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Qual è il tuo rapporto con il cambiamento? Focus su atteggiamenti reazioni.

Il rapporto con il cambiamento, per quanto possa essere studiato, migliorato, perfezionato, conserva delle variabili quasi ataviche che ogni persona mette in atto in funzione delle proprie esperienze.
Si tratta di meccanismi per lo più spontanei, seppur consapevoli, nei momenti in cui si verifica un cambiamento importante.
Una situazione di cambiamento può avere luogo in qualunque ambito della vita, ma, mentre nella vita privata l’elaborazione è soggettiva e prevede un margine di gestione autonoma dell’esperienza di cambiamento, nelle organizzazioni le cose sono un po’ diverse.
Fino a qualche anno fa, quando il cambiamento era un processo meno frequente rispetto a oggi, una delle metafore più utilizzate per rappresentarlo era quella del ghiaccio: il blocco di ghiaccio (stato attuale delle cose) si scioglie (cambiamento) e si ricompone in un nuovo blocco di ghiaccio (consolidamento del nuovo stato).
♦️ Oggi il cambiamento attraversa a gran velocità la vita delle persone, la società, il lavoro.
Non sempre c’è il tempo di aspettare l’iter del ghiaccio.
Uscendo dalla metafora è tempo di parlare delle persone.
Che rapporto hanno con il cambiamento?
Gli antichi sostenevano che virtus in media stat, ovvero la soluzione più virtuosa è spesso nel mezzo, ma quando si ha a che fare con l’animo umano si registrano non di rado reazioni che tendono più verso estremità opposte, e quindi semplicemente reazioni negative che si contrappongono a reazioni positive.
Se le reazioni positivo si profilano incoraggianti e motivanti sul fronte delle reazioni negative bisogna andare più cauti perché si possono registrare molteplici emozioni di diversa intensità.
Devi sapere che nell’elenco delle paure più diffuse, quella del cambiamento si colloca nella top five!
Perché?
Perché ti chiede di abbandonare alcune certezze e di abbracciare il nuovo, che, in quanto tale, si profila incerto generando insicurezza e senso di perdita.
Se il senso di perdita può sembrarti già grave non hai ancora indagato a fondo, perché la paura della perdita può generare reazioni piuttosto complesse come l’immobilismo, la rabbia, la negazione, la rassegnazione.
Come si affronta tutto questo?
Facendo un lavoro serio, strutturato sistematico sulle persone.
Non si tratta di un’analisi psicologica, questa area di competenza lasciamola agli specialisti del settore, ma di fornire a professionisti – che sono prima ancora persone – strumenti per affrontare l’ignoto nella loro vita professionale.
Considerando che gli stati d’animo generati dalla vita professionale si ripercuotono in larga parte anche nella vita privata, vale davvero la pena fare una riflessione seria sul tipo di intervento da fare su se stessi.
E poi si agisce, concretamente.
Come?
Parliamone!

Scrivimi: info@matteomaserati.it

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