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1° maggio e Covid19: cosa dire questa volta ai lavoratori?

È un primo maggio unico quello che questo 2020 ci propone e, riflettevo, è quello in cui è più difficile rivolgersi alla fascia di utenza a cui questa festività è storicamente dedicata: i lavoratori.
Il lavoro è sacro, inviolabile e spesso bisogna lottare per mantenerlo.

Cosa dire a tutte queste persone che nel giro di qualche settimana, a causa di un virus violentissimo, hanno visto la propria vita stravolta, i loro programmi saltati, le giornate da ridefinire e in molti casi il proprio ruolo professionale e sociale cambiare?

È difficile trovare le parole giuste, che siano d’impatto o meno, è difficile perché ognuno di loro sta ricostruendo un pezzo di sé recuperando speranza, fiducia nello Stato e nel futuro, competenze per reinventarsi, forza per rassicurare familiari, cari, dipendenti.

Questa situazione è destinata ad acuire sempre più la differenziazione tra chi lavora per andare avanti e chi lavora per dare valore alla società attraverso i servizi e i prodotti che offre. È finito il tempo dei “riempiposto”.
Quest’ultimo mese è servito in particolare a capire che il lavoro non consiste nell’andare in ufficio, registrare la propria presenza e via, il lavoro, in molti casi, ma non tutti, può essere gestito e organizzato in modo così flessibile, agile e intelligente al punto da aumentare la produttività.

Non c’è più tempo per gli indaffarati che spesso non sono volti ai risultati, ma c’è tempo per i professionisti che sono coscientemente coinvolti ed ingaggiati nel creare valore e apporto per sé e per le altre persone.

Ci sono poi quelle categorie a cui è più difficile rivolgersi perché più difficilmente il loro lavoro si presta ad una gestione a distanza.

Chi sono oggi i lavoratori a cui parlare?

Sono comunque tutti.

Sono i professionisti che hanno attività in negozio: meccanici, parrucchieri, estetisti, commercianti, ristoratori, venditori di articoli non di prima necessità che per primi dovranno piegarsi alla volontà di questa nuova crisi.

Sono gli insegnanti che si stanno misurando con il lavoro da casa, seguendo i loro studenti a distanza nella preparazione delle materie per gli esami o per conseguire buoni risultati a fine anno.

Sono i consulenti che non possono recarsi presso i clienti e cercano di pianificare il lavoro in smartworking portando avanti le attività fin dove possibile.

Insomma, dilungarmi ancora in questa lista si tradurrebbe in un’azione infinita, sono tante le categorie ed è difficile citarle tutte senza dimenticare qualcuno.

Posso fare gli auguri a tutti loro, per la possibilità di reinventarsi, di accedere agli aiuti dovuti, di recuperare il fatturato perso, di trovare un nuovo lavoro.

Buon primo maggio nonostante questo presente per ora ancora ostile.

Come si definisce l’urgenza di una comunicazione? TRUMP, IL PAPA LA CRONACA.

Questo 2020 è iniziato in modo a dir poco tumultuoso in termini di notizie.

A dirla tutta, da giorni, ormai i media lanciano notizie di forte impatto al punto che la gravità dei fatti raccontati è destinata ad affievolirsi in fretta per lasciare spazio a nuovi eventi.

La questione iraniana da giorni ci tiene incollati alle testate nazionali e internazionali nella speranza, forse già illusione, che le cose non precipitino nel modo in cui tutti stiamo già immaginando.

Trump sta facendo strage di dichiarazioni su twitter, il Papa circola sotto forma di meme su tutti i social per aver avuto un cedimento umano dimostrando insofferenza nei confronti di una fedele che in preda ad un eccesso di afflato mistico lo ha quasi strattonato. L’Iran ha riconosciuto il proprio errore “umano” nell’abbattimento dell’aereo appena decollato per l’Ucraina sostenendo di averlo scambiato per un aereo nemico.

L’inizio di questo 2020 è stato purtroppo contrassegnato anche da dolorosi fatti di cronaca: a Roma 3 adolescenti (eh sì, di uno di loro non si è parlato) sono rimasti vittime di incidenti stradali, i botti di capodanno continuano a fare morti e feriti.

Hai visto che drammatico riepilogo?
Eppure non è che negli altri momenti dell’anno le cose non accadono.
Potrei continuare per ore e chiederti: e le sardine?
Che fine hanno fatto?
Salvini che sta combinando?

Dove voglio arrivare?
Alla storia più vecchia del mondo della comunicazione: il modo di raccontare le cose, in termini di ritmo narrativo e di scelte stilistiche, condiziona la percezione degli eventi spostando l’attenzione su alcuni fatti che inevitabilmente ne oscurano altri.

Quante volte ti capita di apprendere una notizia importante dopo qualche settimana da quando si è verificata?
Non ne è stato parlato?
Forse no.
Forse poco.
Forse il giusto, ma non te ne sei accorto perchè eri bombardato da altre notizie che a ritmo incalzante ti venivano somministrate quotidianamente più volte.

Come si definisce l’urgenza di una comunicazione?
Difficile nodo da dipanare. Il mondo dei media contempla regole che vanno ben oltre il semplice obiettivo di comunicare, ma se volessimo aderire alla volontà di restare fedeli alla purezza della comunicazione dovremmo sviluppare anche l’abilità di rivolgerci quanto più possibile a fonti imparziali e oggettive nella descrizione dei fatti.

Succedono altre cose mentre il Papa si ribella all’attenzione di una fedele, muoiono molti giovani purtroppo anche in quartieri sfigati e in incidenti in cui alla guida non ci siano figli di noti registi. Potrei proseguire all’infinito, ma il mio compito non è quello di parlare di cronaca o di politica, bensì quello di fornirti gli strumenti di comunicazione per presentare i tuoi argomenti al mondo e allo stesso tempo per accogliere con consapevolezza quelli che il mondo presenta a te.
I tuoi filtri, le tue chiavi di lettura devono servirti per interpretare in piena autonomia tutto ciò che ti viene comunicato.

Il baccano che spesso accompagna i contenuti non deve avere il potere di amplificare quello che ti arriva o oscurare quello che da qualche parte c’è, ma nessuno te lo racconta.

L’anno deve iniziare con il botto in tutti i sensi secondo la logica dei media, affinché si abbia la percezione di vivere in un perenne stato di allerta.
Il mio compito è quello di proteggerti dallo stato di allerta immotivato e di spingerti invece verso uno stato di consapevolezza e di capacità di lettura della realtà attraverso strumenti il cui valore si trasforma per te in competenza.
La competenza è un valore che si declina in molti ambiti, ingiustamente relegato al solo mondo professionale, contempla invece l’abilità di implementare una serie di azioni con criterio anche in ambito personale e sociale.

#semprelaparolagiusta va ben oltre la scelta delle parole, potrebbe estendersi a #sempreconsapevolezza #semprelucidità #semprecompetenza.

La comunicazione ti offre l’opportunità di scegliere il modo in cui veicolare le informazioni.
Sta a chi scrive o parla scegliere in che modo canalizzare l’attenzione di chi ascolta.

Come se ne esce vivi?
La risposta in una parola: strumenti!

Iniziamo forza… da qui!