Articoli

discorso-pubblico

Il pubblico è eterogeneo: quali bisogni soddisfa il tuo discorso?

Un pubblico per sua natura è eterogeneo e il tuo discorso deve tener conto di questo.
L’analisi dei bisogni è sicuramente un punto di partenza fondamentale per strutturare gli argomenti e creare un mood adatto agli ascoltatori, ma, per quanto si possano raccogliere dati, è piuttosto difficile cogliere le sfumature di ognuno.
Ora visualizza 🧐
Immagina di avere in sala 10 persone, 7 di loro hanno molti interessi in comune e così, in base alla legge della maggioranza, inserisci nel tuo discorso molti punti di incontro tra i 7. L’obiettivo è quello di avere la loro attenzione, farli sentire coinvolti.
Fin qui tutto bene.
La brutta notizia è che non sai quanto possano metterti in difficoltà e incidere sull’esito del tuo discorso pubblico quei 3 che hanno meno in comune degli altri 😟
Come organizzarsi dunque?
La buona notizia è che per quanto le persone possano essere diverse, ed esserlo dunque anche i loro bisogni, ci sono alcuni denominatori comuni che ci permettono di identificare dei bisogni di base, validi per un gran numero di persone 😊
E qui chiamerò in causa il massimo esperto in fatto di bisogni: il nostro amico Maslow che nel 1956 si è chiesto cosa ci fosse alla base della motivazione delle persone alla crescita personale!
Maslow, per chi non ha ancora avuto l’opportunità di conoscerne il pensiero, ha elaborato una piramide dei bisogni dell’individuo, suddivisa per livelli.
Vediamo come individuare questi livelli in un contesto di declamazione di un discorso pubblico.
♦️ Sopravvivenza. Ti sembrerà assurdo ma non è scontata 😂 in fase di preparazione del contesto è bene che tu ti assicuri che l’ambiente sia fornito di tutto ciò di cui una persona può aver bisogno: riscaldamento, aria condizionata, igiene, cibo, buona acustica, sedie ergonomiche, momenti di relazione con i colleghi.
♦️ Sicurezza: è importante che l’uditorio abbia la sensazione di aver affidato il proprio tempo a una persona competente, che sappia centrare l’obiettivo e rispondere alle domande di approfondimento.
♦️ Appartenenza: è piuttosto frequente che le persone provengano da aziende diverse, il che vuol dire impostazioni e visioni diverse. Il discorso è per tutti, quindi deve essere strutturato e declamato in un modo che faccia sentire le persone parte di un gruppo.
♦️ Stima personale: qui entra in gioco il rapporto speaker – pubblico. Lo speaker deve essere autorevole ma non presuntuoso e porsi in un’ottica collaborativa con chi ascolta. Allo stesso modo non deve sminuire se stesso. 
 
♦️ Autorealizzazione: il discorso pubblico rappresenta un ottimo contesto per stimolare la crescita personale e professionale di un individuo. Un buon relatore sa che l’esposizione di obiettivi che facciano intravedere ai partecipanti la possibilità di una crescita delle competenze professionali attraverso l’acquisizione di nuovi strumenti è quanto di più coinvolgente possa essere loro proposto.
 
Ora mi chiederai: come si fa tutto questo?

Esistono parole felici? Giornata mondiale della Felicità

Esistono parole felici?
Legittimo chiedersi questa cosa alla vigilia della Giornata Mondiale della Felicità che avrà luogo il 20 marzo.Prima di approfondire il ruolo della Comunicazione nella felicità, è bene approfondire un momento questa ricorrenza.Il 28 giugno 2012 l’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ha stabilito che da quel momento in avanti il 20 marzo sarebbe stata la giornata internazionale della felicità.Il testo recita così:

“L’Assemblea generale […] consapevole che la ricerca della felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica”

➡️  Senza scomodare la piramide di Maslow siamo tutti piuttosto consapevoli che il bisogno più ricercato dall’individuo – e spesso il più difficilmente raggiungibile – sia la felicità.

Secondo il Rapporto Mondiale sulla felicità 2018 dell’ONU, gli indicatori presi in considerazione per stilare una lista dei popolo più felici sono … indovina?

  • pil pro capite
  • sostegno sociale
  • speranza di vita
  • libertà
  • generosità
  • assenza di corruzione

Alla luce di questo the winner is … Finlandia!

E a seguire in cima alla lista gli altri suoi colleghi della penisola scandinava.

🔴  Le motivazioni della felicità, a prescindere dai rapporti istituzionali delle Nazioni Unite, sono estremamente soggettive legate ai momenti storici e personali.

Tuttavia sulla base di un modello di vita assodato e condiviso come quello occidentale è piuttosto coerente e attendibile che i fattori presi in esame siano realistici.La mia domanda ora è: come si colloca la Comunicazione all’interno di questo discorso?

👉 Che ruolo hanno le parole, i toni, i gesti, insomma tutto quello che un individuo può comunicare, nella ricerca della felicità?Ci sono parole che per propria natura includono felicità, pensa a :

  • benessere
  • sanità (nel senso fisico e mentale)
  • amore
  • generosità
  • aiuto
  • filantropia

è un elenco destinato a crescere se orienti il pensiero in questo direzione.

🔴 Quello che però nel mondo delle parole vale sempre è il valore della composizione, ovvero cosa metti prima o cosa metti dopo la parola centrale. Queste piccole particelle hanno il potere di ribaltare i contesti e trasformare una favola in un incubo.Pensa a quando ti viene comunicata una bellissima notizia – hai accesso a qualcosa che desideravi davvero e da tanto – ti illudi per qualche secondo, finché una semplice composizione di parole arriva a distruggere il sogno. Hai presente quelle robe del tipo

  • a condizione che
  • in presenza dei soli seguenti requisiti
  • fatta eccezione per
  • con una valenza limitata a

Quante probabilità ci sono che riesci a schivare tutti quei punti elenco?
Eh!

Un altro esempio riguarda il modo in cui le cose vengono comunicate. Sei in un contesto professionale da cui ti aspetti una crescita, un’evoluzione. Il tuo capo ti comunica una promozione come se ti stesse comunicando l’indirizzo da digitare sul navigatore, nessuno pone in risalto la cosa, nessuno pronuncia le parole magiche – congratulazioni, brava/o te lo sei meritato, sono felice per te –

La tua promozione sì ti consente di evolvere, ma l’assoluta mancanza di entusiasmo e di supporto da parte delle persone con cui ogni giorno dovrai lavorare abbatte la tua motivazione in modo difficilmente recuperabile.

Ma per fortuna le situazioni si possono ribaltare anche positivamente, ed ecco che accanto a parole con una carica negativa si possono collocare parole con un potere attenuante o anche consolatorio.
“Le cose stanno così, ma…”

  • possiamo provare a cambiarle
  • ti sosterremo in ogni caso

Insomma la parola magica non esiste, neppure se in apparenza lo sembra.

🔴  Esiste una combinazione ragionata, supportata da contesti, modellata dal non verbale e alimentata dallo stile relazionale di chi la trasmette.

Buona giornata della felicità e ricorda … parole felici in assoluto non esistono, ma quelle gentili funzionano sempre!