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Caffè: il suo effetto è anticipato dalla mente

Sono in tanti quelli che non riescono ad affrontare la giornata senza prima aver gustato un buon caffè. Già solo sentirne l’aroma intenso aiuta a carburare, a produrre energia, a farci sentire “carichi”. Ebbene, secondo uno studio condotto da alcuni scienziati inglesi, tutto questo è solo un “effetto placebo”. Sarebbe infatti la nostra mente ad anticipare ciò che normalmente consideriamo essere uno degli effetti più noti del caffè.

Gli scienziati sono giunti a questa conclusione al termine di un indagine in cui 88 soggetti sono stati suddivisi in due gruppi: ad un gruppo è stato somministrato del caffè, mentre all’altro una bevanda decaffeinata del tutto simile ad un espresso.Esaminando i tipi di reazione e l’effetto sull’umore in seguito all’assunzione della bevanda, i ricercatori hanno verificato che anche quelli che erano stati “ingannati” hanno cominciato ad avere un miglioramento dei parametri analizzati, in alcuni casi perfino a livelli superiori rispetto al gruppo che aveva bevuto il caffè “vero”. Ciò accade, secondo gli esperti, perché il nostro cervello è talmente abituato ad associare al caffè un determinato effetto, che ancor prima di gustarlo o anche quando si beve qualcosa di simile ma senza caffeina, si attiva una reazione che ci fa sentire più “energetici”.

(fonte: tgcom)

Mettere per scritto ansie e preoccupazioni riduce lo stress da esame

Secondo i risultati di uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Chicago, autostima, stress e rendimento scolastico sono strettamente collegati, indipendentemente dal tipo di preparazione in vista di un esame o di una prova. Infatti, misurando i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress, in un gruppo di studenti che doveva affrontare un importante test di matematica, i ricercatori hanno rilevato che, a parità di capacità di calcolo, tra gli studenti più dotati quelli più insicuri e con una bassa autostima avevano risultati più penalizzanti.

In sostanza, tensione e insicurezza circa le proprie capacità influirebbero in maniera incisiva sui risultati delle prove scolastiche e universitarie. Gli stessi autori hanno però dimostrato che si può ricorrere a un semplice ma utile esercizio per neutralizzare l’effetto negativo dello stress: un quarto d’ora prima dell’esame è utile mettere per iscritto ansie, paure e preoccupazioni. Questo passaggio sarebbe sufficiente a riequilibrare l’aspetto emotivo a favore di un buon risultato.

Tuttavia, come sottolinea lo psichiatra Vittorino Andreoli, la paura del fallimento nasce ben prima dell’esame o della prova, e dipende dal clima giudicante in cui uno studente è cresciuto, sia casa che a scuola. Fondamentale è dunque, sia da parte degli insegnanti che da parte dei genitori, un atteggiamento sereno, di supporto e anche di distacco rispetto all’importanza dei voti nella crescita e nella formazione dei ragazzi.

Linguaggio, il cervello è già pronto alla nascita

“Nati per parlare”: fin dalla nascita il nostro cervello è predisposto al linguaggio. E’ la conclusione di uno studio condotto al San Raffaele di Milano e coordinato dalla Dott.ssa Daniela Perani, su 15 neonati sani. I ricercatori hanno fatto ascoltare ai bebè una fiaba, che veniva raccontata in tre modi diversi: con intonazione espressiva, come di solito si legge una fiaba ai bambini, a “labbra chiuse”, cioè senza parole ma lasciando intatta l’intonazione, e infine senza intonazione. L’attività cerebrale che veniva “fotografata” durante l’ascolto, si è rivelata molto attiva per il discorso normale, meno attiva nel discorso “a labbra chiuse”, e non attiva nel discorso senza intonazione. Questo tipo di reazione ha portato gli studiosi a due importanti conclusioni: la prima è che vi è una forte predisposizione alla musicalità fin dai primi attimi di vita, la seconda è che l’attivazione del linguaggio è strettamente connessa all’associazione di stimoli sonori. La ricerca ha dimostrato anche come le connessioni funzionali e strutturali all’interno del cervello siano comunque ancora immature: infatti nel neonato ci sono strette connessioni tra i due emisferi cerebrali, mentre è dimostrato che in un cervello adulto l’attività del linguaggio è gestita in prevalenza dall’emisfero sinistro.