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Il potere dello sguardo … è nel movimento degli occhi!

Sul potere dello sguardo non devo certo convincerti!
Sai per esperienza che attraverso il movimento degli occhi passano contenuti spesso molto più ricchi, e soprattutto più convincenti, delle parole .
Non c’è bisogno di essere un esperto di comunicazione, in questo caso non verbale, per comprendere la mole di emozioni che uno sguardo può veicolare, sia che quelle emozioni accompagnino delle parole, sia che siano gli unici contenuti dello scambio comunicativo.
Immagina una situazione in cui stai parlando a più persone, il tuo pubblico per intenderci.
Quali sono i vantaggi di saper applicare le tecniche di comunicazione non verbale al punto da sapere come utilizzare lo sguardo?
Te ne indico qualcuno in modo che l’esempio ti chiarisca le idee:
➡️  si stabilisce con l’uditorio un rapporto più diretto, meno freddo, in quanto si crea l’atmosfera del colloquio a due, in modo che ogni componente dell’uditorio possa sentire l’interesse su di sé. Non importa che ci siano 4 o 50 persone, con lo sguardo si crea un canale diretto con il proprio interlocutore.
➡️  a vantaggio del relatore si controlla l’ ansia da prestazione, riducendo l’iperattività visiva, quella sorta di movimento compulsivo che quando siamo nervosi ci fa girare gli occhi come delle schegge impazzite per tutta l’aula
➡️  si elimina il rischio di distrazioni visive riducendo il numero di immagini trasmesse al cervello. Ebbene sì, spesso per mascherare e superare il nervosismo ci si guarda intorno, ma, poiché non siamo macchine, è altamente probabile che quell’ “intorno” ti distragga allontanando te dal focus del discorso e il tuo pubblico da te.
Non esiste una regola generale su quanto debba durare un contatto visivo ma esiste una regola percettiva, ovvero una regola che si basa sulla percezione che hanno l’emittente e il destinatario del messaggio.
🔴 Un corretto contatto visivo deve dare la sensazione al nostro interlocutore di essere visto, ovvero deve trasferire quel messaggio del tipo “ti ho visto so che ci sei, grazie di prestarmi ascolto , sei importante in questo discorso”.
Molto importante quando si guarda negli occhi una persona e si sta facendo un discorso in pubblico è annuire e fare un piccolo gesto di consenso con la testa per dire “si, quello che sto dicendo lo sto dicendo a te, quello che sto dicendo è giusto ed è vero!
Grazie che mi stai ascoltando”.
Il contatto visivo trasferisce anzitutto una sensazione di gratitudine nel tuo interlocutore e questo inevitabilmente lo predispone in modo positivo nei tuoi confronti.
Ecco dunque come si sviluppa in un discorso un corretto contatto visivo.
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Il paraverbale nel Public Speaking: check up della voce!

Nella gestione di un discorso in pubblico, il controllo della voce è un elemento determinante per la buona riuscita nella trasmissione di un messaggio.
Quando parliamo di “voce” siamo ufficialmente nel campo del paraverbale.
La voce ha un ruolo molto importante in una performance, dal vivo o in call (soprattutto senza webcam),  dunque richiede l’applicazione di qualche piccola strategia per essere controllata al meglio.
Partiamo dal primo problema che può verificarsi durante una discorso pubblico: la voce nervosa.
Come controllare questa eventualità?
Ecco, prendi nota che è importante prima che il tuo pubblico si alzi e vada via.
➡️  Prendi consapevolezza che il disagio della voce alterata è più un discorso di percezione interna del suono aggravato dal tuo stato emotivo, il pubblico avverte molto meno che la voce è alterata, quindi un punto a tuo vantaggio.
➡️  Respira profondamente e con un ritmo ridotto per favorire il rilassamento, fatti questo regalo e sentirai che sollievo;
➡️  Evita di tirare continuamente colpetti di tosse per schiarire la voce: è un rumore molto irritante per chi ascolta ed è dannoso per le mucose. Aspetta qualche minuto, dopo l’inizio e questa sensazione di raucedine scompare. Quindi un po’ di pazienza e ti salvi anche da questo;
➡️  Inizia ad alta voce, come se dovessi rivolgerti ad una persona seduta nella ultime file. Esercizio preziosissimo!
Per quanto riguarda invece il volume di voce, è importante utilizzare la tua energia nervosa e trasformarla in un’opportunità raggiungendo un volume elevato ed energico.
Anche il tono di voce è un elemento fondamentale nella gestione della trasmissione del messaggio, soprattutto considerando che il nostro pubblico non è in grado di ricordare tutte le informazioni che riceve, bisogna, dunque, mettere in risalto le più importanti.
🔴  Chiariti gli aspetti basilari ecco un secondo gruppo di consigli imperdibili:
➡️  studia come utilizzare al meglio il tono di voce già dal momento della preparazione dei contenuti;
➡️  usa pause strategiche;
➡️  organizza la comunicazione attraverso piccoli strumenti estremamente efficaci, come: la ripetizione del messaggio e l’enfasi visiva.
➡️  varia il tono di voce durante la comunicazione.
Adesso puoi andare 😉
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Vuoi ridurre la distanza con il tuo pubblico? Uno dei segreti è nella personalità!

La distanza con il pubblico è uno dei primi ostacoli che uno speaker deve assolutamente evitare se vuole ottenere una performance di successo.
Sì ma che significa “distanza”?
Oggi il concetto di distanza è stato molto rivisitato in funzione delle nuove forme di studio e di lavoro on line, ma quando si parla di distanza tra speaker e pubblico ci si riferisce solitamente a quella sensazione frustrante e alienante di quando senti che nessuno ti sta ascoltando, che nessuno è davvero interessato a quello che stai dicendo.
Questa situazione genera sentimenti di sconforto e demotivazione soprattutto perché solitamente uno speaker prepara un discorso in funzione del proprio pubblico, quindi è difficile che dica qualcosa che non serve o non interessa a chi ascolta.
Il problema però è che può capitare e che, come tutti i mestieri, anche lo speaker presenta dei limiti e dei rischi che non può evitare in assoluto, ma che può sicuramente gestire.
Non c’è bisogno di dire che la preparazione sui contenuti e la capacità di gestione dello stress in questi casi sono fondamentali, ma, oltre a questo, puoi fare affidamento anche ad alcuni aspetti del tuo carattere che aiutano molto ad essere apprezzati dal pubblico – sia fisicamente presente che on line –  in particolare mi riferisco a:
➡️  personalità
➡️  humor
➡️  entusiasmo
🔴 Questi aspetti hanno una presa molto veloce ed efficace sul pubblico perché creano un ambiente più familiare per chi ascolta e rendono più dinamici e interessanti i contenuti che alle volte, va detto, possono non essere il primo interesse di chi ascolta.
Sei pronto?
Alt!
Non ho finito!
Questo suggerimento ahimè, non è per tutti: ti raccomando di ricorrere allo humor, alla personalità e all’entusiasmo solo se fanno davvero parte di te e soprattutto del tuo modo di comunicare.
Non solo: soprattutto nel caso dello humor, mettilo in atto solo quando il contesto te lo consente.
Un’ulteriore accortezza: se decidi di utilizzare un aneddoto divertente per la spiegazione di un concetto o di un processo, non dimenticare di rafforzarlo con degli elementi logici per dare un senso e soprattutto un contesto al messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico.
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Il discorso diventa racconto. Convincere con una buona storia

Il discorso e il racconto: l’elemento comune

Per quanto possano avere sviluppi diversi il discorso e il racconto sono legati ad un elemento: il contenuto.
Chi si accinge a scrivere un racconto infatti, in fase preliminare, non fa un lavoro molto diverso da chi deve scrivere un discorso, con la differenza che il racconto ha una sviluppo dettato dalla trama, il discorso ha al suo interno una serie di elementi tecnici che vanno organizzati.
Il primo dramma di chi scrive un discorso e magari ha poche competenze in termini di comunicazione persuasiva – dove per persuasivo si intende la capacità di indurre chi ti ascolta all’azione – nel 90% dei casi rimane incagliato nell’incastro tra contenuto e forma.Strutturare il contenuto di un discorso è difficile sin dalla fase di scelta del materiale, perché si tratta di fare una distinzione continua tra ciò che serve e ciò che non serve, tra ciò che fa più effetto e ciò che sarebbe utile, ma annoia. Insomma, il contenuto può essere un percorso spinoso e se c’è una cosa che non puoi permetterti quando declami un discorso è che al tuo pubblico arrivi il tuo grado di difficoltà nel lavorare quell’argomento.


Convincere con buona storia

La potenza di un racconto è che contiene una storia, e le storie piacciono, perché, in un modo o nell’altro, raccontano sempre anche un aspetto di chi le ascolta, permettono di immedesimarsi e di entrare un po’ nella trama catturando il tuo interesse e la tua voglia di scoprire come va a finire, dove si va a parare.

Ma che storia raccontare a un gruppo di professionisti?
Una storia che gli risolva qualcosa attraverso 4 elementi narrativi tecnicamente molto influenti:
➡️  Perché: la tua storia deve produrre azione. Le persone spesso non amano cambiare, il perché deve avere la potenza di convincere loro che va presa una decisione.

➡️  Cosa: il contenuto di una storia non deve contenere necessariamente le cose da sostituire, meno drastico e più motivante sarebbe inserire nella storia anche le cose da migliorare per vederlo sotto una luce diversa, illuminate dalla possibilità di uno sviluppo diverso.

 

➡️  Come: questo è un passaggio fondamentale, è qui che si fondono il cosa e il perché. Cosa deve essere cambiato? Perché? Dalla fusione di questi due elementi emergerà la modalità in cui le persone devono agire un cambiamento.

 

➡️  Se: quando le persone devono cambiare qualcosa, soprattutto nel proprio metodo di lavoro, si nascondono dietro a mille alibi, molti “se”, eventuali scenari catastrofici che potrebbero solo peggiorare la situazione. Il tuo perché deve essere più forte del loro “se”, e deve essere inserito in modo impeccabile nella tua storia, senza indugi né possibilità di equivoci.

Così deve essere la tua storia qualunque sia l’obiettivo nascosto al suo interno.
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Com’è la mappa della tua storia? I 4 MUST del discorso che funziona

Perché una storia

Un discorso funziona se la tua storia ha una mappa basata su 4 MUST fondamentali.

Che si tratti di una presentazione, di un lancio promozionale, di un discorso in pubblico, quello che è ormai da anni provato è che l’efficacia dei contenuti si quadruplica se questi vengono veicolati attraverso una storia.

Una storia non significa l’aneddoto dell’infanzia, le origini dell’azienda e tutto il quadro genealogico dell’imprenditore.


🔴  Significa molto più concretamente decidere di costruire i contenuti intorno a degli elementi che ne rendano più incisivo il significato.

I 4 MUST del discorso che funziona

Il discorso che funziona non è il risultato della casualità, ma della combinazione di elementi tecnici maneggiati da professionisti competenti che sanno che costruire un discorso significa impostare un processo.

Per essere più dettagliati prenderemo ora in esame 4 elementi MUST che possono fare davvero la differenza nella costruzione di un discorso:

➡️  Il contenuto: è spesso la parte a cui i relatori dedicano più tempo, eppure la maggior parte delle volte i contenuti risultano essere pieni di elementi non attinenti agli obiettivi della presentazione o del discorso. Se lo scopo finale è quello di attivare un comportamento per promuovere un cambiamento perché fare esempi astratti? Perché non entrare nel merito della questione e fare esempi che possano essere davvero calzanti e d’esempio per chi ascolta?

➡️  Il pubblico: cosa hanno bisogno di sapere le persone a cui stai parlando? Cosa serve loro concretamente? Di sicuro non di nozioni generali, ma di spunti che possono essere calati nel contesto in cui intendono agire un cambiamento.

➡️  La storia: quale storia costruire attorno al contenuto? Come impostare la sua struttura? Attraverso il formato della storia ci si salva dal rischio di sparare informazioni a raffica. All’interno del flusso di una storia il pubblico si identifica più facilmente con gli obiettivi del discorso e ne farà propri i contenuti.

➡️  Il racconto: adesso devi decidere come questa storia sarà raccontata. Quale formato può rendere più diretto il contenuto che attraverso di essa si vuole trasmettere.
In questa fase va elaborato il modo in cui la storia verrà comunicata affinché abbia l’impatto desiderato e faccia il salto di qualità dal messaggio confuso al messaggio inequivocabile.

Non finisce qui!
Non finisce mai qui!


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Cosa devi fare?
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discorso -di- successo

Il tuo discorso ha successo se chi ti ascolta decide

Un discorso di successo

Quando si parla di discorso di successo si trascura spesso un dettaglio importante: chi ascolta decide e non è lì solo per apprendere contenuti interessanti.

I motivi per cui una presentazione fallisce li abbiamo già analizzati, quello che conta adesso è focalizzarsi sul fatto che a fare la differenza non è solo il contenuto, neanche la forma.

Ti dico di più: non è sufficiente neanche il livello di utilità che quelle informazioni possono avere nella vita professionale o sociale di chi ascolta.
Quello che rende davvero efficace un discorso viene dopo, viene quando è ora di capire le mosse di chi è in ascolto.
Hai il potere di far alzare i tuoi interlocutori dalla sedia e farli agire?
Bene, allora il tuo è un discorso di successo.Hai ricevuto molti applausi, ma dopo 2 mesi parli con l’HR manager dei tuoi interlocutori e scopri che il mondo è rimasto come prima?
Ecco il tuo non è stato un discorso di successo, perché, si presume che, se hai disquisito su un argomento con una platea,  quest’ultima qualcosa deve fare con i tuoi contenuti, oltre al sempre nobile obiettivo di arricchire il proprio bagaglio di competenze individuali.Cosa devi sapere?
Tutto. Lo abbiamo ripetuto spesso.
🔴  Il discorso è uno strumento collocato all’interno di un processo, nessun elemento dunque è autonomo rispetto agli altri che lo compongono.

Chi ti ascolta decide

Una buona analisi dei bisogni ci insegna che dobbiamo conoscere il nostro pubblico.
E fin qui ok.
Età, ruolo, anzianità aziendale … cose che già sai.
Per quanto questi aspetti rappresentino dei pilastri sempre validi, ce ne sono altri che incidono tantissimo sulle tue reali possibilità di convincere l’interlocutore all’azione.Le domande che ti mancano, trasformeranno il tuo modo di approcciare un pubblico con un discorso:

➡️  come apprende il tuo pubblico? Qual è la cultura di apprendimento dell’organizzazione da cui provengono i suoi componenti?

➡️  cosa motiva questo uditorio ad essere qui in ascolto? Le persone sono venute per un motivo specifico? Per un interesse generale? Perché qualcuno ha ritenuto opportuno che partecipassero?

➡️  quanto conta quello che dirai per le decisioni che devono prendere? In che misura i tuoi contenuti servono per agire un’azione di cambiamento migliorativo?

Questi 3 elementi che sembrano messi così quasi a caso, costituiscono per te una grande opportunità: quella di costruire un discorso che abbia un effetto concreto, che serva a modificare comportamenti, procedure e non si riduca alla mera composizione di un buon contenuto, fondamentale sempre, ma insufficiente per gli obiettivi di un uditorio e per il successo di una performance.

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pianificare - una-presentazione

Pianificare una presentazione: come prende le decisioni il tuo pubblico?

Pianificare una presentazione

 Nella pianificazione di una presentazione l’ordine di priorità mette al primo posto il contenuto, le modalità di esposizione, le caratteristiche degli interlocutori, ma proprio tra queste ultime, viene spesso trascurato un importante dettaglio: il tempo necessario al pubblico per prendere una decisione.

Per quanto non sia una regola assoluta, spesso l’esposizione di una presentazione è finalizzata a condizionare il comportamento di chi ascolta, ma il pubblico – soprattutto se eterogeneo – ha bisogno di tempo per decidere quale comportamento adottare, quale novità introdurre, quale strada scegliere tra più opzioni⌚️

Le tecniche di Comunicazione, soprattutto quella ad alto impatto, lavorano sull’efficacia della trasmissione del messaggio contando su un’ottimizzazione delle risorse tempo – risposta dell’interlocutore, ma in un processo di comunicazione meno controllato – perché la Comunicazione ad Alto Impatto può applicarla sono chi ha le competenze per farlo – bisogna tener conto di alcune importanti variabili 🔍

Come prende le decisioni il tuo pubblico?

La durata di un processo decisionale da parte di un interlocutore successiva all’ascolto di una presentazione dipende da 4 fattori:

➡️  Istinto
Non è certo una novità apprendere che certe decisioni vengono prese d’istinto, molto spesso quando una persona opta per questa soluzione unisce due fattori: un numero piuttosto basso di dati oggettivi e le impressioni legate alle sue esperienze pregresse.
Come evitare, all’interno di un meeting ad esempio, che gli interlocutori prendano una decisioni in base al proprio istinto? Per esempio strutturando la presentazione in modo che contenga molti dati empirici, numerici, oggettivi, per far sì che chi ascolta non possa basarsi su supposizioni e fare associazioni con situazioni esterne, ma rifletta piuttosto su dati non opinabili e attendibili.

➡️  Ripetizione
Le modalità di apprendimento presentano delle componenti fortemente soggettive, per questo non tutti hanno bisogno dello stesso tempo. Ci sono infatti persone che hanno bisogno di ascoltare più volte, questo ovviamente non può significare che devi ripetere a pappagallo più volte i concetti di una presentazione. Come gestire allora questa eventualità già nella fase di pianificazione di una presentazione? Il segreto può essere nella varietà dei formati. Scegli di presentare i contenuti in modo diverso, rappresentandoli attraverso schemi, simulazioni, grafici. Insomma uno storytelling diversificato stimola molto l’apprendimento perché sollecita l’attenzione e consente di percorrere lo stesso concetto più di una volta e consentire dunque delle ripetizioni.

➡️  Tempo trascorso
Alcune persone nel processo di comprensione di un contenuto hanno semplicemente bisogno di più tempo di altri. In un contesto di apprendimento adulto, aziendale, non è facilissimo allinearsi con le loro esigenze, ma una strategia sicuramente efficace è quella di far riaffiorare lo stesso concetto – o i concetti fondamentali – all’interno di esempi o situazioni diverse.

➡️  Rivalutazione
Poi ci sono quelli che ascoltano, capiscono bene, decidono in fretta, ma altrettanto in fretta cambiano idea e tornano sulla loro decisione. L’elemento che sicuramente può contribuire al contenimento di questa tendenza può essere quello di presentare gli argomenti senza far trapelare opinioni personali al riguardo e spiegando con molta chiarezza le conseguenze della loro applicazione.

A prescindere dalla struttura che si intende adottare per la presentazione da esporre, sul campo decisionale degli interlocutori è chiaro che a prevalere sarà il libero arbitrio, ma la Comunicazione, come sempre, possiede tutte le caratteristiche per fare la differenza e presentare i contenuti nelle modalità più funzionali agli obiettivi desiderati, d’altro canto è il relatore che conduce, anche quando il pubblico in ascolto è più impegnativo del previsto.


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E non perderti quello che ho da dirti sulla Comunicazione d’Impatto!

Vuoi essere credibile? Comunica i fatti. Mario Draghi docet.

Vuoi essere credibile?
Comunica i fatti. Mario Draghi docet.In occasione della prima riunione di governo è stato sollevato il tema “comunicazione” dove è emerso un aspetto che va immediatamente analizzato.
Draghi dixit: “Noi comunichiamo quello che facciamo. Non abbiamo fatto ancora niente quindi non comunichiamo niente”.Partiamo da qui.
Fatti e parole è un binomio che piace, funziona da sempre, trasmette concretezza, fiducia, crea un’attesa che non può essere disillusa perché lascia intendere che nel momento in cui ci saranno delle parole vorrà dire che si sono già verificati dei fatti.Stop.
Attenzione su questo: l’aspettativa.

🔴  Qui l’aspettativa smette di essere un fatto prettamente soggettivo e diventa un elemento tecnico di una comunicazione progettata e strutturata con intenti e obiettivi precisi. La credibilità di una persona – e qui stiamo parlando di una figura pubblica importantissima – è fortemente legata all’aspettativa che crea nei propri interlocutori, nel proprio pubblico, in questo caso nei cittadini di un intero paese.

L’aspettativa è direttamente proporzionale al modo in cui viene raccontata.
A rigor di logica dunque se non genero aspettative alte non dovrò misurarmi con ciò che l’interlocutore si aspetta.Abbassare lo standard di aspettative produce come effetto diretto un’alta possibilità che il pubblico sia soddisfatto, perché quel che ascolta è meglio di quel che si aspettava, grazie al fatto che si aspettava poco.
➡️  Abbassare le aspettative dell’interlocutore = abbassare lo standard a cui l’interlocutore tende= avere un margine più alto di soddisfare le potenziali aspettative dell’interlocutore.

È quasi matematico.Spostiamo questa modalità in un contesto diverso: andiamo al ristorante. Se porti i tuoi amici in un ristorante low cost loro avranno un certo tipo di aspettative, se li porti in un ristorante gourmet ne avranno assolutamente un’altra. Nulla di più ovvio.

Torniamo alla frase di Draghi.
Se non racconto nulla, se non arrivano comunicazioni vuol dire che tutto quello che c’è da sapere già è stato trasmesso, il resto arriva, a piccole dosi.

🔴  Questo processo comunicativo ha delle caratteristiche ben definite al punto da condizionare il bias cognitivo di chi è in ascolto.

Definizione.
Il bias cognitivo è “ un giudizio (o un pregiudizio), non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppato sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque ad un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio

In sintesi: l’ascoltatore si aspetta poco e qualunque cosa superi di un minimo quel poco viene percepito come un grande di più che verrà sicuramente apprezzato per la sua natura di essere una sorta di plus.D’altro canto una strategia di comunicazione strutturata su questi presupposti è particolarmente indicata in una fase iniziale di attività. Il breve tempo di “reggenza” giustifica le scarse novità da comunicare.

Facciamo di nuovo un salto in altri contesti.
Riunione di condominio: “non avete ricevuto nostre comunicazioni perché non ci sono stati problemi da segnalare o portare all’attenzione di voi tutti “. Quindi va tutto bene e stiamo facendo il nostro lavoro!

Riunione commerciale: “ non avete ancora notizie dei nuovi prodotti 2021 perché è nostra prassi farlo quando avremo tutti gli elementi al completo per poterlo fare”. Quindi siamo bravi, prudenti, concreti. Quindi va tutto bene e stiamo facendo il nostro lavoro!

🔴  Come vedi nella comunicazione ogni elemento bilancia in modo decisivo il messaggio generale: la tempistica, la modalità, la scarsità, l’abbondanza, il mood.👍

Comunica il tuo brand per attrarre professionisti di valore

Comunicare il tuo brand è la prima azione da compiere se vuoi attrarre professionisti di valore.
🔴  La tua organizzazione ha bisogno di professionisti di valore, sempre!

È luogo comune – e grosso errore – pensare che le risorse presenti in un’azienda siano frutto di una scelta unidirezionale: un recruiter seleziona, la risorsa fa il colloquio e poi si decide l’esito.Il processo letto in questo modo modo è pericolosamente incompleto, manca una fase importante, quella che fa sì che il recruiter non si ritrovi a valutare le competenze di uno/a che vuole soltanto trovare un lavoro.

Hai già imparato quanto sia pericoloso avere nel team che gestisci un professionista che svolge mal volentieri le attività di sua responsabilità.Ora è il momento di chiedersi quale sia il processo alla radice, ovvero come fare in modo che chi si candida per una posizione nella tua azienda si trovi proprio dove si vuole trovare, perché diversamente da così difficilmente ne verrà fuori un capolavoro.

Non si tratta solo di un discorso di motivazione come abbiamo visto la scorsa settimana (corri a rileggere il post), ma del reale pericolo che le skill dei candidati, seppur tecnicamente in linea con i requisiti richiesti, non rispecchiano la vision dell’azienda, o che i candidati non ne condividano i valori.

Come evitare che questo accada?
🔴  Comunicando molto chiaramente il tuo brand sui canali a cui possibili candidati si rivolgono per cercare lavoro.


Tu e il tuo team avete ben chiare le parole chiave della vostra attività?
Sapete chi sono i vostri interlocutori? 🧐
E soprattutto siete consapevoli della percezione che il pubblico/il mercato ha di voi?
In sintesi: che reputazione ha la vostra organizzazione?
Una prima analisi da fare riguarda proprio la brand reputation per capire se il modo in cui è strutturata attrae o respinge talenti.

La prima conseguenza di una cattiva comunicazione è quella di non descrivere le caratteristiche dell’azienda in tutte le sue sfumature e possibilità di sviluppo.
Inizia tu imprenditore a descrivere la tua azienda proprio come la immagini quando ogni giorno fai qualcosa di grande per portarla avanti.
Verifica che gli aspetti più importanti siano messi in evidenza.

Ci sono alcune domande da porsi per iniziare:- Come sono raccontati i momenti migliori e i casi di successo della tua organizzazione?

– Pensi di aver reso giustizia agli obiettivi raggiunti attraverso la loro narrazione?
– Cosa distingue la tua organizzazione dalle aziende concorrenti?

– Qual è l’immagine pubblica della tua organizzazione?Fai un esercizio di immedesimazione adesso: poniti queste domande come imprenditore ma datti delle risposte come possibile candidato.👍

Saresti attratto dalla tua azienda?
Senti che il tuo potenziale può esprimersi e contribuire alla crescita della realtà di cui stai leggendo vision, storia, modalità di interazione?Che voto dai a te stesso alla fine di questo esercizio?
Parliamo nei commenti al post sui social!

Vuoi l’attenzione del tuo pubblico? Ho 8 incipit di successo per te! – Parte 2

L’attenzione del pubblico è il premio finale, l’indicatore di successo di un discorso ben riuscito.

Nel post della scorsa settimana ti ho introdotto i primi 4 incipit di successo, adesso ne arrivano altri 4 pronti per rendere il tuo discorso efficace e soprattutto proficuo.

Prima di entrare nel merito – e nella pratica –  dei nuovi incipit è bene ricordare cosa accade quando esordisci con un “buongiorno, oggi parleremo di …

Potrebbe accadere che alcuni dei tuoi interlocutori si chiedano quanto tempo stiano dedicando a un’attività che si preannuncia noiosa, a quel punto potrebbero giungere alla conclusione che quel tempo lo stiano perdendo.

Questo non va bene!

Se l’evento poi non fosse gratuito emergerebbe una seconda variabile di malcontento: il denaro.

Quanti soldi ho buttato per venirmi ad annoiare?

Il tuo discorso potrebbe essere ricco di spunti interessanti e di contenuti brillanti, ma se le persone lasciano la stanza prima che ci arrivi è un bel guaio, un grande danno per te e per i tuoi affari direi piuttosto.

Quindi dopo aver ripassato i primi 4 possibili incipit, andiamo con il secondo gruppo.

🔴  5 – La previsione: “questo è quello che di qui a pochi mesi si verificherà“. Anche qui, uno sguardo sul futuro, il sentore di un cambiamento, non possono che attirare l’attenzione di chi è in ascolto.

🔴  6 – L’aneddoto: “sto per raccontarvi come ho fatto a perdere il lavoro“. L’efficacia di una storia non ha eguali: dettagli irresistibili conquistano l’ascolto e l’attenzione del pubblico che vuole sapere le dinamiche e soprattutto l’esito.

🔴  7 – L’esperienza: “il mio più grande successo nel corso di un progetto è stato … ” qui arriva l’implicita promessa di suggerire una strategia che salvaguardi dall’errore e conduca a una soluzione di successo. Impossibile non ascoltare.

🔴  8 – L’allerta: “ecco i più evidenti segnali di pericolo a cui devi prestare attenzione per …” Come puoi non essere interessato a qualcuno che ti sta dicendo come riconoscere e proteggerti da un pericolo?

Ora scegli il tuo incipit e mettiti subito alla prova, coinvolgi i tuoi interlocutori e poi racconta la tua esperienza nei commenti.

Ora che il tuo bagaglio è più ricco leggi anche la scheda del corso “Come costruire un discorso efficace” per avere più chiara la struttura del discorso e consultarmi se hai bisogno di approfondire o di essere supportato nel tuo discorso.

 
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