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La comunicazione volta al consenso: la campagna elettorale

Quale strumento può equiparare la comunicazione in sede di campagna elettorale per l’acquisizione del consenso?
Nessuno.

Lo dice la storia, lo dicono i fatti: la classe politica investe soldi, tempo, risorse, in un piano di comunicazione in grado di garantire quello che serve ai candidati per accomodarsi sulle tanto ambite poltrone.

Cosa deve sollecitare questa comunicazione?
In che modo attraverso specifiche strategie si arriva alle preferenze dei cittadini?
E soprattutto quali sono le emozioni, i ragionamenti, le leve che è necessario andare a smuovere per far sì che una loro reazione si trasformi in consenso?

I valori chiamati in ballo non sono né pochi, né banali: la fiducia, la speranza, la stima, l’identificazione, l’empatia, il senso di protezione.

La classe politica sa che quando il cittadino esprime le sue preferenze in sede di seggi va ad attingere ad almeno uno di questi valori.
Come decidere dunque cosa comunicare e quando?
E soprattutto come si fa ad essere sicuri sul “come”?
La storia un po’ aiuta, ricordiamo il ruolo della radio in tempo di regime tanto per rimanere a casa nostra, pensiamo al contributo che ha dato la stampa per la diffusione delle idee di Martin Lutero, volendo fare un viaggio più lungo nel tempo e in un campo forse persino più complesso di quello politico.

Oggi i mezzi a disposizione hanno una velocità d’impatto mai riscontrata in precedenza nella storia, si può dire tanto, a moltissime persone, in un battibaleno. Il vero problema è l’attendibilità dei contenuti che vengono trasmessi e del modo in cui vengono raccontati.

Entriamo nel merito della comunicazione politica e analizziamo 3 tra i principali canali di diffusione della comunicazione elettorale, il cui potere di influenza si calcola agisca nel tempo in modo “diluito”, pertanto va esercitato con ragionevole anticipo rispetto alla data del voto:

  • Stampa e tv. Quotidiani nazionali e reti televisive hanno spesso un proprio orientamento. Nelle trasmissioni di attualità vengono invitate personalità politiche di partiti antagonisti, ognuno dice la sua sfociando talvolta in un gran boato privo di reale confronto. Anche il racconto dei fatti di cronaca viene spesso utilizzato, quando non strumentalizzato, per far leva sul senso di sicurezza e di giustizia dei cittadini e con lo stesso intento spesso si sceglie quali aspetti raccontare e quando.

 

  • Il comizio politico: è la forma di comunicazione più diretta per i candidati, meno dispersiva a livello tematico ma ha un raggio di coinvolgimento più ristretto, perché arriva esclusivamente agli interlocutori interessati.

 

  • I social: è la giungla. Ogni leader politico, o presunto tale, cede alla tentazione di avere un filo diretto con i propri follower come se li considerasse già “seguaci” affiliati, raramente sfruttano i canali per la condivisione di contenuti informativi, piuttosto ci propinano qualche selfie o il racconto di una loro memorabile impresa.

Si presume che i politici si rivolgano ad agenzie di comunicazione in grado di garantire un certo risultato in termini di raggiungimento di persone, il resto lo fanno le idee dei cittadini e le vicende che si verificano in ogni paese. Accanto alla comunicazione istituzionale c’è una mole di informazioni “fuori controllo” diramate spesso dai politici stessi che non resistono alla tentazione di usare i social pensando di poterne controllare le conseguenze. La storia, di ogni giorno, ci insegna che spesso non è così.

Ogni tipologia di comunicazione, non mi stancherò mai di dirlo, è solida solo se lo sono i suoi pilastri e se non balla la terra su cui poggia.

Quanto ne sai al riguardo?
Vuoi capire meglio cosa vuol dire comunicazione efficace?
Vuoi sapere come funziona la comunicazione d’impatto?
Bene, hai già 2 link su cui cliccare!
Vai!

Cosa fai se finisci nel treno sbagliato?

Lascia che ti racconti una storia, molto bene.
Quando avevo circa 20 anni,uscendo da una riunione durata diverse ore, iniziai a correre per prendere il primo treno che sarebbe partito da Bologna per raggiungere Roma. Arrivato in stazione avevo davvero poco tempo per fare il biglietto, ancora pochi minuti e il primo treno che mi avrebbe portato in tempo a Roma sarebbe partito.
Decisi così di non perdere tempo facendo la fila alla biglietteria e mi precipitai verso quella automatica, ma come spesso accade nella fretta, si presta poca attenzione e non selezionai l’Eurostar, ma l’Intercity che sarebbe partito 14 minuti dopo. Ovviamente di tutto questo me ne accorsi solo quando il controllore era in procinto di chiedermi il biglietto, mentre io ero comodamente seduto al mio posto non assegnato, ma che avevo trovato libero.
Mentre sentivo avvicinarsi sempre più la fatidica frase ” biglietto prego” andai alla ricerca del mio e, come spesso si fa mentre attendi un controllo, iniziai a rileggere tutte le diciture del biglietto, forse per aver ulteriore conferma… Self Service… Biglietto … Partenza da – a … Treno Intercity … Prezzo …. ” COSA? Un momento: Treno Intercity? Caz…!
La macchinetta si è sbagliata !
Mmmm non diciamo cavolate: da quando in qua le macchinette si sbagliano se tu fai tutti i passaggi giusti?
” Biglietto prego” … E adesso cosa gli dico?
Non era un periodo brillante nel mio lavoro e una multa di 40 € mi sarebbe molto pesata, solo quel giorno avevo speso un patrimonio, tra treno di andata, il taxi, il pranzo con i colleghi che ordinano sempre il vino costoso e non si accontentano di un piatto di pasta ma vogliono primo, secondo, dolce caffè , il taxi di ritorno … no quello no… avevo deciso di farmela a piedi per risparmiare anche solo 10 €!
Poi il treno di ritorno e beh … la multa non ci stava proprio.
” Biglietto prego”, il controllore sembrava Babbo Natale.
Una folta barba bianco grigia, una corporatura massiccia e ingombrante, sotto braccio il libro degli orari di tutta Italia, forse di tutto il mondo tanto era spesso, nell’altra mano il palmare con la stampante emettitrice di biglietti a tracolla, tutto questo arricchito dal classico borsello anni 70’ e dalla divisa verde scuro. Il suo modo di parlare era dolce ed avvolgente e la sua voce profonda. Il volto gonfio e gli occhiali piccoli sul naso lo rendevano molto simpatico. Come un giocoliere a cui stanno per cadere le torce si dimenava tra biglietti, buca biglietti e il corridoio stretto del treno.
Poco tempo prima avevo letto, non so dove, che quando parli con una persona, se ti impegni a ricalcare il suo modo di parlare e di atteggiarsi, crei più velocemente sintonia e la comunicazione che instauri con il tuo interlocutore risulta più proficua,in un certo senso arrivi ad una soluzione più facilmente.
Quello che mi sono detto in quel momento è stato ” tentar non nuoce, da perdere non ho assolutamente nulla, anzi, se risparmio i soldi di una multa, è solo buona cosa.
Non se risparmio…io devo risparmiarli!
Ho 50 € in tasca e ci devo arrivare fino alla fine della settimana.”

Quando le situazioni che ti si presentano sembrano remarti contro, proprio in quel momento puoi, se vuoi, decidere di vedere che in quelle situazioni c’è sempre una soluzione, forse non facile, forse non immediata, sicuramente impegnativa, ma molto gratificante ed è nel momento in cui ti rendi conto che se vuoi veramente, o se devi veramente, le situazioni vanno esattamente come tu desideri lasciandoti a bocca aperta.
” Biglietti prego”. Era il momento di mettersi alla prova.
Iniziai a ricalcare il suo modo di parlare, i suoni onomatopeici che produceva, il modo goffo ed impacciato di muoversi e tutto questo nell’arco temporale della nostra breve conversazione. Cercai il biglietto nelle tasche della giacca. Più o meno 4 o 5 secondi. E gli porsi il biglietto.
Lo scrutò attentamente e disse:
” Lei lo sa che questo biglietto è sbagliato?”
Forse non era una vera e propria domanda , diciamo che era una vera e propria affermazione.

“Sì, lo so, e per questo mi scuso… Credo di aver premuto il tasto sbagliato e me ne sono accorto solo quando ero già sul treno, non ci capisco niente con la tecnologia”.
“A chi lo dice, mmm, sì, ma lo sa che le dovrei fare la contravvenzione e il supplemento?”
E già, io lo sapevo, ma non solo avrei dovuto conguagliare il biglietto per la differenza da Intercity ad Eurostar, ma anche pagare la contravvenzione ed il supplemento poiché il biglietto sarebbe stato emesso sul treno.
“Capisco” risposi “e non vedo come lei potrebbe capire me”
Allora mi chiese: “dove scende?”
” Roma”
” Mmm” mugugnó in tono grave, avevamo appena superato la stazione di Firenze.
” La prossima volta stia più attento … per oggi basta questo”
” Grazieeeeee!”
Non mi sorrise, ma non mi fece neppure nessuna multa.
Ero molto contento ed un sorriso mi si stampò sulla faccia.
Lo so quello che pensi… Botta di fortuna … Ti è andata proprio bene…
Ma lascia che continui, perchè quello che sto per raccontarti ti chiarirà alcuni dubbi.
Subito dopo di me il controllore si rivolse ad un ragazzo con le cuffie auricolari nelle orecchie che, appena gli venne chiesto di esibire il biglietto, fece finta di non sentirlo ( dubito che non lo sentisse realmente), quindi il controllore fece di nuovo la domanda e il giovane, senza guardarlo negli occhi, porse il suo biglietto, quasi sbuffando, e con tono scocciato…
Medesima scena di alcuni istanti prima…
Lo scrutò attentamente e disse
“Lei lo sa che questo biglietto è sbagliato? ”
Il giovane sbuffò nuovamente, non lo guardò negli occhi e iniziò a lamentarsi di non so cosa. Il controllore prese il palmare, digitò qualcosa sullo schermo, e poco dopo emise un biglietto e lo fece pagare al ragazzo!

Quando racconto questa storia durante i corsi di comunicazione le persone che mi ascoltano si dividono principalmente in due tipologie. La prima: i perenni scettici che pensano che sia solo fortuna, che pensano che le cose e le situazioni non si cambiano così facilmente, insomma quelli che si lamentano, che ottengono sempre i soliti risultati e non si regalano la possibilità di vivere una vita migliore.
La seconda: quelli che mi guardano con occhi pallati e si legge nelle loro facce ” wow, lo faccio anche io”.
Ora ti pongo una domanda. Chi secondo te otterrà risultati differenti?
Chi si potrà vantare di avercela fatta?
Chi dirà che la comunicazione può essere efficace?
La prima o la seconda tipologia di persone?

Quel viaggio in treno mi portò a riflettere su tanti errori che avevo compiuto, su tanti modi di fare che non mi avevano portato nessun beneficio e da quel giorno decisi di studiare e sperimentare.

Nelle prossime pagine la teoria e la pratica dei miei esperimenti di comunicazione.

Non ho inventato niente, non ho scoperto nuove cose…
Ho solo portato alla luce atteggiamenti che tutti noi facciamo, e non sappiamo di farli, in modo efficace.

Nelle prossime pagine una ricetta semplice per migliorare la propria comunicazione, ottenere più risultati, vendere di più, farsi ascoltare dai propri figli o alunni, insomma tutto ciò che dovreste sapere sul modo di comunicare e che nessuno vi ha mai detto.

Guarda gli altri e tu migliori: Scopri come …

Comunicare attraverso le metafore, a quanto sembra, non è appannaggio dei soli romantici, ma una modalità spesso adottata anche in comunicazioni di carattere molto più pratico.
La metafora, secondo la definizione della Treccani:

Figura retorica che risulta da un processo psichico e linguistico attraverso cui, dopo aver mentalmente associato due realtà differenti sulla base di un particolare sentito come identico, si sostituisce la denominazione dell’una con quella dell’altra.

Spesso viene utilizzata per trasmettere il messaggio con un tono più evocativo, a volte può essere molto efficace nel rendere una comunicazione più veloce, in cui il significato delle parole, associato ad immagini, emerge con molta rapidità!

A scuola ci hanno fatto una testa così con le figure retoriche, ma sarebbe stato utile, per la vicenda che sto per raccontarvi, conoscere al meglio anche le occasioni d’uso, per evitare di sembrare fuori luogo e inopportuni.

Intendiamoci: non è che voglia condividere con te il diario delle mie giornate, ma nulla è meglio della realtà per spiegarci le cose e far emergere situazioni che si rivelano ottimi casi di studio.

Allora sì che puoi immedesimarti, e pensare a cosa avresti fatto tu.
Te lo immagini che figata se solo facendo esercizio di osservazione della realtà potessi lavorare sulla tua comunicazione e renderla più efficace?
Certo non basterebbe solo quello, ma se a quello che vedi e che vivi aggiungi quello che ti racconto nei miei post, vuoi scommettere che qualcosa cambia in modo molto positivo, e soprattutto vantaggioso, per te?

Ecco il caso di ieri.
Una persona che seguo da tempo mi chiama per raccontarmi un episodio che non sa interpretare. Lei e suo marito sono nel mezzo di una causa di lavoro molto delicata e complessa, da tempo il loro interlocutore principale è il legale dell’imprenditore con il quale entrambi collaboravano.
Si scrivono da anni, i toni sono moderati e collaborativi, non si tratta di una disputa in cui sono uno contro l’altro, ma una situazione da cui entrambi stanno cercando di uscire vincitori senza danneggiarsi a vicenda.
Le parti coinvolte sono “sulla stessa barca”, per usare una metafora, già che siamo in tema.
Ecco cosa è successo ieri sera.
Senza alcun preavviso né premessa, arriva sul telefono di lui, il marito della mia cochee, un audio contenente un verso di una nota canzone italiana di Pino Daniele inviato dall’avvocato della controparte.
Ecco il testo:

ma po’ quanno chiove
l’acqua te ‘nfonne e va
tanto l’aria s’adda cagna’.

Traduzione : “ma poi quando piove, l’acqua ti bagna e se ne va, tanto l’aria deve cambiare “

La risposta dei miei amici è stata un punto interrogativo, a cui il mittente, l’avvocato della controparte, ha risposto dicendo di ascoltare bene le parole di quel verso.

In sostanza il verso diceva che l’aria stava cambiando, dunque preannunciava positive novità, ma qualcosa di meno positivo rimaneva in sottofondo: la modalità comunicativa? La scelta di trasmissione del messaggio?

Per quanto le persone coinvolte si conoscessero e avessero ovviamente un rapporto informale, era davvero quello il modo di comunicare una simile notizia?
La mia cochee è rimasta piuttosto interdetta, e questo è già un dato significativo: non era un linguaggio condiviso.
Aveva necessità di parlare in codice? E che siamo in un film di spionaggio?!
Voleva essere simpatico? Forse.
Una sola cosa è certa: la scelta comunicativa è risultata inefficace e inopportuna a tutti gli interlocutori coinvolti, me compreso!
Lei non sapeva cosa rispondere, il marito ha creduto fino all’ultimo che il mittente avesse sbagliato destinatario ed io…io ho colto l’occasione per raccontarvi come e quando non fare un simile uso delle metafore…in una canzone poi!

Molti elementi entrano in ballo nella valutazione di una situazione d’uso:

  • Gli interlocutori: c’era davvero un rapporto così confidenziale da potersi permettere di comunicare attraverso una canzone? La risposta è no, altrimenti nessuno avrebbe dato rilievo alla cosa.
  • Il contesto: per quanto informale potesse essere il rapporto tra gli interlocutori coinvolti si stava parlando di una causa in tribunale. Hai mai conosciuto qualcuno che ha voglia di scherzare su qualcosa per cui sta combattendo e soffrendo da anni
  • Il ruolo: sei un avvocato e stai lavorando. Questo non significa che devi passare le tue giornate in lutto, ma sicuramente devi saper comunicare anche il tuo ruolo, che spesso è quello di gestire questioni delicatissime e di fondamentale importanza per le persone.
  • L’obiettivo: ok, abbiamo interpretato il testo della canzone. E adesso? Che mi hai detto di più? Quali sono i dettagli? Cosa è rimasto di quello che hai comunicato? Approssimazione, illusione, preoccupazione, ma soprattutto un grande punto interrogativo.

Poi mi sono messo lì e ho pensato: e se il legale avesse avuto a disposizione 90 minuti sarebbe stato in grado di sortire un effetto diverso?
A te la risposta…ma soprattutto a te la lettura se ancora non sai cosa puoi fare in 90 minuti con la Comunicazione d’Impatto!

E quindi riprendendo il titolo “Guarda gli altri e tu migliora: Scopri come …” NON FARE!

Pago..per avere un sorriso, anche in lavanderia!

“Non aprire un negozio se non sai essere …”…

Ieri a 800 m da casa mia, al centro commerciale.

Al momento di lavare il copriletto matrimoniale e quello della stanza del bambino, mi rivolgo alla lavanderia di un noto centro commerciale romano, dove vengo accolto con dei modi non proprio garbati.

Dica – mi fa la signora appena arrivo

Appoggio la mia borsa sul bancone

La metta giù – aggiunge con un tono molto sgarbato

Io la metto giù naturalmente, ma un po’ irritato per i modi e il tono, anche perché non mi sembrava di aver fatto chissà cosa.

Inizio a tirar fuori dalla borsa le cose da lavare e lei, cominciando dal primo coprimaterasso, mi dice che non si può lavare!
– Come non si può lavare? – sono piuttosto sorpreso.
Mi spiega che per via di alcune caratteristiche del tessuto, non era in grado di applicare un trattamento che mantenesse le sfumature della lana uniformi.
Le faccio presente che mi interessava lavarlo e disinfettarlo, poteva tranquillamente ignorare il dettaglio delle sfumature.

Dopo averle mostrato gli altri capi da lavare, sempre con i suoi modi sgarbatissimi, mi dice:
– Bene, ma le deve pagare in anticipo! –
Ok, ma può dirmelo anche con un po’ di gentilezza, visto che mi maltratta da quando sono arrivato – le faccio notare io
Non la sto trattando male! Comunque sono 52 euro! –
52 euro per 2 coprimaterassi, accipicchia! – penso io

Le chiedo se è possibile ritirarli in serata e lei mi risponde che saranno pronti il giorno dopo, verbalizzando la cosa nel seguente modo:
– se va bene domani ok, se no niente! – con il suo solito tono scocciato.

Questo suo comportamento inaccettabile mi stava irritando davvero, e le faccio notare, con un tono garbato (illudendomi che potesse prendere ad esempio i miei modi) che in quei 52 euro non è incluso solo il lavaggio dei copriletti, ma l’intero servizio che contempla anche il rapporto con il cliente, e dunque il modo in cui vengo accolto, ascoltato, servito!

E aggiungo : – Pago anche per essere trattato bene e con gentilezza –
e lei mi risponde :
– Non credo proprio -.
Ero incredulo, basito, non potevo credere che potesse davvero essere così. Mio figlio,che era con me, mi ha guardato sconcertato.
Ho strisciato il bancomat e sono andato via indignato.

Difficilmente si dimentica una simile accoglienza, e da subito questo episodio mi ha portato a riflettere su diversi elementi di cui spesso mi occupo, e da anni, nella mia professione.
Siamo sempre lì: è una questione di comunicazione!
Oggi la forma è anche contenuto, il modo in cui si trasferisce il contenuto è fondamentale, quindi, a prescindere dal tipo di professione che svolgi, di educazione che hai ricevuto, di cultura da cui provieni, devi tener conto del fatto che il tuo interlocutore, a maggior ragione se è un cliente, si ricorderà anche di quello!

Un professionista, nel suo set di competenze non può trascurare tutte le skills che attengono alle dinamiche relazionali.

La gestione di un cliente è una grande responsabilità anche in questi termini!

Alcune volte ci vuole davvero poco per lasciare una prima pessima impressione all’interlocutore…anche meno di 90 secondi!

Se non vuoi vedere facce sconcertate come la mia in lavanderia fatti un giro qui!

Comunicare d’Impatto per…

… per avere i risultati che meriti.
Lascia che ti spieghi, o meglio che mi spieghi.
A proposito di comunicare! Siamo alle porte del corso sulla Comunicazione d’Impatto, sei pronto a raggiungere con successo i tuoi obiettivi di vita, di lavoro,di relazione?

Sei felice di dire addio per sempre alle occasioni perse, ai treni che ti hanno chiuso la porta in faccia, e alle persone che non hanno voluto offrirti una meritata opportunità?

Se riuscissi a coinvolgere in modo chiaro e preciso, le persone si fiderebbero ancora di più di te, porteresti a casa quello che sai essere utile per loro ma anche per te, finalmente ti faresti quel grande regalo.

  • La tua autostima ne gioverebbe
  • Avresti una vita professionale più soddisfacente
  • Avresti relazioni familiari e amicali solide!

Non mi sembrano risultati da poco!

Bene, facci la bocca perché è quello che accadrà: le cose cambieranno radicalmente, perché cambierà radicalmente il tuo modo di agire.
Non ti farò un incantesimo e non mi appellerò ai poteri della magia, per questo è bene che ti faccia presente un paio di cosette.

Ci tengo a chiarire che la Comunicazione d’Impatto non è un’attitudine o un dono con cui si nasce. Si può avere una buona predisposizione all’empatia, d’accordo, si può essere veloci di indole, va bene, ma quello che apprenderai sarà un vero e proprio processo e le competenze che acquisirai ti consentiranno di metterlo in atto.

Nel precedente post (vedi link in fondo) ti ho parlato di una delle variabili fondamentali di questo processo: il tempo.

Abbiamo visto insieme come il suo valore rappresenti la vera ricchezza della nostra epoca e un alleato indispensabile nel raggiungimento dei tuoi obiettivi.

Oggi voglio focalizzarmi sull’altra variabile: l’interlocutore.
Cosa c’è di più variabile di un interlocutore?
Te lo dico senza mezzi termini: nulla.

Uno degli errori più affascinanti in cui cadere è quello di credere che il successo sia una condizione replicabile, che averlo ottenuto con una persona ci garantisca la buona riuscita con altre. Sarebbe facile, anche noioso, se fosse così.
Per questo voglio invitarti a riflettere su alcuni elementi da tenere fortemente in considerazione nella relazione con il tuo interlocutore:

  • Chi è? Parliamoci chiaramente: quante volte si ha l’opportunità di conoscere in anticipo la persona con cui ci si relazionerà? E se sono più interlocutori? E se si tratta di una platea? La risposta è sempre la stessa: devi essere in grado di arrivare al tuo interlocutore a prescindere. Questo è possibile quando si possiede uno strumento imbattibile: la competenza.

 

  • Lo stato d’animo. Sei davvero in grado di capire cosa sta provando chi ti sta davanti? E, ammesso che tu sia in grado, riesci a comunicargli il tuo valore senza lasciarti travolgere o inibire da quello che ti sta trasmettendo mentre ti ascolta?

 

  • Il momento. Rieccoci a parlare del tempo, ma questa volta in termini di occasione giusta. Non è detto che il momento in cui ti senti pronto, al meglio della tua preparazione, in forma smagliante e di buon umore, corrisponda a un buon momento per comunicare.

 

  • L’empatia. Sai creare empatia con il tuo interlocutore? Hai idea di quante persone vorranno trasmettergli informazioni, richieste, contenuti, oltre a te? Credi davvero che una persona dedichi a tutti la stessa attenzione e lo stesso livello di ascolto?

Affidarsi al caso o avere la presunzione di possedere un tocco magico capace di persuadere le persone è per definizione imprevedibile e rischioso.
Non si tratta di un talento da affinare, di una predisposizione da sviluppare: è in realtà una vera e propria disciplina, articolata in processi e dinamiche finalizzati a raggiungere il tuo obiettivo e riconoscere il valore che meriti.

Ecco che all’improvviso inizierai a salire sui treni in corsa, a vederti aperte le porte sinora chiuse, a sentirti non solo ascoltato, ma autorevole.
Non sarai più competente di quanto non lo fossi prima sui tuoi argomenti, sarai solo più competente nel comunicarlo nel modo giusto e sarai giustamente riconosciuto per il tuo merito e il tuo valore.

Non dimenticare di leggere il post sul tempo se ancora non lo hai fatto!

Ti aspetto il 21 settembre in aula, e se c’è ancora qualcosa che non sai vieni a leggere qui!

Comunicazione d’Impatto: I Detti sul tempo … e non solo

La riflessione che voglio sollecitare, prima del corso del 21 settembre sulla Comunicazione d’Impatto, riguarda proprio la massima valorizzazione e ottimizzazione di questa risorsa fondamentale, ma non inesauribile, che è il tempo.

Ti ho mai parlato del tempo?
Il tempo viene nominato così spesso che non sono certo di avertene parlato come vorrei e come l’argomento merita di essere trattato.

Non mi riferisco al tempo delle previsioni meteo, per quello ci sono gli esperti del settore, io mi occupo di un altro tipo di tempo: quello che serve per dare ragion d’essere a una comunicazione, e che è molto legato al tempo nella sua accezione di momenti preziosi, irripetibili, e spesso irrecuperabili, della vita.
Il tempo è da sempre al centro dell’attenzione di filosofi, poeti, scienziati, sportivi… è la misurazione del nostro spazio nella vita, è l’unico elemento di misurazione che associamo a un accessorio personale, l’orologio, per averne sempre il controllo e cercare di non sprecarlo.
Laddove non è arrivata la scienza o la filosofia se ne è voluta occupare la cultura popolare, animando filastrocche, fiabe, agende, calendari con proverbi sul tempo, eccone alcuni:

Chi tempo ha e tempo aspetta, tempo perde.
Chi ha tempo non aspetti tempo.
Col tempo e con la paglia si maturan le sorbe.
Faccia chi può, prima che il tempo mute; chè tutte le lasciate son perdute.
Il tempo consuma ogni cosa.
Rode il tempo ogni cosa e non si sente.
Il tempo dà consiglio.
Il tempo è denaro.
Il tempo è come il denaro: non ne dissipate e ne avrete sempre d’avanzo.
Il tempo mitiga ogni gran piaga.
Il tempo suol far lieto ogni dolore
Il tempo scorre incessantemente come l’acqua.
Vassene il tempo e l’uom non se n’avvede.
Il tempo scuopre ogni cosa.
Ogni cosa ha il suo tempo.

 

Insomma l’idea è chiara, basterebbe indagare in altre culture per leggerne di nuovi.
Il tempo è un argomento che mi sta a cuore, ed è una delle leve della Comunicazione d’Impatto, una modalità comunicativa basata su una metodologia di grande efficacia che tra le diverse abilità che sviluppa ne “rilascia” una davvero preziosa: quella di ottimizzare ogni secondo, non solo per non perdere il tempo, ma per non disperdere il valore di quello che in quel poco tempo devi dire e far arrivare al tuo interlocutore.

Una delle più innovative riflessioni della nostra epoca, figlia delle tante evoluzioni e rivoluzioni che si sono verificate nel mondo del lavoro (si pensi allo smart working), è che l’uomo più ricco del mondo nasce ogni secondo, perché se saprà impiegare bene quel patrimonio infinito che gli viene consegnato alla nascita – il tempo – non avrà bisogno di apprezzare i suoi successi contando il denaro, ma potendo gestire a proprio piacimento il tempo che ha a disposizione.

Sono certo che hai qualcosa di importante da dire agli altri, non ho dubbi sulla validità delle tue argomentazioni, ritengo importante che tu possa spiegare al meglio quello che di te vuoi raccontare, ma ti avviso che se parti con il piede sbagliato e ti giochi male anche i primi secondi con il tuo interlocutore, quell’errore potrebbe costarti l’intera performance e tu potresti perdere l’opportunità di comunicare il tuo valore, perché hai perso, tuo malgrado, il momento giusto in cui farlo.

Perchè dunque stringere la mano a malincuore al tuo interlocutore e tornare a casa con un carico di frustrazione esplosiva?
Perché rinunciare a trasmettere a chi ti sta davanti il lavoro e la preparazione che c’è dietro a quello che presenti?
Perché rinunciare a far valere il tuo punto di vista solo perché non vuoi “rovinare” il poco tempo che passi con i tuoi cari?
Evita queste cose, fanno male alla tua autostima e alle tue relazioni!

Impara piuttosto a Comunicare d’Impatto, io ti aspetto qui!

Comunicazione d’Impatto: ci siamo quasi!

Eccolo, te ne sto parlando da tempo, e oggi, mi rendo conto che potresti essere ancora in vacanza, approfitto dell’ozio in cui spero tu sia immerso per parlarti meglio della Comunicazione d’Impatto.
Non starò qui a dirti di cosa parla il mio corso, anche perchè puoi trovare tutte le informazioni a questo link, ma voglio farti presente, e riflettere insieme a te, sulle situazioni in cui sarà risolutivo applicare le strategie che apprenderai durante il corso.

Non credo ci sia bisogno che io stia qui a ricordarti che vivi in un’epoca in un cui un minuto può valere la sorte dei prossimi 3 anni, e neanche ad avvisarti che per quanto tu possa essere preparato, abile ed esperto, se il tuo interlocutore non se ne accorge non avrai chance con lui.
Memorizza bene queste parole chiave, perchè intorno a questi concetti si sviluppa molto di quello che ti verrà insegnato al corso: empatia, attenzione, tempo, efficacia,risultati.

Il tuo interlocutore diventerà lo strumento di misurazione della tua efficacia, la tua capacità di attirare la sua attenzione e suscitare il suo interesse determinerà o meno la possibilità di trasferirgli il tuo valore.

Ok, belle parole, ma che significa tutto questo?
In cosa si traduce in termini di occasioni e di situazioni tutto questo papiro di regole e strategie?
Lo vediamo insieme, adesso!
Basta immergersi nelle situazioni di ogni giorno, quelle con cui ti devi misurare quando vuoi ottenere qualcosa di importante per te.
Nello svolgimento di ogni attività in qualche modo tutti vendiamo qualcosa, anche quando non hai un impiego e devi cercarne uno stai cercando di “vendere” le tue competenze.

Quando vuoi mettere un tuo servizio sul mercato, proporre una tua idea ai tuoi collaboratori, promuovere iniziative che reputi di grande valore…ecco, queste sono le occasioni in cui il minuto è prezioso!
Attenzione però, non entrare in ansia per questo: trasformeremo il poco tempo da limite a opportunità!
Avere una Comunicazione d’Impatto significa anche avere la capacità di ridurre la complessità, eliminando ridondanze e parole inutili, pensa ai contesti informali e familiari!
Quante cose avresti potuto dire in modo diverso, eliminando giri lunghi che spostano il focus della questione e ti allontanano da quello che volevi dire e dall’obiettivo che volevi raggiungere?
Imparerai a dire solo quello che conta, perchè saprai scomporre la complessità in espressioni semplici, lineari, precise, d’effetto!
Imparerai a comunicare il tuo valore in qualunque tipo di situazione, perchè saprai riconoscere la tipologia di interlocutore che hai davanti, scegliere un linguaggio appropriato per entrare in empatia con lui e fargli capire tutto quello che desideri trasmettergli.
Non parliamo solo di numeri, risultati e tempi, come vedi, ma parliamo anche di rapporti umani, all’interno dei quali saprai costruire relazioni professionali o personali che ti soddisfino pienamente.
Imparerai a farti apprezzare quanto meriti imponendo subito la tua credibilità.

La maggior parte delle persone non sa neppure cosa significa essere efficaci in meno di 90 SECONDI.
Non è solo vendere se stessi, non è solo essere persuasivi, non è solo trasferire fiducia e competenze.
Comunicazione d’Impatto è il condensato di 15 anni di esperienza, 13.000 ore di aula, 2 anni di radio e decine di studi sulla comunicazione… (la stessa che usano i media)

Goditi ancora il sole di agosto, ma non dimenticare di fare un salto qui!

Come ti prepari alla Comunicazione d’Impatto?

Comunicazione d’Impatto è alle porte, settembre non è lontanissimo (anche se tutti lo vorremmo), ma la pausa estiva può essere un ottimo momento per fare il punto sulle tue abilità comunicative e capire il livello di competenze che hai raggiunto!
Ognuno di noi possiede le potenzialità per condurre un discorso in pubblico, ma questo di certo non significa che puoi salire sul palco e improvvisare, perché la buona volontà non basta, così come non basta avere qualcosa di importante da dire!

Alcuni ci mettono il coraggio, altri sanno di avere un grande talento, ma se a tutto questo, amico, aggiungi, lo studio e l’esercizio, ti posso garantire che sul quel palco possono salirci tutti.
Alla volte il vero blocco dipende dalla paura (quella di parlare in pubblico è la seconda paura dopo la morte!), spesso, pensaci bene, si tratta solo di avere delle convinzioni sbagliate!

Esporre dei contenuti, delle idee di fronte ad un uditorio può essere percepito come un momento imbarazzante, sei lì, da solo, osservato da chi ti ascolta e si aspetta qualcosa di utile da te. L’idea di non soddisfare le aspettative del pubblico o, ancor peggio, che questo possa farsi una cattiva impressione di te ti induce a pensare che parlare efficacemente in pubblico sia un dono che pochi eletti custodiscono per sé.
Ebbene non è così, ricorda che parlare in pubblico è un’abilità che può essere acquisita seguendo un determinato percorso opportunamente strutturato e scandito da step ben precisi e dedicandosi a sviluppare specifiche abilità .

Ora che sai quali sono gli input per migliorare il tuo atteggiamento, entriamo nel merito della parte tecnica, per comprendere a fondo gli elementi su cui lavorare per acquisire e affinare le abilità tecniche della comunicazione.
Come ti ho più volte raccontato, ogni buon discorso, ogni chiacchierata di successo, oltre la facciata, nasconde una serie di dettagli che all’apparenza sembrano insignificanti ma che in realtà fanno una grande differenza.

E proprio perché sono dettagli la maggior parte delle persone non li considera nella loro effettiva importanza, anzi tende a sottovalutare tutto ciò che leggerai nelle prossime righe perché, purtroppo, per quanto si possa parlare di comunicazione non verbale, in molti continuano a credere che il contenuto sia molto più importante della forma.
Quando devi esporre qualcosa di importante, anche in ambito privato o familiare, quanto tempo dedichi a pensare esattamente che parole usare e quanto a come dirlo?
RIflettici bene, perché la risposta emerge in maniera inequivocabile!

Occhio però: non ti sto dicendo che il contenuto non sia importante ma non meno importante è, oltre al modo in cui si fa, anche il modo in cui si organizzano tutti gli accessori, ogni singolo strumento della tua cassetta degli attrezzi, perché sono questi attrezzi che ti permettono di diventare un buon comunicatore.
Questi strumenti, che sono abilità, in un modo o nell’altro li possiedi già, ma non hai avuto occasione, o necessità, di affinarli semplicemente perché fino a quel momento non ti sono serviti.
Pensi davvero di potertelo permettere?
Eh no, perché parlare in pubblico ormai è un’abilità richiesta in molti settori e a prescindere dal ruolo che si ricopre!
Arrivare all’obiettivo comunicativo ottimizzando tempo e risorse è la richiesta che ogni azienda fa ai propri collaboratori, interni ed esterni.

Eccole, le abilità di cui ti ho parlato in questi mesi e che devi tener presente per continuare il tuo percorso:

Gestione dello stress
Contatto visivo
Linguaggio non parole e pause
Uso della voce
Personalità humor ed entusiasmo
Gestualità
Posizione e movimenti
Abbigliamento

Tutto qui, punto per punto, tutto quello che non devi dimenticare, soprattutto adesso che ci stiamo avvicinando al corso sulla Comunicazione d’Impatto del 21-23 settembre…piuttosto fai un salto qui che devi sapere di cosa si tratta!

 

 

 

Prenditi una pausa

Parole, “non parole”, pause: ognuno di questi elementi contribuisce in modo significativo alla trasmissione di un messaggio!
Ti parlo di parole da qualche anno, la scorsa settimana ho condiviso con te il mio pensiero sulle “non parole”, oggi voglio soffermarmi sul potere delle pause, proprio così ho detto “potere”… quello di rovinare o far decollare con successo una performance comunicativa!

Gli usi che si possono fare di una pausa erano noti anche a importanti leader, politici e non, che sapevano come utilizzarla e gli effetti che avrebbe sortito sugli interlocutori. Mussolini, Martin Luther King, Steve Jobs, si avvalevano di questo prezioso strumento per porre l’attenzione su alcuni passaggi del loro discorso ed enfatizzare i concetti che desideravano arrivassero con maggiore intensità.

La pausa è un momento di sospensione che,  a seconda di come si utilizza, può rivelarsi piuttosto utile.
Ferma restando la sua entità di “pausa” proprio come momento di riposo (vorrei vedervi a parlare per 8/10 ore di fila), la sospensione delle parole può essere accompagnata da una serie di comunicazioni gestuali capaci di convogliare la comunicazione dove si desidera.
Uno sguardo con gli occhi ben aperti e concentrati, oppure con la testa che si muove guardando gli interlocutori nella stanza, il movimento delle dita che richiamano un concetto da ricordare…ecco, tutto questo può rappresentare abbondantemente il significato di una pausa.

Ma come individuare il momento giusto?
In quale momento del discorso è più opportuno inserirla?

Ecco un breve riepilogo dei momenti in cui è può servire prendersi una pausa…non prendertela comoda però: stiamo parlando di qualche secondo!

Quando hai bisogno di un istante per riflettere, guardare gli appunti o pensare come rispondere ad una domanda.
Quando devi riportare l’attenzione su di te
Quando vuoi sottolineare in modo incisivo le ultime tre parole che hai detto
Quando vuoi porre particolare attenzione su ciò che stai per dire, in questo caso è opportuno introdurre l’argomento con: “prestate ben attenzione a quello che sto per dire …. …PAUSA/SILENZIO” Oppure ” bene, ed ora …PAUSA/SILENZIO”
quando qualcuno sta disturbando e in modo delicato vuoi farlo notare.

..

E infine, giusto per convincerti ancora di più di quanto siano importanti le pause, ti do una piccola dritta ninjia che potrebbe salvarti da situazioni scomode o imbarazzanti: sappi che le persone quando mentono, appena viene rivolta loro una domanda o vengono presi considerazione, iniziano immediatamente a parlare in modo tendenzialmente veloce e senza fare delle pause. Il loro cervello sta cercando in modo frettoloso delle soluzioni o giustificazioni da poter offrire al proprio interlocutore.

Ora che abbiamo dato un posto anche alle pause, memorizza questo breve vademecum per portare al top il tuo discorso:

  • non parlare troppo velocemente, perdendo per strada parte dell’uditorio;
  • non parlare in modo astratto senza fornire un appiglio concreto ai vostri interlocutori;
  • non parlare troppo scientificamente o in gergo settoriale senza porsi il problema che l’uditorio possa non comprendere del tutto;
  • non utilizzare suoni e non parole, i più frequenti: ehm, cioè, praticamente, etc;
  • usa un linguaggio multi sensoriale;
  • ricorda di fare le giuste pause

Siamo giunti alla fine di questo ulteriore approfondimento e ora dovresti sapere cosa sto per dirti…
Bravo! Hai già capito: anche questo post ha il compito e il piacere di accompagnarti piano piano verso il corso sulla Comunicazione d’Impatto!
Andiamo, vieni a leggere qui!

Al bando le “Non Parole”!

Cosa sono le “Non Parole”?
Starai pensando – Matteo Maserati è impazzito, ha smesso di parlarci di parole e ora comincia con le “non parole” – …esatto!
Un po’ come nella favola di Alice nel Paese delle Meraviglie e il bianconiglio dove si festeggiava un allegro non compleanno.

Ti sto parlando di tutte quelle parole prive di significato che le persone insicure e non convinte di quello che stanno dicendo, tendono ad aggiungere nel loro discorso per riempire i momenti di pausa.
E ti dirò di più: le non parole non vengono utilizzate solamente dalle persone insicure e non convinte, ma anche da tutti coloro che si sentono inadeguati mentre stanno parlando di fronte ad un pubblico.

Hai presente quando stai parlando con quelle persone che, mentre stanno esprimendo un’idea o semplicemente ti stanno raccontando qualcosa, intervallano le loro parole con suoni di questo tipo:
Emm, eeee, cioé , precisamente, sinceramente , appunto, etc…-
Oppure tendono a “strascicare” l’ultima lettera della parola che hanno appena pronunciato : – ieriiiii sono andato a casa eeee ho lavato i piatti -.

Il Motivo per cui si utilizzano le non parole è molto semplice, quasi scontato.

Nasce da una percezione sbagliata del silenzio.

Ebbene sì: abbiamo qualche problema con il silenzio.
Spesso mentre stiamo parlando ci troviamo nelle condizioni di dover pensare a ciò che stiamo per dire e alcune volte non ci viene subito il modo in cui dirlo o la parola che dobbiamo usare, in quel preciso istante quindi ci troveremo nelle condizioni di fare un silenzio, una piccola pausa di alcuni istanti.
Le pause però fanno paura perché il silenzio fa paura, per una errata convinzione che ci hanno trasferito e che abbiamo involontariamente acquisito: pensiamo che chi sta in silenzio è perché non sa le cose. Questo è vero se il silenzio è molto prolungato, ma se dura pochi istanti tende solo ad evidenziare ed esaltare quello che abbiamo appena detto o che stiamo per dire.
Per rendere ancora meglio l’idea provate a leggere queste poche righe , prolungate le vocali o consonanti come mostrato e per avere una migliore sensazione di quello che vi ho appena scritto vi invito a leggere ad alta voce:

” Ciaaoo, mi chiamoooo Gino Rossiiii eeee sono unnnnn idraulico eeeee vengono da Roma. Lavorooo in proprio eeee appunto faccio l’ idraulico, hemmm aggiusto tubi , cioé tubi rotti”

Quante volte ti capita di ascoltare persone che si presentano, che parlano e utilizzano proprio questa modalità?
Guardate cosa accadrebbe se invece parlassero in modo differente, leggetele sempre ad alta voce e rispettate la parola PAUSA/SILENZIO
“Ciao , …PAUSA/SILENZIO
Mi chiamo Gino Rossi, …PAUSA/SILENZIO
Faccio l’idraulico e vengo da Roma, …PAUSA/SILENZIO
Lavoro in proprio e aggiusto tubi, …PAUSA/SILENZIO”
quelli rotti …PAUSA/SILENZIO”

Le Non Parole tendono a trasferire una sensazione di insicurezza e inadeguatezza. Molte persone che ho seguito in questi anni hanno cambiato drasticamente la percezione che trasferivano all’esterno prestando un po’ di attenzione a quanto fosse importante sostituire le loro parole con delle pause pensate, calibrate e significative.

Il modo migliore per non pronunciare le non parole e sostituirle con le giuste pause è fare esercizio.
Un esercizio che ti voglio consigliare in questo momento è quello di prendere con regolarità il registratore del tuo smartphone, va bene anche solo quello audio, e parlare per circa cinque minuti. La prima volta probabilmente noterai che cominci diverse parole prive di significato, dalla seconda in poi tenderai a farci sempre maggiore attenzione.

Nel prossimo post ti parlerò dell’importanza di uno strumento efficacissimo nel campo della comunicazione: le pause.
Hai idea dell’importanza che può avere una pausa all’interno di una dinamica di Comunicazione d’Impatto?

Inizia a farti un’idea… leggendo proprio qui!