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Vuoi essere credibile? Comunica i fatti. Mario Draghi docet.

Vuoi essere credibile?
Comunica i fatti. Mario Draghi docet.In occasione della prima riunione di governo è stato sollevato il tema “comunicazione” dove è emerso un aspetto che va immediatamente analizzato.
Draghi dixit: “Noi comunichiamo quello che facciamo. Non abbiamo fatto ancora niente quindi non comunichiamo niente”.Partiamo da qui.
Fatti e parole è un binomio che piace, funziona da sempre, trasmette concretezza, fiducia, crea un’attesa che non può essere disillusa perché lascia intendere che nel momento in cui ci saranno delle parole vorrà dire che si sono già verificati dei fatti.Stop.
Attenzione su questo: l’aspettativa.

🔴  Qui l’aspettativa smette di essere un fatto prettamente soggettivo e diventa un elemento tecnico di una comunicazione progettata e strutturata con intenti e obiettivi precisi. La credibilità di una persona – e qui stiamo parlando di una figura pubblica importantissima – è fortemente legata all’aspettativa che crea nei propri interlocutori, nel proprio pubblico, in questo caso nei cittadini di un intero paese.

L’aspettativa è direttamente proporzionale al modo in cui viene raccontata.
A rigor di logica dunque se non genero aspettative alte non dovrò misurarmi con ciò che l’interlocutore si aspetta.Abbassare lo standard di aspettative produce come effetto diretto un’alta possibilità che il pubblico sia soddisfatto, perché quel che ascolta è meglio di quel che si aspettava, grazie al fatto che si aspettava poco.
➡️  Abbassare le aspettative dell’interlocutore = abbassare lo standard a cui l’interlocutore tende= avere un margine più alto di soddisfare le potenziali aspettative dell’interlocutore.

È quasi matematico.Spostiamo questa modalità in un contesto diverso: andiamo al ristorante. Se porti i tuoi amici in un ristorante low cost loro avranno un certo tipo di aspettative, se li porti in un ristorante gourmet ne avranno assolutamente un’altra. Nulla di più ovvio.

Torniamo alla frase di Draghi.
Se non racconto nulla, se non arrivano comunicazioni vuol dire che tutto quello che c’è da sapere già è stato trasmesso, il resto arriva, a piccole dosi.

🔴  Questo processo comunicativo ha delle caratteristiche ben definite al punto da condizionare il bias cognitivo di chi è in ascolto.

Definizione.
Il bias cognitivo è “ un giudizio (o un pregiudizio), non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppato sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque ad un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio

In sintesi: l’ascoltatore si aspetta poco e qualunque cosa superi di un minimo quel poco viene percepito come un grande di più che verrà sicuramente apprezzato per la sua natura di essere una sorta di plus.D’altro canto una strategia di comunicazione strutturata su questi presupposti è particolarmente indicata in una fase iniziale di attività. Il breve tempo di “reggenza” giustifica le scarse novità da comunicare.

Facciamo di nuovo un salto in altri contesti.
Riunione di condominio: “non avete ricevuto nostre comunicazioni perché non ci sono stati problemi da segnalare o portare all’attenzione di voi tutti “. Quindi va tutto bene e stiamo facendo il nostro lavoro!

Riunione commerciale: “ non avete ancora notizie dei nuovi prodotti 2021 perché è nostra prassi farlo quando avremo tutti gli elementi al completo per poterlo fare”. Quindi siamo bravi, prudenti, concreti. Quindi va tutto bene e stiamo facendo il nostro lavoro!

🔴  Come vedi nella comunicazione ogni elemento bilancia in modo decisivo il messaggio generale: la tempistica, la modalità, la scarsità, l’abbondanza, il mood.👍

Comunica il tuo brand per attrarre professionisti di valore

Comunicare il tuo brand è la prima azione da compiere se vuoi attrarre professionisti di valore.
🔴  La tua organizzazione ha bisogno di professionisti di valore, sempre!

È luogo comune – e grosso errore – pensare che le risorse presenti in un’azienda siano frutto di una scelta unidirezionale: un recruiter seleziona, la risorsa fa il colloquio e poi si decide l’esito.Il processo letto in questo modo modo è pericolosamente incompleto, manca una fase importante, quella che fa sì che il recruiter non si ritrovi a valutare le competenze di uno/a che vuole soltanto trovare un lavoro.

Hai già imparato quanto sia pericoloso avere nel team che gestisci un professionista che svolge mal volentieri le attività di sua responsabilità.Ora è il momento di chiedersi quale sia il processo alla radice, ovvero come fare in modo che chi si candida per una posizione nella tua azienda si trovi proprio dove si vuole trovare, perché diversamente da così difficilmente ne verrà fuori un capolavoro.

Non si tratta solo di un discorso di motivazione come abbiamo visto la scorsa settimana (corri a rileggere il post), ma del reale pericolo che le skill dei candidati, seppur tecnicamente in linea con i requisiti richiesti, non rispecchiano la vision dell’azienda, o che i candidati non ne condividano i valori.

Come evitare che questo accada?
🔴  Comunicando molto chiaramente il tuo brand sui canali a cui possibili candidati si rivolgono per cercare lavoro.


Tu e il tuo team avete ben chiare le parole chiave della vostra attività?
Sapete chi sono i vostri interlocutori? 🧐
E soprattutto siete consapevoli della percezione che il pubblico/il mercato ha di voi?
In sintesi: che reputazione ha la vostra organizzazione?
Una prima analisi da fare riguarda proprio la brand reputation per capire se il modo in cui è strutturata attrae o respinge talenti.

La prima conseguenza di una cattiva comunicazione è quella di non descrivere le caratteristiche dell’azienda in tutte le sue sfumature e possibilità di sviluppo.
Inizia tu imprenditore a descrivere la tua azienda proprio come la immagini quando ogni giorno fai qualcosa di grande per portarla avanti.
Verifica che gli aspetti più importanti siano messi in evidenza.

Ci sono alcune domande da porsi per iniziare:- Come sono raccontati i momenti migliori e i casi di successo della tua organizzazione?

– Pensi di aver reso giustizia agli obiettivi raggiunti attraverso la loro narrazione?
– Cosa distingue la tua organizzazione dalle aziende concorrenti?

– Qual è l’immagine pubblica della tua organizzazione?Fai un esercizio di immedesimazione adesso: poniti queste domande come imprenditore ma datti delle risposte come possibile candidato.👍

Saresti attratto dalla tua azienda?
Senti che il tuo potenziale può esprimersi e contribuire alla crescita della realtà di cui stai leggendo vision, storia, modalità di interazione?Che voto dai a te stesso alla fine di questo esercizio?
Parliamo nei commenti al post sui social!

Vuoi l’attenzione del tuo pubblico? Ho 8 incipit di successo per te! – Parte 2

L’attenzione del pubblico è il premio finale, l’indicatore di successo di un discorso ben riuscito.

Nel post della scorsa settimana ti ho introdotto i primi 4 incipit di successo, adesso ne arrivano altri 4 pronti per rendere il tuo discorso efficace e soprattutto proficuo.

Prima di entrare nel merito – e nella pratica –  dei nuovi incipit è bene ricordare cosa accade quando esordisci con un “buongiorno, oggi parleremo di …

Potrebbe accadere che alcuni dei tuoi interlocutori si chiedano quanto tempo stiano dedicando a un’attività che si preannuncia noiosa, a quel punto potrebbero giungere alla conclusione che quel tempo lo stiano perdendo.

Questo non va bene!

Se l’evento poi non fosse gratuito emergerebbe una seconda variabile di malcontento: il denaro.

Quanti soldi ho buttato per venirmi ad annoiare?

Il tuo discorso potrebbe essere ricco di spunti interessanti e di contenuti brillanti, ma se le persone lasciano la stanza prima che ci arrivi è un bel guaio, un grande danno per te e per i tuoi affari direi piuttosto.

Quindi dopo aver ripassato i primi 4 possibili incipit, andiamo con il secondo gruppo.

🔴  5 – La previsione: “questo è quello che di qui a pochi mesi si verificherà“. Anche qui, uno sguardo sul futuro, il sentore di un cambiamento, non possono che attirare l’attenzione di chi è in ascolto.

🔴  6 – L’aneddoto: “sto per raccontarvi come ho fatto a perdere il lavoro“. L’efficacia di una storia non ha eguali: dettagli irresistibili conquistano l’ascolto e l’attenzione del pubblico che vuole sapere le dinamiche e soprattutto l’esito.

🔴  7 – L’esperienza: “il mio più grande successo nel corso di un progetto è stato … ” qui arriva l’implicita promessa di suggerire una strategia che salvaguardi dall’errore e conduca a una soluzione di successo. Impossibile non ascoltare.

🔴  8 – L’allerta: “ecco i più evidenti segnali di pericolo a cui devi prestare attenzione per …” Come puoi non essere interessato a qualcuno che ti sta dicendo come riconoscere e proteggerti da un pericolo?

Ora scegli il tuo incipit e mettiti subito alla prova, coinvolgi i tuoi interlocutori e poi racconta la tua esperienza nei commenti.

Ora che il tuo bagaglio è più ricco leggi anche la scheda del corso “Come costruire un discorso efficace” per avere più chiara la struttura del discorso e consultarmi se hai bisogno di approfondire o di essere supportato nel tuo discorso.

 

 

Il successo del tuo discorso è già nell’incipit – parte 1

Per garantire il successo del tuo discorso l’incipit è fondamentale.
 
Non è necessario arrivare nel pieno del corpo o lavorare a un finale d’effetto. 

Questo va fatto indubbiamente, ma prima devi sincerarti di non commettere l’errore irreparabile di trascurare l’incipit pensando di poterlo poi recuperare.

Come inizi il tuo discorso?
Ma è ovvio:

“Buongiorno a tutti. Grazie per essere venuto alla mia presentazione. L’argomento di oggi …”

SBAGLIATO


Ti invito a chiudere gli occhi e a immaginare di essere proprio lì, in aula, o davanti alla webcam … al posto del tuo interlocutore.

Cosa noti di poco interessante?
Il tuo discorso parte male, è noioso, prevedibile, non richiama l’attenzione in alcun modo.
Non oso immaginare quello che può accadere se in aggiunta a questo incipit parte lo slide show senza fine!Scherzi a parte, il rischio di perdere l’attenzione degli interlocutori è elevatissimo
 

A prescindere dal personale livello di motivazione di ciascuno, iniziare un discorso in modo poco accattivante disperde l’attenzione dell’uditorio che a breve inizia a chiedersi quale sia il motivo della sua presenza lì, del tempo che invano ti sta dedicando e come potrà avere seguito una performance iniziata così.

Per evitare di incappare nel pericolo dell’incipit killer, ho preparato i primi 4 degli 8 infallibili incipit per il tuo discorso per conquistare da subito l’attenzione del tuo pubblico.

 

1 – La promessa: “sto per svelarti qualcosa che nessuno ha mai osato dirti“. Perché mai dovrebbe funzionare questa formula? Perché è una promessa, un impegno che lo speaker prende con il pubblico per catturare il suo interesse, e ci riesce.

2 – Il sondaggio: “a chi tra i presenti interessa…”
Funziona perché il pubblico viene coinvolto e invitato a fare una riflessione su se stesso, sui suoi gusti. Inevitabilmente l’interlocutore attiva la sua attenzione verso chi parla.

3 – L’introspezione: “ti sei mai chiesto perché?” Qui si va oltre il sondaggio e l’interlocutore viene inviato a porsi una domanda e sollecitare delle riflessioni in merito alla sua esperienza, ai suoi dubbi. Questo incipit è particolarmente efficace quando si vuole creare empatia con il pubblico.

4 – La provocazione: “adesso ti spiego perché agendo in questo modo stai sprecando il tuo tempo“. Nessuno può sentirsi esonerato dal chiedersi se sia finito nell’errore di aver buttato il proprio tempo in un’attività poco proficua o addirittura inutile.

Inizia ad applicare uno dei 4 incipit infallibili e racconta la tua esperienza nei commenti!

Stay tuned per gli altri 4 imperdibili incipit del prossimo post!