.
Il tempo consuma ogni cosa.
Rode il tempo ogni cosa e non si sente.
Il tempo dà consiglio.
Il tempo è denaro.
Il tempo è come il denaro: non ne dissipate e ne avrete sempre d’avanzo.
Il tempo mitiga ogni gran piaga.
Il tempo suol far lieto ogni dolore
Il tempo scorre incessantemente come l’acqua.
Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede.
Il tempo scuopre ogni cosa.
Ogni cosa ha il suo tempo.

 

Insomma l’idea è chiara, basterebbe indagare in altre culture per leggerne di nuovi.
Il tempo è un argomento che mi sta a cuore, ed è una delle leve della Comunicazione d’Impatto, una modalità comunicativa basata su una metodologia di grande efficacia che tra le diverse abilità che sviluppa ne “rilascia” una davvero preziosa: quella di ottimizzare ogni secondo, non solo per non perdere il tempo, ma per non disperdere il valore di quello che in quel poco tempo devi dire e far arrivare al tuo interlocutore.

Una delle più innovative riflessioni della nostra epoca, figlia delle tante evoluzioni e rivoluzioni che si sono verificate nel mondo del lavoro (si pensi allo smart working), è che l’uomo più ricco del mondo nasce ogni secondo, perché se saprà impiegare bene quel patrimonio infinito che gli viene consegnato alla nascita – il tempo – non avrà bisogno di apprezzare i suoi successi contando il denaro, ma potendo gestire a proprio piacimento il tempo che ha a disposizione.

Sono certo che hai qualcosa di importante da dire agli altri, non ho dubbi sulla validità delle tue argomentazioni, ritengo importante che tu possa spiegare al meglio quello che di te vuoi raccontare, ma ti avviso che se parti con il piede sbagliato e ti giochi male anche i primi secondi con il tuo interlocutore, quell’errore potrebbe costarti l’intera performance e tu potresti perdere l’opportunità di comunicare il tuo valore, perché hai perso, tuo malgrado, il momento giusto in cui farlo.

Perchè dunque stringere la mano a malincuore al tuo interlocutore e tornare a casa con un carico di frustrazione esplosiva?
Perché rinunciare a trasmettere a chi ti sta davanti il lavoro e la preparazione che c’è dietro a quello che presenti?
Perché rinunciare a far valere il tuo punto di vista solo perché non vuoi “rovinare” il poco tempo che passi con i tuoi cari?
Evita queste cose, fanno male alla tua autostima e alle tue relazioni!

Impara piuttosto a Comunicare d’Impatto, io ti aspetto qui!