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I discorsi che hanno fatto la storia: Malcom X, “La scheda o il fucile”.

Il discorso in questione è intitolato “La Scheda o il Fucile”.
Non è un inno alla violenza, non è uno slogan, non è una questione ideologica: quello di cui si parla nel mio blog è tecnica.
Tecnica, strategia e struttura della Comunicazione.

Siamo nel 1964 nella Cory Methodist Church di Cleveland, punto di riferimento e di aggregazione della comunità afro-americane, nella quale venne organizzata una tavola rotonda dedicata alla cosiddetta “rivolta negra”.

Tra i relatori quello che più si distinse fu Malcom X.

Si tratta di un discorso piuttosto lungo, per questo ho individuato 3 passaggi fondamentali da analizzare insieme:

Sono ancora musulmano, l’Islam è ancora la mia religione. Questa è la mia fede personale. Così come Adam Clayton Powell è un pastore cristiano che dirige la Abyssinian Baptist Church di New York, ma al tempo stesso partecipa alla lotta politica per la conquista dei diritti dei neri in questo paese, allo stesso modo in cui il dottor Martin Luther King fa il pastore cristiano ad Atlanta nella Georgia e al tempo stesso è alla testa di un’altra organizzazione nera per i diritti civili; cosi come il reverendo Galamison – credo che lo abbiate sentito rammentare – è un altro pastore cristiano di New York che pure si è profondamente impegnato nel boicottaggio scolastico per combattere la segregazione, ebbene, anch’io sono un pastore, non cristiano ma musulmano e credo nell’azione su tutti i fronti con tutti i mezzi necessari.

  1. Si tratta di una presentazione d’apertura mi dirai giustamente tu. Lo è, ma non è solo questo. Il clima dell’epoca e la causa che emerge in questo passo introduttivo fanno chiaramente capire che presentare se stesso non basta: è necessario un rinforzo, un supporto, degli esempi di altri attivisti – con le loro origini culturali e le cause sostenute – che possano fungere da predecessori per avallare la forza di una simile iniziativa.

Sebbene sia ancora musulmano, non sono venuto qui stasera a parlare della mia religione o a cercare di cambiare le vostre convinzioni in materia. Non sono venuto qui per discutere di ciò che ci divide perché è tempo di cancellare i nostri disaccordi e di renderci conto che abbiamo tutti lo stesso problema, un problema comune, un problema che vi costringerà a vivere in questo inferno sia che siate battisti, metodisti, musulmani, o nazionalisti. Non importa se siete colti o analfabeti, se abitate in zone eleganti o nel ghetto, siete anche voi in questo inferno, proprio come me. Siamo tutti nelle stesse condizioni e tutti dovremo vivere nello stesso inferno che ha organizzato per noi lo stesso uomo. Quell’uomo è il bianco e tutti noi abbiamo sofferto qui, in questo paese, l’oppressione politica, lo sfruttamento economico, la degradazione sociale ad opera dell’uomo bianco.

Il dire queste cose non significa che siamo contro i bianchi come tali, ma contro lo sfruttamento, contro la degradazione e contro l’oppressione.

2) Ci siamo. Il focus è chiaro. Siamo qui per parlare di questo e ne abbiamo il diritto in virtù di quanto preannunciato in apertura. Questo è il messaggio chiaro di Malcom X che a livello tecnico è una diretta conseguenza delle argomentazioni presentate in apertura.
In questo passo riesce a riportare l’attenzione in modo schiacciante sulla questione in essere facendo un’altra operazione impeccabile: chiama in causa i diretti interessati, lascia intravedere ai suoi interlocutori le condizioni inevitabili – “l’inferno”- in cui tutti loro vivranno a prescindere dalla loro condizione sociale. Si tratta di un momento di massimo coinvolgimento perché il focus del problema investe tutti senza esclusione di colpi.

Se non si agisce presto, penso che dovrete convenire sul fatto che saremo costretti a servirci o della scheda o delle pallottole. Nel 1964 sarà la volta dell’una o delle altre. Non è che stia per arrivare il momento: il momento è già arrivato. Il 1964 minaccia di essere l’anno più esplosivo che l’America abbia mai visto. L’anno più esplosivo. Perché? E anche un anno politico, è l’anno in cui tutti i politicanti bianchi torneranno nelle comunità negre a far la corte a voi e a me per farsi dare qualche voto; l’anno in cui tutti gli imbroglioni della politica bianca verranno qui nelle nostre comunità con le loro false promesse, ad alimentare le nostre speranze di pacificazione, con i loro trucchi e i loro inganni, con le false promesse che non hanno nessuna intenzione di mantenere. Con questi metodi essi alimentano l’insoddisfazione che può portare solo a una cosa: l’esplosione. Ora qui in America – mi dispiace, fratello Lomax – ha fatto la sua comparsa il tipo di uomo nero che non tollera più di porgere l’altra guancia.

3) Ecco cosa succederà: due alternative- la scheda o le pallottole. Così Malcom X si avvicina alla chiusura di questo primo atto del suo discorso. Le premesse sono chiare, nel corpo del discorso sono esposte tutte le condizioni su cui gli interlocutori devono riflettere per passare all’azione. Il futuro si intravede già e lo stato di coinvolgimento emotivo non può che essere elevatissimo.

Eccoci alla fine di questo nuovo viaggio nel passato che sempre rappresenta un’occasione preziosa per lavorare sugli aspetti della Comunicazione.

Se vuoi approfondire l’argomento ed essere sempre più competente sui temi della Comunicazione ho un bel po’ di cose di cui parlarti. Clicca qui

Hai un pubblico difficile davanti a te? Applica la strategia Zuckerberg

Hai un pubblico difficile davanti a te?
Ti preoccupa il fatto che i tuoi interlocutori possano fare domande spinose?
Non ti scoraggiare e applica la strategia Zuckerberg!

Neanche un mese fa il colosso Facebook è stato travolto dallo scandalo Cambridge Analytica, che ha comportato non solo la perdita di miliardi di dollari in borsa, ma anche la cancellazione degli account di molti utenti.
Sembra infatti che la società Cambridge Analytica abbia attinto da circa 50 milioni di profili Facebook per ricavare informazioni senza alcuna autorizzazione.

Come ha gestito questa situazione il CEO Mark Zuckerberg?
Chiedendo scusa:

“Abbiamo la responsabilità di proteggere i dati dei nostri utenti e se non ci riusciamo, non meritiamo di servirli. Ho lavorato per capire esattamente cos’è successo e come fare in modo che non succeda di nuovo. Ma abbiamo anche commesso degli errori, c’è altro da fare e dobbiamo farlo. Sono personalmente responsabile di quello che succede sulla nostra piattaforma. Faremo ciò che serve per proteggere la nostra comunità. Impareremo da questa esperienza per garantire ulteriormente il social e rendere la nostra comunità più sicura per tutti. Voglio ringraziare tutti voi che continuate a credere nella nostra missione e lavorare per costruire questa comunità insieme. So che ci vuole più tempo per risolvere questi problemi, ma prometto che ce la faremo e costruiremo un servizio migliore a lungo termine”

La questione Cambridge Analytica seguirà il suo corso e ne saremo tutti informati, quello su cui mi interessa soffermarmi è la potenza di questo discorso: non si perde in giri di parole, non si nasconde dietro giustificazioni, ma mette in primo piano il problema stesso.

In termini di comunicazione efficace, soprattutto in casi di pubblico difficile, questo discorso contiene 4 elementi fondamentali:

  • In apertura focus sul problema
  • Riconoscimento delle proprie responsabilità
  • Assenza di alibi e attribuzione di responsabilità ad altri
  • Capacità di far intravedere interventi migliorativi

Non è necessario che si verifichi un evento della portata di Cambridge Analytica per dover chiedere scusa a un pubblico o dover riconoscere pubblicamente le proprie responsabilità.
Capita con una certa frequenza in contesti lavorativi e privati: in qualunque realtà lavorativa, nella gestione di un evento, in una riunione di qualsiasi tipo, in conferenza stampa, etc.

Lo speaker spesso può prevedere un pubblico “rompiscatole” e di certo entrarci in conflitto non è mai un’idea vincente!
Cercare alibi, qualcuno su cui scaricare le colpe…non ci pensare nemmeno!
Vai dritto al dunque, con sincerità e spiega quello che si può fare per correre ai ripari e offrire di meglio!
Se sai gestire il tuo discorso anche in situazioni di difficoltà non hai alcun pubblico da temere!

Guarda un po’ <<<qui >>> cosa ho da dirti sul tuo discorso!

Public Speaking: e se ci fosse un ragno tra il pubblico?

I dilemmi del Public Speaking: qual è la reale paura di chi ha paura di parlare in pubblico?
Probabilmente risponderete: parlare in pubblico.
Sbagliato.

Non si ha paura dell’atto in sé, ma la rappresentazione mentale che ogni persona si crea prima di iniziare a parlare in pubblico.

La paura viene creata dalla semplice proiezione di sé mentre si sta parlando di fronte ad un uditorio.
Avete presente l’espressione di terrore nel volto di chi teme i ragni?

Neanche a me stanno molto simpatici. Non mi sono mai trovato nelle condizioni però, di entrare in una stanza e come prima cosa controllare se negli angoli ci siano delle ragnatele oppure dei ragni. Chiedete a una persona aracnofobica di pensare a un ragno e questa inizierà ad andare fuori di testa!

Molte persone hanno paura di parlare in pubblico ancora prima di iniziare, anzi il massimo momento di stress e ansia lo vivono proprio prima di parlare in pubblico, con una differenza: che non stanno parlando in pubblico, quindi arrivano carichi come una pentola a pressione e nel momento in cui salgono sul palco esplodono.
Anche io se avessi un ragno sul cuscino proverei un alto senso di fastidio e forse anche un po’ di paura, soprattutto se è peloso e grande come una tarantola. Ma adesso, mentre sto scrivendo, non ho paura dei ragni perché non li ho di fronte.

Allora mi dite per quale motivo dovreste aver paura se non avete un pubblico di fronte?

Non cadete in questa trappola!

Piuttosto occupatevi di ciò che potete condizionare, ovvero la struttura del discorso, la vostra tranquillità in quel preciso momento!

Negli anni, ascoltando i miei corsisti e coachee, ho tirato su un elenco delle principali paure che mi sono state riportate!

Eccone 4:

  1. Non riesco a parlare più di due minuti di un argomento!
    Ma cosa dite mai!
    Potrebbe essere che sia l’argomento di cui dovete trattare che vi crei un po’ di tensione, se fosse così chiedetevi quali sono le parti che dovete affrontare meglio, studiare più nel dettaglio, oppure che forse dovete tralasciare.
  2. Ho paura di non ricordarmi cosa devo dire.Qui la cosa più importante non è chiedersi cosa accade se dimentico cosa dire, ma che cosa farò quando avrò un vuoto mentale.
  3. Silenzi! Sembrano interminabili. Tutto questo è una vostra percezione non è ciò che percepisce il vostro uditorio. Vi dirò di più: il silenzio serve per creare enfasi, è dunque fondamentale per dare rilievo ad alcuni contenuti!
  4. E se qualcuno ne sa più di me? Personalmente credo che sia un grande stimolo quando all’interno del pubblico trovate una persona estremamente competente.Trattatelo come se fosse una risorsa dandogli la giusta importanza e ringraziandolo nel caso facesse una specificazione ulteriore.

Non è difficile! <<<<<CLICCA QUI>>>>>